ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 14 agosto 2016

Il peggio non ha limite..

I fedeli chiedono al Papa chiarezza contro gli attacchi del male

(Roberto de Mattei su “Il Tempo”, 14 agosto 2016) Nel mese di agosto la Casa Santa Marta in Vaticano si svuota dei suoi ospiti, ma papa Francesco passerà, come nei tre anni precedenti, tutto il mese in Vaticano. Francesco ha annunciato che rinuncerà anche ad un tradizionale appuntamento pontificio, il Congresso Eucaristico Nazionale, che quest’anno si terrà a Genova dal 15 al 18 agosto, ma il 19 dello stesso mese il Papa si recherà ad Assisi, per celebrare il trentesimo anniversario dell’incontro tra le religioni, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
A comunicarlo non è stata la Sala Stampa Vaticana, ma l’imam di PerugiaAbdel Qader Moh’d, in un’intervista a TV 2000. Papa Bergoglio sarà quindi in  Georgia ed Azerbaijan, dal 30 settembre al 2 ottobre, con ortodossi e musulmani, e in Svezia, a Lund, il 31 ottobre, per commemorare i cinquecento anni della riforma protestante. Le iniziative ecumeniche costituiscono la bussola del suo pontificato, che sembra proporsi l’obiettivo di costruire una piattaforma comune tra le religioni, con il rischio, avvertito da molti, di svuotare il cattolicesimo e di favorire la creazione di una “super religione” sincretista.
Il pranzo dell’11 agosto con 21 rifugiati siriani, tutti musulmani, giunti in Italia in seguito al viaggio papale nell’isola di Lesbo, si inserisce in questa prospettiva di“opzione preferenziale” per i non cattolici. Tale strategia esige la negazione dell’esistenza di guerre di religione.
Eppure la Chiesa soffre persecuzioni in tutto il mondo. Mons. Dominique Lebrun arcivescovo di Rouen, ha espresso l’intenzione di avviare un processo di beatificazione che porti al riconoscimento del martirio di padre Jacques Hamel, ucciso “in odio alla fede”, come tanti cristiani dei nostri tempi.
Giungerà da Roma una parola di approvazione? Giungerà un cenno di sostegno verso i tre vescovi spagnoli portati in giudizio per aver criticato la legge, appena approvata a Madrid, che promuove la transessualità? L’Osservatorio spagnolo contro la LGBTfobia ha denunciato il vescovo di Getafe, mons. Joaquin Maria López de Andújar, il suo ausiliare José Rico Pavés e il titolare della diocesi di Alcalà, mons. Juan Antonio Reig Pla per “incitamento all’odio e alla discriminazione verso la comunità omosessuale”. 
Ma il peggio non ha limite. Una messa nera pubblica, è stata organizzata da un gruppo satanista americano e permessa dalle autorità locali, il 15 agosto, presso il Civic Center di Oklahoma City. L’arcivescovo della città, monsignor Paul Coakley, ha esortato i fedeli a chiedere l’intercessione di San Michele Arcangelo, della Madonna e di tutti gli angeli e i santi “perché il Signore si prenda cura della nostra comunità e ci protegga dal male e dalle sue tante manifestazioni distruttive e violente”.
Oggi però a subire gli attacchi del male non è solo una diocesi americana, ma tutta la Chiesa. I fedeli disorientati si rivolgono al Vicario di Cristo, per chiedergli didimostrare la sua paternità non solo verso i lontani, ma anche verso i vicini più che mai bisognosi di chiarezza e di incoraggiamento in questo tempestoso frangente storico.  (Roberto de Mattei su “Il Tempo”, 14 agosto 2016)

L’unico potente che non fa ferie

Caro direttore,
ora che anche Matteo Renzi e Virginia Raggi vanno in vacanza, l’unico potente che resta a Roma è Papa Francesco. Rispondendo scherzosamente a «Le Monde» si è definito «un casalingo». Non ama le ferie, preferisce il suo mate a Santa Marta e proseguire i suoi blitz nelle parrocchie periferiche. Non si recherà neanche per pochi giorni a Castel Gandolfo, dove, per la tradizionale messa di Ferragosto, l’anno scorso ha spedito Pietro Parolin suo Segretario di Stato. Il Cardinale è un pochino affaticato per il risorgere di vecchi fastidi e a volte si lamenta con i suoi amici della situazione in cui si trova per mancanza anche di qualche indicazione più chiara su argomenti delicati. Per fortuna ha anche da sorridere per alcuni recenti avvenimenti. In molti hanno visto nell’incontro tra Putin ed Erdogan una benedizione della Segreteria di Stato che considera il dialogo con lo zar Vladimir fondamentale per l’Europa in chiave anti Is. Ma proprio sull’estremismo islamico c’è qualche differenza tra il Papa, che viene accusato di un silenzio assordante, e gran parte della diplomazia vaticana. Si vorrebbe sentire più forte la voce di Francesco verso quei paesi che stanno decapitando la presenza delle scuole cristiane e cattoliche, linfa vitale per lo sviluppo della Chiesa di Roma. Cosa che avviene anche in Israele, nonostante il grande appoggio di Bergoglio a Gerusalemme, testimoniato dalla visita nei campi di sterminio nazisti. Ma qual è, oggi, la politica estera della Chiesa? Certamente più verso Est che verso Ovest, con gli Stati Uniti, infatti, è tutto fermo in attesa delle elezioni di novembre anche se Bergoglio, da argentino purosangue, vede gli americani come degli spregiudicati yankee e appena può bacchetta la conferenza episcopale Usa. Con Francesco dobbiamo abituarci a seguire la politica estera Vaticana con occhi diversi: è qualcosa di estemporaneo che va al cuore degli «ultimi» più che una strategia studiata a tavolino. «Non vi porterete niente dietro quando sarà il momento, il sudario non ha tasche», ha ripetuto ancora una volta Francesco giorni fa.
Luigi Bisignani