ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 25 luglio 2016

Il rifiuto è più sottile..

EUROPA, O CRISTIANA O IL NULLA

Il destino dell’Europa è il cristianesimo o il nulla. Pur conservando una facciata di cristianesimo, con tanto di chiese, catechismo, sacramenti, la maggioranza degli Europei ha smesso di credere 
di Francesco Lamendola  



Il destino dell’Europa è il cristianesimo, oppure il nulla. Altri popoli e altre civiltà hanno realizzato un certo equilibrio raccogliendosi ciascuna intorno alla propria religione: il giudaismo, l’islam, lo zoroastrismo, il confucianesimo, il taoismo, l’induismo, il buddismo. Per l’Europa, invece, il cristianesimo è il solo equilibrio possibile: dopo averlo conosciuto e abbracciato, dopo essersene ispirata per duemila anni e averlo trasformato nel suo stesso sentire, pensare, agire, l’Europa non potrebbe, neanche volendolo, levarsi di dosso il cristianesimo, come ci si sfila una camicia sporca, e indossare qualcos’altro.
Per l’Europa, il cristianesimo è una di quelle esperienze – così come ve ne sono anche nella vita dei singoli individui – dalle quali non si può tornare indietro come se nulla fosse; una di quelle esperienze che lasciano il segno per sempre, al punto che liberarsi da esse equivarrebbe ad autodistruggersi. La civiltà persiana ha potuto sopravvivere, anche dopo essere passata dallo zoroastrismo all’islamismo; quella indiana, passando dal brahmanesimo al buddismo, e poi tornando al brahmanesimo; quella cinese, passando dal confucianesimo al sistema ateistico di Stato, dovunque esso andrà a sfociare. Quella europea no: essa (non diciamo la civiltà occidentale, espressione che non significa nulla, perché le odierne civiltà americane, sia del Nord che del Sud, per non parlare di quelle dell’area del Pacifico, Giappone compreso, poco hanno a che fare con la civiltà europea, pur se da essa hanno tratto alcuni elementi importanti, senza però che costituissero la loro base essenziale) non potrebbe mai sopravvivere al rifiuto del cristianesimo. Perché di questo si tratta: la civiltà europea ha conosciuto il cristianesimo, o meglio, è stata tenuta a battesimo dal cristianesimo, che le ha preparato una culla quando ancora essa non era nata, quando ancora esisteva la civiltà greco-romana; poi, nel corso di un processo plurisecolare, incominciato a partire dal Rinascimento, ma soprattutto con l’Illuminismo, essa ha moltiplicato gli sforzi per strapparlo via da sé. Ora essi sono giunti a buon punto e non resta ancor molto lavoro – umanamente parlando - perché la pianta del cristianesimo venga estirpata del tutto dal solco della civiltà europea.
Non si tratta solo di un rifiuto esplicito: in fondo, la maggioranza delle persone, in Europa, seguita a farsi battezzare; seguita a far cresimare i propri figli; seguita a sposarsi in chiesa (benché ormai  sempre più raramente); seguita a richiedere, per sé e per i propri cari, un funerale cristiano. Ma il rifiuto è più sottile, e, proprio per questo, anche più radicale: pur conservando una facciata di cristianesimo, con tanto di chiese, catechismo, sacramenti, la maggioranza degli Europei ha smesso di credere, di credere nel vero senso della parola; e ciò vale anche per una discreta fetta del clero, vescovi e cardinali compresi. I teologi, poi, nel complesso, sono i più increduli di tutti; e poiché è a loro che gli altri guardano, convinti (a torto) che, nelle cose della religione, essi ne sappiano più di chiunque altro, si può ben immaginare quali effetti abbia prodotto, sulle masse, l’incredulità pratica dei teologi progressisti e modernisti. Essi non hanno il coraggio di dire: Non c’è più alcun Dio!; ma insinuano, quasi dolcemente, la domanda:C’è ancora Dio, oggi? E, se c’è, in quale Dio dobbiamo credere? Come dire: in quello della Bibbia, no di certo; sono finiti i tempi in cui credevamo alle cose della religione, così come ce le insegnava la Tradizione cattolica; ora siamo diventati cristiani “adulti”, cristiani “moderni”, cristiani “aperti” e “dialoganti” con tutti, ragion per cui non possiamo più avere la fede “ingenua” dei nostri genitori e dei nostri nonni.
Solo che, per l’Europa, la scristianizzazione equivale alla fine: sia che ce ne rendiamo conto, o no. Non esisterà alcuna Europa post-cristiana. Esisterà, forse, una Europa islamica, o forse, chi lo sa, una Europa buddista: il che significa che l’Europa, in quanto Europa, non ci sarà più. Sparirà. Diverrà un’altra cosa; reciderà ogni legame con la propria tradizione. Qualcuno farà saltare in aria le chiese e le cattedrali, come i talebani dell’Afghanistan hanno fatta saltare in aria, con la dinamite, i Buddha di Bamyan, o i miliziani del sedicente Stato islamico hanno distrutto i templi di Palmira. Quando avrà reciso i legami con la propria tradizione, l’Europa non sarà più l’Europa: sarà l’appendice di qualche cosa d’altro, dell’Africa, dell’Asia – come in fondo lo è, dal punto di vista strettamente geografico. Geograficamente l’Europa non esiste: non è un continente, ma una penisola dell’Asia. Né i Monti Urali, né il Mar Caspio, né la catena del Caucaso, rappresentano realmente delle barriere tali da far parlare di un continente a sé, distinto dall’Asia. Se l’Europa esiste, è in virtù di un’idea, di una storia, di una coscienza di sé, e non della geografia. L’Australia, o l’Antartide, esistono, come continenti, per un mero dato geografico; l’Europa, no. Non esisteva neppure al tempo dei Greci e dei Romani: le sue regioni settentrionali ed orientali, di fatto, non ne facevano parte. Germani e Sarmati erano fuori dall’orbita della civiltà europea; anzi, una civiltà europea non esisteva. Esisteva una civiltà greco-romana, che si estendeva intorno al bacino del Mediterraneo, su tre diversi continenti – Europa, Asia e Africa – ma abbracciando solo una parte di essi. L’Europa, come civiltà, è il risultato di un’idea cristiana; le conquiste islamiche nella parte orientale dell’Impero bizantino – Vicino Oriente e Africa settentrionale – hanno fatto il resto. La Penisola Iberica e la Sicilia sono tornate ad essere Europa, quando l’islam ne è stato scacciato, mediante la riconquista cristiana: se così non fosse stato, ancora oggi sarebbero una appendice del mondo islamico; e lo stesso vale, a fortiori, per tutta la Penisola Balcanica.
Pertanto, la civiltà europea viene dal cristianesimo e non è neppure immaginabile che possa continuare ad esistere, in quanto civiltà europea, senza di esso. È strano che tante teste fine, dall’illuminismo al marxismo, dalla psicanalisi allo strutturalismo, abbiano tanto fatto, direttamente o indirettamente, per sradicare il cristianesimo dalla civiltà europea, e non abbiano visto che, con ciò stesso, stavano minando le basi della civiltà europea. Peraltro, tutti costoro, e molti altri che sarebbe inutile qui ricordare per nome, non hanno visto che il loro progetto di scristianizzare l’Europa – che ha una data d’inizio ben precisa: il 1793, ossia il culmine della Rivoluzione Francese – non era che un effetto collaterale di ciò che proprio essi erano: i portatori di una particolare malattia della civiltà europea chiamata modernità. Finché l’Europa è stata esente da tale malattia, non ha mai dubitato di se stessa; ha sempre lottato per difendersi, per custodire i suoi ideali, per diffondere il suo pensiero, la sua arte, la sua scienza, il suo modo di vedere la vita, i suoi valori morali; ma da quando ha preso le distanze dal cristianesimo, ha incominciato a non credere più nemmeno in se stessa, e, da ultimo, ha finito per odiare se stessa.  
Quasi tutte le manifestazioni del pensiero, dell’arte, della scienza, del cinema, della letteratura, dello sport, dello stile di vita moderno, sono caratterizzate da un odio di fondo per se stessi, per l’uomo europeo, per la civiltà europea. Da alcuni secoli gli intellettuali europei insegnano al pubblico che la civiltà europea ha prodotto solo cose brutte e cattive, repressione degli istinti, oscurantismi e superstizioni religiose; e che le sole cose buone che ha fatto sono state quelle contro se stessa, la critica spietata di sé, della famiglia, della patria, della religione, del proprio modo di sentire e di pensare, del proprio modo di concepire la vita e la morte. Stando così le cose, quel che stupisce non è la crisi, morale materiale, che la nostra civiltà sta attraversando, ma il fatto che il crollo totale sia stato procrastinato così a lungo. Ciò vuol dire che l’organismo che si voleva abbattere era straordinariamente sano: e ciò a dispetto del fatto che, da due o tre secoli, i nostri scrittori e pensatori più colti e raffinati affermino, e vadano ripetendo, che la borghesia è marcia, la famiglia è putrefatta, la chiesa è una necropoli e la patria, un’idea assurda e malvagia, una invenzione delle classi dominanti per tenere in ceppi il “popolo” e sfruttarlo a loro agio.
A questo proposito, una pagina straordinariamente acuta è stata scritta, ancor prima della catastrofe della Seconda guerra mondiale, ma con raro intuito profetico, dal pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, che ci piace qui riportare (dall’articolo Virgo Potens, nella rivista Spunti della Associazione Luci sull’Est, Roma, giugno 2011,  p. 3):

La Storia registra il caso di nazioni che riuscirono a fissare le loro fondamenta su basi estranee alla Chiesa e che conobbero un relativo equilibrio. Così fu l’Egitto, l’India, la Cina, tali furono il Giappone, la Grecia e Roma. Però, mentre questo equilibrio in Oriente si trasformò in un ristagno letale, in Grecia e a Roma si mostrò tanti precario da provocare le rivoluzioni sociali, la corruzione morale ed infine lo sfacelo della civiltà greco-romana, umiliata nei suoi ultimi rantoli dalla vittoria brutale delle orde barbariche invadenti.
Quanto alla  civiltà occidentale, nata dalla Chiesa, creata sotto l’influsso della Chiesa, e costituita per la realizzazione di un ideale di perfezione e di progresso che soltanto la Chiesa sa dare all’uomo, non le è possibile trovare all’infuori della Chiesa neanche l’equilibrio precario delle civiltà che la precedettero. La civiltà europea e cattolica fu ispirata in Cristo e la sua aurora nel Medioevo risplendeva di qualcosa di quell’insuperabile maestà e indescrivibile dolcezza con cui Gesù Cristo affascinò i suoi apostoli nell’alto del Tabor. Orbene, nell’ambito della sua prodigiosa fecondità, conteneva in sé i germi di una struttura morale e materiale superiore in grandezza e magnificenza ai concetti più audaci dei filosofi greci, degli statisti orientali e dei poeti orientali. Ed è nell’inesorabile ordine delle cose che se questa civiltà eletta non perseverasse nella sublimità della sua vocazione, precipiterebbe negli insondabili e diabolici abissi dell’apostasia i cui frutti politici e sociali sono quelle due sorelle gemelle tanto differenti ma tanto simili: l’anarchia e la schiavitù.
Per il mondo contemporaneo, non vi sono altre vie tranne l’ordine perfetto del cattolicesimo o il completo caos dell’annientamento. Non è, quindi, sena angoscia che persino alcune anime, nelle quali la Fede cattolica non è ardente, si domandino se la Chiesa cattolica non naufragherà di fronte alla bufera della crisi attuale. Inoltre, c’è stato pefino chi ha offerto di recente, con suprema demenza, come sostegno alla Croce di Nostro Signor Gesù Cristo colpita oggi dalla tempesta, un’altra croce diversa da quella del Redentore, nella quale viene adesso immolata una grande e gloriosa nazione [la svastica nella Germania nazista, ndr]. Ed è proprio per queste anime tiepide che l’invocazione della Litania lauretana “Virgo Potens” fornisce l’argomento per una provvidenziale meditazione. Non è dalle baionette pagane, né dall’oro (…), né da qualsiasi altra risorsa umana che la Chiesa aspetta il grande trionfo che ancora una volta  salverà la civiltà. La Chiesa è divinamente indistruttibile e lo sarà pure domani, come lo era già ieri. È soltanto da Dio, nostro Signore, che le arriveranno nel momento opportuno i miracoli che garantirono il trionfo di Costantino, la ritirata di Attila e la sconfitta dei musulmani a Lepanto…

Corrêa de Oliveira parla della civiltà occidentale e non della civiltà europea, inoltre afferma che essa fu una costruzione della Chiesa, e non – semplicemente - del cristianesimo; ma, a parte queste due differenze di prospettiva (per la Chiesa, noi riteniamo che essa stessa sia stata una fioritura del cristianesimo, non una struttura esistente per se stessa), ci sembra di poter concordare pienamente su tutto il resto. Egli, inoltre, sottolinea con forza le ragioni per cui la civiltà cristiana è sempre riuscita superare i pericoli mortali che l’hanno frequentemente minacciata: essa non è una civiltà fra le altre, come tutte le altre: possiede un qualcosa in più, la forza e la protezione che le vengono dall’alto. Questo, per il cristiano, non è un corollario soggettivo: è una salda certezza che scaturisce dal Vangelo stesso.Ed ecco, io sono voi sino alla fine del mondo, ha assicurato Gesù, garantendo la presenza e la protezione dello Spirito Santo ai suoi seguaci che restano nel mondo. Non solo: egli ha fatto solenne preghiera al Padre affinché i suoi discepoli siano custoditi nella verità; e ha dichiarato che le porte degli inferi non prevarranno contro la sua Chiesa.
La devozione a Maria, Vergine Clemente e Vergine Potente, è un ulteriore elemento di speranza circa l’esito della lotta perenne ingaggiata, nel mondo, tra le forze del bene e quelle del male. Gli uomini moderni, imbottiti di materialismo e di razionalismo, credono che simili concetti siano superati, che esprimano una visione mitica e, in qualche modo, superstiziosa della realtà e della storia; per spiegare la storia, per fare delle predizioni sul futuro, essi interpellano le scienze umane, la sociologia, l’antropologia, la psicologia, l’economia, la statistica, eccetera. Non si abbassano a pregare; e non si sognano di spingere lo sguardo oltre le frontiere del visibile, verso l’Invisibile. Per essi, ciò equivarrebbe a una intollerabile regressione verso le epoche “oscure” del passato, fortunatamente trascorse da secoli. Poveri uomini moderni: ragionano come bambini, credono solo a ciò che vedono; ma la loro presunzione e arroganza non sono da bambini. È per questo che Gesù aveva ammonito: Se non diverrete simili a questi piccoli, non avrete parte nel Regno dei Cieli


Il destino dell’Europa è il cristianesimo o il nulla

di Francesco Lamendola

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