ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 24 aprile 2017

Noli eos tangere..!?


EBREI USA AL PAPA: MIGRANTI IN CAMPI DI CONCENTRAMENTO? SCELGA MEGLIO LE PAROLE SANTITÀ…


Il Pontefice ha provocato con le sue parole sui migranti una secca reazione da parte DI David Harris, capo dell’American Jewish Committee. Durante la sua visita a San Bartolomeo sull’isola Tiberina, luogo dedicato da Sant’Egidio ai nuovi martiri cristiani del nostro tempo, il Pontefice ha toccato ancora una volta il tema dei migranti, che nella sua pastorale sta ormai assumendo toni ossessivi. L’occasione per la visita era, appunto il ricordo di tutti i cristiani che soffrono, o pagano persino con la vita, la loro fede.
Ci si poteva attendere un ricordo di quella che è l’icona del martirio per fede dei nostri tempi, Asia Bibi, la donna pakistana in carcere da anni con una condanna a morte pendente per un’accusa di blasfemia quasi sicuramente fabbricata ad arte. Ma in questa occasione il Pontefice non ha neanche ripetuto quello che disse nell’aprile del 2015, e cioè il ricordo nella preghiera.

Invece, a braccio, ha detto: “Io vorrei oggi aggiungere un’icona di più – dice il Pontefice parlando al contempo dei profughi e delle persecuzioni contro i cristiani – una donna, non so il nome ma lei ci guarda dal cielo. Ero a Lesbo, salutavo i rifugiati, ho trovato un uomo trentenne, tre bambini, mi ha guardato e mi ha detto: ‘Padre, io sono musulmano, mia moglie era cristiana e nel nostro Paese sono venuti i terroristi. Ci hanno guardato, ci hanno chiesto la religione, hanno visto lei con il crocifisso e hanno chiesto di buttarlo. Lei non lo ha fatto e l’hanno sgozzata davanti a me. Ci amavamo tanto”. “Questa – continua Francesco – è l’icona che porto oggi come regalo qui. Non so se quell’uomo è ancora a Lesbo o è riuscito ad andare altrove. Non so se è stato capace di uscire da quel campo di concentramento, perché i campi dei rifugiati sono di concentramento, per la folla di gente. Sono lasciati lì perché gli accordi internazionali sembra che siano più importanti dei diritti umani. Questo uomo non aveva rancore, lui musulmano aveva questa croce del dolore portata senza rancore. Si rifugiava nell’amore della moglie”.
Ieri l’American Jewish Committee (AJC) ha chiesto al Papa di “riconsiderare la sua deprecabile scelta di termini”. “Le condizioni in cui i migranti stanno attualmente vivendo in alcuni Paesi europei possono essere realmente difficili, ma sicuramente non sono campi di concentramento”, ha dichiarato David Harris, capo dell’AJC.
Un discorso ben più ampio meriterebbero poi le considerazioni fatte alla fine dell’incontro sul tema dei migranti: “Questa generosità del Sud di Lampedusa, della Sicilia, di Lesbo, possa contagiare tutti noi. Siamo nella civiltà che non fa figli, ma anche chiudiamo la porta ai migranti: questo si chiama suicidio. Pensiamo alla crudeltà che oggi si accanisce su tanta gente, allo sfruttamento della gente che arriva con i barconi e poi restano lì nei Paesi generosi, l’Italia e la Grecia accolgono ma poi i trattati internazionali non lasciano che ripartano”.
Per non parlare della considerazione finale: “Se in Italia si accogliessero due migranti per ogni municipio ci sarebbe posto per tutti”.
Su questo tema, rimando ancora una volta al bel libro di Laurent Dandrieu, responsabile della pagina culturale di “Valeurs Actuelles”, di cui ho scritto su La Nuova Bussola Quotidiana.


Fra l’altro, Dandrieu afferma che “È naturalmente più facile seguire le emozioni e situarsi nel campo di chi propugna la generosità senza condizioni”. Ma vede, e denuncia, tutta una serie di menzogne e di ipocrisie, e scrive “che il discorso di un papa, quando tocca questioni così eminentemente politiche, non può senza una certa malafede fingere di tenersi a una dimensione puramente umanitaria e caritativa”, come se non ci fossero ricadute di tipo politico; e che questo appello “non può essere percepito dagli europei come una condanna almeno implicita, e spesso esplicita, di coloro che vogliono lottare, in nome della sopravvivenza dell’Europa, contro questa invasione migratoria”.
Solgenitsin e il ruolo dell’Ebraismo
nella Rivoluzione Russa

Quinta parte

IL RISVEGLIO DEL NAZIONALISMO EBRAICO E
L’ESODO DEGLI EBREI-RUSSI IN ISRAELE
di Don Curzio Nitoglia

Gli articoli di Don Curzio Nitoglia sono reperibili nel suo sito: qui e qui


              



La politica anti-sionista di Krusciov

Beria nell’immediato dopo-Stalin  ristabilì, nel luglio del 1953, le relazioni diplomatiche con Israele e sconfessò totalmente ogni accusa verso i “camici bianchi”, ossia i medici ebrei che avrebbero macchinato contro Stalin. Gli ebrei-sovietici, allora, si rianimarono e pensarono che la tempesta staliniana, che si era abbattuta su di loro fosse passata, ma Beria venne condannato a morte (1953) e Nikita Krusciov († 1971) prese la direzione dell’Urss, dalla quale fu allontanato nel 1964 (cfr. A. SOLGENITSIN, Due secoli insieme. Ebrei e Russi durante il periodo sovietico, Napoli, Controcorrente, 2007, vol. II,  pp. 491-492).

Krusciov già nel marzo del 1954 pose il veto all’apertura, proposta dall’Onu, del Golfo di Suez alla flotta israeliana, poi prese posizioni nettamente filo-arabe ed anti-israeliane (cit., p. 492).

La posizione di Krusciov suscitò una gran tempesta nel mondo intero. Infatti “I comunisti e gli ebrei internazionali cominciarono ad esigere rumorosamente delle spiegazioni da parte dei dirigenti sovietici sulle ragioni per le quali l’Urss non rompeva con la pesante eredità dello stalinismo sulla questione ebraica” (cit., p. 493).

La crisi di Suez (1956)

Nel maggio 1956 [dopo la Crisi del Canale di Suez] “il Partito Comunista Francese inviò a Mosca una delegazione per avere delucidazioni sulla situazione degli ebrei in Russia. Nell’agosto del medesimo anno si recò in Urss una delegazione del Partito Comunista Canadese per lo stesso motivo” (cit., pp. 493-494).
Krusciov fu abbastanza freddo con loro, ma “alcuni comunisti ebrei internazionali tentarono dall’estero di usare la loro influenza occulta per ottenere spiegazioni sulla sorte dell’élite culturale ebraica” (cit., p. 495). Solgenitsin spiega che “la politica di Krusciov riguardo agli ebrei restava alquanto indefinita, si può supporre che non li amasse troppo, ma che non cercasse nemmeno di combatterli, dati gli inconvenienti che una campagna antiebraica rappresentava sul piano internazionale” (cit., p. 498).

Tuttavia negli anni Sessanta Krusciov “si rese conto improvvisamente che l’economia sovietica era stata sistematicamente depredata da funzionari disonesti. La campagna del 1961 contro il saccheggio della proprietà statale sovietica rivestì un carattere apertamente antisemita” (cit., p. 507). Infatti seguirono numerosi processi in cui vennero condannati per malversazioni molti funzionari ebrei. Allora si mobilitò una campagna mondiale capitanata da Bertrand Russell a favore degli ebrei-russi. “Dopo questi fatti le autorità sovietiche esitarono fortemente a toccare ancora gli ebrei” (cit., p. 509), anche se la campagna antisionista russa conobbe un incremento.

La Guerra dei Sei Giorni (1967)

Con la Guerra dei Sei Giorni (1967) “Il prestigio di Israele raggiunse il suo culmine agli occhi degli ebrei sovietici. Ma il governo sovietico, esasperato dalla vergognosa sconfitta di Nasser, scatenò sùbito una fragorosa campagna diretta contro il ‘giudaismo-sionismo-fascista’; oramai gli ebrei erano quasi tutti considerati sionisti e si arrivò alla nuova rottura delle relazioni diplomatiche con Israele. Nel 1969 gli ebrei che chiedevano di emigrare in Israele erano sempre più numerosi” (cit., p. 517).

Gli ebrei-russi rompono col bolscevismo

Il popolo d’Israele è definito da Solgenitsin come “una Nazione disseminata per il mondo e totalmente unita spiritualmente, che vive al di fuori di tutte le nozioni di Stato e territorialità e che influisce con un vigore ineguagliabile su tutta la storia dell’umanità” (cit., p. 520).

Egli ricorda che “durante gli anni 1950-1980 quando ascoltavo le trasmissioni americane destinate all’Urss, avevo l’impressione che nel nostro Paese non esistesse un’altra questione grave quanto la questione ebraica. […]. Lavorando a questo mio libro mi sono convinto che la questione ebraica non è soltanto stata presente sempre e ovunque nella storia del mondo, ma che si è sempre intrecciata con qualcosa che si congiungeva con ciò che vi è di più universale” (cit., p. 523).

L’Autore scrive di aver capito che l’Urss era sul crinale del fallimento quando gli ebrei iniziarono a lasciarla verso gli inizi del Settanta. Infatti “senza di loro il fanatismo bolscevico fu colto da un’indolenza tutta russa e da un’inerzia tutta brezneviana” (cit., p. 524).

Gli ebrei-sovietici si dissociano dal comunismo russo, ma senza alcun pentimento per quello che avevano fatto, in un ruolo di primo piano, a partire dal 1917 in seno alla Rivoluzione bolscevica. Ciò che stupisce Solgenitsin è il fatto che essi “non vedono dal 1917 altro che una lunga serie di sofferenze patite da loro, senza pensare a ciò che hanno fatto patire ai russi, in quanto caporioni del Partito comunista sovietico e dell’Armata Rossa” (cit., p. 527). Inoltre “non uno solo tra gli scrittori americani, che hanno cercato di spiegare quel che è successo agli ebrei-sovietici sotto Stalin e Krusciov ha mai affrontato il grave tema della loro responsabilità nella Rivoluzione russa e in tutto ciò che essa ha fatto soffrire al popolo russo ” (cit., p. 530).

Le accuse si ritorcono solo sulla Russia

“Rompendo col comunismo russo, gli ebrei non hanno avvertito nella loro anima il minimo moto di pentimento, ma si sono rivoltati con furore contro il popolo russo: sono stati solo i russi ad aver fatto la rivoluzione” (cit., p. 543).

Ma un tempo gli ebrei avevano adulato il bolscevismo e ne erano stati i leader.

L’inizio dell’esodo massiccio in Israele

Dopo la Guerra dei Sei Giorni (1967) iniziò il grande esodo degli ebrei-russi verso Israele. Infatti “la Guerra dei Sei Giorni, con la sua fulminea vittoria, ha dato un impulso irresistibile alla coscienza nazionale degli ebrei sovietici e ha spento in molti di loro la sete dell’assimilazione” (cit., p. 571).

In un certo modo “è stato il potere sovietico ad aver generato il risveglio della coscienza nazionale ebraica, avendo organizzato una gigantesca campagna antisionista ed avendo presentato l’immagine dell’ebreo guerriero e spietato, vincitore di tutti. Questa immagine ha tolto ogni remora agli ebrei-sovietici” (cit., p. 577).

Solgenitsin constata con dolore che nel 67-69 vi fu non solo il risveglio nazionale ebraico, ma la nascita di un sentimento di disprezzo verso la Russia che pur aveva non solo ospitato gli ebrei, ma che aveva dato loro l’eguaglianza ed un posto di privilegio nella Rivoluzione bolscevica e nel Partito comunista. Inoltre “in questi sentimenti degli ebrei-russi non si vedeva nessun pentimento per quello che era successo negli anni Venti” (cit., p. 581) quando gli ebrei erano a capo del movimento rivoluzionario sovietico, che tanto ha fatto soffrire ai russi, se si pensa alla dekulakizzazione leninista (1919-1924) con i suoi circa 15 milioni di morti o ai piani quinquennali staliniani (1932 ss.) che ne hanno prodotti altri 6 milioni all’incirca.

L’Autore nota e fa notare il fatto che se gli ebrei-russi hanno ottenuto dall’autorità sovietica, che era riluttante, il permesso di lasciare l’Urss e di andare in Israele alla fine del Sessanta lo si deve “al potente sostegno internazionale degli ebrei” del mondo intero e specialmente statunitensi (cit., p. 582).

Il governo sovietico il 3 agosto del 1972 pensò di far pagare una tassa agli ebrei-russi che lasciavano il Paese, (il quale li aveva emancipati, elevati socialmente e politicamente e fatti studiare a sue spese) di modo che rendessero all’Urss una parte di ciò che avevano ricevuto. Ma vi fu “una levata di scudi anti-russa planetaria. Durante i 50 anni di governo sovietico, nessuno dei suoi crimini più gravi [circa 20 milioni di morti, ndr] aveva suscitato una protesta mondiale così unanime e violenta. Cinquemila accademici americani firmarono una protesta ufficiale e pubblica. Due terzi dei senatori Usa bloccarono il trattato commerciale con la Russia in preparazione. […]. Il governo sovietico cedette, il piano di tassazione non venne applicato. Bisognava far partire tutti gli ebrei e solo gli ebrei per ottenere la ripresa del trattato commerciale, mentre nessun russo che da 50 anni sognava di fuggire dall’aborrito regime sovietico ha ottenuto questa possibilità e nessuno ha protestato” (cit., p. 584).

La Guerra dello Yom Kippur (1973)

Tuttavia, nel 1973, Israele nella Guerra del Kippur fece una magra figura. Quindi se prima di essa le domande di lasciare la Russia per andare in Israele erano circa 700 mila, nel 1974 scesero a sole 20 mila e la metà degli ebrei non andava più in Israele ma in Europa o in Usa.

Solgenitsin ne deduce che gli “esodati” partivano non per un ideale sionista, ma soprattutto (non unicamente) perché volevano lasciare “una vita sovietica irta di difficoltà per quella più comoda dell’Occidente” (cit., p. 592) e quando si accorsero che lo Stato israeliano non era l’Occidente opulento si diressero verso l’America.

Inoltre “le motivazioni che spingevano alcuni ebrei-russi ad emigrare erano motivate dal fatto che il potere sovietico aveva ostacolato, con Stalin, il loro avanzamento professionale” (cit., p. 593). Insomma più che andare verso Sion si trattava di scappare dall’Urss,  ma perché tale scialuppa di salvezza, si domanda l’Autore, è stata data solo agli ebrei e non pure ai russi, che tanto avevano sofferto sotto il bolscevismo? (cit., pp. 596-597).

Con Gorbaciov nel 1987 gli ebrei hanno ottenuto la libertà totale di espatriare. “Gli ebrei hanno chiuso il ciclo della loro dispersione intorno al Mediterraneo sino all’Europa nord-orientale, poi si sono messi in movimento per ritornare alla terra donde erano partiti. In questo ciclo trapela un disegno sovrumano” (cit., p. 598).
Qual è? La conoscenza da parte del mondo intero dell’Antico e del Nuovo Testamento, proprio come l’impero romano aveva preparato le vie all’evangelizzazione dell’orbe.

La Diaspora ebraica

Solgenitsin insegna che non è corretto ritenere che la Diaspora degli ebrei dalla Terra Santa sia iniziata il 70 d. C. con la distruzione del Tempio e di Gerusalemme da parte di Tito. “In quell’epoca un’imponente maggioranza di ebrei viveva già nella dispersione o diaspora al di fuori della Terra Santa. Gli inizi della diaspora ebraica risalgono alla cattività babilonese (586 a. C.). Gli ebrei erano in maggioranza un popolo disperso; la Palestina era solo il loro centro culturale e religioso” (cit., p. 599). Anche oggi su oltre 30 milioni di ebrei viventi, solo 5 milioni si trovano in Israele, 6 milioni in Usa e il resto nelle varie Nazioni del mondo intero.

Se si leggono i manuali di storia biblica si evince l’esattezza dell’asserto  di Solgenitsin. Per esempio, monsignor Francesco Spadafora scrive: “La Diaspora è l’irraggiamento per tutto il mondo allora conosciuto dei membri di Israele. Il termine greco Diaspora significa dispersione. Gruppi di emigranti Giudei dalla Palestina si produssero già al V sec. a. C. e la Diaspora servì a preparare le vie alla diffusione del Cristianesimo. Infatti ellenisti pagani prendevano contatto, tramite i giudei della Diaspora, con la nozione e la Rivelazione del vero Dio. La prima predicazione di Pietro nel dì di Pentecoste non fu soltanto una mirabile pesca locale, ma per la presenza di molti Giudei della Diaspora, che ripartirono da Gerusalemme per i loro Paesi, il Vangelo ebbe un’eco fruttuosa in tutto l’impero” (Dizionario Biblico, Roma, Studium, III ed., 1963, pp. 162-164 (1)).

Solgenitsin, citando M. Gerschenson [I destini del popolo ebreo, Tel Aviv, 1981], continua: “Gli ebrei si adattavano bene nei Paesi stranieri. […]. La Diaspora è stata una dispersione liberamente accettata, anche per assicurarsi una vita più facile. Inoltre nella Diaspora gli ebrei non si sono mescolati con i popoli ospitanti, anzi se ne sono preservati” (cit., pp. 600-603).

Sino al XVIII secolo gli ebrei non hanno mai voluto sentir parlare di assimilazione; con Napoleone essi ottennero l’eguaglianza e iniziarono ad assimilarsi. Il comunismo, con Marx e Lenin, ha “visto la soluzione del problema ebraico in un’assimilazione totale degli ebrei nel Paese in cui risiedono” (cit., p. 605). Ma con la nascita del sionismo e la creazione dello Stato d’Israele gli ebrei iniziarono a tornare a quella che ritengono la loro Patria e pian piano il fenomeno dell’assimilazione scemò, come è successo anche in Urss.

FINE

NOTA

1 - Cfr. anche G. RICCIOTTI, Storia d’Israele, II vol., 2a ed., Torino, 1935, pp. 230-247.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1963_Nitoglia_Solgenitsin_ruolo_ebraismo_p-V.html


QUALE FRATELLANZA MASSONICA?

    Fratellanza musulmana o fratellanza massonica? Ecco perchè gli Usa, Uk e Israele (collettivamente i Rothschild) sono dietro la Fratellanza Musulmana. Il livello etico e morale della politica non è mai stato così basso 
di Cinzia Palmacci  



Così come il Partito Nazista fu il risultato della fusione dell'Ordo Templis Orientis del massone satanista Crowley e della Thule Gesselschaft della Germania, così la Fratellanza Musulmana è una creazione londinese, forgiata quale araldo di un'antica eresia antireligiosa (pagana) che ha afflitto l'Islam fino dalla fondazione della comunità islamica (umma) da parte del Profeta Mohammed nel settimo secolo. Rappresentativa del fondamentalismo islamico organizzato, l'organizzazione chiamata Fratellanza Musulmana (in arabo Ikhwan al-Muslimum) fu ufficialmente fondata in Egitto nel 1929 dall'agente britannico Hasan al-Banna, un mistico Sufi. Oggi la Fratellanza Musulmana è l'ombrello sotto il quale fiorisce un esercito di fratellanze e società fondamentaliste Sufi, Sunnite, e Sciite radicali. I Nazisti, creati dagli Illuminati, rappresentavano sostanzialmente una società occulta che si sviluppò dalle associazioni che circondavano Jamal ud Din al Afghani e dalla sua Fratellanza Ermetica di Luxor. Il fondatore della Fratellanza Musulmana fu un Massone, Hassan al Banna, nato nel 1906, che elaborò l'influenza di tre riformatori Salafiti: Afghani, Abduh e Rida. Il padre di Banna fu uno studente di Abduh, ed egli stesso fu notevolmente influenzato da Rashid Rida. Tramite Rida, Banna sviluppò la sua opposizione all'influenza occidentale in Egitto a favore del “puro Islam”, che significava la versione perniciosa del Wahhabismo. Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’Isis appartiene alla "Fratellanza" della loggia chiamata Ur-Lodges. Lo dimostrano documenti riservati custoditi negli stessi archivi delle Ur-Lodges. Abu Bakr Al-Baghdadi, classe 1971, leader dell’Isis e Califfo dell’autoproclamato Stato islamico, risulta affiliato alla potente loggia massonica  “Hathor Pentalpha”.
Nel suo libro "Hostage to Khomeini",Robert Dreyfuss da una rappresentazione molto accurata della Fratellanza Musulmana nel 1980, che è una nota conoscenza negli alti circoli governativi, diplomatici e di intelligence, scrive: “La vera Fratellanza Musulmana non è lo sceicco fanatico con il suo seguito altrettanto fanatico, né è quella dei top mullah e ayatollah che guidano gli interi movimenti di questi pazzi; Khomeini, Gheddafi, sono delle squisite marionette alla moda. La vera Fratellanza Musulmana sono coloro le cui mani non si sono mai sporcate con le attività di uccisione e incenerimento. Essi sono i banchieri e i finanzieri segreti che stanno dietro il sipario, i membri delle vecchie famiglie arabe e turche, la cui genealogia le inserisce nell'élite oligarchica, e la Fratellanza Musulmana è denaro. Nell'insieme la FM controlla probabilmente diverse decine di miliardi di dollari di liquidità immediata, e controlla altri miliardi giorno per giorno in operazioni di business in ogni settore, dal commercio del petrolio al settore bancario, dal traffico di droga al mercato illegale delle armi, fino al contrabbando di oro e diamanti, un racket di terroristi a noleggio; essi sono i partner di un potente impero finanziario mondiale, che si estende dai conti bancari numerati in Svizzera fino ai paradisi off-shore a Dubai, in Kwuait e a Hong Kong. La vera storia dei Fratelli Musulmani è più fantastica di quello che potrebbe immaginare un autore di romanzi di spionaggio. Essa funziona come una cospirazione, i suoi membri si scambiano saluti in codice e password segrete; malgrado non esista nessuna lista di appartenenza formale, i suoi membri sono organizzati in cellule gerarchiche o ordini. La FM non rispetta le frontiere nazionali; essa si estende in tutto il mondo islamico. Alcuni dei suoi membri sono funzionari statali, diplomatici e militari. Altri sono dei gangster di strada e dei fanatici. Mentre i leader dei FM se ne stanno a casa all'interno delle sale riunioni lussuosamente tappezzate delle maggiori istituzione finanziarie, ai bassi livelli la FM è un esercito paramilitare di teppisti e assassini. Al suo livello più alto la FM non è musulmana. Non è neppure cristiana o ebraica e non fa parte di alcuna Religione. Nel consiglio più interno troviamo uomini che cambiano la loro religione così facilmente tanto quanto altri uomini potrebbero cambiare le loro camicie. Nel loro insieme la generalità dei FM non appartiene all'Islam, ma a culti barbarici pre-islamici della dea madre che erano prevalenti nell'Arabia antica. Per quanto i venditori ambulanti della mitologia vogliano farci credere che la FM e l'Ayatollah Khomeini rappresentino un'espressione legittima di un “fenomeno sociologico” profondamente radicato, non è così. Né i FM rappresentano poco più di una minuscola frazione dei credenti musulmani del mondo”. Con una straordinaria serie di “omissioni”, la FM, nonostante la sua storia, non appare in nessun elenco terroristi negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell'UE, alla NATO e all'ONU; e non c'è alcuna prescrizione per omicidi ed attentati, i quali sono prolifici e ben documentati. E' inconcepibile che un qualsiasi organismo formale che compili gli elenchi dei terroristi possa non essere a conoscenza della storia di omicidi e assassini della FM, in aggiunta ai quali, vennero anche effettivamente usati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito (tramite i centri per i rifugiati Al Kifaf, a questo servirebbero i vari centri "di accoglienza"), per assemblare una forza al fine di espellere i sovietici dall'Afghanistan. La conclusione è inevitabile, essa è una spada multi-tagliente per conto di una o più fazioni, ancora utile in alcuni casi ad un certo numero di agenzie di intelligence occidentali come arma letale facilmente negabile, noleggiata in massa a tutto campo finanche per gli assassini dei capi di stato. Un tempo, una fazione dei FM fu in Libano a busta paga di Israele. Le probabilità di ottenere un Egitto con un suo leader imparziale non-fantoccio sono circa 1 su 10. Una volta che si è ottenuta una “democrazia” qualsiasi carica governativa può essere quindi rimossa tramite il noleggio di gentaglia, e può venir sostituita da un presidente o un primo ministro più compiacenti. Chiedete a chiunque presso l'AIEA sulla corruzione e il nepotismo di ElBardei. Chiedete a qualsiasi membro dell'AIEA sugli agenti dell'intelligence che sono stati segretamente sostituiti da membri delle squadre d'ispezione dell'ONU AIEA in rotta verso l'Iraq durante la guardia di ElBardei. Nel nuovo Medio Oriente in formazione (come parte del Nuovo Ordine Mondiale in fase di costruzione dalla società del crimine), sarà molto necessario saper rimuovere i leader attraverso il noleggio di folle per l'urna elettorale, piuttosto che assassinarli uno dopo l'altro. In Egitto il dado sta per essere gettato e la maggior parte delle pecore sono troppo pigre e stupide per capirlo, perché sono ossessionate dal cibo, dalla tv, dai soldi e dall'ego, mentre il futuro delle loro nazioni, della loro libertà e dei loro bambini gli viene rubato sotto il naso senza che esse se ne accorgano.

LA CABALA EBRAICA CONTROLLA  LA  FRATELLANZA MUSULMANA PER  CONQUISTARE IL MEDIORIENTE

Allo stesso modo, la cabala parassitaria controlla la Fratellanza Musulmana che è stata descritta come una organizzazione che cerca di stabilire governi in Medio Oriente, che siano fondati sulla imposizione estrema di una presunta legge islamica. In realtà, il cerchio interno della Fratellanza serve gli interessi di coloro che stanno sfruttando l’Islam per prendere controllo del Medio e Vicino Oriente con la visione di distruggere la religione, una volta  avranno assorbito quei paesi, nello stato globale dittatoriale che stanno pianificandoLa Gran Bretagna e l’America hanno fondato la Fratellanza Musulmana dopo il crollo dell’Impero Ottomano nel 1924 e continuano a controllarla, in unione ora con Israele. Robert Dreyfuss, autore anche di "Devil’s Game: How the United States Helped Unleash Fundamentalist Islam" (Metropolitan Books, 2005) (Il Gioco del Diavolo: come gli Usa hanno contribuito a dar vita al Fondamentalismo Islamico), dichiara che la PLO (Palestine Liberation Organization) è stata la rappresentanza più significativa degli interessi palestinesi ed è stata ora sostituita da Hamas. David Shipler, un reporter del The New York Times, dice che il governatore militare di Gaza ha detto che Israele ha finanziato i fondamentalisti islamici perché si opponessero alla PLO. Shipler ha detto che “Parlando politicamente, i fondamentalisti islamici a volte erano considerati utili a Israele, perché avevano conflitti con i sostenitori secolari della PLO. La violenza tra i due gruppi è scoppiata di tanto in tanto nei campus universitari della West Bank. Il governatore militare israeliano della Striscia di Gaza, Brigadiere Generale Yitzhak Segev, una volta mi disse come avesse finanziato il movimento islamico come contrappeso alla PLO e ai Comunisti. Il Governo di Israele mi diede un budget e il governo militare lo diede alle moschee, disse. Hamas, il movimento islamico di resistenza che affermava di opporsi ad Israele e che ora guida il governo palestinese nella Striscia di Gaza controllata da Israele, fu fondato da Israele nel 1987. La PLO, capeggiata da Yasser Arafat, disse che Hamas operava con il diretto supporto di regimi arabi reazionari (vedi Arabia Saudita) insieme ad Israele. Arafat disse ad un quotidiano italiano: Hamas è una creazione di Israele, che al tempo del Primo Ministro Shamir, diede loro dei denari e più di 700 istituzioni, tra cui scuole, università e moschee. Arafat disse che un altro Primo Ministro di Israele,Yitzhak Rabin, gli aveva detto, in presenza del Presidente egiziano Mubarak, che Israele aveva sostenuto Hamas. Ogni volta che c’è una chance di accordo di pace che impegnerebbe Israele ad un risultato che non vuole, Hamas o la Fratellanza Musulmana portano avanti un attacco terroristico (o lo fa il Mossad israeliano) e questo viene usato come scusa per finire i negoziati. Val la pena notare che gli ultimi dialoghi di pace in corso tra Israele e i gruppi palestinesi (che non includono Hamas) sono pianificati, come sempre, per non arrivare da nessuna parte se non quella di comprare ancora tempo per Israele per completare la distruzione del popolo palestinese occupato, cosa che iniziò ben prima della costituzione dello Stato di Israele nel 1948. In molti possono trovare confusa la politica del Medio e Vicino Oriente, ma dietro la complessità, c’è un semplice e ricorrente tema con due obiettivi principali, 1) Gestire la opposizione creando e controllando i gruppi ufficiali che si oppongono a ciò che la Cabala vuole fare, 2) Dividere e dominare la popolazione presa di mira, così che questa si concentri a farsi guerra reciproca, lasciando alla cabala libero regno per impadronirsi della loro terra. Ecco perchè gli USA, UK e Israele (collettivamente i Rothschild) sono dietro la Fratellanza Musulmana. Ecco perché Israele creò Hamas come opposizione controllata e perché il governo USA sgancia all’esercito egiziano 1.3 miliardi di dollari all’anno, che sono secondi solo ai 3 miliardi di sterline che offre annualmente a Israele. Miliardi su miliardi di denaro dei contribuenti USA e il debito viene versato su questa piccola parte del mondo, incentrata sul Cairo, su Tel Aviv e Gerusalemme perché questo conviene alla agenda della Cabala parassitaria. Questo include la creazione di fazioni e micce per far scoppiare la guerra interna fratricida. Il classico schema che può essere riscontrato in Libia, Siria ed Egitto. La rivoluzione in Egitto che portò alla deposizione di Mubarak,  fu orchestrata dalla ambasciata USA al Cairo e dalla rete di fiduciarie e organizzazioni collegate al frontman (prestanome, figura preminente) dei Rotschild e di Israele, nonché finanziere, miliardario e speculatore George Soros.
Gli intrighi e i raggiri sono così evidenti a tutti, anche a coloro che sono marginalmente consapevoli, e molti in Medio Oriente ne sono consapevoli. Da rilevare che il teatro degli attacchi chimici è un false-flag guidato ad arte dalla Cabala, e ricorda da vicino la bufala degli gli armamenti segreti di Saddam Hussein, usata come alibi per l’attacco all’Iraq e per la sua personale eliminazione. A guidare i ribelli siriani c’è anche il Segretario degli Affari Esteri e del Commonwealth, William Hague, un uomo che non osa respirare senza chiedere permesso ai suoi padroni Rothschild. L’Italia non può essere messa nel sacco in continuazione. Saddam Hussein e Muammar Gadafy ieri e Bashar al-Assad oggi, non sono certamente una triade di santi. Ma i loro giustizieri occidentali nulla di più e di meglio hanno, nulla di più e di meglio rappresentano. Sui responsabili della politica estera italiana poi, meglio stendere un velo di dimenticanza, per l’incoerenza e la viltà dimostrata nei riguardi di Gadafy, ricevuto prima a Roma con grandi onori, e poi tradito nel peggiore dei modi, prestando i nostri aeroporti militari alle forze aeree americane, francesi e britanniche, coalizzate nei blitz volti ad eliminarlo. Un’occasione storica per dimostrare un briciolo di personalità e di autonomia nei giudizi e nelle scelte strategiche. Un’occasione persa di brutto che ha evidenziato il nostro spirito di paese-burla. Premier europei guerrafondai e corrotti, presidenti americani guerrafondai e corrotti, giri vorticosi di interessi, manovre speculative di gente insidiosa come Soros e Bill Gates. Il livello etico e morale della politica non è mai stato così basso. La Terza Guerra Mondiale è stata progettata, non solo per infimi interessi di profitto, ma anche per essere fomentata dalle differenze tra Sionisti e Arabi, suscitate dagli agenti degli Illuminati. Le elezioni politiche in Europa sono manovrate dalla stessa longa manus, con candidati al soldo dei Rothschild e della massoneria per eseguire gli ordini dei loro burattinai. Come stanarli? In genere, la loro carriera scintillante e i trascorsi nei soliti "circuiti del potere" parlano per loro.

FRATELLANZA MUSULMANA O FRATELLANZA MASSONICA?

di Cinzia Palmacci