ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 3 gennaio 2017

L’argomentare bergogliano

Francesco:vicario di Satana sulla terra  e anche pornografo ?
«L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore;
l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male,
perché la bocca parla dalla pienezza del cuore

(Lc. 6, 45)



Francesco rappresentato da una comparsa al Carnevale di Gualeguaychú
sotto la divisa « Fate confusione!» (1)

Francesco ha concesso una nuova intervista (2), alla fine del novembre scorso, al settimanale cattolico belga Tertio, in coincidenza con la fine del Giubileo della Misericordia; nel corso di essa si è riferito, tra le altre cose, alla laicità, al Vaticano II e ai mezzi di comunicazione. In questo modo, Bergoglio prosegue imperturbabile il funesto compito di agitatore sociale e di fermento rivoluzionario che visibilmente gli è stato assegnato dai nemici di Dio che lo hanno spinto al pontificato e che egli si incarica di svolgere in maniera esemplare da quel fatidico 13 marzo 2013.
Il suo prolifico e avvelenato pseudo magistero mediatico (che valuto in almeno 40 estese interviste, che corrispondono ad una cadenza mensile) è una delle sue armi preferite per generare caos e provocare lo sconforto nelle file dei confusissimi e disorientati fedeli, i quali, di certo, si trovano in questo stato da molto prima dell’arrivo dell’umile misericorde argentino…
So perfettamente che i cattolici «tradizionali» saranno completamente stufi che si continuino a presentare loro delle note sugli interminabili oltraggi e iniquità che prorompono dal nostro indicibile compatriota; e sebbene dubiti che possa in qualche modo consolarli, mi preme far loro sapere che io lo sono di più nel dovermi sottoporre alla rigorosa penitenza della lettura quotidiana delle sue inqualificabili dichiarazioni e della cronaca incessante delle sue machiavelliche azioni. Devo dire senza mezzi termini: dover vivere nell’era bergogliana, cosciente del grado di iniquità che essa comporta, è qualcosa che per essere sopportato, richiede, oltre ad un sistema nervoso di una solidità a tutta prova, un aiuto straordinario della grazia divina, senza la quale uno cadrebbe immancabilmente nello sconforto e anche nella disperazione e, peggio ancora, potrebbe incorrere nella perdita della fede.

Trascrivo di seguito, come tristemente d’abitudine, un devastante campione delle falsità e degli inganni perpetrati dal bestemmiatore sudamericano in quest’ultima e penosa occasione.

DOMANDA: […] Come possiamo essere nello stesso tempo Chiesa missionaria, in uscita verso la società, e vivere questa tensione creata da questa opinione pubblica?

PAPA: […] Il Vaticano II ci parla dell’autonomia delle cose, dei processi e delle istituzioni. C’è una sana laicità, per esempio la laicità dello Stato. In generale, uno Stato laico è una cosa buona; è migliore di uno Stato confessionale, perché gli Stati confessionali finiscono male. Però una cosa è la laicità e un’altra è il laicismo. Il laicismo chiude le porte alla trascendenza, alla duplice trascendenza: sia la trascendenza verso gli altri e soprattutto la trascendenza verso Dio; o verso ciò che sta al di là. E l’apertura alla trascendenza fa parte dell’essenza umana. Fa parte dell’uomo. Non sto parlando di religione, sto parlando di apertura alla trascendenza. Quindi, una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza della persona umana “pota”, taglia la persona umana. Ossia non rispetta la persona umana. Questo è più o meno quello che penso. Quindi, inviare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza è una “asepsi”, che non ha a che fare con la natura umana, che taglia alla natura umana buona parte della vita, che è l’apertura.

Secondo Bergoglio, il problema dello Stato laico moderno non consiste nel rifiutare a Dio il culto dovutoGli da tutta la società politicamente organizzata, come ha sempre insegnato il magistero della Chiesa, al pari della subordinazione delle leggi e delle istituzioni sociali ai Suoi comandamenti, ma consiste nel «non rispettare la persona umana», che verrebbe privata della «apertura alla trascendenza», che sarebbe parte dell’«essenza umana».
L’argomentare bergogliano priva Dio dei suoi diritti e si basa esclusivamente sull’immanenza vitale della natura umana, i cui atti, volti ad una vaga «trascendenza», non devono essere coartati dal potere civile, qualunque siano le loro manifestazioni e i loro fondamenti dogmatici. Questo insegnamento, bisogna dirlo chiaramente, non è quello della Chiesa cattolica, ma quello del Vaticano II riguardo alla libertà religiosa, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Non è questo l’ambito adeguato per provarlo: vi sono innumerevoli libri e articoli che lo hanno fatto durante lo scorso mezzo secolo (3).

Tuttavia, è impossibile evitare di segnalare la notoria falsità insita nelle parole di Bergoglio in difesa della «laicità» rivoluzionaria: «C’è una sana laicità, per esempio la laicità dello Stato. In generale, uno Stato laico è una cosa buona; è migliore di uno Stato confessionale, perché gli Stati confessionali finiscono male. Però una cosa è la laicità e un’altra è il laicismo».
La «laicità» moderna non si differenzia dal «laicismo», se non per una diversità di grado nell’ostilità dello Stato nei confronti della Chiesa, ma il principio soggiacente è esattamente lo stesso e cioè separare la Chiesa dallo Stato, esonerando quest’ultimo dal suo dovere di religione nei confronti di Dio, ed esonerandolo dal rispettare nelle sue leggi e nelle sue istituzioni i comandamenti divini e la dottrina sociale della Chiesa.

Sostenere che lo Stato laico è buono, ancor meglio dello Stato cattolico, è una menzogna colossale. E pretendere che gli Stati confessionali «finiscono male» è un argomento tanto fallace quanto storicamente ridicolo, dal momento che, quando quest’ultima evenienza si è verificata, ciò non fu dovuto al carattere confessionale dello Stato, ma al lavoro di distruzione perpetrato sia all’interno sia all’esterno dai nemici della Chiesa (per esempio nei casi della «Riforma» protestante e della Rivoluzione «francese»). Senza contare il fatto che gli stessi regimi rivoluzionari più emblematici del XX secolo, (comunismo e nazismo), perfettamente laici, sono finiti loro sì male, per usare un eufemismo…

ll numero dei documenti magisteriali che dimostrano inconfutabilmente l’impostura della dottrina conciliare proclamata da Francesco, è sterminato; a guisa d’esempio ecco un passo dell’enciclica Quas Primas (4), con la quale Pio XI istituì la solennità di Cristo Re nel 1925:
«La celebrazione di questa festa, che si rinnova ogni anno, sarà anche d’ammonimento per le nazioni che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti: li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute, richiedendo la sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principî cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell’amministrare la giustizia, sia finalmente nell’informare l’animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi.» (5).

DOMANDA: A noi pare che Lei sta indicando il Vaticano II nei tempi di oggi. Ci indica vie di rinnovamento nella Chiesa. La Chiesa sinodale… Nel Sinodo ha spiegato la sua visione della Chiesa del futuro. Potrebbe spiegarlo per i nostri lettori?

PAPA: La “Chiesa sinodale”, prendo questa parola. La Chiesa nasce dalle comunità, nasce dalla base, dalle comunità, nasce dal Battesimo; e si organizza intorno ad un vescovo, che la raduna, le dà forza; il vescovo che è successore degli Apostoli. Questa è la Chiesa. Ma in tutto il mondo ci sono molti vescovi, molte Chiese organizzate, e c’è Pietro. Quindi, o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa, la lascia crescere, la ascolta; di più, impara da questa realtà e va come armonizzando, discernendo quello che viene dalle Chiese e lo restituisce. L’esperienza più ricca di tutto questo sono stati gli ultimi due Sinodi. Lì si sono ascoltati tutti i vescovi del mondo, con la preparazione; tutte le Chiese del mondo, le diocesi, hanno lavorato. Tutto questo materiale è stato lavorato in un primo Sinodo, che portò i risultati alla Chiesa; e poi si è tornati una seconda volta – il secondo Sinodo – per completare tutto questo. E da lì è uscita Amoris laetitia. È interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. È unità nella diversità. Questo è sinodalità. Non calare dall’alto in basso, ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere. E dunque c’è un’Esortazione post-sinodale, che è Amoris Laetitia, che è il risultato di due Sinodi, dove ha lavorato tutta la Chiesa, e che il Papa ha fatto sua. […]

La «Chiesa sinodale» bergogliana, nella quale esistono «varietà di sfumature», contrapposta ad una «Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa», una Chiesa che «nasce dalla base» e da cui Pietro «impara», non è la Chiesa cattolica. Nel cattolicesimo, tutti i sinodi (concili, assemblee), che siano ecumenici, provinciali o locali, sono riunioni svolte sotto l’autorità ecclesiastica corrispondente (papa, arcivescovo, vescovo), per trattare argomenti relativi alla fede, alla morale o alla disciplina, e la loro legittimità proviene dalle promulgazioni fatte dall’autorità gerarchica, e in nessun caso e in nessun modo «dalla base» (6) . E questo vale anche per il caso atipico del cosiddetto «sinodo dei vescovi» creato da Paolo VI nel 1965 «in risposta ai desideri dei padri del Concilio Vaticano II di mantenere vivo lo spirito di collegialità nato dall’esperienza conciliare», dato che, come afferma il Codice di Diritto Canonico conciliare (can. 344): «Il sinodo dei Vescovi è direttamente sottoposto all'autorità del Romano Pontefice».

La dialettica utilizzata da Francesco, che oppone una «Chiesa sinodale» (democratica, sorta «dalla base») ad una «Chiesa piramidale» (monarchica, fondata sulla roccia infallibile che è Pietro), è falsa e chiaramente rivoluzionaria. Per dissolvere le pestifere fallacie bergogliane basta leggere la costituzione dogmatica Pastor Aeternus del concilio Vaticano I celebrato nel 1870, di cui riproduco un passo in nota (7) .

DOMANDA: A Cracovia, Lei ha dato ai giovani stimoli preziosi. Quale potrebbe essere un messaggio particolare per i giovani del nostro Paese?

PAPA: Che non abbiano paura; che non abbiano vergogna della fede; che non abbiano vergogna di cercare strade nuove. E ai giovani che non sono credenti: Non ti preoccupare, cerca il significato della vita. A un giovane io darei due consigli: cercare orizzonti, e non andare in pensione a 20 anni. È molto triste vedere un giovane pensionato a 20-25 anni, no? Cerca orizzonti, vai avanti, continua a lavorare in questo impegno umano.

Scusi, sa! Ma quali sono queste «strade nuove»? Da quando in qua i cristiani dicono agli atei: «Non ti preoccupare»? E anche il suggerire a coloro che decidono di prescindere da Dio di cercare «il significato della vita» è cosa che cozza contro il minimo buon senso: c’è gente che incontra il significato della propria vita nel buddismo, nella psicanalisi, nell’astrologia o nell’anarchia, per fare solo qualche esempio tra mille. I significati che la gente può incontrare nella propria esistenza sono molteplici, come molteplici sono gli errori e le menzogne. Ma la verità è una sola e si chiama Gesù Cristo. Questo è elementare. E il non dirlo ad un ateo è semplicemente criminale, soprattutto da parte di un ecclesiastico e, a fortiori, del «Papa» (8)  …

Soffermiamoci sui due consigli che Francesco darebbe ad un giovane.
Il primo è «cercare orizzonti». Si ripete qui il modello pluralista e relativista delle «strade nuove» e del cercare «il significato della vita»: per ognuno col suo «significato», la sua «strada», il suo «orizzonte». Mentre si tratta  del «se stesso» e se questo lo rende «felice», non c’è alcun problema, non c’è di che preoccuparsi. Impossibile non mettere in relazione questo consiglio con il primo dei «dieci comandamenti» bergogliani per essere felice: «vivi e lascia vivere è il primo passo verso la pace e la felicità» (9) , un monumento all’empietà che avrebbe tolto il respiro e avrebbe sprofondato nello stupore più assoluto qualsiasi «eretico storico» del cristianesimo…

Il secondo consiglio è di nuovo la stessa cantilena naturalista e soggettivista: non «andare in pensione» prima del tempo, cioè essere un eterno adolescente che passa la vita cercando, senza trovare alcunché o quanto meno niente di «definitivo» o «dogmatico», perché l’importante è la «strada» che si percorre e cioè ciò che emerge dall’individuo: le proprie idee, desideri e iniziative, non una «verità intrinseca» (eteronoma, direbbe un kantiano) alla quale occorre sottomettere la volontà e conformare le azioni. L’unica cosa che conta è l’«autentico», l’«autonomo», quello che emerge dalla propria interiorità, senza che si debba aderire ad una verità oggettiva, esterna al soggetto, fermamente stabilita e che possa essere «discriminante», suscettibile di elevare «muri» invece di erigere «ponti», da essere così «odiosa» come sempre ha insegnato con solare chiarezza il magistero della Chiesa…



I dieci comandamenti del «Santo Padre» Francesco per essere felici senza Gesù Cristo


DOMANDA: Un’ultima domanda, Santo Padre, riguardo ai media: una considerazione riguardo ai mezzi di comunicazione…

PAPA: E una cosa che può fare molto danno nei mezzi di informazione è la disinformazione: cioè, di fronte a qualsiasi situazione dire solo una parte della verità e non l’altra. Questo è disinformare. Perché tu, all’ascoltatore o al telespettatore dai solo la metà della verità, e quindi non può farsi un giudizio serio. La disinformazione è probabilmente il danno più grande che può fare un mezzo, perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità. 

L’impudenza di quest’uomo supera la più fervida immaginazione: cos’altro ha fatto lui stesso fin dal primissimo giorno della elezione, se non disinformare, confondere e disorientare sistematicamente i fedeli? Per fare un esempio di scottante attualità: l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, non è forse un evidente atto di disinformazione in relazione alla natura indissolubile del matrimonio e un incitamento mal nascosto a profanare i sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia? E il silenzio assordante che mantiene di fronte ai dubia presentati da quattro cardinali sullo stesso tema, non manifesta l’espressa volontà di coltivare il caos e la confusione da lui stesso generati con tale scandaloso documento? Lo pseudo magistero bergogliano non è altro che una cinica impresa interamente destinata all’inganno metodico dei credenti, attraverso la diffusione degli errori più perniciosi frammezzati da alcune verità messe lì ad arte per dissimulare i primi, perché passino inosservati all’immensa maggioranza.

E poi, credo che i media devono essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere – senza offesa, per favore – nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno.  […]

In questa frase, Bergoglio, nella sua sconfinata malizia, dopo aver esaltato la «limpidezza» (legata inevitabilmente alla purezza) ha utilizzato due dei vocaboli più osceni e scioccanti che io abbia mai sentito, ma lo fa «senza offesa, per favore» (!!!)… La bocca putrida dell’empio bestemmiatore argentino ha così vomitato due termini che appartengono al gergo psichiatrico relativo alle perversioni sessuali e che indicano due delle depravazioni più spaventose che si possano concepire (10) . In tutta la mia vita, grazie a Dio, non avevo mai vissuto la sgradevole esperienza di leggerli o di sentirli e meno che mai di dover ricorrere al dizionario per scoprire il loro raccapricciante significato. Ciò che la decadente società moderna, che propaganda ogni sorta di aberrazioni, non era riuscita ad infliggere alla mia anima nel corso della mia già abbastanza lunga esistenza, Bergoglio è riuscito a farlo in un solo istante con la sua ennesima intervista, degna di queste maledette «pubblicazioni», che sono «legali» in un regime demoncratico e che fanno dell’impurità un culto e della sfacciataggine uno stile di vita.

Mi permetto ricordare che questo individuo passa agli occhi del mondo per essere niente meno che il Vicario di Gesù Cristo in terra (!!!). C’è qualcuno che potrebbe mai immaginare Nostro Signore che impiega un linguaggio simile nelle sue prediche? Considero importante ribadire che non ci troviamo al cospetto di un vocabolario meramente familiare, impiegato in maniera inavvertita, e neanche di fronte ad un lessico semplicemente volgare o osceno. No, qui stiamo parlando dell’uso lucido e volontario di un vocabolario tecnico molto preciso, relativo a delle orribili deviazioni di ordine psichico e morale: a realtà dell’inframondo lugubre e peccaminoso delle depravazioni sessuali; a comportamenti immondi che non dovrebbero nemmeno affacciarsi alla mente e né tampoco affiorare alla labbra di un cristiano. Che dico! Non solo di un semplice cristiano, ma neanche di una qualsiasi persona che mantenga ancora un minimo di pudore e un po’ della più elementare decenza. Si pensi allo scandalo potenziale che questa frase dell’intervista potrebbe causare se letta da un ragazzo, il quale, incuriosito, potrebbe ricorrere ad un motore di ricerca di internet per sapere di che si tratta, tale che finirebbe con l’essere introdotto brutalmente alla subcultura delle perversioni sessuali, al mondo della impudicizia più becera, e questo né più né meno che grazie al «Santo Padre».…
Infatti, come succede con tutte le odiose provocazioni di Bergoglio, le sue abominevoli dichiarazioni sono state diffuse dalla stampa di tutto il mondo, tale che le conseguenze di questa intervista devono essere immense. Si tenga presente il tremendo monito pronunciato da Nostro Signore contro gli uomini malvagi come Bergoglio, parole che senza dubbio risulteranno intollerabili ai sostenitori di quelle colossali falsità che sono la «cultura dell’incontro» e la «misericordia» bergogliane: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.» (Mc. 9, 42).

Ma l’immonda eruttazione bergogliana non è scandalo solo per i ragazzi che sono di sicuro le vittime più vulnerabili e senza alcuna difesa, ma anche per i lettori adulti, che si trovano al cospetto del fatto inaudito di un «Sommo Pontefice» che banalizza e diffonde indiscriminatamente termini tanto abietti. Cosa che è già accaduta anni fa, con un’altra delle sue interviste, quando Bergoglio legittimò l’uso dell’esecrabile termine «gay»,  conferendogli il rango di sinonimo di «omosessuale», mentre invece si tratta di una delle parole emblematiche impiegate dagli ideologi omosessuali che assimilano in maniera ingannevole l’«allegria» al vizio contro natura. Fu quella un’uscita inqualificabile dell’empio scaricatore di porto, che tutto gongolante esclamò davanti alle telecamere: «Chi sono io per giudicare?», frase esplosiva buttata lì maliziosamente come una bomba ad orologeria davanti ai servili scriba del sistema, frase che anch’essa fece immediatamente il giro del mondo, con soddisfazione della lobby LGBT, la quale, per giusta ricompensa dei suoi accurati servizi, omaggiò Francesco attribuendogli il problematico onore di eleggerlo Persona dell’Anno 2013, attraverso la rivista sodomita americana The Advocate.



Il «Santo Padre» Francesco è un’icona «gay» senza il minimo timor di Dio

Credo che sia ormai più che tempo di dire le cose con chiarezza, per dure che siano e facciano male a sentirle. In questa società anestetizzata nella quale impera il terrorismo intellettuale della «correzione politica» tacita ma unanimemente osservata, con la quale si cerca di «normalizzare» tutte le depravazioni praticate o da praticare, e insieme di esonerare da ogni condanna giuridica e sociale i perpetratori del male eretto a «diritto» fantasioso e illimitato, è di una necessità assoluta chiamare «pane il pane e vino il vino». Tale che è impossibile chiudere questa nota senza dichiarare pubblicamente e formalmente che Jorge Mario Bergoglio, il falso profeta che occupa attualmente la Sede di San Pietro, lupo vorace travestito da agnello, pornografo insensato e nemico mortale di ogni forma di pudore e di decenza, è un accanito nemico di Dio, di Nostro Signore Gesù Cristo, della Chiesa e della salvezza delle anime, un sollecito precursore dell’Anticristo e il legittimo vicario di Satana sulla terra…

«Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.» (2 Tim 4, 2-4).


NOTE

1 - http://notife.com/397219-la-carroza-del-papa-en-el-carnaval-de-gualeguaychu/
2 -   https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/
pubblico/2016/12/07/0882/01951.html

3 - Si leggano per la bisogna Mons. Lefebvre, l’abbé de Nantes e Romano Amerio, tra i tanti altri autori. Si può anche consultare l’articolo: Lo strano pontificato di Papa Francesco
4 - http://w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/
hf_p-xi_enc_11121925_quas-primas.html

5 - Aggiungiamo anche questo breve passo dell’enciclica Immortale Dei del 1885, nella quale Leone XIII espone i principi che gli Stati devono osservare in materia di religione:
«È chiaro che una società costituita su queste basi deve assolutamente soddisfare ai molti e solenni doveri che la stringono a Dio con pubbliche manifestazioni di culto. La natura e la ragione, che comandano ad ogni singolo individuo di tributare a Dio pii e devoti atti d’ossequio, poiché tutti siamo in Suo potere e tutti, da Lui originati, a Lui dobbiamo ritornare, impongono la stessa legge alla società civile. Gli uomini uniti in società non sono meno soggetti a Dio dei singoli individui, né la società ha minori doveri dei singoli verso Dio, per la cui volontà è sorta, per il cui assenso si conserva, dalla cui grazia ha ricevuto l’immenso cumulo di beni che possiede. Perciò, come a nessuno è lecito trascurare i propri doveri verso Dio – e il più importante di essi è professare la religione nei pensieri e nelle opere, e non quella che ciascuno preferisce, ma quella che Dio ha comandato e che per segni certi e indubitabili ha stabilito essere l’unica vera – allo stesso modo le società non possono, senza sacrilegio, condursi come se Dio non esistesse, o ignorare la religione come fosse una pratica estranea e di nessuna utilità, o accoglierne indifferentemente una a piacere tra le molte; ma al contrario devono, nell’onorare Dio, adottare quella forma e quei riti coi quali Dio stesso dimostrò di voler essere onorato. Santo deve dunque essere il nome di Dio per i Principi, i quali tra i loro più sacri doveri devono porre quello di favorire la religione, difenderla con la loro benevolenza, proteggerla con l’autorità e il consenso delle leggi, né adottare qualsiasi decisione o norma che sia contraria alla sua integrità.»
http://w2.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/
documents/hf_l-xiii_enc_01111885_immortale-dei.html

6 -  https://it.wikipedia.org/wiki/Sinodo_dei_vescovi
7 - Capitolo III - Della Forza e della Natura del Primato del Romano Pontefice
Sostenuti dunque dalle inequivocabili testimonianze delle sacre lettere e in piena sintonia con i decreti, chiari ed esaurienti, sia dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, sia dei Concili generali, ribadiamo la definizione del Concilio Ecumenico Fiorentino che impone a tutti i credenti in Cristo, come verità di fede, che la Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice detengono il Primato su tutta la terra, e che lo stesso Romano Pontefice è il successore del beato Pietro, Principe degli Apostoli, il vero Vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i cristiani; a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il pieno potere di guidare, reggere e governare la Chiesa universale. Tutto questo è contenuto anche negli atti dei Concili ecumenici e nei sacri canoni. Proclamiamo quindi e dichiariamo che la Chiesa Romana, per disposizione del Signore, detiene il primato del potere ordinario su tutte le altre, e che questo potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza.
https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/
constitutio-dogmatica-pastor-aeternus-18-iulii-1870.html

8 - Nella sfera spirituale, ciò che realmente interessa a «Francesco» non è l’accettazione di Gesù Cristo come Messia e Salvatore, ma la deificazione della «coscienza» umana, eretta a suprema norma morale della vita, a detrimento del Vangelo e dei Comandamenti. La missione della Chiesa Conciliare Bergogliana, imitazione diabolica della Sposa dell’Agnello (Il famoso mysterium iniquitatis di cui parla l’Apostolo in 2 Tes. 2, 7) non è quella di rendere il dovuto culto a Dio, né di guidare le anime al Cielo, ma quella di promuovere il culto dell’uomo libero, autonomo e slegato da ogni norma soprannaturale e trascendente: «Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene. (…) E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo». Intervista con Eugenio Scalfari del 24 settembre 2013, pubblicata ne La Repubblica il 1 ottobre.
9 -  Risposta al giornalista Pablo Calvo che lo ha intervistato per la rivista Viva il 7 luglio 2014.
10 - Vengo poi a sapere che non è questa la prima volta che Bergoglio nelle sue interviste si compiace di usare questi termini scandalosi e indegni in bocca di un cristiano:
http://www.renewamerica.com/columns/engel/131110#ref24
http://www.lastampa.it/2012/02/24/vaticaninsider/eng/inquiries-and-interviews/
careerism-and-vanity-sins-of-the-church-pSPgcKLJ0qrfItoDN5x35K/pagina.html


di 
Alejandro Sosa Laprida
La casa editrice francese Editions Saint-Rémi comunica
la pubblicazione in quattro lingue di uno studio su Papa Francesco.
L’impostura bergogliana: I. Cronache di un empio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1794_Sosa-Laprida_Francesco_pornografo.html