ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 24 dicembre 2016

Siluri in cerca di bersaglio?

Il Papa e Malta: un commissariamento fasullo

(Roberto de Mattei su Il Tempo, 24 dicembre 2016) Il Papa ha commissariato l’Ordine di Malta? La strategia del commissariamento piace indubbiamente a papa Francesco, che ha già adottato questo provvedimento draconiano contro due istituti religiosi da lui considerati troppo “tradizionali”: i Francescani dell’Immacolata e i religiosi del Verbo Incarnato. E non è un caso che l’annuncio di una commissione per «raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda che ha recentemente interessato il Gran Cancelliere dell’Ordine, Sig. Albrecht Freiherr von Boeselager» sia stato dato dalla Sala Stampa Vaticana il 22 dicembre, proprio mentre papa Bergoglio trasformava i tradizionali  auguri di Natale alla Curia in una dura rampogna contro chi resiste al suo progetto di mutamento radicale della Chiesa, con implicito riferimento al cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta. Ma in questi caso lo strumento del commissariamento proprio non è possibile.

Come spiega don Fabrizio Turriziani Colonna in un documentato studio dedicato a Sovranità e indipendenza nel Sovrano Militare Ordine di Malta (Libreria Editrice Vaticana 2006), Ordine di Malta e Santa Sede si pongono l’uno di fronte all’altro come soggetti di Diritto Internazionale e quindi in una posizione di indipendenza reciproca. L’Ordine di Malta ha infatti una duplice personalità giuridica che, sul piano del Diritto Canonico, lo subordina alla Santa Sede, ma sul piano del Diritto internazionale gli assicura l’indipendenza da essa. Il fatto che l’Ordine di Malta intrattenga relazioni diplomatiche con 94 Stati e abbia un ambasciatore presso la Santa Sede, conferma che, in un certo ambito, i rapporti sono da pari a pari. Il Sovrano Militare Ordine di Malta è, in una parola, uno Stato sovrano, sia pure privo di territorio, geloso della sua autonomia e delle sue prerogative. In nove secoli di storia, i Cavalieri di Malta si sono coperti di gloria, versando il loro sangue per la Chiesa, ma  i conflitti con la Santa Sede non sono mancati. L’ultimo, narrato da Roger Peyrefitte (Chevaliers de Malte, Flammarion, Paris 1957), fu nel secondo dopoguerra del Novecento, quando l’Ordine riuscì a sventare il tentativo di fusione con i Cavalieri del Santo Sepolcro. Il braccio di ferro si concluse nel 1953 con la sentenza di un Tribunale cardinalizio che  riconosceva la sovranità dell’Ordine di Malta, pur affermando la sua dipendenza dalla Santa Sede per quanto riguarda la vita religiosa dei cavalieri. L’Ordine di Malta accettò la sentenza, condizionandola ad alcuni punti: 1) il riconoscimento dei diritti a lui derivanti come soggetto di diritto internazionale; 2) la limitazione della dipendenza religiosa dell’Ordine ai soli cavalieri professi e Cappellani; 3) l’esclusione di una soggezione alla Segreteria di Stato vaticana. La competenza della Santa Sede non riguarda dunque il governo interno ed internazionale dell’Ordine, ma si limita all’ambito strettamente religioso.
A questo punto si potrebbe immaginare che il Papa, avendo ravvisato deviazioni di ordine dottrinale e morale tra i cavalieri, abbia ritenuto di intervenire per raddrizzare la situazione. Che cosa è accaduto invece? Essendo venuto alla luce che Albrecht von Boeselager, nel periodo in cui era Grande Ospedaliere dell’Ordine, aveva abusato del suo potere, promuovendo la distribuzione di decine di migliaia di preservativi e di contraccettivi, anche abortivi (come documentano i report relativi al programma delle Nazioni Unite contro HIV/AIDS in Myanmar), il Gran Maestro Matthew Festing è intervenuto per por fine allo scandalo e ha chiesto a Boeselager di rassegnare le dimissioni, facendo appello al voto di obbedienza da lui prestato. Il Gran Cancelliere forte della sua amicizia con il segretario di Stato Pietro Parolin e della recente nomina di suo fratello Georg nel board dello IOR, ha respinto con arroganza la richiesta, rivendicando il suo comportamento di cattolico “liberale”.
La creazione da parte della Segreteria di Stato di un gruppo di inchiesta di cinque membri, tutti più o meno legati a Boeselager, costituisce un grave caso di ingerenza nel governo dell’Ordine. La Santa Sede dovrebbe limitarsi a vigilare sulla vita religiosa attraverso il Cardinale patrono, che è il cardinale Burke, nominato dallo stesso papa Francesco. Il Papa ha tutto il diritto di informarsi in merito alle vicende interne dell’Ordine, ma è irrituale che ciò avvenga attraverso una commissione che scavalca il rappresentante pontificio, a meno di non voler porre quest’ultimo sotto accusa. Un cardinale però può essere giudicato solo dai suoi pari e non da burocrati vaticani. Altrettanto improprio è affidare ad una commissione vaticana il giudizio su vicende che riguardano non la vita religiosa, ma il governo dell’Ordine, mettendo sotto accusa, in questo caso, il Gran Maestro. Bene ha fatto dunque quest’ultimo a rifiutare l’operato fasullo della commissione.
Purtroppo non è fasulla solo la procedura, ma soprattutto il giudizio nel merito, da parte delle Autorità vaticane. Chi, in spregio al Magistero della Chiesa, favorisce contraccezione ed aborto, e viola i propri voti, oggi merita di essere riabilitato. Chi difende l’insegnamento della Chiesa e l’integrità morale delle istituzioni a cui appartiene, è invece accusato di “resistenza malevola” al Santo Padre e finisce sul banco degli imputati. C’è da augurarsi che i Cavalieri reagiscano. La posta in gioco è la sovranità dell’Ordine di Malta, ma anche la sua tradizione di ininterrotta difesa della fede e della morale cattolica. (Roberto de Mattei su Il Tempo, 24 dicembre 2016)
Scontro "maltese" Non serve tirare in ballo Burke

Giovedì il Vaticano ha disposto la costituzione di una commissione che dovrà analizzare la situazione all’interno del Sovrano Militare Ordine di Malta. E’ di pochi giorni fa la notizia del siluramento del Gran Cancelliere dell’Ordine, Albrecht Freiher von Boeselager; un uomo di nobile famiglia tedesca, il cui fratello, Georg Freiherr von Boeselager, è stato recentemente nominato membro del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior.  La motivazione dell’allontanamento sarebbe quella per cui l’ex Gran Cancelliere avrebbe distribuito preservativi e pillole del giorno dopo in Africa, mentre era incaricato di attività caritatevoli in quel continente per conto dell’Ordine.

IL COMUNICATO
Lo scorso 13 dicembre l’Ordine dei Cavalieri di Malta ha diramato un comunicato: «martedì 6 dicembre si è manifestata una situazione estremamente grave e insostenibile in merito alla carica di Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta di Albrecht Freiherr von Boeselager. Il Gran Maestro ha chiamato Boeselager per un incontro in presenza del Gran Commendatore, Fra Ludwig Hoffmann von Rumerstein e del Cardinale Raymond Leo Burke, rappresentante del Santo Padre presso l’Ordine di Malta. Nel corso dell’incontro, il Gran Maestro ha ritenuto – con grande rammarico per i sui numerosi anni di servizio nell’Ordine – che la situazione esigesse le dimissioni di Albrecht von Boeselager quale Gran Cancelliere. Dopo il rifiuto di Boeselager, il Gran Maestro non ha avuto altra scelta che ordinargli, alla presenza del Gran Commendatore e del Cardinale Patrono, in base alla promessa di obbedienza, di dimettersi. Boeselager ha rifiutato nuovamente. A quel punto, il Gran Commendatore, con l’appoggio del Gran Maestro, del Sovrano Consiglio e della maggior parte dei membri dell’Ordine in tutto il mondo, ha avviato un procedimento disciplinare attraverso il quale un membro viene sospeso dall’appartenenza all’Ordine, e quindi da tutte le cariche all’interno dell’Ordine stesso. La ragione della sospensione da Gran Cancelliere è dovuta a gravi problemi accaduti durante il mandato di Boeselager come Grande Ospedaliere dell’Ordine di Malta, e il successivo occultamento di questi problemi al Gran Magistero, come dimostrato in un rapporto commissionato dal Gran Maestro l’anno scorso».
LA COMMISSIONE VATICANA
Il Vaticano, che era a conoscenza dei problemi, anche perché direttamente affrontati dal Cardinale Patrono nell’ultima udienza con il Papa, ha istituito una Commissione per chiarire l’intera vicenda. Secondo alcune fonti, il von Boeselager dopo la sua defenestrazione avrebbe fatto pressioni (anche presso la Santa Sede) per chiarire la sua posizione e mostrare l’ingiustizia patita. Tutto ciò avrebbe portato ad una accelerazione che ha condotto alla nomina da parte del Papa della commissione di cinque membri «con l'incarico di raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda che ha recentemente interessato il Gran Cancelliere dell’Ordine, Sig. Albrecht Freiherr von Boeselager». Rimane il dubbio su questa improvvisa accelerazione sulla nomina della commissione, perché alcuni sostengono che sarebbe dovuta avvenire solo nei primi mesi del 2017. Comunque sono stati incaricati mons. Silvano M. Tomasi, nunzio apostolico e delegato del nascituro dicastero vaticano per la Promozione umane integrale; il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda; l’avvocato belga Jacques de Liedekerke, ex Gran Cancelliere dal 2001 al 2004; l’esperto di finanza  Marc Odendall; e il banchiere libanese Marwan Sehnaoui, membro dell’Ordine di Malta.
UNA DISPUTA INTERNA ALL’ORDINE
L’inchiesta interna sull’operato di Albrecht Freiher von Boeselager sarebbe in atto da tempo. Prima di essere Gran Cancelliere, quindi con ruolo di carattere prettamente politico-diplomatico, il Boeselager aveva avuto l’ufficio di Gran Ospedaliere, cioè incaricato di seguire missioni estere di natura caritatevole organizzate in diverse parti del mondo. Secondo quanto trapela, von Boeselager avrebbe saputo del comportamento di personale medico e sanitario impegnato in diverse missioni in Africa tutt’altro che in linea con la dottrina cattolica; ma non avrebbe mai informato le alte cariche dell’Ordine. Il frutto di queste indagini ha portato alla scelta del Gran Maestro, Fra’ Festing, di chiedere le dimissioni di Boeselager sulla base del fatto che è un cavaliere in obbedienza. Una richiesta in punta di diritto, visto che normalmente le alte cariche devono essere revocate dal capitolo generale. Tuttavia, secondo le fonti ufficiali dell’Ordine, «una situazione estremamente grave e insostenibile» si è palesata, al punto che il Gran Maestro ha scelto di operare utilizzando una richiesta di obbedienza.
Va ricordato che all’interno dell’Ordine è proprio il Gran Maestro che ha poteri religiosi e di governo, ed è lui che ha chiesto al cardinale patrono Burke di essere presente al momento della decisione, visto il legame dell’Ordine con la Santa Sede. Eppure diverse ricostruzioni giornalistiche tentano di tirare in ballo il cardinale in qualità di occulto regista “ultra-tradizionalista”. Ciò che sembra emergere, invece, è una sorta di regolamento di conti interno al Sovrano Ordine di Malta. Da una parte chi propende per una visione più religiosa dell’Ordine e dall’altra chi, invece, ne ha una visione più laica, la prima sarebbe portata avanti dalla componente anglosassone (di cui fa parte il Gran Maestro) e la seconda, invece, più seguita dalla componente di lingua tedesca (di cui fa parte von Boeselager). I francesi, altra area linguistica importante, in questo momento si sarebbero posizionati con il Gran Maestro, più che altro per questioni di equilibri interni e di opportunità.
COSA SUCCEDERA’?
La commissione incaricata dovrebbe fornire una relazione al Papa verso la fine di gennaio 2017, dopo aver ascoltato tutte le campane. Anche perché la Santa Sede è consapevole delle innumerevoli iniziative, soprattutto di ordine caritativo, che l’Ordine ha in giro per il mondo. Quella dei Cavalieri di Malta è istituzione antichissima e ben frequentata, nel senso che molti dei suoi membri hanno origini nobiliari e sono ben introdotti in ambienti politico-diplomatici. Va da sé che sono molti anche i denari che ruotano intorno a queste attività.

Al di là della situazione specifica, per cui bisognerà capire quali sono le varie responsabilità, fa ancora riflettere la considerazione che nel 2013 poneva il cardinale africano Robert Sarah, allora Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. Egli parlava dell’amara «constatazione che alcuni membri della Chiesa che lavorano nel campo della carità si sono lasciati sedurre e inquadrare dall’etica puramente laica delle agenzie d’aiuto della governance mondiale».
di Lorenzo Bertocchi24-12-2016