ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 11 novembre 2016

“Non essere d’accordo e tuttavia continuare ancora ad essere cattolici”.

Una conversazione con Mons. Fellay
di Don Kevin M. Cusick

Esclusiva dalla Fraternità San Pio X.
Mons. Fellay parla con Rorate Caeli dei negoziati con Roma in occasione della benedizione del più grande seminario tradizionale del mondo, in Virginia, USA



Don Kevin M. Cusick, corrispondente di Rorate Caeli per l’apertura del seminario della Fraternità San Pio X in Virginia, è cappellano della Marina Militare e il pastore della chiesa di San Francesco di Sales a Benedict, nel Marylamd, Arcidiocesi di Washington








I fedeli sono convenuti da ogni parte del mondo

Decine di auto provenienti da molti Stati e dal Canada sono allineate sul viale di ghiaia che porta alla strada asfaltata che collega la piccola città di Dillwyn, Virginia, con il nuovo seminario della Fraternità San Pio X, posto sulla collinetta al centro della proprietà. Ho trovato un posto libero lungo un sentiero laterale e mi incammino insieme ai fedeli giovani e anziani che si dirigono ad assistere alla Santa Messa, atto d’inizio degli eventi della giornata programmata per inaugurare la nuova sede principale degli Stati Uniti per svolgere la missione di formare i sacerdoti dell’apostolato.

Una coppia non cattolica venuta da Farmville, Virginia, si ferma e mi offre un passaggio, ha un ospite VIP della Camera di Commercio. Riconoscente accetto: le mie scarpe ordinarie mal si adattano per l’escursione del tratto che c’è ancora davanti a me, a tratti fangoso. Lascio il veicolo prima di una grande tenda bianca dov’è già iniziata la Messa Pontificale, i sacerdoti stanno confessando sui prati accanto ad essa.

Gli eventi della giornata

All’interno della tenda trovo posto a sedere sul davanti, accanto alle suore della FSSPX, vicino all’altare provvisorio. La tenda è zeppa di oltre 1.000 intrepidi fedeli, le scarpe incrostate da un po’ di fango, prova eloquente delle difficoltà che essi sono disposti a sopportare per la Fede alimentata dalla Messa di sempre. La gran parte delle famiglie ha senza dubbio appreso a partecipare alla Messa su un campo, sotto le intemperie, nel corso degli anni di quello che è stato un apostolato spesso senza fissa dimora. Tuttavia, il pieno sole di oggi promette una benedizione della natura per accompagnare il ministero sacramentale del vescovo.

La Messa è stata certamente bella, con l’accompagnamento della fedeltà alla tradizione, tramandata per garantire la lode e l’onore da rendere a Dio. La schola del seminario e gli accoliti si presentavano come vigili e attenti soldati al servizio del Signore, oggi per essere formati, in futuro per lottare per i Suoi diritti in quanto Dio, in mezzo agli uomini che a volte vengono meno alla loro devozione amorosa per Lui.

L’omelia di Mons. Fellay

Nella sua omelia, Mons. Fellay ha parlato in modo semplice e senza pretese del nuovo seminario, della vita dei seminaristi, della missione del sacerdozio nella Chiesa per la salvezza delle anime. E ha ricordato che la preghiera, il silenzio, le letture spirituali e il distacco dalle cose terrene sono tra gli elementi necessari per gli uomini chiamati al sacerdozio.

Molti giovani e molte famiglie provenienti da una dozzina o più di Stati, presenti tra i convenuti, sono una forte promessa per il futuro. Alcuni in coda per il pranzo prima di me erano venuti in volo da Saint Mary, Kansas. Si notavano delle parlate europee, in linea con la forte identità internazionale della Fraternità.

L’edificio del seminario aveva ricevuto l’autorizzazione a entrare in funzione solo il giorno prima e anche a condizione che un camion di pompieri fosse presente tutto il tempo. Un generoso benefattore aveva reso la cosa possibile, così tutto ha potuto procedere come previsto.

Il pranzo ha avuto luogo nel vasto refettorio sotto un imponente crocifisso, mentre tanti tavoli sono stati allestiti nel cortile intorno al serbatoio d’acqua necessario in caso di incendio, vista la posizione isolata del seminario.


La benedizione

La processione per la benedizione ha avuto inizio a partire dalla piccola cappella del seminario, dove il vescovo e il clero hanno iniziato la preparazione, poi sono usciti tra i fedeli e hanno iniziato le litanie e le preghiere di benedizione.
Per primo è stato benedetto l’esterno dell’edificio, poi gli interni, il refettorio e il crocifisso, mentre si cantava l’“Asperges me”. Le campane di bronzo non liturgiche provenienti dalla Francia, sono state benedette fuori e poi appese nei corridoi e nelle aule per segnare i tempi della giornata del seminario.

L’edificio del seminario ricorda un castello romanico francese, con le sue torri angolari rotonde ricoperte da tetti conici. Le rifiniture sono accurate per assicurare una costruzione di qualità in grado di durare per molti anni: in mattoni, pietra, ardesia e rame. La pavimentazione in travertino verrà posata sul battuto di cemento, le pesanti porte di legno e le ringhiere anch’esse di leglo sono state realizzate da seminaristi pratici nel mestiere di carpentiere. Questi si sono dedicati amorevolmente ad un buon lavoro artigianale destinato a  riflettere sia la bellezza del nostro Dio Creatore in ciò che Egli ha creato, sia la Sua immagine nell’uomo capace di renderGli lode.

Ho incontrato Mons. Fellay dopo un giro del seminario, i lavori di rifinitura erano momentaneamente sospesi per assicurare l’ospitalità necessaria per i numerosi ospiti della giornata. Il lavoro è progredito abbastanza da permettere l’adorazione, la preghiera e l’inizio dei corsi. La nostra conversazione è stata resa possibile dalla gentilezza degli addetti alle relazioni con i media e dei sacerdoti della Fraternità.

“Quasi pronta”

Ho chiesto al vescovo se avesse buone notizie da condividere sullo stato della Prelatura personale che si dice sia stata offerta da Roma al fine di integrare pienamente e in modo permanente la Fraternità nella vita della Chiesa universale. Il vescovo ha descritto gli attuali accordi come “quasi pronti” e in fase di ritocco finale; il suo comportamento e la sua espressione esprimevano fiducia e serenità. Quando ho chiesto dello stato della questione liturgica, egli mi ha subito risposto che gli sviluppi delle procedure canoniche avevano già superato quel punto. Ma, ha detto, “il problema non è lì”, ma col Vaticano II.

“C’è ancora bisogno di qualche chiarimento”

Ha poi specificato che, tuttavia, sui documenti del Vaticano II si sta discutendo, questione di cui molti lettori sono già a conoscenza, i restanti punti critici sono quelli sui documenti che trattano la libertà religiosa, l’ecumenismo e la riforma della liturgia. La Fraternità è stata molto ferma e costante nel corso degli anni nell’affermare che questi insegnamenti sono incompatibili con la tradizione integrale della Chiesa.

Il vescovo raccomanda tre importanti interviste rilasciate da Mons. Pozzo e pubblicate dal giornale dei vescovi francesi, La Croix, come una buona fonte per un’adeguata sintesi dello stato attuale dei colloqui tra la Fraternità e la Santa Sede, perché “esse espongono chiaramente la posizione di Roma”. La più recente è stata pubblicata nel mese di luglio.

Il vescovo ha continuato dicendo che i colloqui con Roma sui documenti del Vaticano II sono in una fase di “chiarimento”. Ed ha parlato di questo tenuto conto in particolare della dichiarazione di Mons. Müller secondo il quale la Fraternità deve accettare il Vaticano II, comprese le parti in discussione.

“I modernisti”

Il vescovo ha detto che “c’è un sacco di pressione da parte di quelli che noi chiamiamo i modernisti” per rendere le cose impossibili circa l’integrazione della Fraternità.

Egli ha detto che qui è in ballo “una certa mentalità” e “lei sa che è molto difficile cambiare mentalità”; si tratta della mentalità di “una certa generazione” e queste cose “richiedono tempo”. Ha detto che dobbiamo arrivare a un punto in cui è possibile che, riguardo ai detti punti in questione del Vaticano II, si possa “non essere d’accordo e tuttavia continuare ancora ad essere cattolici”.

Mons. Fellay sembra preparato ad aspettare se necessario, impegnando il suo tempo a lavorare perché la Fraternità continui a crescere e prosperare.
L’ho ringraziato per il suo ministero di vescovo e per la bella Messa e omelia che ha dato inizio a questo primo giorno di una nuova fase nella vita della Fraternità.

Gli uomini in fila che come sacerdoti rafforzeranno la vita già vigorosa della Fraternità e inizieranno la loro formazione nel nuovo seminario, approntato per 120 seminaristi, sono un segno di robusta fede. Qui non ci sono modernisti







Pubblicata sul sito americano Rorate Caeli


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1715_Rorate_Caeli_Conversazione_Fellay.html

2 commenti:

  1. Accordi con Roma, con questa Roma ? sicuramente Mons. Léfèbvre no li avrebbe mai accettati, né tantomeno ricercati. Sto leggendo i suoi scritti e rimango stupefatto da come gli attuali capi della Fraternità possano abbandonare la strada indicata dal loro Fondatore. Proprio adesso che la Fraternità avrebbe bisogno di avere le mani libere, per dimostrare "urbi et orbi" le follie di questo pontificato apostata ed ultraeretico (Lund docet) si fa legare le mani dalle condizioni intransigenti del Vaticano? (accettazione integrale del CV II e sottomissione al papa). Ma non ricordano più le inequivocabili critiche mosse ai papi conciliari ed al loro conciliabolo da Mons. Léfèbvre ne "Il colpo da maestro di Satana", "Accuso il Concilio", "Vaticano II - la dubbia autorità di un Concilio" ? (per rimanere solo a quelli che ho appena letto), e le ferme posizioni assunte dal Fondatore in materia di accordi col Vaticano occupato dai modernisti?Li stiamo perdendo, il piccolo gregge cattolico disperso nella diaspora li sta perdendo, questi santi sacerdoti cattolici : Dio ci salvi e scampi da questo abbraccio mortale con gli eretici che occupano tutte le sedi ma non hanno più un briciolo di fede; come fa a non vederlo, Mons. Fellay? pensi a S. Atanasio e segua il suo esempio. Pace e bene.

    RispondiElimina
  2. Mons. Fellay ha detto che dobbiamo arrivare a un punto in cui è possibile che, riguardo ai detti punti in questione del Vaticano II, si possa “non essere d’accordo e tuttavia continuare ancora ad essere cattolici”.

    Bene, questo è il punto che zittisce tutti questi pseudo difensori della Fraternità che si stracciano le vesti in vista di un possibile accordo che secondo loro non sa da fare.....
    Bene bene....mi chiedo, ma dov'erano prima questi nuovi difensori della Fraternità quando la stessa per 40 anni è stata perseguitata, quando è stata divisa al suo interno dai rami secchi che si son staccati (in primis i sedevacantisti e poi la FSSP e IBP, dov'erano? Perchè tutto questo interessamento oggi quando potevano aiutarla a rinforzare le fila allora così che oggi la stessa avrebbe più voce in capitolo?
    So di personaggi che con la scusa del motu proprio o con la scusa della non chiara posizione (gli ignoranti e quelli in malafede ancora oggi blaterano che la FSPX è scomunicata e scismatica)snobbano e criticano la Fraternità e guarda caso proprio sul punto degli accordi su una Prelatura personale.... ma guarda un po' ...e poi hanno anche il coraggio di accusare mons. Fellay pure di eresia affidandosi a ciò che passano certe interviste come la Croix ... e altri simili... non sarà forse perchè rosicano?
    Risposta: certamente si!!! Il loro digrignare si sente lontano un miglio....

    RispondiElimina