ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 31 marzo 2017

Mal accompagnati

Parola d'ordine: fare finta che non sia eutanasia La posizione di Avvenire spacca i giuristi cattolici
Sulla proposta in discussione in Parlamento per le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), deciso sostegno del quotidiano della Conferenza episcopale affidato alla penna del professor D'Agostino. Immediata reazione all'interno dell'Unione Giuristi Cattolici contro le tesi del proprio presidente, con una lettera aperta che qui pubblichiamo. E 250 giuristi firmano un appello contro la legge in discussione: i vertici Cei sono soli.

Con uno sconcertante editoriale del professor Francesco D'Agostino (clicca qui), il quotidiano Avvenire - e quindi la Cei - si schiera decisamente a favore dell'attuale proposta di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) in discussione alla Camera (per quanto migliorabile), e critica pesantemente quanti si oppongono alla legge e la considerano il primo passo verso la legalizzazione dell'eutanasia. D'Agostino - che scrive in qualità di presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani (Ugci), organismo sotto la diretta tutela del segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino - sostiene la necessità di una buona legge sul fine vita e quella attualmente in dicussione per lui evidentemente lo è, seppure sia da emendare in alcuni punti. Si tratta di una posizione che non solo non è condivisa dalla maggioranza dei medici, ma neanche da quella dei giuristi cattolici. E infatti l'uscita di D'Agostino ha provocato l'immediata presa di distanza da parte di Marco Ferraresi, membro del Comitato centrale dell'Ugci, che nella lettera aperta che qui pubblichiamo contesta a D'Agostino le sue affermazioni. E contemporaneamente il Centro Studi Livatino presenta un appello ai parlamentari in cui si spiega perché tale proposta di legge sia inaccettabile.
- CARO D'AGOSTINO, SULLE DAT NON MI RAPPRESENTI, di Marco Ferraresi«Quale membro del Consiglio centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani mi dissocio dalle considerazioni del presidente». Così afferma il presidente dell'Unione Giuristi Cattolici di Pavia in risposta allo sconcertante commento del professor Francesco D'Agostino che dalle colonne di Avvenire difende la legge sulle Dat.
Un appello ai parlamentari promosso dal Centro Studi Livatino alla vigilia del dibattito alla Camera sulla legge del fine vita, rigetta completamente il testo che va in discussione: rende disponibile il diritto alla vita, e orienta la medicina non al bene del paziente ma al rispetto assoluto di una volontà espressa un giorno
di Marco Ferraresi e Vincenzo Luna31-03-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-parola-d-ordine-fare-finta-che-non-sia-eutanasiala-posizione-di-avvenire-spacca-i-giuristi-cattolici-19414.htm

“L’Europa impone la teoria gender” (che non c’è). 700 mila firme contro.

Alle scuole elementari insegnano ai bambini la teoria del gender? Guai a chi lo dice! “La teoria del gender non esiste”, e la buona scuola italiana non la insegna, come insinuano  certi genitori. “Chi parla di teoria del gender in relazione al progetto educativo sulla scuola del governo Renzi compie una truffa culturale, ci tuteleremo con gli strumenti adeguati», disse la ministra (della pubblica istruzione) Giannini, minacciando querele.   L’idea che a scuola si insegnino ai bambini che non esistono i sessi ma i “gender”è una allucinazione nata dalle menti malate di genitori “omofobi”, o ancor peggio, cattolici.
Cercate su internet e troverete decine di tutoli così: “La “teoria del genere” non esiste. Solo uno spauracchio con l’obiettivo di frenare la parità fra le persone (HuffingtonPost), “Michela Marzano: “La teoria gender non esiste. Questa battaglia ideologica rischia di bloccare la legge sulle unioni civili” (Fatto Quotidiano).
Ebbene: gli allucinati con le traveggole sono tanti, in Europa. Hanno raccolto già 700 mila firme per  strappare alla UE una  definizione legale di “matrimonio”  come unione  fra uomo e donna, e “famiglia”  come fondata sul matrimonio e  la discendenza. Ciò perché, sostengono, l’Unione Europea “promuove”  le politiche di genere “alle spalle dei cittadini”.  Lo dichiara su Le Figaro la signora Ludovine de la Rochère,  presidentessa di “La Manif pour Tous” (l’organizzazione di cittadini che in Francia ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza  per  la famiglia tradizionale).
Su “gender, procreazione assistita e utero in affitto”, i  funzionari europei impongono l’ideologia “al di fuori del controllo democratico”,  varando normative  e facendo pressioni sugli stati al riparo della “mancanza di trasparenza e opacità” che caratterizza le operazioni  della UE.
Dietro questa opacità,  all’insaputa delle opinioni pubbliche, costoro   agiscono “su temi antropologici e sociali; anche se la loro regolamentazione è al di fuori della competenza europea”, essi emanano in quantità “testi, rapporti e direttive votati dal Parlamento europeo di sua iniziativa o su iniziativa della Commissione europea”.
“Sono testi sistematicamente sprezzanti  dei diritti e dei bisogni del  bambino  e disconnessi dalla realtà umana, deriva che la Francia conosce dall’inizio del quinquennato di Monsieur Hollande” .  Noi italiani potremmo dire:  dal signor Monti, dal governo Bersani-Letta-Renzi mai da nessuno votati.
Il premier lussemburghese ricevuto col “marito” in Vaticano. Da questa gerarchia, nessuna resistenza alle deriva.
L’oligarchia europea, denuncia madame De la Rochère, “cerca continuamente di allargare  la cerchia dei paesi che riconoscono il matrimonio fra due uomini o due donne”. In che modo? “Per esempio, interviene per ottenere che i paesi che non  hanno legalizzato il matrimonio omosessuale riconoscano almeno il matrimonio fra coppie dello stesso sesso straniere,  che vengano ad abitare nel loro territorio, una maniera insidiosa per fare avanzare quella che l’Unione Europea chiama ‘l’agenda  LGBT”.
E’ una concertata strategia di forzatura legale, che abbiamo visto applicata recentemente in Italia da magistrati avanzati: a  Firenze uno  ha riconosciuto  l’adozione di  fratellini da parte di  due sodomiti, italiani ma residenti nel Regno Unito, che avevano contratto il “matrimonio” in Gran Bretagna: stabilitisi qui, hanno preteso la “trascrizione” del fatto compiuto,  e la sua legalizzazione. Subito dopo Firenze ha riconosciuto l’adozione di una bambina da parte di due altri omosessuali, uno americano e uno italiano, che avevano adottato la poverina (oggi di 2 anni e 9  mesi) a  New York. Così un atto illegale in Italia viene legalizzato  ex post;  Vendola che si è comprato  un bambino con cui è tornato in Italia, invece di essere arrestato, ha smosso un “disegno di legge pronto alla Camera” che farà entrare “la legalizzazione dei casi di maternità surrogata tanto per coppie omo quanto etero, nella nuova legge sulle adozioni.
E’  lo stesso tipo di pressione che si è visto usato  per il suicidio assistito di FaboDJ, “costretto (sic)  ad andare in Svizzera per morire”, occasione  per lanciare una campagna di somministrazione del suicidio in ospedali italiani.  Adesso sappiamo da madame De la Rochère che è una strategia sistematica usata dai funzionari UE d’accordo con la lobby LGBT per imporre  leggi a  Stati che non le vogliono.
“L’Europa – scrive – interviene con sempre maggior frequenza e forza in favore di ciò che chiama “i diritti riproduttivi e genesici”, espressione pudica che comprende l’identità di genere,  le nozze omosessuali, ma anche l’utero in affitto”.

Questo è un sopruso e una violenza morale, dice la signora, perché “da un paese all’altro, dalla Svezia alla Croazia, dai Paesi Bassi alla Polonia,  le  concezioni in materia antropologica divergono radicalmente. Su queste poste in gioco umane e sociali si creano anche gravi difficoltà tra Stati-membri ed  istanze europee,  che dividono l’Europa”.  Ancora più intollerabile è che “sono sempre i paesi più “progressisti” in queste materie che finiscono per imporre le  loro vedute”.

Da qui la raccolta di firme pan-europea  per una proposta  di legge popolare  che strappi alla UE una definizione di “matrimonio”  come unione durevole fra uomo e donna,  e “famiglia”  come fondata sul matrimonio e sui figli, a cui   le officine ideologiche della Ue siano obbligate ad attenersi.
“Questa definizione corrisponde alla concezione  comune a tutti i paesi d’Europa. La sua adozione sarebbe un fattore di unità europea”.
Certo, dice, per la Francia è  ormai tardi. “Ma noi abbiamo un dovere di responsabilità verso altri paesi che subiscono forti pressioni per  riconoscere il  matrimonio fra due uomini  o due donne nonostante la loro opposizione”.  Del resto, anche la Francia è sottoposta a pressioni per “legalizzare l’inseminazione artificiale, il concepimento in vitro, e anche l’utero in affitto”  –   ciò che vale  anche per l’Italia.  “Forti pressioni”:  evidentemente un progetto complessivo che viene surrettiziamente imposto a tutti i paesi.
Ludovine de la Rochère, anima dell’iniziativa.
Per  degnarsi di ascoltare una istanza popolare, l’Europa vuole che sia presentata  da un milione di sudditi, di sette paesi: un milione di firme. Questa è l’Europa che ci ha  imposto l’allargamento a 28 paesi, ci ha messo in rotta con la Russia,  ci ha invaso di immigranti, senza chiedere mai il nostro parere; ma per ascoltarci, vuole un milione di firme in 7 paesi.
Ebbene: l’insieme delle associazioni, riunite nella super-organizzazione “ Mum, Dad & Kids”, ha già raccolto 700 mila firme. E’ tantissimo, ma ancora non basta.  Bisogna aggiungere 300 mila firme; e per legge, l’iniziative deve concludersi il 3 aprile 2017 a mezzanotte.

Quindi, lettori, vi prego, firmate la petizione qui:



 I vostri dati sono protetti per legge al massimo livello, e nessuno potra accedere alle coordinate e alle generalità vostre.