ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 ottobre 2016

A Dio nulla è impossibile


                              Vogliamo indietro la nostra eredità

Tu es qui restitues haereditatem meam mihi (Sal 15, 5).


I salmi, tradotti da san Girolamo, sprigionano un’inesauribile carica profetica. Dio ci sta restituendo quell’eredità di infinito valore che ci era stata tolta con il pretesto dell’aggiornamento e del rinnovamento. Il diavolo dispone al suo servizio di buoni parolai; ma i parolai sono solo parolai. Chi crede nel Verbo e lo ascolta seriamente prima o poi li smaschera, perché le loro ciarle non resistono al fuoco che divampa dalla Parola eterna. Ve lo garantisce qualcuno che, durante la sua “formazione” al sacerdozio, è stato ossessionato dai suoi superiori con i mantra della manipolazione mentale: l’ascolto dello Spirito, la Parola scrutata e ruminata, il lasciarsi trafiggere e giudicare, e via di questo passo… Un giovane si fida spontaneamente delle sue guide e si accende facilmente con discorsi ammalianti che non hanno immediata incidenza sulla sua condotta.


Dato che la meditazione della Bibbia, con un metodo sostanzialmente protestante, si praticava solo con i rimandi a margine, facendo raramente ricorso ai Padri e al Magistero, un suo risultato non infrequente erano i voli spirituali ad altezze da cui difficilmente si scorgevano difetti e trasgressioni concrete, ciò che rendeva la loro correzione estremamente improbabile. A questo, del resto, si era fortemente incoraggiati dalle mensili Messe di classe con il rettore, nel corso delle quali ognuno doveva prender la parola dopo l’omelia per condividere i frutti della sua scrutatio. Il grave abuso liturgico, regolarmente perpetrato nel vivaio dei futuri sacerdoti, era praticamente obbligatorio: tacere in quel momento, infatti, era mal visto, mentre chi si effondeva in considerazioni altamente edificanti godeva di grande stima, a prescindere dalle sue segrete tendenze…


Sei tu, Signore, che mi restituirai la mia eredità. A me l’hai restituita per la mediazione della Madre celeste e grazie alla consacrazione a Lei proposta dal Montfort. Ci sono voluti vent’anni per liberare la mente e il cuore dalla cappa intellettuale calata a bella posta sulle anime dei seminaristi per impedire loro foss’anche di sapere che c’è una Tradizione; ma a Dio nulla è impossibile e, se i suoi tempi sono lunghi, è in ragione della nostra debolezza ad adattarci a ciò che Egli potrebbe realizzare in un istante. Ora non posso fare altro che rendergli grazie dal profondo del cuore, per mezzo di Maria, con un unico e continuato atto di offerta, che si condensa nell’unione quotidiana al Suo divino Sacrificio. Non mi sfugge di certo che ci sia ancora molto da lavorare, soprattutto nell’ascesi personale e nell’apprendimento della liturgia di sempre; ma ormai il dado è tratto e non si torna indietro: una storia si chiude, con le sue lotte infruttuose e i suoi sprechi di energia, e un’altra se ne apre radiosa, pur nel dolore per l’attuale contingenza ecclesiale.


Nei piani della Provvidenza, ad ogni modo, anche il lungo cammino è servito a qualcosa. Il Signore mi ha fatto assimilare il bene parziale e frammentario che, nonostante tutto, mi è stato trasmesso per suscitare in me il desiderio di accogliere il tesoro della Chiesa nella sua pienezza – quell’eredità, appunto, che mi teneva in serbo. La fame e sete di Lui e delle Sue ricchezze, a mano a mano che venivano rimossi i paraocchi e corretti gli errori, ha scavato in me lo spazio per le disposizioni necessarie. Senza profonda adesione interiore, l’attaccamento alla Tradizione potrebbe scadere in una vanitosa ricerca di originalità, in una frivola dedizione ai fronzoli, in un’ossessiva mania per le rubriche o in interminabili dispute su questioni marginali. La tragedia del nostro tempo richiede dei guerrieri addestrati a Sparta, non dei cicisbei di Versailles o degli eruditi da salotto… gente che sappia combattere e sia pronta a resistere a tutto.


Devo peraltro dare atto che Gesù può condurre un’anima docile e sincera all’intima unione con Lui in qualsiasi circostanza: come lo ha fatto nelle carceri comuniste, così può farlo anche in quelle prigioni spirituali che sono la maggior parte delle attuali strutture formative della Chiesa Cattolica, nelle quali si usano spesso metodi simili a quelli dell’indottrinamento marxista. Proprio i progressi in questa intima unione con Cristo, tuttavia, innescano un processo di liberazione interiore che, per Sua impagabile grazia, può sfociare nella riscoperta della Tradizione, ovvero di quelle radici da cui eravamo stati recisi. In tale cammino ci sono inevitabili purificazioni interiori e occorrono pure, a certe svolte, tagli dolorosi; tutto si rivela però, alla fine, disposto con insperata bontà e inarrivabile sapienza. La Regina del cielo si premura instancabilmente di addolcire e facilitare i passaggi con quella squisita saggezza, colma di delicata preveggenza, che solo le madri posseggono.


Ella vede bene le condizioni dei Suoi poveri figli, convinti di conoscere la verità salvifica senza possederla veramente e di praticare la vita cristiana pur non facendolo effettivamente. Molti di loro vivono in un’ignoranza quasi invincibile: è pur vero che, con i mezzi di oggi, chiunque può trovare con estrema facilità informazioni sulla dottrina cattolica, ma la falsa persuasione di conoscerla, instillata dall’aver frequentato un cattivo catechismo e ricevuto – spesso senza le disposizioni necessarie – i Sacramenti, costituisce di solito un ostacolo praticamente insormontabile. Su questo errore di fondo si sovrappone quell’imperante soggettivismo per il quale ognuno è sicuro che l’insegnamento del Vangelo (se almeno lo avesse letto una volta!) coincida con le sue opinioni personali. I ministri, a loro volta, trasmettono ciò che hanno ricevuto, oscillando tra un attivismo convulso e varie forme di spiritualismo, con diverse combinazioni possibili.


La cartina di tornasole, in tutti i casi, è la condotta morale. A un sacerdote realmente cattolico basta una confessione per scovare la ruggine sotto uno smalto brillante. Quando una persona ammette nella propria esistenza il peccato grave abituale e se ne giustifica o non mostra sincero pentimento, è certo che il suo impegno cristiano è fasullo. La sua vita interiore sarà quasi certamente un girare estasiato intorno all’ombelico, con il pericolo prossimo di scivolare più in basso. L’invito ad alzare lo sguardo per fissarlo sul Crocifisso la troverà recalcitrante, se non irritata: il suo ego pretende infatti che anche il padre spirituale fissi beato il suo ombelico e ne tessa le lodi… ma un buon direttore, lungi dallo stare al gioco, la metterà di fronte a un bivio, a costo di vederla sparire: ci penserà il buon Dio, che – sempre nei Salmi – ci raccomanda di non essere come il mulo e il cavallo, onde non dover dominare la nostra arroganza con il morso e le briglie (cf. Sal 31, 9).


Che differenza tra i miasmi della palude e l’aria fina della montagna! Quale visione si scopre a chi accetta di risalire la china con umiltà, pazienza e perseveranza! Ovviamente è necessaria una guida. Date la caccia ai sacerdoti tradizionali e, se necessario, stanateli perché vi mostrino la strada e si mettano alla testa di gruppi di fedeli che vogliono indietro la loro eredità. Nessuno dei modernisti al potere potrà fermarci, purché siamo disposti a lottare e, quando sarà inevitabile, a scendere nelle catacombe. In Unione Sovietica i sacerdoti cattolici giravano in incognito nelle case per celebrarvi la Messa e coltivare le anime; secondo monsignor Schneider dobbiamo prepararci a fare lo stesso, con la differenza (niente affatto trascurabile) che i nostri persecutori sono quelli che dovrebbero difenderci. No problem: verrà il giorno – già fissato – in cui il Signore, con un cenno, porrà fine alla prova e innalzerà di nuovo quanti avranno mantenuto la lampada accesa con l’olio prezioso che sappiamo bene, ormai, dove trovare.