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domenica 13 novembre 2016

Con ricordino alla santa della castità?


La parrocchia dove i preti trovano moglie

Nella chiesa Maria Goretti di via Actis adesso tocca a don Emilio, il sacerdote-teologo

                                    In mezzo secolo di vita della comunità di via Actis su sei parroci tre hanno chiesto la dispensa

Qualcuno lo chiama ancora «don», ma Emilio si sposerà in chiesa tra poche settimane e ha invitato alcuni di quelli che fino all’anno scorso erano suoi parrocchiani. L’altro giorno papa Francesco ha visitato sette famiglie formate da ex preti, alzando un velo su una realtà spesso dimenticata, ma per nulla rara. 
Lo sanno bene alla parrocchia di via Actis, dietro via Pietro Cossa, dedicata alla santa della castità, Maria Goretti, dove su sei parroci che si sono alternati in cinquant’anni, tre si sono sposati, come pure uno dei viceparroci. 

DON MICHELE 
Per i fedeli è sempre stato motivo di dispiacere e divisione. Quando don Michele Abrate si sposò a fine Anni 80 con una parrocchiana, con cui ha avuto due figli, invitò i fedeli alle nozze. «Il nuovo parroco don Mario, che fu mandato a “normalizzare” la chiesa, si oppose, ci disse di non andare - racconta Giorgio, uno di quelli che disobbedirono -. Don Michele era un prete fantastico, con me che ero nel Consiglio pastorale si confidò. Furono momenti difficili.  
Passarono circa sette anni prima che ottenne la dispensa, il via libera per potersi sposare in chiesa. Altri tempi. Emilio la dispensa l’ha ottenuta in un anno. Si era sposato in Comune e da pochi giorni è papà. La diocesi, già col cardinale Poletto e oggi con Nosiglia, incontra regolarmente i preti sposati e le loro famiglie. 

L’ANIMA GEMELLA  
«Don Emilio (lo chiama ancora così, ndr) è passato per farmi conoscere il bimbo e pochi giorni fa sono stato da don Michele e moglie» dice don Nino Olivero, attuale parroco, il settimo. Che mette le mani avanti e sorride: «Ho un fratello gemello, ma non ho ancora trovato l’anima gemella».  
Ma torna subito serio: «La gente ci rimane male ogni volta, anche perché parliamo di sacerdoti molto validi, che hanno fatto molto bene alla comunità». Il libro appena pubblicato sui 50 anni della chiesa fa un excursus sui sacerdoti, ma non accenna alla «seconda vita». Il primo a lasciare è stato anche il primo parroco. Don Enrico Frigerio, che arrivò nel ’59. Fece costruire la casa parrocchiale e la scuola materna, dove c’erano solo campi. Nacque una cappella, la chiesa vera e propria arrivò nel ’66. «Andò via senza dire il motivo – ricorda Franco Griva, memoria storica – ma si sapeva che era per una parrocchiana. Non l’ho più incontrato».  
«Ha celebrato lui il mio matrimonio – racconta Beppe, altro fedele della prima ora – molti anni dopo lo incontrai al mercato: aveva avuto cinque figli». 
La strada da lui segnata è stata seguita da don Michele Abrate. «Era bello e aveva seguito, ma era molto serio – ricorda un parrocchiano – conobbe una donna di cui si innamorò». Stesso film per il viceparroco Piergiorgio Tosatto. È rimasto a vivere non lontano ed è diventato commercialista, alcuni fedeli hanno conservato un rapporto di amicizia, di fiducia, al punto da rivolgersi a lui per il 730. Infine don Emilio, per molti è stato un fulmine a ciel sereno: «È un fine teologo e sembrava un tradizionalista». 

IL CELIBATO  
C’è chi ha scelto di dire apertamente le ragioni dell’addio, altri le hanno taciute. Ma le notizie, per dirla con De André, volano veloci di bocca in bocca. «La visita del Papa a quelli che spesso sono considerati gli ultimi della chiesa – dice il signor Griva – mi ha toccato molto». E tra i fedeli si formano i due partiti, pro o contro il celibato. «È una legge della Chiesa – dice il parroco don Nino – come l’ha messa può toglierla: ci sono preti di tradizione orientale sposati».  
Don Nino, che per quanto lo riguarda è contento della sua scelta, ritiene che non sarebbe una panacea dal calo delle vocazioni. Ricorda quanto detto dal Vaticano sulla visita del Papa a chi ha lasciato il sacerdozio «per solitudine, incomprensione, stanchezza, dubbi: chi dice che, anche se avessero potuto sposarsi, non se ne sarebbero comunque andati».