ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 20 ottobre 2016

Battaglia in terra che sarà il riflesso di una battaglia in cielo

Introvigne e le liste di proscrizione. Volendolo, ma più probabilmente non volendolo, i bravi colleghi della “Stampa”, grazie ai suggerimenti dell’uccellino che suggerisce tante informative a Introvigne, ci hanno detto che si sta preparando una battaglia in terra che sarà il riflesso di una battaglia in cielo.

Giovedì 20 ottobre 2016
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È pervenuta in Redazione:
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Gentile dottor Gnocchi,
ho letto l’articolo della “Stampa” di cui si è parlato pochi giorni fa su “Riscossa Cristiana”, per intenderci quello che fa la lista dei nemici di papa Bergoglio e li addita al pubblico ludibrio anche come sostenitori di Putin, due volte cattivi. Ora leggo un’intervista di uno dei due autori della cosiddetta inchiesta, Giacomo Galeazzi, il quale sostiene di aver fatto un lavoro ineccepibile e che le reazioni dei tradizionalisti sono arrampicate sugli specchi. Visto che lei è tirato in ballo in prima persona come, mi pare di capire, il più perfido dei nemici di Bergoglio, cosa mi dice?
Grazie per la pazienza, buon lavoro e tanti saluti,
Luca Battion 

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zrbrpsCaro Luca,
le rispondo volentieri, però chi deve avere pazienza è lei, perché mi deve seguire in un ragionamento piuttosto articolato. Immagino che l’intervista a Giacomo Galeazzi di cui parla sia quella pubblicata dal sito “Rainews”. Rispondendo a Pierluigi Mele, il giornalista della “Stampa” tiene a precisare che quanto riportato nell’inchiesta firmata con Andrea Tornielli è tutto documentato e non è contestabile. Non ho dubbi in proposito, anzi. Io, per esempio, non posso lamentarmi della visione che mi viene attribuita, magari un po’ morbida per i miei gusti, ma sostanzialmente corretta. Ma non è questo il punto.
Il vero nodo della questione non sta nella fedeltà di quanto riportato da Galeazzi&Tornielli, che, come in tutte le inchieste giornalistiche, è frammentario e, come in tutte le inchieste giornalistiche, finisce sempre per scontentare tutti, o quasi. Il vero nodo sta nel bizzarro finale del pezzo portante e nel titolo che regge tutto“Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin”.
A mio gusto, trovo il lavoro di Galeazzi&Tornielli mal scritto, mal costruito, mal concepito e mal posto. Ma, a parte questo, penso che non avrebbe passato l’esame di giornalismo perché è tecnicamente sbagliato. Non si fa mai un titolo riprendendo le tre righe finali di un articolo, perché non è mai lì che si trova la notizia da mettere in evidenza. Invece, il titolo del lavoro di Galeazzi&Tornielli, “Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin”, riprende il suggerimento caudale di Massimo Introvigne, il sociologo che sussurrava agli uccelli, il quale spiega come in certi ambienti tradizionalisti serpeggi“l’idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin, presentato come il leader ‘buono’ da contrapporre al Papa leader ‘cattivo’, per le sue posizioni in materia di omosessuali, musulmani e immigrati. Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin”. 
I fondamentali del mestiere di giornalista insegnano che, se si fa un titolo su una notizia minore, si sbaglia. A meno che si voglia proprio che la notizia minore diventi quella principale: insomma, a meno che si voglia mandare un messaggio. Non a caso, il sociologo che sussurrava agli uccelli, dando di gomito a Galeazzi&Tornielli, spiega che “Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin”. E definisce apertamente “dissidenti” i critici di Bergoglio, proprio come si faceva in Unione Sovietica.
Per quanto riguarda il sottoscritto e questo sito, l’uccellino di Introvigne ha messo la zampetta in fallo. D’altra parte, non è la prima volta che finisce fuori posto. A “Riscossa Cristiana” galleggiamo poveramente a vista, ma galleggiamo con le nostre forze e senza sostegni di “fondazioni russe legatissime a Putin”. E poi non abbiamo certo bisogno di aiuti per trovare idee e spunti su cui scrivere: ce li mette sul piatto direttamente e in sovrabbondanza Bergoglio, il nostro fornitore di fiducia.
Detto questo, caro Luca, non ho riserve nel dire tutto il mio gradimento per Putin e per la Russia. Anzi, se vuole posso anche aggiungere il carico di tutto il mio orrore per quanto viene dagli Stati Uniti. Ma una cosa è dire le proprie preferenze tra Russia e America, mentre tutt’altra cosa è vedersi attribuire la contrapposizione di Putin come leader “buono” a Bergoglio come leader “cattivo”. Solo un sociologo non cattolico, un cattolico non sociologo, un non cattolico non sociologo, unsociologo cattolico folgorato sulla via di Buenos Aires dopo essere stato folgorato su quella di Ecône o semplicemente un pessimo sociologo può confondere il piano della fede con quello della politica. Identificare il consenso per Putin con l’avversione a Bergoglio, considerandoli entrambi come leader, significa attribuire al proprio prossimo l’idolatria per il potere e quindi giudicarne la fede commettendo un peccato che si chiama giudizio temerario e che San Francesco di Sales definisce “itterizia spirituale”. In tempi di misericordia a prezzi di saldo, persino un algido sociologo come l’avvocato Introvigne dovrebbe farne uso. Ma, evidentemente, gli occhi vedono solo ciò che la mente conosce. Il sociologo eccetera eccetera è capace solo di ricorrere alla logica degli schieramenti, di contare le persone, di collocarle dove meglio gli pare ignorando quanto hanno nel cuore. Certo che, per agire diversamente, il cuore bisogna averlo…
Torneremo poi, caro Luca, sull’osservazione caudale di Introvigne. Intanto, per farsi un’idea sul bislacco tentativo introvignesco di intimorire i bravi cattolici con lo spauracchio del cattivo Putin, la rimando all’articolo di Maurizio Blondet “Dell’importanza di Francesco per Hillary” ripreso da “Riscossa Cristiana”.
zintrOra, prendiamo in considerazione l’intervista a Galeazzi. Deve sapere che, circa un mese fa, ho ricevuto una telefonata proprio dal collega della “Stampa”, il quale mi ha parlato dell’inchiesta a cui stava lavorando. Complice un giorno di libertà dal lavoro causa contratto di solidarietà, ero all’Esselunga per la spesa. Forse lei sa quanto sia delicata una simile operazione per un uomo sposato, quindi ho ridotto al minimo indispensabile la chiacchierata, ma devo riconoscere che Galeazzi mi ha fatto l’impressione di quello che a Bergamo chiamiamo un “brao sc-cèt”, un bravo ragazzo. Badi bene che ora non voglio dire di aver mutato opinione, Galeazzi l’è prope ü brao sc-èt. Mi ha chiesto di intervistarmi e abbiamo fissato un appuntamento telefonico. Poi, con notevole serietà, mi ha richiamato per sapere se non preferissi rispondere per scritto a domande scritte. Preferivo. In questo modo si evitano fraintendimenti e ci si può sempre rifare a qualcosa di concreto in caso di contestazioni. Mi ha mandato le domande dicendomi, come si fa in questi casi tra colleghi, di scrivere quanto volessi e di aggiungere tutto quanto fosse stato necessario. Ho risposto senza aggiungere domande dicendo, come si fa in questi casi tra colleghi, di usare quello che avrebbe ritenuto più opportuno e di buttare pure il resto. So benissimo come vanno queste inchieste. Si lavora come pazzi per un mese e poi bisogna comprimere tutto in uno spazio in cui non ci sta mai niente.
Da questo punto di vista, non ho nulla da rimproverare a Galeazza&Tornielli. Ho mandato un’intervista di 4.406 battute riassunta così: “Bergoglio attua la programmatica resa al mondo, la mondanizzazione della Chiesa. Il suo pontificato è basato sulla gestione brutale del potere. Uno svilimento della fede così capillare non si è mai visto”. Non tradisce il mio pensiero. Magari lo semplifica un po’, ma non si poteva fare diversamente, l’avrei fatto anch’io. Ad ogni modo, al termine di questa mia risposta, se vuole trova l’intervista in versione integrale, anche per mostrare che le domande di Galeazzi erano ben pensate e ben poste.
Ora scopro che il collega, nell’intervista a “Rainews” tiene a precisare che: Quando un mese fa abbiamo iniziato il nostro viaggio nella galassia degli oppositori di Bergoglio, abbiamo applicato subito un metodo rigorosissimo. Incontri, colloqui, visite: tutto registrato, scritto, inattaccabile. E infatti, dopo l’uscita della nostra inchiesta, le reazioni dei siti ultratradizionalisti devono arrampicarsi sugli specchi della dietrologia perché non hanno elementi per contestare neppure una virgola di quello che abbiamo riportato”.
Calma Galeazzi, più che l’argomentazione di un giornalista, che se ha ben operato non dovrebbe aver bisogno di giustificarsi, questa sembra la dichiarazione di un notaio all’estrazione della Lotteria Italia. Nessun problema sul contenuto, anche se, complice l’algida freddezza di Massimo Introvigne, il sociologo eccetera eccetera, il lavoro diventa scopertamente una lista di proscrizione. Ma si sa, le inchieste si chiamano inchieste anche perché possono essere fatte con l’intendimento cekista di identificare i pericolosi “dissidenti”.
Ma, ancora una volta, il vero punto è un altro e riguarda l’esiguità del fenomeno “ultratradizionalista”, numericamente così risibile, su cui Galeazzi sghignazza volentieri nell’intervista a “Rainews”, mostrandosi in questo frangente un po’ meno “brao sc-cèt”. Viene da chiedersi perché “La Stampa” abbia messo due giornalisti per un tempo così lungo a lavorare su un fenomeno che non conta nulla. Come prima risposta, si potrebbe dire che Galeazzi&Tornielli abbiano sovrastimato l’oggetto dell’inchiesta. Lo lascia pensare lo stesso Galeazzi dicendo candidamente nell’intervista a “Rainews”: Dopo l’uscita della nostra inchiesta sulla ‘Stampa’, un bravo collega del quotidiano Avvenire, Luigi Rancilio, si è fatto proprio questa domanda: quante persone coinvolge questo fronte anti Bergoglio sul web? Così, ha analizzato il traffico dei blog e dei siti citati nel mese di settembre, usando Similarweb (che non sarà preciso al 100% ma è molto affidabile). Ecco i risultati: La nuova Bussola quotidiana 11.200 lettori medi al giorno. Il blog di Antonio Socci 6.833 lettori medi al giorno. Il Timone 3.253 lettori medi al giorno. Il blog di Sandro Magister sull’Espresso 2.870 lettori medi al giorno. Riscossa Cristiana 2.440 lettori medi al giorno. Unavox 1.456 lettori medi al giorno. Il blog di Don Giorgio De Capitani 730 lettori medi al giorno. Il blog Chiesa e postconcilio 284 lettori medi al giorno, Rosso porpora 57 lettori medi al giorno”.
Proprio così caro Luca, è stato il “bravo collega del quotidiano Avvenire” a farsi la domanda e a fare i conti dopo l’uscita dell’inchiesta. Ma questo sarebbe stato compito degli autori della pregevole indagine, prima di lavorarci e prima di pubblicarla. Viene dunque da pensare che Galeazza&Tornielli, in due, sono meno bravi del collega Luigi Rancilio da solo. Da notare, inoltre, che il “bravo collega del quotidiano Avvenire” ha lavorato pure lui un tanto al chilo perché lo stesso Galeazzi ci avverte che Similarweb, lo strumento usato per i conteggi, è affidabile, ma non preciso al 100%. Infatti i numeri forniti risultano anche ridotti della metà.
Eppure, sembra strano che due osservatori di cose vaticane così attenti come Galeazzi&Tornielli non avessero contezza dell’ambiente sotto inchiesta. Non può trattarsi solo di ingenua inavvertenza. Il sociologo eccetera eccetera gli ha persino spiegato che questo dissenso è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi”.
Per inciso, a questo proposito, è un peccato che Galeazzi&Tornielli non abbiano parlato prima con il “bravo collega del quotidiano Avvenire, Luigi Rancilio”, perché forse lui gli avrebbe spiegato che un’affermazione di questo genere va supportata con nomi, cognomi, pseudonimi e con l’estensione dell’imbroglio. La sola affermazione del sociologo eccetera eccetera, invece, fa così ridere da richiamare alla mente quello che si rispondeva da bambini quando si veniva apostrofati con qualche parolaccia: “Chi lo dice sa di essere”. Ma, forse, Introvigne, non è mai stato bambino.
Oltre a questo, caro Luca, il sociologo eccetera eccetera spiega anche che quello dei “dissidenti” “è un movimento che non ha successo perché non è unitario”. È vero, non è un movimento unitario. Lo avevo detto anch’io in una risposta a Galeazzi aggiungendo che Bergoglio può dormire sonni tranquilli.
Ma, allora, ci si deve fare ancora la stessa domanda di prima: perché riempire tutto questo spazio su un giornale se non c’è nulla di cui preoccuparsi? Non penso che il laicissimo, borghese e spesso massonico lettore della “Stampa” dia in smanie per sapere chi sono quei cattivacci che non vogliono bene al povero papa Francesco. Penso invece che la risposta alla nostra domanda stia nel titolo dato a tutta l’inchiesta suggerito dalla sociologia occulta di Massimo Introvigne: “Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin”. Anzi, penso che l’obiettivo fosse proprio quello di fare quel titolo, tirare una riga per terra, stabilire chi sta da una parte e chi sta dall’altra e mostrare che chi sta contro Francesco ed è favorevole a Putin rappresenta una minoranza disunita, malata spiritualmente e politicamente che, nel momento cruciale, non avrà la forza di difendersi. Tolti di mezzo i nomi nella lista di proscrizione, non rimarrà più nulla.
Volendolo, ma più probabilmente non volendolo, i bravi colleghi della “Stampa”, grazie ai suggerimenti dell’uccellino che suggerisce tante informative a Introvigne, ci hanno detto che si sta preparando una battaglia in terra che sarà il riflesso di una battaglia in cielo. La voluta commistione tra fede e politica di cui parlavamo all’inizio, caro Luca, non lascia dubbi in proposito. Ma se le battaglie in terra le minoranze le perdono spesso, quelle in cielo, quando servono Nostro Signore, finiscono sempre per vincerle. Questo il Nemico lo sa, ma spera sempre che l’esito possa essere diverso e quindi si premura di preparare il terreno, seminando disinformazione e paura anche attraverso strumenti inconsapevoli. Ma commette sempre l’errore di pensare che il Potere seduca tutte le creature su questa terra. Molte sì, anche tra coloro che si professano seguaci di Cristo, le seduce. Ma non tutte: una esigua e risibile minoranza no.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo
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Per completezza d’informazione, caro Luca, qui trova l’intervista integrale che ho mandato a Giacomo Galeazzi
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Quali sono a suo parere i punti di debolezza dell’attuale momento della Chiesa cattolica?
Con una breve formula, si potrebbe dire che la madre di tutte le debolezze sta nel fatto che questa Chiesa è perfettamente rappresentata da questo papa. Decenni di cedimenti dottrinali e morali l’hanno portata a compiacersi e a rispecchiarsi in un pontefice che trasmette il messaggio più gradito alle folle di tutti i tempi e di tutte le latitudini: non dovete fare nulla per migliorare. Questa Chiesa ha bandito la fatica di credere e di comportarsi di conseguenza e Bergoglio è venuto a chiudere il cerchio della resa al mondo. Se ci si mette all’uscita di una Messa e si pongono elementari domande di dottrina si scopre che ognuno ha una fede a propria immagine somiglianza, accomunata a quella degli altri dal rifiuto più o meno esplicito della divinità di Cristo.
In cosa ritiene più lacunosa l’impostazione del pontificato di Francesco?
Non voglio usare il termine lacunoso, perché dovrei riconoscere a questo pontificato una buona fede che non vedo. Non vedo errori, anche gravi, in un’azione comunque buona. Vedo un’azione comunque cattiva condotta con grande perizia. L’impostazione di questo pontificato è improntata alla programmatica resa al mondo, alla mondanizzazione della Chiesa. Di fatto è la negazione dell’uomo in ciò che ne costituisce la sua essenza di essere liturgico, creato per adorare e glorificare Dio.
In Cina Francesco sacrifica la difesa della libertà religiosa alle ragioni del dialogo con il governo di Pechino?
Quando si parla di libertà religiosa si intende, impropriamente, la possibilità per un cristiano di professare il proprio credo. Presa in questo senso, Francesco la sacrifica volentieri in Cina come in qualsiasi altro luogo. Anche questo è un tratto mondanizzante. Più osservo l’agire solo politico di questo papa e più vedo concretizzarsi l’accusa mossa da Dostoevskij a Roma nei “Fratelli Karamazov”, quella di essere una Chiesa che si è fata stato rinunciando alla sua vera missione.
Cosa accomuna le varie anime del dissenso a Francesco?
Solo un vago malessere che, però, nasce da ragioni molto diverse. Quando sento certi critici dire che il problema di Bergoglio sarebbe risolto con il ritorno di Ratzinger o con la corretta applicazione del Vaticano II, penso che ci si trovi già in una zona grigia dove il dissenso ha un fondamento sentimentale e non razionale. Sicuramente parole e gesti scandalosi suscitano reazioni sempre più diffuse, ma superficiali. Anche tra molti che riconoscono la vera radice del problema mi pare di vedere un dissenso che tende a istituzionalizzarsi, a diventare, se mi passa la definizione, opposizione di regime. Perché l’abilità di questo papa consiste nell’avere fondato il suo pontificato sulla gestione brutale del potere e, con il potere, una grossa parte di dissenso finisce sempre per trattare. Penso che Francesco, da questo punto di vista, possa dormire sonni tranquilli.
Ricorda un’altra fase storica di così accesa divisione all’interno del mondo cattolico?
Molti risalgono alla crisi ariana, ma penso che uno svilimento della fede così capillare ed entusiastico non si sia mai visto. La Chiesa è stata trasformata in una gioiosa macchina da apostasia su cui i fedeli fanno a gara per salire. La situazione attuale assomiglia alla crisi ariana nella negazione della divinità di Cristo. Prima parlavo anche della negazione dell’uomo come essere liturgico. Ecco, ritengo che una possibile medicina possa venire proprio dalla riaffermazione di questo elemento. Solo il recupero della vera liturgia ci potrà salvare. D’altra parte, Ario diffuse la sua eresia componendo inni religiosi e Sant’Ambrogio lo combatté componendo inni religiosi.
Quali sono le fragilità maggiori dell’attuale pontificato? Incertezza dottrinaria sulla comunione ai divorziati risposati, silenzio sul genocidio dei cristiani in terra d’Islam, spoil system in Curia?
Sono tutte queste insieme. Ma, ribadisco, invece che come fragilità, io le vedo come punti di forza di un disegno preciso di resa alle istanze del mondo. Se ne devo scegliere uno oltre alla negazione dell’uomo come essere liturgico, indico la questione dottrinale in cui viene fatto strame anche dell’ultimo barlume del concetto di verità. Siamo ormai alle comiche finali in cui non si parla più di conversione a Cristo, ma di conversione ecologica. Mi pare che non servano commenti.

“FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi

Redazione20/10/2016

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