ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 25 marzo 2017

Dio li inflisse, quando li toglierà?

Bergoglio a casa Scola: lo strano faccia a faccia tra due pontefici

L'argentino batté a sorpresa il super favorito prelato di Milano. E poi non si sono più visti


Da un lato c'è Papa Francesco, l'arcivescovo di Buenos Aires entrato cardinale nel conclave del 2013 ed eletto Papa.
Dall'altro c'è Angelo Scola, l'arcivescovo di Milano, entrato Papa nello stesso conclave ma uscito cardinale. Qualcuno li ha chiamati con un pizzico di malignità «il Papa e l'antipapa» ricordando i fatti del marzo 2013 quando persino l'allora segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana, subito dopo la fumata bianca e l'«Habemus Papam», si era rallegrata per l'elezione del nuovo Pontefice, Angelo Scola. Una gaffe. In tanti erano convinti, infatti, che Scola sarebbe uscito dalla Sistina vestito di bianco, presentato dalla stampa di mezzo mondo come il naturale successore di Ratzinger, di cui era discepolo e fedelissimo, voluto proprio da Benedetto XVI, nel 2011, alla guida della diocesi ambrosiana.

Le cose andarono diversamente e sulla loggia centrale della Basilica di San Pietro, pochi minuti dopo sarebbe apparso l'argentino Jorge Mario Bergoglio, che oggi arriverà ufficialmente in visita a Milano, retta proprio da Scola, che si ritroverà quindi faccia a faccia con Papa Bergoglio. Il Pontefice, dopo il forfait di un anno fa dovuto agli impegni per il Giubileo della Misericordia, alla fine ha mantenuto la promessa: un regalo, questo, atteso dal clero e dai fedeli ambrosiani e allo stesso tempo una visita che sa tanto di saluto al cardinale lecchese, già dimissionario per aver compiuto, a novembre scorso, i 75 anni (l'età canonica della pensione) e ormai pronto a lasciare la guida della diocesi al successore.
In questi anni se ne sono scritte tante: di trame, alleanze con i cardinali tradizionalisti e mosse sottobanco dell'arcivescovo di Milano per ostacolare in ogni modo il suo «rivale» argentino del conclave, uomo di punta della Chiesa riformatrice, quella chiesa uscita «vincitrice» dalla Cappella Sistina. E di Papa Francesco che in più occasioni anche pubbliche lo avrebbe clamorosamente snobbato. Gli indizi, a pensar male, ci sarebbero anche: come quando nel dicembre del 2013 Scola insieme a Beppe Sala, all'epoca numero uno di Expo, si era presentato a Casa Santa Marta per invitare Francesco all'esposizione universale.
Ma il Pontefice all'ultimo momento aveva annullato l'udienza per un improvviso malore. E poi anche nel giugno 2014 Francesco aveva improvvisamente annullato la visita al Policlinico Gemelli di Roma. Anche questa volta la causa era stata un'indisposizione e a fare gli onori di casa c'era ancora una volta il cardinale Scola, presidente dell'Istituto Toniolo, l'ente fondatore del Gemelli e dell'Università Cattolica. Una serie di forfait clamorosi e inaspettati (come quello del viaggio a Milano), stemperati però alla fine dallo stesso Francesco che ha avuto anche modo di spendere parole di stima per il confratello lecchese: in occasione dei 25 anni di episcopato dell'arcivescovo di Milano, ad esempio, Bergoglio ha inviato una lettera a Scola congratulandosi tra le altre cose per la sua attività pastorale e per le opere «compiute nella vigna del Signore», aggiungendo: «A noi è concesso di poter godere dell'aiuto della tua operosità nel nostro compito di provvedere alle necessità della Chiesa».
Nonostante ciò, rimane ancora forte l'immagine del conclave 2013, dell'uomo diventato Papa e dell'uomo che poteva diventarlo, Scola e Francesco, oggi faccia a faccia ma diversi in tutto, con il Pontefice definito dallo stesso porporato di Malgrate, «un salutare colpo allo stomaco che lo Spirito Santo ci ha assestato per svegliarci».