ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 24 gennaio 2017

Fatti in qua, ribalda Chiesa..



Il domenicano Girolamo Savonarola iniziò la predicazione dei Quaresimali - era il 17 Febbraio 1496 - con queste parole: 

Fatti in qua, ribalda Chiesa, fatti in qua ed ascolta quello che il Signore ti dice: Io ti avevo dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo. I vasi desti alla superbia; i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abominevole. Una volta ti vergognavi dei tuoi peccati, ma ora non più. 

Il 24 Febbraio tuonò dal pulpito:

Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi [...] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

Egli si scagliava contro le mollezze della Corte papale e quel Rinascimento che voleva recuperare il paganesimo cancellato dalla Cristianità medievale. In agosto Alessandro VI gli offrì la nomina a Cardinale a patto che avesse ritrattato le precedenti critiche alla Chiesa e se ne fosse astenuto in futuro; fra Girolamo promise di rispondere il giorno dopo, alla predica che tenne nella Sala del Consiglio, alla presenza della Signoria: 

Non voglio cappelli, non voglio mitrie grandi o piccole, voglio quello che hai dato ai tuoi santi: la morte. Un cappello rosso, ma di sangue, voglio!

I suoi strali contro Roma gli valsero la scomunica, fulminata il 12 maggio del 1497: recentemente è stato dimostrato, sia da un carteggio personale tra il frate e il Papa sia da carteggi tra il Papa e altre personalità, che quella scomunica era falsa: fu emanata dal Cardinale arcivescovo di Perugia Juan López a nome del Papa, su istigazione di Cesare Borgia, che assoldò un falsario per creare una finta scomunica e distruggere il frate. Alessandro protestò vivamente contro il Cardinale e minacciò Firenze di interdetto affinché gli fosse consegnato fra' Gerolamo, così che potesse salvarlo e farlo discolpare, ma era talmente succube del figlio Cesare che non agì con tutto il potere che aveva né osò mai rivelare al mondo l'inganno perpetrato dal figlio.

Savonarola impugnò il decreto papale con la sua Lettera a tutti i cristiani e figli diletti di Dio, contro la scomunica surrettizia:

La hai tu letta questa escommunica? Chi l'ha mandata? Ma poniamo che per caso che così fussi, non ti ricordi tu che io ti dissi che ancora che la venisse, non varrebbe nulla? [...] non vi maravigliate delle persecuzioni nostre, non vi smarrite voi buoni, ché questo è il fine dei profeti: questo è il fine e il guadagno nostro in questo mondo.

L'anno successivo ricominciò a predicare contro Alessandro VI: 

Il papa è ferro rotto e non si è tenuti ad obbedirgli, anatema a chi comanda contro la carità. [...] Ogni cosa fanno contro la carità, si elegga al più presto il suo Successore che la barca di Pietro non può attendere.

I tumulti suscitati da Savonarola portarono la Signoria di Firenze ad incarcerarlo. Fu condannato a morte, assieme ad altri due domenicani, accusati d'esser scismatici e denigratori della Santa Sede. Il 23 maggio del 1498 egli venne degradato e consegnato al braccio secolare per esser impiccato ed arso sul rogo. Le sue ceneri furono disperse nell'Arno.


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