ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 17 novembre 2016

Dubia non habent..

In una tre giorni svolta ad Assisi sulla Amoris Laetitia con tutti i responsabili diocesani della famiglia, la Conferenza episcopale italiana promuove la comunione ai divorziati risposati e legittima i gruppi Lgbt cristiani, confondendo l'accoglienza della persona con la promozione del suo stile di vita.I vescovi italiani non hanno dubbi: gli attivisti gay entrano nei piani pastorali

Se sulla esortazione apostolica Amoris Laetitia quattro cardinalihanno espresso cinque “Dubia” (dubbi), vale a dire delle domande di chiarimento che vanno al cuore della fede cattolica, chi non ha assolutamente dubbi è la CEI, la Conferenza episcopale italiana. Lo scorso fine settimana ha radunato ad Assisi oltre 500 responsabili diocesani di pastorale familiare per riflettere sulla Amoris Laetitia e individuare le linee pastorali in materia. In realtà per i convenuti c’era ben poco da riflettere, solo prendere atto di ciò che i responsabili Cei avevano già deciso. E dietro tanti discorsi fumosi – così almeno appaiono dal resoconto della tre giorni pubblicato ieri da Avvenire – è chiaro che gli obiettivi sono due, i soliti: comunione ai divorziati risposati e promozione dell’omosessualità. 
Per capire l’antifona bastano le poche citazioni riportare da Avvenire. Si deve passare dalla Familiaris Consortio alla Amoris Laetitia, dice ad esempio un poetico don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio famiglia della Cei: «Con le stesse note è stata scritta una musica completamente nuova». Tradotto vuol dire: scordatevi san Giovanni Paolo II. Monsignor Vincenzo Paglia, neo presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia cade invece in un umorismo involontario quando dice – lui che ha ancora qualche guaio con le procure - che «non siamo più schiavi della legge ma figli della libertà della Grazia».

E poi c’è il teologo moralista Basilio Petrà secondo cui la «tradizionale posizione cattolica» non consiste nel «compiere sempre la norma come si dà oggettivamente», ma nel «fare ogni momento il bene che appare possibile e doveroso in coscienza»; così si «rimane in grazia di Dio, anche se oggettivamente non ci fosse coincidenza con la norma». Traduciamo in immagini: il comandamento dice “non commettere adulterio”, ma se in un dato momento non mi trattengo e mi concedo un’avventura o un’altra relazione resto comunque in grazia di Dio se ritengo che questo sia il massimo che riesco a fare. E lo stesso dovrebbe valere per il furto, l’omicidio e via dicendo. Una concezione che così espressa potrebbe creare qualche problema perfino ai protestanti, e che sicuramente scandalizzerebbe qualsiasi buon cattolico che abbia studiato appena un po’ di catechismo; ma per il professor Petrà questa è la tradizionale posizione cattolica. Complimenti.
Ma la questione più scottante riguarda l’omosessualità, ovvero la presentazione di testimonianze e linee pastorali di accoglienza che vanno nella esclusiva direzione dell’accettazione non delle singole persone, ma dell’omosessualità come tale, vissuta in realtà di coppia. E guarda caso a fare da mattatore insieme ad altri “testimoni” – di cui meglio riferisceRepubblica – c’era ancora quel padre Pino Piva, gesuita, già protagonista di una trasmissione alcuni mesi fa su Tv2000 che aveva scandalizzato molte persone per i suoi contenuti sfacciatamente pro-omosessualità e a favore di relazioni omosessuali di coppia. Qualcuno, benevolo o ingenuo, aveva detto che quel programma all’insegna di «l’importante è l’amore» era probabilmente un incidente, un errore di qualche redattore poco avvertito. Balle, il convegno CEI di Assisi dimostra che la strada che si vuole percorrere è proprio quella di legittimare i rapporti omosessuali come tali, una semplice variante della natura umana. E del resto, non è lo stesso Avvenire che per mesi – discutendo la legge Cirinnà – ha chiesto il riconoscimento delle unioni omosessuali basta che non siano parificate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna?
Sia ben chiaro: qui non è in discussione l’accoglienza per la persona con tendenze omosessuali, che nella Chiesa – checché ne dica Avvenire e qualche papavero CEI – c’è sempre stata (chiedere ai tanti preti che passano ore e ore in confessionale). Ciò che prima non era accettata come normale e proponibile è l’omosessualità in quanto tale. E invece oggi è proprio questo che sta proponendo la CEI, e in tante diocesi ormai c’è una pastorale che consiste nell’incoraggiamento della associazioni Lgbt cristiane, che poi chiamano accompagnamento. Ma in questo modo si fa solo attivismo gay, non certo il bene delle persone con tendenze omosessuali. Tanto è vero che la CEI emargina e boicotta quelle esperienze di accompagnamento – vedi Courage o l’Associazione Lot di Luca di Tolve – che propongono percorsi che partono dal riconoscimento della sofferenza insita nella condizione di omosessualità, in sintonia con quanto anche si trova nel Catechismo. Ma figurarsi se di questi tempi può essere proponibile il Catechismo: direbbe monsignor Paglia che «non siamo più schiavi della legge».
di Riccardo Cascioli 17-11-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-vescovi-italiani-non-hanno-dubbigli-attivisti-gay-entrano-nei-piani-pastorali-18066.htm
Burke spiega i dubia: "In atto una divisione tremenda"
Dopo la pubblicazione dei cinque “dubia” (dubbi) avanzati da quattro cardinali al papa e relativi all’esortazione apostolicaAmoris Laetita, uno di loro è intervenuto per sottolineare come la decisione grave, ma comunque ammessa dal diritto canonico, presa con sincero spirito filiale e amore alla Chiesa, deve essere vista come “un atto di carità, unità e preoccupazione pastorale, invece che come un’azione politica”. 
Sono le parole del National Chatolic Register che ieri ha intervistato il cardinale Raymond Burke, patrono del Sovrano militare ordine di Malta. “Sua Eminenza, cosa pensa di ottenere con questa iniziativa?”, gli ha domandato il giornalista Edward Pentin. “Solo una cosa – ha replicato il cardinale – ossia il bene della Chiesa. Ce ne sono molti altri certamente, ma questi cinque punti critici hanno a che fare con i princìpi morali immutabili. Perciò noi, come cardinali, abbiamo giudicato nostra responsabilità a richiedere un chiarimento relativo a tali questioni, in modo da porre fine a questa confusione dilagante che sta di fatto guidando le persone nell’errore”.
La mancanza di verità, infatti, sta producendo lacerazioni enormi. Basti pensare, ha proseguito Burke, che “i preti sono divisi fra loro, i preti dai vescovi, i vescovi fra loro. E’ in atto una divisione tremenda”. L’ambiguità di fondo è contenuta nel capitolo ottavo dell’A.L., per cui ci sono direttive di alcune diocesi secondo cui i preti in confessionale possono, “se lo ritengono necessario, permettere a una persona che vive un’unione adultera, e che continua a viverla, di accedere ai sacramenti, mentre in altre diocesi, in accordo a quella che è sempre stata la pratica della Chiesa, un prete può dare questo permesso solo a chi prende il fermo proposito di pentimento e di vivere castamente”. Poi ha ricordato cosa dice il Vangelo sull’adulterio, per cui il matrimonio sarebbe messo in pericolo dalla prima prassi, la quale, se ammessa, nega o l’indissolubilità o il fatto che la Comunione è davvero il corpo di Cristo. Inoltre il punto non concerne solo la comunione ai divorziati, bensì l'esistenza di norme morali immutabili e di un male intrinseco e oggettivo di una determinata azione.
Perciò, a chi giudica politica l’azione dei cardinali, Burke ha ribadito rincarando che la risposta a questi dubbi deve essere pubblica perché molte persone dicono: “Siamo confuse e non capiamo perché i cardinali o qualche autorità non interviene per aiutarci”. E ancora: “Posso assicurare che conosco tutti i cardinali coinvolti e che questa decisione è stato intrapresa con il più grande senso di responsabilità come vescovi e cardinali. Ma è anche stata intrapresa con il massimo rispetto per il ministero petrino”. Infatti, riguardo all’idea del papa come un rivoluzionario che deve cambiare la Chiesa il cardinale ha chiarito che non è questa la funzione di Pietro, ma quella di difendere la dottrina servendo le verità di fede, così come sono state tramandate dalla Chiesa fin dai primi tempi.
A questo punto Pentin si è chiesto cosa possono fare da soli quattro cardinali e la risposta è stata: “La questione è la verità. Nel processo di san Tommaso Moro qualcuno gli ha detto che molti dei vescovi inglesi avevano accettato l’ordine del re e lui ha replicato che poteva anche essere vero, però il santo in cielo non accettò (…) anche fossimo stati uno, due o tre, se si tratta di una questione di verità essenziale alla salvezza delle anime, allora dove essere detta”. Il giornalista ha incalzato domandando a Burke chi bisogna seguire in caso di conflitto sulla verità della tradizione: la tradizione o l’autorità? Il cardinale ha risposto che “ciò che vincola è la tradizione. L’autorità della Chiesa esiste solo per servire la tradizione. Penso al passo di san Paolo nella lettera Galati (1, 8): “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema”. Perciò, nel caso in cui un papa dicesse un’eresia, sarebbe "un dovere, come già accaduto storicamente, dei cardinali e dei vescovi chiarire che il papa sta insegnando una cosa errata e chiedergli di correggerla”.
Insiste Pentn: e se il Papa non rispondesse ai dubbi esposti? "Esiste, nella tradizione della Chiesa, la pratica della correzione del pontefice romano. Si tratta di qualcosa di molto raro ovviamente. Ma se non ci ricevessimo risposta ai dubbi, allora direi che dovremmo correggere con un atto formale un errore grave", ha concluso il porporato.
di Benedetta Frigerio 17-11-2016

2 commenti:

  1. pauroso...la cei continua a offendere Gesù tradendo spudoratamente il mandato di essere suoi testimoni fino ai confini della terra...non possiamo riconoscerci in questi apostati quanto il v.d.r....Dio abbi pietà di noi non imputarci il loro peccato!

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  2. fino a quando, mi chiedo, fino a quando il Signore tollererà tanta impudenza e sfrontatezza? tanta superbia e orgoglioso affronto? papa e vescovi passati armi e bagagli nelle fila del nemico di Cristo ! Ho letto, non ricordo dove, che quando Roncalli lesse il 3° segreto di Fatima ebbe un malore; la fonte ne riporta anche il motivo : il messaggio avrebbe parlato di un papa sotto il potere di satana, e G XXIII temeva di essere lui quel papa. Ancora, ho leto che poco prima di spirare emise un grido "molo Dio, cosa ho fatto !", aggiungendo poi "fermate il concilio!" speriamo che abbia avuto la grazia di una illuminazione dall'Alto sulle tremende conseguenze che il suo "aggiornamento" avrebbe prodotto nei decenni a venire e si sia pentito in extremis. Ma purtroppo i danni, i disastri sono arrivati comunque. Montini si guardò bene dal fermare il Concilio, anzi, lo manovrò abilmente per ottenere i risultati desiderati (tacere sulle stragi operate dal comunismo sovietico, cambiare la liturgia, svilire il ruolo del pontefice, ecc.)

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