ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 4 febbraio 2017

Ping-pong-pang?

Intervista di Mons. Guido Pozzo
Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei
al settimanale spagnolo Vida Nueva 
del 2 febbraio 2017
 pubblicata il 3 febbraio 2017

Un buon cattolico non può rifiutare il Concilio”






L’arcivescovo Guido Pozzo è il Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata di negoziare il ritorno alla comunione della Fraternità San Pio X. Un dialogo che egli vede come una opportunità per tutti i cattolici: “Può aiutare a precisare e a chiarire la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità su alcuni insegnamenti conciliari”.


GiornalistaLa FSSPX ha aperto un nuovo seminario in Virginia e dimostra una grande vitalità. Roma vede questo come qualcosa di positivo?

Mons. Pozzo: L’incremento delle vocazioni al sacerdozio in questo e negli altri seminari della FSSPX è un segno di una vitalità consolidata. Anche negli Istituti Ecclesia Dei, che seguono le tradizioni disciplinari e liturgiche antiche, si registra ogni anno un costante aumento delle vocazioni. E’ una benedizione per tutta la Chiesa, quantunque, nel caso della FSSPX, il non aver raggiunto la piena comunione è una ferita che aspetta di essere sanata. Il riconoscimento canonico di un istituto clericale non è un atto notarile, né puramente formale, ma un elemento costitutivo intrinseco della sua ecclesialità.
GiornalistaFellay dice che l’accordo per una prelatura personale è “quasi pronto”

Mons. Pozzo: E’ in atto un profondo esame di alcuni aspetti del testo della figura giuridica della prelatura personale. Una volta ultimato, si presenterà al Santo Padre una bozza delle costituzioni. Ciò nonostante, la condizione necessaria per il riconoscimento canonico è l’adesione ai contenuti della Dichiarazione Dottrinale che la Santa Sede ha presentato alla FSSPX.
GiornalistaChe si può dire sull’interpretazione del Concilio?

Mons. Pozzo: Gli incontri di questi anni hanno portato ad un chiarimento decisivo: il Vaticano II dev’essere compreso e letto nel contesto della tradizione della Chiesa e del suo costante magistero. Non si tratta di un “meta-concilio” né di un “superdogma”, ma di un momento nella storia della fede. L’autorità magisteriale della Chiesa non può fermarsi al 1962. Né il magistero sta al di sopra della Parola, scritta o trasmessa, né il progresso, nella migliore comprensione dei misteri della fede, deve avvenire sempre “nella stessa dottrina, nello stesso senso e nella stessa interpretazione” degli insegnamenti della Chiesa trasmessi dalla tradizione perenne, secondo quanto definito dal Vaticano I e ripreso nella Dei Verbum del Vaticano II.
Accettato dalla FSSPX, questo è il punto centrale della discussione. Gli insegnamenti del Concilio hanno un diverso grado di autorità, a cui corrisponde un diverso grado di adesione. Dopo la piena riconciliazione, potranno essere oggetto di esame le riserve sulle questioni che non sono proprie della materia di fede, ma attengono ai temi che si riferiscono all’applicazione pastorale degli orientamenti e degli insegnamenti conciliari, come la relazione fra la Chiesa e lo Stato, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso o alcuni aspetti della riforma liturgica e della sua applicazione.
A reggere il tutto dev’essere il criterio espresso da Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia del 2005, secondo il quale bisogna distinguere le principali dottrine insegnate dal magistero costante della Chiesa (permanenti e irrevocabili) dalle loro applicazioni storiche, che dipendono in gran parte dalle contingenze dei tempi.
Una discussione più approfondita di questi temi potrà essere utile per una maggiore precisione e chiarezza, per evitare malintesi o ambiguità che, disgraziatamente, sono abbastanza diffuse.
Faccio notare quanto detto da Bernard Fellay: “Per la FSSPX, in certi documenti conciliari ci sono alcuni punti ambigui. Possiamo esporre i problemi, ma non siamo quelli che devono chiarirli. E’ Roma che ha l’autorità”. E’ importante, da un lato evitare di essere rigidi e mantenere posizioni di massima, e dall’altro conservare l’apertura e la disponibilità alla discussione.
Giornalista: L’accettazione del Concilio è una condizione essenziale?

Mons. Pozzo: E’ un falso problema chiedersi se un cattolico possa accettare o no il Concilio. Un buon cattolico non può rifiutarlo, trattandosi di un’assemblea universale dei vescovi riuniti intorno al Papa. Il vero problema è l’interpretazione dei documenti conciliari. Come ha detto Benedetto XVI, vi sono due ermeneutiche del Vaticano II, una nella linea del rinnovamento nella continuità con la tradizione e un’altra nella linea della rottura con la tradizione. L’interpretazione corretta è la prima, ma esiste un problema nell’interpretazione di certe formulazioni. Un dialogo con la FSSPX può aiutare a precisare una volta meglio la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità che sono presenti in un certo modo di comprendere e di interpretare alcuni insegnamenti conciliari. Questo, Benedetto XVI lo definì come il “concilio virtuale”, creato dal potere mediatico e dalla teologia neo-modernista. La distinzione tra “Concilio reale” e “Concilio virtuale” è fondamentale.

Magistero costante

Giornalista
Che requisiti sono, in definitiva, i fondamentali?

Mons. Pozzo: Come per qualunque altro cattolico, l’adesione alla professione di fede, il vincolo dei sacramenti e la comunione gerarchica col Papa. Un punto specifico si dovrebbe vedere, come dico, nella corretta relazione tra la tradizione e il magistero della Chiesa e il fatto che il Concilio debba essere letto alla luce della tradizione perenne e del magistero costante della Chiesa.

GiornalistaEsiste una tabella di marcia?

Mons. Pozzo: Non ci sono scadenze. Come in un percorso ciclistico, vi sono tappe prima della meta. Anche qui vi sono tappe e non si devono anticipare le ultime. Abbiamo già compiuto passi notevoli, contribuendo a creare un clima favorevole nelle relazioni umane ed ecclesiali. Stiamo procedendo con pazienza e gradualità nella buona direzione.

GiornalistaChe influenza ha avuto l’incontro tra Fellay e il Papa in aprile?

Mons. Pozzo: E’ stato utile per creare un clima più familiare e superare atteggiamenti di sfiducia che talvolta hanno prevalso nel passato, senza nascondere le differenti posizioni rispetto a certe questioni. L’accoglienza dell’altro ha la sua influenza nel momento di affrontare con serenità problemi di ordine dottrinale.

GiornalistaE’ d’aiuto la decisione del Papa che i fedeli possono confessarsi con i loro sacerdoti?

Mons. Pozzo: E’ così. La decisione di prolungare questa facoltà più in là del giubileo e un gesto di benevolenza, uno stimolo perché la FSSPX riconosca che solo nella piena comunione potrà trovare la sua collocazione ecclesiale.
GiornalistaCome sono questi incontri?

Mons. Pozzo: Molto sereni e cordiali. Adesso sono anche in un tono meno formale. Nella prima parte dei dialoghi, tra il 2009 e il 2011, i colloqui si svolgevano nella Congregazione per la Dottrina della Fede e risultavano più formali. Vi era un ordine del giorno preciso su temi di carattere dottrinale. Ora si è inteso ampliare la discussione e comunicare reciprocamente le impressioni che ognuno ha sulla vita della Chiesa.
GiornalistaE’ ottimista?

Mons. Pozzo: Ho fiducia. Non sono ottimista, né pessimista, ma realista. Per come procediamo ho fiducia, stiamo andando nella direzione giusta. Sono sempre stato un tomista, e credo nella capacità della ragione illuminata dalla fede di giungere alla verità oggettiva delle cose. Non sono un soggettivista. Per me la cosa più importante è l’oggettività.
GiornalistaCrea difficoltà al dialogo con la FSSPX la posizione di Francesco sull’ecumenismo e il dialogo interreligioso?
Mons. Pozzo: Quanto maggiore è la chiarezza tra i veri ecumenismo e dialogo interreligioso, separati dai confusi e ambigui ecumenismo e dialogo interreligioso, tanto minori saranno le riserve della FSSPX.



http://www.vidanueva.es/2017/02/03/guido-pozzo-un-buen-catolico-no-puede-rechazar-el-concilio/Intervista condotta da Darío Menor

I neretti nel testo delle risposte sono nostre


Intervista di Mons. Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

al settimanale spagnolo Vida Nueva
 
del 2 febbraio 2017
 pubblicata il 3 febbraio 2017


http://www.vidanueva.es/2017/02/02/bernard-fellay-la-condicion-es-que-roma-nos-acepte-tal-y-como-somos-lefebvrianos-fraternidad-sacerdotal-san-pio-x/Intervista condotta da Miguel Ángel Malavia e Josè Beltrán

neretti nel testo delle risposte sono nostre




La condizione è che Roma ci accetti così come siamo







Otto anni dopo che Benedetto XVI ha rimesso la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e che la prelatura personale sotto l’autorità del Papa sembra possa essere la soluzione, un accordo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e Roma appare sfuggente.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva, Bernard Fellay, suo attale Superiore, riconosce che il cammino sta quasi per concludersi. Ma, a sua volta, dice chiaramente che “non cederemo” su quello che per loro sono le “linee rosse”, l’applicazione del Concilio Vaticano II nel dialogo ecumenico e interreligioso, nella relazione Chiesa-Stato o nella celebrazione della liturgia.

A che punto sono le conversazioni sulla comunione con Roma di un movimento presente in 72 paesi, con cinque seminari e due noviziati dove si formano 206 futuri sacerdoti, e con 191 centri per un totale di 613 sacerdoti, 116 fratelli laici, religiosi e 80 religiose?
Se c’è qualcuno che può saperlo bene è Bernard Fellay, Superiore generale della FSSPX e principale interlocutore con la Santa Sede in questi otto anni di dialogo.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva. Fellay riconosce che “ non c’è più alcun ostacolo insormontabile per un riconoscimento canonico della Fraternità” e che vede più che fattibile lo sbocco della prelatura personale. E così, nonostante sottolinei che Francesco è stato colui che ha dato l’impulso definitivo al procedimento e ammetta che ha incontrato in lui “un papa comprensivo e benevolo”, Fellay afferma chiaramente che vi sono delle “linee rosse sulle quali non cederemo”: “La condizione è che Roma ci accetti così come siamo”.


GiornalistaLa Fraternità Sacerdotale San Pio X sta vivendo una primavera vocazionale, come dimostra il suo nuovo seminario in Virginia, negli Stati Uniti. Cos’ha il suo carisma per attrarre nuovi giovani al sacerdozio?

Mons. Fellay: In realtà, non possiamo parlare di “primavera vocazionale” nella Fraternità. Il numero di vocazioni è stato costante nel corso di questi ultimi decenni. Crediamo che l’elemento fondamentale che garantisce il rinnovo delle vocazioni è precisamente l’aspetto “tradizionale” della nostra congregazione. Fino agli anni 60, la Chiesa aveva una determinata disciplina, certi usi e costumi e, soprattutto, uno spirito sacerdotale chiaramente definito. Ma poi è cambiato tutto col Concilio Vaticano II, in particolare la concezione del sacerdozio.
La cosa più specifica della nostra congregazione è lo spirito del Sacrificio della Croce, del Sacrificio dell’Altare, che il sacerdote rinnova in intima unione con Nostro Signore e con cui deve identificarsi.
GiornalistaQuando uno naviga su Internet per cercare della documentazione sulla FSSPX, incontra due aggettivi che sogliono caratterizzare negaticamente  la ricerca: “ultraconservatori” e “settari”. Che direbbe a coloro che vi classificano in questo modo?

Mons. Fellay: Se si vuole squalificare la Fraternità come “ultraconservatrice” e “settaria”, allora bisogna condannare tutta la Chiesa cattolica, per tutta la sua storia. Noi semplicemente seguiamo e applichiamo ciò che fu praticato dalla Chiesa in tutto il mondo nel corso dei secoli.
Ora, negli anni cinquanta e dopo col Concilio si è voluta cambiare la Chiesa. Ma noi non abbandoniamo il ricco patrimonio della nostra Santa Madre Chiesa, e questo semplice fatto basta per conferirci un aspetto conservatore.
Quando, per certe attitudini o posizioni, ci si etichetta come “settari”, si interpretano malamente le nostre reazioni per difenderci e proteggerci dagli attacchi che ingiustamente abbiamo sofferto fin dagli anni ’70.
Formula adeguata

Giornalista
Proprio in Virginia, Lei assicurò che la nuova prelatura personale sarebbe “quasi pronta”. Considera la forma della prelatura la più adeguata?

Mons. Fellay: Crediamo che le autorità romane ritengano che la prelatura personale sia la struttura canonica che meglio rifletta la nostra situazione reale. E anche noi pensiamo che la prelatura personale sia il regime più adeguato alla Fraternità nelle attuali circostanze.

Giornalista: Crede possibile che si raggiunga una piena comunione con Roma in poco tempo? E’ azzardato porre una scadenza?

Mons. Fellay: Allo stato attuale, nella Chiesa vi è una profonda divisione tra conservatori e progressisti che arriva fino alle alte sfere. In certo modo, siamo vittime di questa disputa, così che la dichiarazione ufficiale della nostra comunione con la Sede di Pietro difficilmente soddisferà entrambe le posizioni. Tuttavia, credo che le autorità romane abbiano potuto accertare che in noi non ci sono dei problemi gravi che impediscano il pubblico riconoscimento della nostra condizione di cattolici. In più, la risposta sarà condizionata dalle circostanze, tale che è impossibile dare una scadenza.

GiornalistaQual è stato il punto di riflessione perché si stabilisse il dialogo tra le parti? Benedetto XVI ha compiuto il primo passo significativo?

Mons. Fellay: Lungo questo cammino, che è iniziato già durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ci sembra che Benedetto XVI abbia giuocato un ruolo molto importante; da una parte col riconoscere che il rito “antico” non era mai stato abrogato e dall’altra nel confermare l’assenza di scomunica dei quattro vescovi della FraternitàTuttavia, ci  sembra che i passi più importanti si sono avuti col pontificato di Francesco.

GiornalistaIl Papa ha esteso al di là dell’Anno Giubilare della Misericordia e “fino a nuove disposizioni” la validità delle assoluzioni sacramentali dei sacerdoti della Fraternità San Pio X. Come valuta questo gesto?

Mons. Fellay: Il sacramento della penitenza è uno dei più importanti dopo il battesimo, per ottenere il perdono dei peccati e così accedere alla vita eterna. Il gesto del Santo Padre manifesta, da un lato la sua paterna preoccupazione per facilitare alle anime l’accesso ai sacramenti, dissipando al tempo stesso qualsiasi dubbio sulla validità del sacramento della penitenza amministrato dai nostri sacerdoti. Per altro verso, questo gesto dimostra che non c’è alcun ostacolo insormontabile per un riconoscimento canonico della Fraternità.


Una linea omogenea

GiornalistaQual è, oggi come oggi, la principale insidia per dare l’ultimo impulso al procedimento?

Mons. Fellay: Tanto oggi, come ieri, la principale insidia è il grado di obbligo di adesione al Concilio Vaticano II. Si fece un passo molto importante quando Mons. Pozzo disse pubblicamente che certi testi del Concilio non costituiscono criteri di cattolicità; per esempio, quelli che si riferiscono alla libertà religiosa, alle relazioni con le religioni non cristiane, all’ecumenismo e anche, in parte, alla riforma liturgica. Se potessimo accertare che si tratta della linea di tutta la Chiesa e non di una persona, questo sarebbe decisivo.

GiornalistaVi sono linee rosse per la Fraternità Sacerdotale San Pio X?

Mons. Fellay: Sì, ci sono: il modo in cui è praticato l’ecumenismo, incluse le affermazioni molto pericolose per la fede, che fanno pensare che tutti abbiano la stessa fede; la questione liturgica o la relazione fra la Chiesa e lo Stato. Tutti questi sono temi sui quali non cederemo.
Non si tratta di una posizione o di un punto di vista personale o solo proprio della nostra congregazione. Semplicemente, sosteniamo quello che la Chiesa ha sempre insegnato e definito su questi temi. Possiamo riassumere dicendo che la conditio sine qua non è che Roma ci accetti così come siamo.
GiornalistaL’interpretazione del Concilio Vaticano II è uno dei principali punti di divergenza. Quali sono i problemi che più la preoccupano a riguardo?

Mons. Fellay: La natura delle relazioni fra la Chiesa e le altre realtà come il mondo, lo Stato e le altre religioni, sono temi che esigono molti chiarimenti. Non si tratta di divergenze tra quello che sarebbe una posizione teologica della nostra congregazione e il magistero attuale della Chiesa, ma dell’opposizione tra ciò che la Chiesa ha insegnato e definito in precedenza e le novità del Concilio Vaticano II e successive.
Noi facciamo sentire la nostra voce perché risuoni nel presente quello che la Chiesa ha giò insegnato e dichiarato e che sembra dimenticato da tutti. L’unica cosa che facciamo è rendere manifesta questa opposizione.
GiornalistaLo scorso mese di aprile ha avuto l’opportunità di incontrarsi con Papa Francesco. Che impressione le ha fatto?

Mons. FellayAbbiamo incontrato un Sommo Pontefice comprensivo, che afferma chiaramente che siamo cattolici, che riconosce che non siamo scismatici. Ammette che rimangono questioni canoniche da risolvere, ma non per questo mette in dubbio la nostra condizione di cattolici. Abbiamo incontrato un Santo Padre benevolo, che cerca di facilitare il cammino, senza per questo imporre una determinata soluzione.

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