ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 4 luglio 2016

I ribaltonisti

Come si capovolge l’insegnamento tradizionale e la Chiesa.




Due anni fa, il Prof. Enrico Maria Radaelli dava alle stampe il suo libro La Chiesa ribaltata, dove avanzava l’idea che la Chiesa attuale abbia finito col capovolgere l’insegnamento di sempre a favore di un insegnamento dove di cattolico è rimasto quasi solo il nome.

Era già regnante papa Bergoglio, che di questo ribaltamento è diventato il novello campione così caro al mondo laico e a tanti cattolici adulti che ai Comandamenti di Dio preferiscono la morale ad personam e il credo ad conscientiam.

In questi due anni, il campione sudamericano abitante in Santa Marta ha continuato ad introdurre sempre nuove pratiche “pastorali” atte a rendere il cattolicesimo un’opzione possibile tra tante altre, purché verniciata di “chiesa” ed etichettata di “cristico”. Il tutto infarcito da un senso della misericordia che fa concorrenza al buonismo di moda nel mondo e al sentimentalismo da fotoromanzo tanto cari al mondo moderno e alle telenovelas sudamericane.

Dopo aver spiegato a più riprese che per accostarsi all’Eucarestia non c’è bisogno di essere in grazia di Dio, ma basta essere in stato di peccato, purché si tratti di uno stato permanente basato sulla continuità e sulla fedeltà… al peccato stesso, ecco che ultimamente ha spiegato che all’Eucarestia possono accedere tutti, cattolici e non cattolici, ortodossi ed eretici, purché abbiamo ricevuto un battesimo in nome di Cristo.
La scusa è sempre la stessa: la misericordia, la misericordia di Bergoglio ovviamente, che ha poco a che vedere con la misericordia di Cristo, che è ormai cosa d’altri tempi a cui sono rimasti legati certi cattolici “duri di cuore” e fissati col legalismo.

Ora, come sempre accade in tempi di sovversione, si trova comunque un “teologo” disposto ad argomentare “dottamente” che il capovolgimento dell’insegnamento cattolico è cosa legittima, auspicata e benvenuta. E’ il caso del “gesuita” padre Giancarlo Pani che sul Quaderno 3985 de La Civiltà Cattolica, del 9 luglio 2016, ha pubblicato un articolo (Cattolici e luterani. L’ecumenismo dell’«Ecclesia semper reformanda») in cui giustifica la Comunione in comune tra i cattolici che credono nella transustanziazione e i luterani che non ci credono, la cosiddetta communicatio in sacris che la Chiesa ha sempre giustamente condannato a seguito dell’insegnamento di Nostro Signore (cfr. Mt. 7, 6).

Non è nostra intenzione prendere in esame qui il contenuto di questo articolo, del quale Sandro Magister ha riportato alcuni brani essenziali nel suo intervento del 1 luglio (Comunione per tutti, anche per i protestanti), quello che ci basta osservare, e che in realtà è più interessante, è lo “spirito” su cui esso si fonda, e tale spirito è rivelato chiaramente dalla seguente espressione conclusiva:

Si tratta di piccoli passi avanti nella prassi pastorale. La norma e la dottrina devono essere sempre più guidate dalla logica evangelica e dalla misericordia, dalla cura pastorale dei fedeli, dall’attenzione ai problemi della persona e dalla valorizzazione della coscienza illuminata dal Vangelo e dallo Spirito di Dio.

Da cui non è complicato dedurre una delle grandi verità della nuova Chiesa conciliare che si è scelta per capo il sudamericano venuto dalla fine del mondo.

Si noti che è un moderno “gesuita” che scrive e quindi occorre fare bene attenzione alle cose dette e a quelle suggerite, agli accostamenti e alle divaricazioni, intrecciate le une alle altre in modo da assicurare che ognuno possa capire a modo suo: ciò che conta è lo “spirito” suggerito.

La norma e la dottrina devono essere sempre più guidate dalla logica evangelica e dalla misericordia”.
Per la “norma”, la cosa ci sembra ovvia, ma per la dottrina la cosa è impossibile, visto che essa è tutt’uno con la logica evangelica e che quindi è pura tautologia affermare che la dottrina debba essere guidata dalla logica evangelica, perché equivale ad affermare che la dottrina debba essere guidata dalla dottrina.
Ma è questo che voleva dire l’Autore? Evidentemente no, perché qui egli dice che: visto che la dottrina non sempre è stata guidata dalla logica evangelica, è il caso che lo sia sempre “più”, e che alla logica evangelica si unisca la misericordia. Sono forse due cose differenti?
In effetti, la logica del Vangelo è più rigida della misericordia, soprattutto se si pensa che la prima “impone” agli uomini degli doveri, mentre la seconda è relativa alla sola giustizia di Dio, che la esercita a Suo giudizio, non senza aver raccomandato “da adesso non peccare più”.
Ma c’è una sfumatura che va colta, se si vuole seguire lo “spirito” dell’Autore. La logica evangelica di cui qui si parla è, appunto, una “logica” e non il Vangelo, e quindi è quello che oggi si intende correntemente per “logica del Vangelo”, vale a dire quella lettura, o rilettura, del Vangelo ad uso e consumo delle tesi preordinate che si vogliono sostenere: e papa Bergoglio si è rivelato un campione in questa rilettura, facendo dire a Nostro Signore perfino il contrario di ciò che Egli ha detto.
Lo stesso dicasi per la misericordia, che va intesa secondo l’accezione ultimamente propagandata da papa Bergoglio, secondo cui la misericordia di Dio sarebbe più grande del peccato e tale che poco importa il peccare mentre tanto più importa il perdono che comunque il Signore accorderebbe nonostante il perdurare nel peccato.

A conferma di quanto abbiamo appena detto, l’Autore precisa che: “La norma e la dottrina devono essere sempre più guidate … dalla cura pastorale dei fedeli, dall’attenzione ai problemi della persona e dalla valorizzazione della coscienza illuminata dal Vangelo e dallo Spirito di Dio”.

Precisando di fatto che la “norma”, cioè la legge della Chiesa, e la “dottrina”, cioè l’insegnamento della Chiesa sulla base dell’insegnamento di Dio, devono essere guidate dalla pastorale, dai problemi delle persone e dalla coscienza individuale. L’esatto opposto della realtà, cioè. Il capovolgimento di ogni logica non solo cattolica o semplicemente religiosa, ma di ogni logicatout court. Poiché perfino il più elementare buon senso esige che la pastorale, i problemi personali e la coscienza individuale vengano guidati dalla legge della Chiesa e dalla dottrina di Cristo… e non viceversa.
Se ogni cattolico, per vivere la propria fede, non può affidarsi alla guida della Chiesa e ai Comandamenti del Signore, resta solo in balia delle suggestioni del demonio, che da quel valente teologo che è lascerà intendere a questo cattolico poco accorto che la vera legge e la vera dottrina sono quelle che scaturiscono dalla sua esperienza quotidiana e dai suggerimenti della sua coscienza.

Il capovolgimento è totale, come totale è la distruzione di ogni senso della Chiesa e della Chiesa stessa, tale che a questo punto non serve più la Chiesa e non servono più i papi e i vescovi e non servono neanche più i “teologi”, e ancor meno gli articoli de La Civiltà Cattolica.

E a nulla serve che l’Autore specifichi che la coscienza di cui parla debba essere “illuminata” dal Vangelo e dallo Spirito di Dio, perché questa precisazione potrebbe avere il suo senso reale se non ci fossero le premesse di cui abbiamo detto prima, se non si trattasse cioè di quello “spirito” nuovo che fa del Vangelo e dello Spirito di Dio tutt’altro da ciò che sono in realtà: il “nuovo Vangelo” riletto e reinterpretato e il nuovo “spirito” che da dopo il Vaticano II soffia dove vuole… l’uomo, e che secondo Bergoglio continuerebbe a suggerire “cose nuove” che solo i “duri di cuore” si ostinano a rifiutare.

Così che il cerchio si chiude e si pone il suggello al capovolgimento dell’insegnamento e della pratica cattoliche, da cui, come spiega l’articolo, non può che derivare che la communicatio in sacris sarebbe legittima, conforme al Vangelo e foriera di salvezza eterna per i cattolici e per i non cattolici, per i veri fedeli di Cristo e per i veri fedeli di se stessi raccolti sotto le più diverse denominazioni “protestanti”.


di Giovanni Servodio
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1592_Servodio_Come_si_capovolge_l-insegnamento.html

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