ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 22 settembre 2016

Non veni pacem mittere, sed gladium.



Cristo ci ha lasciato la sua Pace, non lo “spirito di Assisi”


Abbiamo cercato, con tutto il cuore, di evitare polemiche su questo incontro ad Assisi, e abbiamo mantenuto la promessa. Tuttavia, a discorsi terminati, non possiamo tacere, poiché «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc19,40), e perché, fra gli interventi del Pontefice, rileviamo due modi diversi di esprimersi che rischiano di contraddirsi.
Nella prima Meditazione che ha tenuto infatti, vedi qui, essa è impeccabile e condivisibile. Ha parlato di Gesù Cristo (assai raro nella pastorale modernista) e lo ha fatto davvero bene. In basso nel medesimo collegamento c’è però anche il Discorso ufficiale e qui, purtroppo, avanziamo nelle tenebre più fitte.

Dice innanzi tutto papa Francesco: «Oggi non abbiamo pregato gli uni contro gli altri, come talvolta è purtroppo accaduto nella storia…».
Siamo basiti e scandalizzati! Quando mai la Chiesa Cattolica ha pregato – con i Sommi Pontefici del passato – “contro” qualcuno? Quando mai ha fatto Messe o suppliche per desiderare il male a qualcuno o a qualche religione… A cosa si sta riferendo e di chi sta parlando? Facesse nomi e cognomi senza trattare la Sposa di Cristo come una prostituta, o quasi fosse lui l’unico Pontefice “buono e santo” che la Chiesa abbia avuto in duemila anni di storia! Non sarebbe ora di finirla con queste accuse bugiarde tendenti a dipingere la Chiesa del passato come un mostro? Questa – detta da un Papa – dovevamo ancora udirla: la Chiesa del passato avrebbe pregato contro qualcuno!
Poi il Papa dice: «Senza sincretismi e senza relativismi, abbiamo invece pregato gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri…».
No! Questi incontri sono sincretismo allo stato puro! Caro Papa Francesco, pregare gli uni accanto agli altri, e gli uni per gli altri, d’accordo, ma se ognuno si rivolge al “proprio dio” per chiedere qualcosa, pubblicamente, che solo il vero Dio può dare, di chi stiamo parlando? Di quale Dio? Il sincretismo è l’incontro fra culture diverse che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei. E l’ambito in cui maggiormente è applicato tale concetto è proprio quello religioso, con l’antropologia dei sistemi religiosi fatta di “suppliche alle proprie divinità” per creare, appunto, un clima di “pace” e di accordi fra le diversità. Per intenderci, ciò che avviene ad Assisi, è il conciliarismo, è una forma di concordato, è un mettersi d’accordo imponendo al Dio unico e vero le nostre regole! Via le dottrine, e si avanzi con un accordo comune per raggiungere uno scopo comune a livello mondiale. Non l’uomo piegarsi, inginocchiarsi a Dio, ma Dio piegarsi agli uomini accordati fra di loro.
Dice poi papa Francesco: «Noi qui, insieme e in pace, crediamo e speriamo in un mondo fraterno. Desideriamo che uomini e donne di religioni differenti, ovunque si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti. Il nostro futuro è vivere insieme…».
In parte è vero, ma il Paradiso e l’Inferno, il Regno di Dio, la Gerusalemme Celeste che fine hanno fatto? Dire che “il nostro futuro è vivere insieme” è corretto se si specifica e si insegna dove e come, mentre è ambiguo, falso ed ingannatore lasciare la frase incompleta così come è stata detta, lasciando quasi intendere che questa felicità sia una sorta di nuovo paradiso terrestre creato da questa pace “artigianale” fra tutte le religioni…. O che ognuno sia libero di credere ad un suo paradiso personalizzato dal proprio credo. Il nostro futuro è certamente “vivere insieme” ma dove? e con Chi? Con quale Dio, in quale eternità?
Oh! Ora viene il bello perché, in questa frase che segue, naturalmente, è utili sentirci anche coinvolti, visto che scriviamo queste “cronache di Papa Francesco”, il Papa ammonisce: “La preghiera e la volontà di collaborare impegnano a una pace vera, non illusoria: non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte, se i suoi interessi non sono toccati; non il cinismo di chi si lava le mani di problemi non suoi; non l’approccio virtuale di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per chi ha bisogno. La nostra strada è quella di immergerci nelle situazioni e dare il primo posto a chi soffre; di assumere i conflitti e sanarli dal di dentro; di percorrere con coerenza vie di bene, respingendo le scorciatoie del male; di intraprendere pazientemente, con l’aiuto di Dio e con la buona volontà, processi di pace…”.
Senza dubbio questo è un ottimo esame della coscienza anche per noi che portiamo avanti queste “cronache” e che sempre tentiamo di farlo con rispetto verso la Persona del Santo Padre, ma soprattutto verso Nostro Signore Gesù Cristo, il Vangelo e la Santa Chiesa di ieri e di oggi… Non basta infatti scrivere qualcosa sul computer e poi vivere come se la vita vera fosse quella virtuale, o incoerentemente con le virtù insegnate dai Vangeli, bisogna essere infatti coerenti con quanto si vuole trasmettere ed essere, per primi, testimoni di ciò che si vuole difendere. Chiarito ciò ricordiamo però, al Santo Padre, che queste parole dovrebbe rivolgerle principalmente al suo grande amico ateo, ed anticattolico, Scalfari, il quale guida un giornale che da anni si batte a favore dell’aborto, dell’eutanasia, della politica del più forte, e chi più ne ha più ne metta, questo è solo un esempio!
Andiamo verso la conclusione. Dice il Papa: “… siamo chiamati a liberarci dai pesanti fardelli della diffidenza, dei fondamentalismi e dell’odio. I credenti siano artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo! E noi, come Capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace…”
“E noi, come Capi religiosi” ???? Abbiamo letto bene? Prima dichiara che questo non è sincretismo religioso, poi si definisce, alla pari, come “capo” di una religione fra le tante. Dunque il Cristianesimo è “una delle tante religioni” e il Papa è un Capo religioso come gli altri! Lo abbiamo capito male noi? Senza dubbio sì, se restiamo fedeli al Catechismo, diversamente è la parola del Papa contro il nostro evangelico ragionamento. E non è un caso se Nostro Signore, nei Vangeli, nell’affidare il compito di “Vicario di Cristo” a Pietro, non usa mai termini mondani come questo “capo religioso”, il Papa non è affatto un “capo religioso”, ma è “Custode” della vera Fede nel Dio unico, Vivo e vero.
Ora, come si combatte l’indifferentismo, l’odio, la diffidenza, i fondamentalismi? Convertendosi al Cristo: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14,6-7). Ci sono forse altre strade che il Vangelo insegna e che a noi son rimaste sconosciute? Certo, le vie del Signore sono infinite, ma Pietro esiste per “confermare gli altri nella fede” in Cristo: «Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22, 31-32), e non per “definirsi” uno tra i Capi “religiosi”.
Giovanni Paolo II, canonizzato dallo stesso Francesco, spiegava così queste parole:
«La prospettiva in cui va considerato il compito di Pietro – come tutta la missione della Chiesa – è dunque storica e nello stesso tempo escatologica. È un compito nella Chiesa e per la Chiesa nella storia, dove ci sono prove da superare, cambiamenti da affrontare, situazioni culturali, sociali, religiose in cui operare: ma tutto in funzione del Regno dei cieli, già preparato e disposto dal Padre come termine finale di tutto il cammino storico e di tutte le esperienze personali e sociali. Il “Regno” trascende la Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, ne trascende i compiti e i poteri. Trascende pure Pietro e il Collegio apostolico, e dunque i loro successori nell’episcopato…» (vedi qui).
Ma di questo “Regno dei cieli”, ad Assisi, neppure una parola, di conversione a Cristo, neppure una parola! La situazione sembra capovolta, e lo ripetiamo da tempo portando ogni prova: il Papa di oggi trascende piuttosto la Chiesa, Sposa di Cristo, conducendola dove egli la vuole e come la vuole, arrivando persino a dire che in passato, questa povera Santa Chiesa, avrebbe pregato contro qualcuno… Che tristezza!
Da una parte si invoca la pace, dall’altra si continua a combattere l’insegnamento della Chiesa passata, quasi fosse Lei lo scandalo e la responsabile della situazione in cui i popoli oggi vivono. Si attaccano e si condannano i fondamentalismi, giustamente, senza accorgersi che oggi, all’interno della Chiesa, si vive come se regnasse un Soviet, con cardinali e vescovi che la fanno da padroni, se non si è d’accordo con il nuovo regime… E qui ci fermiamo perché non vogliamo avanzare alcun processo, ma restare fermi alla cronaca, lasciando a Voi lettori di usare la ragione e la fede -cattolica- insieme, per comprendere la confusione che regna sovrana.
Vogliamo concludere con le parole di Sant’Alfonso Maria de Liguori, che sembrano giungere quasi in soccorso per debellare e schiarire questa grande confusione.
Leggete, e se non volete credere a noi, riflettete almeno su ciò che lui dice:
No, che non è stato Gesù Cristo, né la Chiesa la cagione delle guerre e sedizioni; sono stati i nemici della verità, che è insegnata dalla chiesa col volersi separare da quella e dalle sue dottrine. La religione che professa la nostra chiesa, col vietare i peccati e promuovere i buoni costumi, promuove insieme la pace comune. Questa è una verità che chiaramente si prova colla sperienza: in quei regni, ove più si osserva l’ubbidienza alla chiesa, ivi più si vede regnare la pace. (..) Ma dicono: Iddio vuole la pace comune. E chi lo nega? ma non la vuole con discapito della sua fede; egli ch’è il principe della pace, la vuole, e ci comanda di conservarla con noi e cogli altri: Inquire pacem, et persequere eam. Ma di qual pace intende parlare il Signore? Parla della pace vera, che si acquista e si mantiene coll’esercizio delle virtù: Fiat pax in virtute tua. Parla di quella pace che si ottiene collo stare unito con Dio e col prossimo; e questa ci conduce poi alla felicità eterna. Non parla già della pace falsa, che si suppone ottenersi col tollerare coloro che voglion credere ed operare a lor piacere contra quel che Dio ha rivelato; questa è la pace degli empi che dormono nella lor perdizione; questa pace di morte non la vuole il nostro Salvatore, ma egli è venuto a discacciarla dalla terra: Nolite arbitrari (disse), quia pacem venerim mittere in terram: non veni pacem mittere, sed gladium. S. Luca in vece di gladium scrisse separationem; sicché Gesù Cristo è venuto a separare gl’infedeli da’ fedeli, acciocché i fedeli non si perdano col comunicare cogl’infedeli, come spiega lo stesso s. Luca, dicendo: Cum autem vadis cum adversario tuo ad principem, in via da operam liberari ab illo, ne forte trahat te ad iudicem, et iudex tradat te exactori, et exactor mittat te in carcerem. Ecco il precipizio, al quale conduce la tolleranza col comunicare coi nemici della fede…”
(Sant’Alfonso Maria de Liguori, Difesa della verità sulla Divina Rivelazionevedi qui).




Vi suggeriamo anche la lettura di questa precedente “cronaca”: L’uomo come dio di se stesso? La svolta antropologica della nuova “Chiesa”.
https://cronicasdepapafrancisco.wordpress.com/2016/09/21/cristo-ci-ha-lasciato-la-sua-pace-non-lo-spirito-di-assisi/

Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Preghiere in riparazione dopo il raduno “interreligioso” di Assisi. Notizie e avvisi. Concludiamo la lettura degli Scritti di Charles de Foucauld

Redazione22/9/2016
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Calendario tradizionale. Giovedì 22 settembre 2016. San Tommaso da Villanova, Vescovo e Confessore. Per il Martirologio clicca qui
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Gentili amici,
                      siamo impegnati questa settimana a pregare in riparazione delle offese al Sacro Cuore di Gesù, consumate nel raduno “interreligioso” tenuto dal 18 al 20 settembre ad Assisi, dove, ancora una volta, si è negata di fatto l’unicità della Fede cattolica per la salvezza e si è pregato per una “pace” unicamente umana, dimenticando che la vera pace può venire solo da Cristo, come Egli stesso ci ha detto. Inoltre non scordiamoci che tutti questi raduni con rappresentanti di false religioni distolgono i cattolici dal loro obbligo di apostolato, che viene abbandonato in nome del perverso mito del “dialogo”.
Preghiamo in riparazione di queste empietà e preghiamo perché il Signore doni alla Sua Chiesa santi Pastori che possano riportare sulla giusta strada i molti fedeli che rischiano la dannazione seguendo le parole dei troppi cattivi maestri che infestano la Chiesa. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).
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Per la nostra formazione, concludiamo la lettura degli Scritti di Charles de Foucauld. Il testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.
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NOTIZIE E AVVISI
 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui.
– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.
 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per scaricare l’elenco delle celebrazioni del mese di settembre, clicca qui.
–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.
– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .
– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 
– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.
– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.
– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com
– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.
– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.
– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.
– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.
Paolo Deotto – Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo
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LETTURA DI FORMAZIONE
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Dagli Scritti di Charles de Foucauld
Per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui
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“Con la preghiera noi possiamo tutto”
Con la preghiera noi possiamo tutto: se non riceviamo è perché ci mancava la fede o perché abbiamo pregato troppo poco o perché sarebbe per noi male se la nostra richiesta venisse esaudita o perché Dio ci dà qualcosa di meglio di ciò che chiediamo. Mai, però, accada che non riceviamo quel che domandiamo perché la cosa è troppo difficile da ottenersi. Non esitiamo a domandare a Dio anche le cose più difficili, come la conversione di grandi peccatori o di popoli interi: tanto più, anzi, domandiamogliele quanto più sono difficili, con la fede che Dio ci ama appassionatamente e che più un dono é grande più colui che ci ama appassionatamente ama farcelo; ma domandiamo con fede, con insistenza, con costanza, con amore, con buona volontà. Ed abbiamo la certezza che domandando così, con molta costanza, noi verremo esauditi ricevendo la grazia richiesta o una migliore. Domandiamo dunque arditamente al Signore le cose più impossibili a ottenersi, quando esse servono alla sua gloria, convinti che il suo cuore ce le concederà tanto più facilmente quanto più sembrano umanamente impossibili.
Non meravigliatevi delle tentazioni, delle aridità, delle miserie; è la parte migliore. Quanto più la tentazione è forte, profonda l’aridità, umiliante la miseria, tanto più lo sposo divino chiede alla nostra anima di combattere, di resistere, di sperare nel suo amore. Sottoporre a questa prova i nostri poveri cuori… non è forse una grazia? Che cosa può fare per noi di più che unirci sempre più a sé, rendendoci spiritualmente simili a lui! E tra i mezzi per elevare la nostra anima, non potremmo immaginarne uno più dolce e più delicato di ogni nostra ora una dichiarazione d’amore… Una prova di puro amore, un atto d’amore nell’oscurità, le apparenze dell’abbandono, il dubbio in se stessi con le amarezze dell’Amore e nessuna delle sue dolcezze… Perduto, Annegato, Inabissato in voi. Mio Dio, come siete buono! Che giornata felice! Nient’altro da fare in tutto questo giorno di domenica che trattenermi ai vostri piedi con i vostri santi Genitori. Guardandovi e adorandovi, perduto in voi! E questa notte che comincia passerà nello stesso modo se sono fedele. Che delizia o divino Gesù Bambino, e che dolcezza stare ai vostri piedi! Che cosa dolce tenervi tra queste braccia! Indegno qual sono, come sono felice! Ma quando penso, o mio Dio, che non dipende che da me che tutti i miei giorni e tutte le mie notti passino così fino a che io entri nell’eternità, che gioia profonda e che ricchezza di godimento e di pace, di gratitudine, di meraviglia!… Sì, questo non dipende che da me. Questa è stata la vita dei vostri santi Genitori: questa è la vita cui mi chiamate: guardare, le cose esteriori come apparenze, fantasmi, miraggi, immagini che passano come quelle delle lanterne magiche, e lasciarle passare nel loro svolgersi, chiudendo gli occhi su di esse e non aprendoli che su di voi, o Gesù, restando sempre, sempre. qualunque cosa si faccia e dove si sia, perduto, annegato, inabissato, in voi, solo «essere» ed unico «necessario», in voi, nostro Dio, in voi, nostro Tutto, diletto e soave, o amato, o tanto dolce Bambino Gesù!… Questo dipende da me, con la vostra grazia… Oh! datemi questa grazia.
Io sono felice, felice di essere ai piedi del SS. Sacramento a tutte le ore, felice di essere e di fare, salvo i miei peccati e le mie miserie, ciò che vuole Gesù; felice soprattutto della felicità infinita di Dio. Se non ci fosse questa fonte inesauribile di felicità e di pace, la felicità e la pace infinita, eterna, immutabile del Diletto, il male che si vede intorno a sé da ogni parte, e pure le miserie che si vedono in se stessi condurrebbero presto alla tristezza. Se nei paesi cristiani c’è tanto bene e tanto male, pensate a ciò che possono essere questi paesi, dove, per così dire, non c’è che male, da cui il bene è quasi del tutto assente, tutto è menzogna, doppiezza, astuzia, cupidigia d’ogni specie, violenza; e quanta ignoranza, quante barbarie! La grazia di Dio può tutto, ma di fronte a tante miserie morali…, si vede che i mezzi umani sono impotenti e che Dio solo può operare una così grande trasformazione. Preghiera e penitenza! Più vado innanzi, più vedo in ciò il mezzo principale d’azione su queste povere anime. Che faccio in mezzo a loro? Il gran bene che faccio è che la mia presenza procura quella del SS. Sacramento. Sì: c’è almeno un’anima tra Timbuctu e El Goléa che onora e prega Gesù. Infine la mia presenza fra questi indigeni li familiarizza con i cristiani e specialmente con i sacerdoti. Quelli che mi succederanno troveranno spiriti meno diffidenti e meglio disposti. È ben poco: è tutto quello che si può per ora; voler fare di più comprometterebbe tutto per l’avvenire.
Leggiamo sempre il Vangelo amorosamente, come se fossimo seduti ai piedi dell’Amato, ascoltando mentre ci parla di se stesso. Dobbiamo cercare di capirla, questa Parola amata: colui che ama non s’accontenta d’ascoltare le parole dell’essere amato come una gradevole melodia, ma cerca di afferrare, di capire le minime sfumature; lo desidera tanto più quanto più ama, perché tutto ciò che viene dall’essere amato ha tanto valore, soprattutto le sue parole che sono come qualche cosa della sua anima. Quale dolcezza ineffabile in questo colloquio del nostro Dio! Quale incomparabile grazia, dal canto suo, di aprirsi, di mostrarsi così a noi, di darci di sé quanto mai avremmo potuto intuire, e rivelandocene con le sue stesse labbra tanti particolari! Quale bontà si riserva abbondante su di noi! Come, o Dio, ci troviamo sommersi nelle onde del tuo amore! Ogni parola della sacra Scrittura è una grazia delicatissima e amorosissima del nostro Beneamato che ci parla e ci parla di sé. Ascoltiamo, leggiamo, accogliamo amorosamente ogni parola del nostro Beneamato. Nel fondo dei nostri cuori facciamo ad ogni parola dei Libri santi l’accoglienza amorosa della sposa che sente la voce dello sposo: «La mia anima s’è disciolta dentro di me, quand’egli ha parlato..». …Amorosamente, seduti ai piedi di Dio.
Non tormentatevi nel vedermi solo, senza amici, senza aiuti spirituali; non soffro affatto di questa solitudine, la trovo dolcissima; ho il Santo Sacramento, il migliore degli amici, a cui parlare giorno e notte. Sono felice e non mi manca niente.
Quanto sarebbe auspicabile che dei buoni cristiani, o almeno delle buone persone non musulmane, si dedicassero a quest’opera e prendessero questo posto: sarebbe anche molto facile, ma dove sono le anime? Vendere cotonina e tela blu a buon prezzo è un sistema molto semplice per avvicinare la gente, per trovare tutte le porte aperte, per rompere il ghiaccio dappertutto… Così facendo, se colui che vende è un’anima buona, si farà buona impressione, si avranno amici in tutto il paese e in tal modo si potrà cominciare. Se, in mancanza di meglio, voi poteste trovare qualche anima buona disposta a dedicarsi a questo commercio, sacrificandosi silenziosamente per amore di Dio, che bella cosa sarebbe! Degli onesti piccoli commercianti francesi verrebbero accolti con gioia dalle autorità, le quali arrossiscono dei loro compatrioti stabilitisi nel sud: nessun francese viene a vivere nelle oasi se non per vendere alcool: è una vergogna. Ci vorrebbero dei cristiani come Priscilla e Aquila, che facessero del bene in silenzio vivendo come poveri commercianti. Entrando in relazione con tutti, si farebbero da tutti stimare e amare e potrebbero far del bene a tutti.
Per quanto mi riguarda, nulla di nuovo: calma, pace, silenzio, ringrazio Dio di questa vita nascosta, così perduta, così simile a quella di Nazareth. Da parte di Dio nulla mi manca: ho tutto ciò che desideravo, anzi di più. Continuo a benedire Dio, a sentirmi felice, infinitamente felice, in questa vita di Nazareth che egli mi ha fatto tanto desiderare e che mi ha donato così perfettamente. Sto bene in salute, ma vado declinando; non faccio più ciò che facevo in passato; la mia vita si indebolisce; sento anche che il corpo a poco a poco si va dissolvendo, e confesso che, nonostante tutto, nonostante i miei pochi meriti ed i miei tanti peccati, nonostante il lungo purgatorio che mi attende, provo una gioia grande ed immensa. Non merito certo che castighi, ma Gesù ci comanda di sperare; dunque, spero e mi abbandono alla speranza nella sua misericordia.
In primo luogo, preparare il terreno in silenzio, con la bontà, con il contatto, con il buon esempio: stabilire il contatto, farsi conoscere da loro e conoscerli; amarli, dal profondo del cuore, farsi stimare e amare da loro; con ciò, far cadere i pregiudizi, ottenere fiducia, acquistare autorità – e questo richiede tempo -, poi parlare in privato ai meglio disposti, con molta prudenza, a poco a poco, a ognuno in maniera diversa, in modo da dare a ciascuno quello che è capace di ricevere. I musulmani sono incapaci di discussione. La fede può nascere in loro, con l’aiuto della grazia, soltanto quando ci saremo imposti alla loro ammirazione e alla loro stima, vivendo in mezzo a loro le virtù cristiane. Prima di parlar loro del dogma cristiano, bisogna parlare di religione naturale, condurli all’amore di Dio, all’atto d’amore perfetto. Quando saranno arrivati a compiere atti d’amore perfetto e a chiedere con tutto il cuore la luce a Dio, saranno vicini alla conversione. Allorché vedranno uomini più virtuosi di loro, più sapienti di loro, che parlano di Dio meglio di loro, e che sono cristiani, allora essi saranno disposti ad ammettere che forse quegli uomini non sono nell’errore, e saranno pronti a chiedere a Dio la luce.
Tutta la nostra vita, per quanto muta essa sia, la vita di Nazareth, la vita del deserto, la stessa vita pubblica devono essere una predicazione del Vangelo fatta con l’esempio. Tutta la nostra esistenza, tutto il nostro essere deve gridare che noi apparteniamo a Gesù, deve presentare l’immagine della vita evangelica. Tutto il nostro essere deve diventare una predicazione viva, un riflesso di Gesù, un profumo di Gesù, qualcosa che gridi Gesù, che faccia vedere Gesù, che risplenda come un’immagine di Gesù.