ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 23 luglio 2016

”Chi vi salverà dal vostro Salvatore?”

Viaggio nel cattocomunismo toscano  

Da Don Milani al Forteto, dall’Isolotto a Don Santoro

di Vinicio Catturelli
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z.xdef“Desidero, anzi voglio, che la mia esistenza sia Eucarestia…Offro la mia vita perché il sacerdozio ministeriale sia vissuto proprio come un generoso, totale, entusiasta dono di sé al popolo di Dio, il popolo che il Signore ci ha donato”.
Il Cardinal Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, legge, nell’afoso pomeriggio del 12 luglio, tra la commozione dei numerosissimi fedeli che affollano Santa Maria del Fiore, il testamento di S.E.il cardinale Silvano Piovanelli, che guidò la diocesi di Sant’Antonino per tanti anni e che fu pastore buono e fedele. Questo va riconosciuto al cardinale Piovanelli, che nacque a Ronta novantadue anni fa, e che in vita veniva considerato un “vescovo progressista”, ma che non divise mai i suoi fedeli tra “figli” e “figliastri”; vorrei ricordare – anche perché nessuno lo ha ricordato sulla “grande stampa” – che in periodi di vera persecuzione “conciliare” (la vogliamo chiamare così?) nei confronti della S. Messa in rito romano antico, la Messa di sempre (in latino), quando i parroci mettevano all’indice i fedeli che solo la nominassero, in quanto “bandita dai nuovi farisei”, l’arcivescovo di Firenze, uno dei pochissimi in Italia, concesse, negli anni Ottanta, l’indulto voluto da San Giovanni Paolo II e, da allora, autorizzò la celebrazione della Messa “tridentina” presso la Compagnia di San Francesco Poverino in piazza della SS. Annunziata dove, ancor oggi, grazie all’ultraventennale e generoso  impegno del Governatore Prof. Dante Pastorelli, il rito tridentino viene celebrato tutti i giorni festivi alle ore 10.
Il Card. Piovanelli accolse poi l’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote che a Gricigliano ha un seminario con oltre ottanta seminaristi (con i quali il cardinale aveva un rapporto molto caloroso e paterno), ai quali viene data una formazione tradizionale e che celebrano l’Eucarestia e amministrano i Sacramenti nel rito romano antico; lo stesso Presule Mugellano , al quale l’Istituto ha dedicato l’Aula Magna, “Aula Cardinal Piovanelli”, ha, più e più volte, officiato a Gricigliano nel rito romano antico ordinando, o somministrando gli Ordini minori e maggiori, sacerdoti “fedeli alla Tradizione”.
E se anche dobbiamo riconoscere che il card. Piovanelli, talvolta, si sia lanciato, generosamente, in spericolate “avventure progressiste”, dobbiamo anche riconoscere che la sua bontà e la sua sollecitudine pastorali furono davvero grandi ed egli, da buon Pastore (era nato sulle colline del “verde Mugello”, come lo definì D’Annunzio), non cercò nel suo gregge l’odore delle pecore quanto il dolce profumo di Cristo!..sulla scia di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi.
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Dunque, dopo aver letto il commuovente testamento spirituale del cardinale Silvano Piovanelli, l’arcivescovo di Firenze Cardinal Betori ha continuato :
“(Il cardinal Piovanelli)…appartiene a una significativa costellazione di grandi fiorentini che hanno illuminato la nostra città, e non solo essa, nella seconda metà del secolo scorso…Appartenevano al clero e al laicato,erano pastori impegnati nella vita civile, sociale e culturale. Solo per ricordarne alcuni, limitandomi a chi non è più tra noi…don Lorenzo Milani (non poteva mancare il prete rosso che presuli e gerarchi della sinistra usano, come il prezzemolo in cucina, per giustificare i loro tradimenti e le loro apostasie – n.v.c), don Danilo Cubattoli, don Renzo Rossi, don Divo Barsotti (il grande mistico fiorentino che vede ora distrutta la sua opera, affidata a un povero omarino di grande supponenza,di immensa invidia e cattiveria, di nessuna cultura e di fede…beh quello non sta a noi giudicare! – n.v.c)p. Ernesto Balducci (poi vi dirò chi è costui), p. Gino Ciolini, p. Reginaldo Santilli, p. David Maria Turoldo (anche di questo parlerò esaurientemente); laici come Giorgio La Pira, Fioretta Mazzei, Nicola Pistelli,Gian Paolo Meucci (un brusio di dissenso ben percepibile si diffonde in tutta la chiesa, mentre la gente, stupita, si guarda e,in molti, si danno di gomito come dire: “Ma che dice il Cardinale?” “Cosa c’entrano i cattolici fiorentini con il maoista Meucci?”), Pino Arpioni, Piero Bargellini, Mario Luzi”…
Insomma il Cardinale Giuseppe Betori, in genere abbastanza attento a dosare il pro e il contro, stavolta si è lasciato prendere la mano  incurante delle critiche che, del resto, aveva previsto quando, prima di pronunziare i nomi delle “stelle del firmamento” aveva sottolineato : “solo per ricordarne alcuni…e facendo torto a molti altri 
Bontà sua, ma di grazia, potrebbe dirci il nostro arcivescovo – o meglio il “vostro” visto che l’ultranovantenne scrivente, appartiene alla diocesi di Pistoia, abitando egli a Montecatini – quali pensieri scaturivano dalla mente di don Lorenzo Milani“alimentati dal magistero di parola, di testimonianza e di guida del cardinale Elia Dalla Costa”?..Siccome addosso abbiamo diverse primavere (molte di più di quelle del cardinale) vorremmo sommessamente ricordare, se qualcuno se lo fosse dimenticato, che don Milani fu mandato “in esilio” sulle montagne di Barbiana dal venerabile cardinale Elia Dalla Costa e che lo stesso don Milani – come documentato nel libro del teologo domenicano p. Tito S. Centi in “Incontri e Scontri con don Milani” – con la complicità di don Bensi estorse, con vergognoso inganno, l’imprimatur allo stesso Cardinal Dalla Costa per la pubblicazione del suo libello sociologico “Esperienze Pastorali”…non dovremmo essere poi noi a ricordare all’arcivescovo di Firenze, che è pastore attento e guardingo, che mettere don Milani insieme al venerabile Elia Dalla Costa e al suo coaudiutore prima e successore poi, Ermenegildo Florit, è, oltre che imprudente – mi si perdoni il termine – addirittura scandaloso. S.E. il Cardinal Florit (che, negli ultimi anni di vita, il Cardinal Piovanelli ricordava con grande affetto!) fu colui che portò, insieme al caro Mons. Giovanni Bianchi, la pesante croce della contestazione della Chiesa fiorentina: da don Milani all’Isolotto, passando, attraverso le varie “esperienze delle Comunità di Base”, e al “fai da te” dei molti “cazzerellini tutto pepe e sale” abbondanti nella Chiesa fiorentina (Cfr. Giovanni Pallanti – Marcello Mancini : “La preghiera spezzata – testimonianza intervista a Mons. Paolo Ristori, Segretario del Card.Florit” – LEF- Firenze 2012)
Tanto di don Milani ne parleremo più avanti…
Inoltre vorremmo sapere i meriti avuti da p. Ernesto Balducci per portarlo come esempio sulla scia del Card. Dalla Costa…meriti che, si immagina, siano assai grandi per metterlo, furbescamente,accanto a nomi di eroici sacerdoti, che conservarono e difesero la Dottrina e la Fede durante tutta la loro vita, come Don Divo Barsotti e p. Reginaldo Santilli . Ma per diletto dei nostri lettori ecco una breve biografia dello scolopio toscano:
Padre Ernesto Balducci è il famigerato scolopio fiorentino che è stato “anima” e “mente” del cattocomunismo, grande quercia le cui radici si nutrivano della dottrina gnostica e alla cui ombra sviluppò il mito dei “preti rossi”; il suo nome figurava nella lista P2 di Mino Pecorelli come affiliato alla Setta Massonica. Scrive di lui il Magistrato Carlo Alberto Agnoli, il più grande studioso di Massoneria vivente: “Scomparso (p. Balducci) in un incidente stradale il 26 aprile 1992.  E’ sufficiente una conoscenza superficiale dell’opera di questo frate per rendersi conto che abbiamo a che fare con un uomo permeato dagli insegnamenti della Loggia. Ci limiteremo a citare alcune citazioni del suo libro, “Uomo planetario”, dove il Balducci scrive :
 “Chi ancora si professa ateo o marxista, o laico, e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi, io non sono che un uomo.”  
Più oltre, commentando l’incontro ecumenico di Assisi del 27 ottobre del 1986 ,così si esprime : “Siamo così alla resa dei conti. E in questa resa dei conti le religioni sono costrette a rivelarsi per quelle che sono: produzioni simboliche di gruppi umani, sistemi ideologici in  veste  sacra (…) TIMOR FECIT DEOS (la paura creò gli dei…la religione è frutto della paura).” Poco prima infatti aveva scritto: “Nella generale eclissi dell’identità, il nostro primo dovere è di restare fedeli a quella che abbiamo costruito, con una variante però, che essa va ritenuta non come il tutto ma come un frammento del tutto, di un tutto ancora nascosto nel futuro(…) Come il vero Dio, anche il vero uomo è absconditus”.
Il “Deus absconditus”, il dio del futuro che si deve ancora rivelare e che nascerà dalla fusione e dalla morte di tutte le religioni esistenti! E’, pari pari, l’insegnamento del 32° Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Concludiamo il nostro excursus con questa affermazione balducciana di sconvolgente crudezza :
“E’ finita l’ora dei popoli eletti. E’ finita anche l’età dei Salvatori. Come mi appare vera oggi la frase che Nietzsche rivolgeva ai cristiani :”Chi vi salverà dal vostro Salvatore?” 
A  questo punto è opportuno riportare chi è quel Friedrich Nietzsche (1844 – 1900) alla cui autorità p. Balducci si richiama per ripudiare Gesù e il suo messaggio d’amore. Autore, tra l’altro, di un libro il cui titolo ” L’Anticristo” è tutto un programma, quel filosofo – a cui si ispirò il Nazismo e la così falsa Destra neopagana del GRECE, ovvero i “cazzerellini tutto pepe e sale” degli anni Settanta – preconizza un “Superuomo liberato” da ogni precetto e remora di ordine morale, e contrappone Dionisio, dio della gioia, al Nazareno, predicatore di una tetra “morale da schiavi”. Il suo pensiero (del Balducci), compreso il mito dell’eterno ritorno, è tutto permeato di quelle dottrine gnostiche, compreso il mito dell’eterno ritorno, che secondo i più autorevoli trattatisti massonici (Pike, René Guenon ecc) costituiscono il mondo della Massoneria a cui il Balducci si ispira.
Proporre il Balducci come testimone del XX Secolo sulla scia del venerato Cardinale Elia Dalla Costa mi sembra, più che fuori luogo, blasfemo. Ne converrà il nostro arcivescovo…probabilmente fuorviato dalle “veline” di qualche interessato collaboratore.
Poi il Cardinal Betori ha fatto il nome di un altro sacerdote, ovvero il servita p. David Maria Turoldo. E anche di lui daremo qualche notiziuola.
Un frate sui generis : convinto sostenitore del divorzio ai tempi del referendum promosso nel 1971 dai cattolici italiani contro questo Istituto. Come racconta lo scrittore Mario Corti nel suo celeberrimo libro “Il Cavallo Rosso” (Ares), il Turoldo, nel 1971, nel Santuario di Tirano, spezzò una corona del Rosario e la scaraventò contro i fedeli gridando: “Basta con queste superstizioni da Medio Evo”, gesto sconcertante fatto da un “Servo di Maria” (sic) e più sconcertante la sua devozione per Gesù Cristo. Infatti p. David Maria Turoldo in una intervista a “Panorama”  del 26 maggio 1988 dichiara a proposito dell’esposizione dei crocifissi negli edifici pubblici: “Ci sia o non ci sia il Crocifisso ai muri non cambia nulla. Il Crocifisso non vale più niente per il mondo d’oggi(…) Il Crocifisso per me è Oscar Romero ucciso, è il povero Martin Luther King ucciso, sono i neri del Sud Africa, è Mandela in galera (…) Quelli sono i veri crocifissi”.
Mah! Indicare come testimone del XX Secolo “sulla scia dell’insegnamento del venerato cardinale Elia Dalla Costa” questi due personaggi squallidi e anticattolici mi sembra davvero o una blasfemia o una presa in giro…e, in più, furbescamente o ingenuamente, mettere insieme il Balducci e il David Turoldo, con i due sindaci di Firenze . Giorgio La Pira e Piero Bargellini mi sembra anche oltraggioso, oltre che per i fedeli presenti, anche per la memoria dei due sindaci che riposano nella Luce del Signore.
Io ricordo – anche se allora ero Docente all’Università di Buenos Aires –  Giorgio La Pira, un personaggio che potrà piacere o meno, che fece erigere, all’ingresso in Firenze da parte della via Bolognese, un tabernacolo con l’Annunciazione, e con la scritta “Ave Maria! Regina di Firenze” e ricordo quando lo stesso La Pira era in San Marco e regalava, come libro di devozione e di teologia ai suoi amici, il Catechismo su San Pio X e ricordo anche quando, con sacrificio personale, si recava a Barbiana a parlare ai ragazzi di don Milani;  le sue parole  non erano di odio sociale ma, a differenza del “prete rosso”, invitavano all’amore e alla devozione e allora il Milani avvisava i suoi ragazzi: “Lasciate dire a La Pira tutto quello che vuole, tanto lui è un arteriosclerotico!”…e Piero Bargellini che ci ha allietato con i suoi meravigliosi  scritti apologetici, vergati in un italiano che emana freschezza e promana il profumo aspro delle ginestre e quello inebriante delle rose canine? Ecco, amici lettori, li vedreste voi i due “picconatori rossi” a pregare davanti al tabernacolo lapiriano o a leggersi la “Storia dei Santi” o quel capolavoro che è il “Pian de’ Giullari” di Piero Bargellini?
Lo vedreste David Maria Turoldo in processione dietro al SS. Sacramento, con la fascia tricolore, come faceva Giorgio La Pira per il Corpus Domini?
Ma il clou della serata si è avuto quando – e ne abbiamo già accennato – è stato fatto il nome : “come testimone cattolico del XX Secolo” (portandolo dunque come esempio ai cattolici fiorentini) di Giampaolo Meucci, il Giudice, Presidente del Tribunale dei Minori, che forniva agli orchi pedofili, ai delinquenti torturatori del Gulag de “Il Forteto” (ne parleremo ampiamente nella prossima puntata di martedì) “carne fresca”…ovvero affidava agli sporcaccioni pedofili che si rifacevano al pensiero di don Milani, i bambini con problemi familiari…anche dopo che il Tribunale di Firenze condannò il Guru Fiesoli al carcere. Vedremo lunedì.
Giampaolo Meucci: vediamo un po’ chi era questo testimone che fece sobbalzare i fedeli durante l’Omelia del Card. Betori ai funerali del Cardinale Piovanelli.
“Anche Meucci era cattolico , del resto: vicino alla Democrazia Cristiana, tra la fine degli anni 40 e la metà degli anni 60 è a fianco di Giorgio La Pira come collaboratore e consulente giuridico. Nel 1963 anche per Meucci parve aprirsi un varco sulla via parlamentare: l’allora Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, di cui Meucci era stretto collaboratore, lo candidò al (sicuro – n.p.c.) seggio senatoriale Firenze 1 in occasioni delle elezioni politiche. Il Comitato provinciale della DC fiorentina ne bocciò però la candidatura preferendogli Cesare Matteini….Da questo momento in poi il Meucci prese progressivamente le distanze dal mondo democratico cristiano approdando, con p. Ernesto Balducci e Mario Gozzini , all’area comunista, per divenire un punto di riferimento del partito Comunista Italiano, sia a livello fiorentino che nazionale. Le strade si divaricarono definitivamente nel 1976 quando Gozzini – con il sostegno di Meucci e Balducci – accettò la candidatura per il PCI al Senato nel collegio Firenze 3, venendo eletto, mentre dall’altra parte Giorgio la Pira  – in contrapposizione alle scelte di Balducci, Gozzini, Meucci – scelse di candidarsi alla Camera dei deputati con la DC…(ottenendo l’elezione – n.v.c.)
(Cfr. “Relazione della Commissione di inchiesta per l’individuazione e analisi delle responsabilità politiche e istituzionali relativamente alle vicende de “Il Forteto”,  pag.30)
Comunque, come la pensasse il Meucci anche prima della tentata scalata al seggio democristiano lo si evince da una lettera inviatagli dal suo amico don Milani al quale fu sempre legato (Meucci, in tandem con don Alfredo Nesi, è autore di un pamphlet su don Milani : “Testimonianze su don Milani” Ed. Quaderni della Corea 1971). Ma vediamo la lettera di don Milani
Caro Gianni,
tre minuti dopo la tua partenza ho esaminato attentamente il bagaglio di idoli che mi hai infranto…della CISL mi hai insinuato il sospetto di infiltrazione nell’area del dollaro. Dell’ACLI massa di manovra ecclesiastica. Di Fanfani conformismo. Di La Pira paternalismo. Dell’ACI (Azione Cattolica Italiana – n.v.c.) merda, di Pio XII merda. Di De Gasperi merda. Di ADESSO (settimanale democristiano – n.v.c.) merda.
(Lettera di don Lorenzo Milani a Giampaolo Meucci da San Donato 21 – VI – 1952)
Negli anni Settanta Giampaolo Meucci in combutta con Raniero La Valle scrive un libro, “Incontro con la Cina” ….e allora si ricorderanno gli orrori del Comunismo cinese, la persecuzione dei cattolici cinesi, di quei preti e vescovi refrattari fedeli a Roma. Ci dà testimonianza di questo libro lo scrittore cattolico Tito Casini, fratello di quel don Leto, incaricato dal cardinale Elia Dalla Costa di aiutare gli ebrei durante le persecuzioni razziali, che fu internato e torturato a Villa Triste e racconta le sue memorie in un aureo libretto :”Ricordi un vecchio prete”, Ed. La Giuntina – Firenze; per cui mi verrebbe la voglia, parafrasando il Sant’Ambrogio del Giusti, di rivolgermi al Cardinal Betori, pur cambiando, quell’eccellenza in eminenza, e dirgli: “Non l’ha letto, eminenza, o che fa il nesci?…”
Già, una bella lettura dove si ricorda il clero fiorentino, durante la Resistenza, l’opera encomiabile del Card. della Costa in difesa, ad esempio, della Comunità ebraica. E emergono figure gigantesche come quelle di Mons.Tirapani, di Monsignor Alba…e dello stesso don Leto che fu invitato in Israele, nel Parco dei Giusti, a piantare un albero “che avrebbe portato un po’ più avanti nel tempo il mio nome e il mio ricordo”.
Ma che volete…per questi non c’era spazio e poi, parliamoci chiaro, questa gente – e sarà forse per questo che l’arcivescovo li ha voluti escludere – non era in linea con il “politicamente corretto” e con il nuovo andazzo della Chiesa….
E veniamo infine al libello del “testimone del XX Secolo” Meucci . Scrive Tito Casini :
“Libro di nessun valore  in se stesso, quest’inno a Mao dei suoi alleati italioti , Giampaolo Meucci e Raniero la Valle, infarcito com’è, oltre tutto di spropositi d’ogni genere, storici, etnografici, geografici, culturali: ma di molto valore per la polizia maoista, cui indica dove e chi trovare, all’opera, i superstiti, i non ancora sottomessi o soppressi nemici della Rivoluzione Culturale , e sono preti cattolici che – orrore di chi li ha visti e denunziati ! – che ancora dicono la Messa in latino!” (Cfr Tito Casini in “Nel fumo di satana, verso l’ultimo scontro”, Ed. Il carro di San Giovanni 1976)
Ecco cosa scrivevano Meucci e La Valle nella loro opera di delazione al Governo e alla polizia maoista :
“Nemmeno la scossa della Rivoluzione Culturale è servita a smuovere la fissità di una Chiesa che è rimasta com’era, unica cosa non cambiata in una società tutta nuova, emblema di come la Chiesa dovrebbe essere non solo in Cina ma dovunque, e come invece in Cina era ed ancora è. Nulla, in quella Messa, era atto ad esprimere il mistero di novità e di resurrezione che purtuttavia vi si celebrava. Non il celebrante, che voltava le spalle al popolo, non la lingua, che era il latino, non le letture sussurrate sotto voce, non l’omelia, inesistente, non il popolo…Anche l’interno (della chiesa – n.v.c.) presenta fin nei minuti particolari identità di sistemazione e di immagini quali è dato trovare (scandalo! – n.v.c) in una chiesa romana: con il suo sacro Cuore, la solita statuetta della Madonna sull’altar maggiore , qualche Santo, compresa una Santa Rita del culto corrente in Italia…Sembra di rivivere la realtà di una cinquantina di anni fa: il prete che borbottava la Messa in latino…un vecchio sagrestano che serve il prete con i gesti di un collega romano, dal sollevamento del calice al bacio delle ampolle, al borbottio senza senso delle risposte, alle energiche suonate di campanello…dopo la Messa parliamo con il prete più giovane, mentre ci viene rifiutato il colloquio con il vescovo …Il prete che tiene in mano la “pars aestiva” del Breviario, con uno stile da seminarista romano degli anni venti, non risponde di fatto a quanto gli si chiede (Giusta prudenza dei due che, probabilmente, abituati alle “spiate” e alle “delazioni” avevano intuito di che pasta fossero i due Giuda – n.d.r.)  E poi il suggerimento alle autorità maoiste : “è bene, doveroso diremmo, che una chiesa di questo genere scompaia, se si vuole che l’annunzio evangelico possa raggiungere in un domani il popolo cinese e aprirlo ad un’altra dimensione” (quella rivelazione incarnatasi nel verbo marxista di Mao Tze Tung – n.v.c.)    
Capito? Una delazione dettagliata – e allora ai fedeli cattolici si tagliava la testa – che influenzerebbe ancor oggi, che grazie a Dio – almeno per il momento – non viviamo la situazione della Cina Maoista, menti deboli e debordanti come il parroco – imam di Borgo San Lorenzo, don Mohamed Maurizio Tagliaferri che, anziché fare delazioni, passa subito all’azione e aggredisce, in chiesa, il malcapitato celebrante che odia…per le stesse ragioni esposte dalle spie italiane, Meucci e La Valle, al servizio del maoismo.
“E’ veramente penoso – chiosava allora il sacerdote cinese Don Thi Chu – che siano uscite dalla penna di due che vorrebbero passare per cristiani cattolici valutazioni sanguinosamente offensive per dei fratelli di fede “della Chiesa che è in Pechino” che ha vissuto e vive (siamo nel 1975) come tutte le altre chiese locali della Cina continentale, la dolorosa realtà di una soffocante persecuzione che dura almeno da 25 anni…Si sono domandati (le due spie – n.v.c.) se dietro la fragilità di quel prete cinese incontrato nella Cattedrale (meglio:  Nan -T’ang) di Pechino si nascondesse un eroe che ha conosciuto processi e prigioni, e invece di deriderlo avrebbero dovuto inginocchiarsi e baciargli la mano consacrata e sempre pronta ai chiodi della croce.”
Il 12 giugno del 2016 questo personaggio (di cui riparleremo a lungo nelle prossime puntate) ci è stato presentato come un testimone cristiano del XX Secolo. Testimone di che cosa? Quando fu fatto il nome di Meucci, dunque, ci fu un grande brusio di disapprovazione e poi – ma è la “vox populi” che parla – un rumore che veniva dalla cripta che sta sotto l’altare maggiore. Erano le salme dei cardinali fiorentini che si rivoltavano nella tomba…ma anche questa è voce popolare…

–  di Vinicio Catturelli


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