ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 21 maggio 2017

Chi marcia e chi marcisce

Due Italie in marcia. Una sola per il futuro
di Giuliano Guzzo

In un primo momento ho pensato si trattasse di una coincidenza fortunata, ma mi sbagliavo: il fatto che ieri, nello stesso giorno, si siano tenute due manifestazioni – a Roma quella per la vita, a Milano quella per l’accoglienza dei migranti – è stato un bene, direi quasi una benedizione. Sì, perché chiunque non abbia i paraocchi è stato così messo nelle condizioni di osservare come oggi convivano, entro gli stessi confini, due Italie distinte e distanti. La prima è l’Italia di famiglie tra famiglie, la seconda quella dei politici tra persone straniere; da una parte mamme, papà e giovani tra mamme, papà e giovani col loro stesso amore per la vita; dall’altra Beppe Sala, Gad Lerner con abbronzatura da yacht club ed Emma Bonino tra gente con la loro stessa diffidenza per gli italiani.


I veri sostenitori dell’accoglienza degli immigrati più indifesi, sia chiaro, però non sfilavano a Milano, bensì a Roma. Per un bambino non italiano, oggi, il posto meno sicuro non sono infatti i barconi o le città governate dalla Lega dell’odiato Salvini, ma il ventre materno. Non lo dico io, ma i numeri: gli stranieri sulla nostra penisola sono l’8,3 per cento della popolazione, ma oltre il 30 per cento degli aborti, in Italia, risulta a carico di donne straniere (cfr. Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194, 7.12.2016, p.2). Vuol dire che per un immigrato, da noi, è molto più facile manifestare per strada, che venire al mondo. Si ringrazino dunque le famiglie che, senza supporti istituzionali rilevanti – e, loro sì, nella quasi clandestinità mediatica -, ieri hanno sfilato contro il nostro vero muro culturale: l’abortismo.

C’è inoltre un secondo aspetto per cui vanno ringraziati i partecipanti della manifestazione di Roma, è cioè il fatto che sono i soli, ieri, scesi in piazza per il futuro dell’Italia. La mancanza di nuovi nati è infatti il vero problema emergenziale dell’Italia, non certo quella dei «nuovi italiani» che – checché ne dicano i soliti noti – non costituiscono affatto una manna per il nostro Paese. Ancora una volta, non sono pensieri in libertà da parte del sottoscritto, bensì considerazioni esposte in modo inattaccabile da demografi come Gian Carlo Blangiardo Docente all’Università di Milano Bicocca, i quali da anni, purtroppo inascoltati, denunciano la rapidissima occidentalizzazione degli stili di vita delle comunità straniere, trascinate anch’esse nel vortice della denatalità.

I soli ad averlo capito, oltre agli studiosi, sono quanti ieri hanno manifestato per la vita; perché se da una parte l’abortismo è solo contro la vita, dall’altra l’essere per la vita è molto di più del pur doveroso antiabortismo. Significa aver capito che col bambino non ancora nato non è a rischio solo il futuro di una madre o di una famiglia, ma di un Paese. Tutto questo, ai cervelloni che ieri hanno sfilato a Milano, chiaramente non interessa. In particolare, a loro non interessa il futuro di un’Italia che, benché accolga molti più stranieri di quanti ne avrebbero diritto (nel 2016 lo stato di rifugiato è stato riconosciuto a 4.940 persone su 123.000 richiedenti), sarebbe ancora poco tollerante, cattiva, chiusa. Ma i sorrisi e i colori che ieri hanno invaso Roma fortunatamente testimoniano un’altra verità e, soprattutto, raccontano un’altra Italia.

https://giulianoguzzo.com/2017/05/21/due-italie-in-marcia-una-sola-per-il-futuro/

ROMA: IN MIGLIAIA ALLA MARCIA PER LA VITA. UNA GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN EVENTO STRAORDINARIO.

Una grande manifestazione, piena di canti e colore è sfilata da piazza della Repubblica, a Roma, fino a piazza Madonna di Loreto, all’incrocio fra piazza Venezia e via dei Fori Imperiali. Lì era allestito il palco, su cui si sono susseguite testimonianze diverse. Numerosi, rispetto alle edizioni passate, i sacerdoti e le suore di tutte le nazionalità. Fra gli altri abbiamo visto il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, il vescovo ausiliare Atanasius Schneider, e l’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Vigano. Questo blog sarà una piccola rassegna fotografica di quello che abbiamo visto durante la marcia; ci scusiamo per la qualità sia delle foto. Cercheremo cui fare meglio in futuro…




















































































































MARCO TOSATTI

http://www.marcotosatti.com/2017/05/20/roma-in-migliaia-alla-marcia-per-la-vita-una-galleria-fotografica-di-un-evento-straordinario/


Discorso finale della Presidente della Marcia per la Vita Virginia Coda Nunziante

Cari amici, Siamo arrivati alla fine di questa straordinaria giornata e voglio innanzitutto ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno accompagnato da piazza della Repubblica fino a qui. Molte sono le persone da ringraziare e principalmente quelle che per tanti mesi hanno lavorato e lavorano nell’ombra.Molti dei presenti sono venuti da molto lontano per essere oggi con noi.

Ringrazio in particolare i numerosissimi ospiti stranieri e in particolare i partecipanti al Rome Life Forum, che come ogni anno si è tenuto a Roma alla vigilia della Marcia. Il Rome Life Forum è divenuto un appuntamento internazionale che quest’anno raccoglie i rappresentanti di circa 100 organizzazioni Pro-life, provenienti da oltre 20 Paesi di tutti i continenti!

Ringrazio tutti i nostri relatori di oggi.

Ringrazio le migliaia di amici venuti da tutta Italia, da Udine a Palermo, da Torino a Lecce, in pullman, in treno in macchina, in aereo, sopportando spese, fatica e disagi.

Ringrazio tutti coloro che hanno concretamente collaborato per la realizzazione di questo evento: le Voci del Verbo, gli Universitari per la Vita, Vita Umana Internazionale, Notizie ProVita, CitizenGo, Nessuno tocchi la Famiglia, Generazione Famiglia, il Popolo per la Vita, i Circoli della Croce e il quotidiano il Tempo.

La nostra Marcia si unisce idealmente a tutte le marce del mondo. Centinaia di migliaia di uomini e donne di buona volontà manifestano ogni anno la loro protesta contro leggi ingiuste e omicide.

I risultati, della legge 194, introdotta in Italia nel 1978 per legalizzare l’aborto sono devastanti.

Oggi si parla grosso modo di 100.000 aborti l’anno (dati del 2016), cioè 273 aborti al giorno, 11 ogni ora, un bambino ucciso ogni 5 minuti e mezzo. E in Europa la situazione è ancora più tragica: un aborto ogni 11 secondi, 327 ogni ora, 7854 al giorno.

Ebbene, sarò politicamente scorretta e so già che ci saranno molte persone che si stracceranno le vesti ma è inutile non affrontare di petto le questioni: i nostri governi, le nostre società, stanno calpestando la legge naturale, stanno calpestando i diritti di Dio, creatore della Vita. E’ vero che il valore della vita è un valore condiviso anche con non credenti e atei, e li ringraziamo per la loro presenza qui in piazza, ma non possiamo per questo dimenticare che nessuno di noi si è dato la vita da sé stesso ma l’ha ricevuta in dono e questo dono è indisponibile. Non possiamo togliere la vita agli altri perché questo si chiama omicidio e noi vogliamo ribadirlo qui, oggi, pubblicamente, che l’aborto è un omicidio perché distrugge una vita umana che non ci appartiene. Che questa vita sia di un giorno, di un mese o di tre mesi nel seno materno è uguale perché il valore della vita inizia dal momento del concepimento.

La nostra presenza vuole essere perciò un grido di protesta contro l’ingiustizia commessa nei confronti dei deboli e degli indifesi. Dobbiamo difendere i deboli contro cui si accaniscono i cultori della morte: non solo i bambini non nati, ma gli anziani, i malati, i disabili, vittime oggi dell’eugenetica, dell’eutanasia, un delitto che segue logicamente quello dell’aborto, come conseguenza naturale della negazione del diritto primario alla vita.

E questo perché viviamo in una società che spesso si è dimenticata cosa vuol dire l’amore per il prossimo, l’altruismo, la generosità. Viviamo in una società materialista, edonista, e spesso relativista.

Questa piazza così numerosa vuole invece ribadire la bellezza della vita ma con altrettanta determinazione vuole chiedere ai nostri politici, ai nostri governanti, che smettano di finanziare con le nostre tasse il suicidio della nostra nazione: invece di uccidere i nostri figli che diano aiuti concreti alle famiglie per crescere i loro bambini. E siamo certi che anche l’economia riprenderebbe.

Una nazione che non aiuta e non promuove la vita è una nazione che muore. E questa è la previsione demografica per il nostro Paese. Dobbiamo allora rimboccarci le maniche e ciò lo dobbiamo principalmente ai nostri figli, alle future generazioni perché è a loro che lasciamo l’eredità più pesante.

Uniamo dunque i nostri sforzi, il nostro entusiasmo, le nostre energie per difendere la vita, per promuovere la vita, per lottare per la vita e per non dimenticare quei sei milioni di bambini che non ci sono più in Italia.

Chiediamo ai nostri uomini politici e agli uomini di Chiesa, ai nostri Pastori, un impegno maggiore di fronte a quello che è il più spaventoso genocidio della storia in termini di vite umane.

Sappiamo che le Marce per la Vita non bastano: occorre anche un impegno continuo, sistematico, coerente, per gli altri 364 giorni dell’anno, per modificare leggi, costume, mentalità, non solo di chi ci governa, ma di ognuno di noi.

Carissimi, il prossimo anno saranno i 40 anni della terribile legge 194. Prepariamoci fin da subito convinti che l’impegno di ognuno di noi può fare la differenza.

Affidiamo tutto, e principalmente la causa della Vita, alla Madonna di Fatima in questo centesimo anniversario delle sue apparizioni. Fatima è l’evento più straordinario della nostra epoca. La Madonna è venuta a chiederci di non offendere più Dio e in cento anni la situazione è decisamente peggiorata perché tutte le nazioni si stanno dotando di leggi contro la vita, contro la famiglia, contro la natura stessa dell’uomo. Una delle veggenti di Fatima, suor Lucia, in una lettera degli anni 80 indirizzata al card. Caffarra, scrisse che la battaglia finale tra Dio e il demonio, sarebbe avvenuta sul tema della vita e della famiglia. Noi vogliamo raccogliere questa sfida nella certezza che con l’aiuto di Dio la Vita vincerà sempre contro la morte. Grazie ancora a tutti!

Article printed from CR – Agenzia di informazione settimanale: https://www.corrispondenzaromana.it

URL to article: https://www.corrispondenzaromana.it/discorso-finale-della-presidente-della-marcia-per-la-vita-virginia-coda-nunziante/

Milano Marcia


Milano marcia. Milano marcisce. Milano muore.

La manifestazione pro-immigrati di ieri è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. Vederli così, tutti uniti, miliardari e immigrati, con la “politica” impegnata a farli incontrare in favore di telecamera, mi ha messo addosso una irresistibile voglia di andarmene da questa città.

Ad aumentare ancor di più la mia tristezza sono le circostanze in cui si è verificato tutto questo, a poco più di una settimana dalla retata in Stazione Centrale che aveva restituito un po’ di spazio pubblico alla collettività: sapevo che non poteva durare, che per quei pochi giorni in cui si è potuto attraversare il piazzale senza subire angherie e insulti, il conto da pagare sarebbe stato salato. Mi ero illuso che fossero bastati i piagnistei sul “rastrellamento” a placare l’indignazione degli ottimati. D’altronde lo stesso sindaco aveva critica il blitz senza proporre però soluzioni alternative al problema (controlli periodici e poco “invasivi”? va benissimo, ma non dovrebbe pensarci lui? Altrimenti poi il bubbone si ingrossa e scoppia…). Credevamo appunto che l’autodafé sulla “Milano razzista” fosse tutto sommato un compromesso accettabile con le esigenze di sicurezza dei plebei: invece hanno dovuto organizzare il corteo, occupare mezza città per confermare che anche il più microscopico briciolo di legalità bisogna comunque conquistarselo col sangue.

Tuttavia non è solo una questione di “circostanze”: a questo punto si impone una riflessione più generale sul perché Milano non ha più niente da dire all’Italia, all’Europa e al mondo (lasciamo da parte il sistema solare). Certo, questa piazza che attesta l’allargamento massimo della forbice tra ricchi e poveri è stato forse il punto più basso toccato negli ultimi anni. Li ho visti in tv auto-proclamarsi ore rotundo la “Milano perbene”: fino a poco fa il perbenismo non era considerato un valore, ma evidentemente i tempi sono cambiati. C’era anche qualcuno che conoscevo, a quella manifestazione, e che non esito a definire “miliardario” nonostante provenga dalla mia zona – perché (ci tengo a specificarlo) dall’avvento dell’euro non serve avere i miliardi per esser considerato “miliardario”, dato che il cambio di valuta ha permesso di relegare il termine nel linguaggio metaforico. “Miliardario” è uno di quelli che sta bene, uno che ce l’ha fatta, magari proprio perché è riuscito a farsi “cinghia di trasmissione” fra miliardari e immigrati.

Però, come ho detto, bisogna lasciar perdere le “circostanze” e sorvolare, per esempio, sul fatto che questo bailamme sia servito anche a mascherare lo squallore del “patto coi comuni”, il nuovo piano di redistribuzione che ancora una volta scarica tutto il peso dell’immigrazione sulle periferie.
Non parliamo nemmeno sull’insostenibilità di altri cinque anni di centro-sinistra, che solitamente i milanesi votano solo per farsi qualche di quaresima (ramadan se preferite), per tornare poi ad apprezzare le buone cose di pessimo gusto (come l’ordine pubblico, le strade pulite, la cementificazione, gli sgomberi violenti, la dominazione austriaca eccetera).

Dicevamo, invece, di Milano: intorno a questa città negli ultimi anni si è creata un’insopportabile mitologia provinciale, esplosa nel dopo-Expo con tutti crismi e sacrismi che abbiamo imparato a conoscere. Eppure non mi pare che la “capitale morale” offra chissà quali opportunità, a meno di non essere, appunto, un “miliardario” (ma quelli stanno bene dappertutto) o un immigrato. Sembra ormai che gli stessi italiani abbiano smesso di crederci: non dico quelli provenienti da chissà quale suburbio borbonico, ma persino i più civilizzati come i livornesi e i salernitani (le uniche etnie con le quali talvolta riesco a socializzare: il resto è già “Africa”, res nulliushic sunt leones ecc…).

È anche vero che i miei criteri per giudicare se valga la pena vivere in una città possono differire da quelli di chi l’altro giorno ha deciso di sfilare per l’“integrazione”. Visto che siamo già in ballo, tanto vale enunciarli; per farla breve, li riduco a tre: 1. Opportunità di crescita; 2. Possibilità di star bene da soli; 3. Qualità della letteratura.

Riguardo al primo punto, la manifestazione di ieri mi ha confermato che a Milano si può vivere bene solo con la mentalità di un sedicenne. Se il massimo della tua prospettiva è comprarti il fumo con la paghetta settimanale vita natural durante, allora sei nel posto giusto: in tal caso, quelli che “ce la fanno” sono appunto le “cinghie di trasmissione” che permettono alla “forbice” di allargarsi fino al limite e poi “stringersi” solo in qualche rarissima occasione, quando c’è da “ritagliare” la società secondo la dicotomia fra ricchissimi e poverissimi. Esattamente quello che è successo ieri: chissà quanto mi sarei divertito, a sedici anni (o, per meglio dire, con un cervello da sedicenne), a marciare giulivamente con i fratelli immigrati. La vita a Milano sembra ridursi a questo: una augmented reality della propria adolescenza. Qualcuno potrebbe trovarlo poetico (per certi versi lo è), ma dopo un po’ l’incantesimo si spezza. La bohème di massa è logorante, la condizione di “eterno figlio” a un certo punto ti fa desiderare di diventare padre altrove, in un luogo dove è ancora consentito esserlo.

E qui veniamo al secondo punto: non può considerarsi civile quella città che non rispetta i diritti dei solitari. Per carità, le fratrie sono bellissime e affascinanti, ma quando diventano la norma, allora è meglio levare le tende. Dovrei raccontare troppo di me stesso per affrontare degnamente la questione, e al momento non credo sia opportuno; perciò saltiamo al terzo punto: la cattiva letteratura.

Gli scrittori milanesi delle ultime generazioni sono persone sole che strumentalizzano l’arte per fingere di non esserlo. Tutto qua. È questo ciò di cui sto parlando: la città non ha più nulla da dire e l’unica ambizione possibile è quella di baloccarsi con le proprie mitologie personali nella speranza di crearsi un pubblico. Un giorno sarà interessante indagare su come la cattiva letteratura abbia prodotto sia tangentopoli che l’estetica dell’aperitivo, e sulla segreta affinità tra i due fenomeni come sintomi di una “incomunicabilità” reale, che è appunto irrappresentabile (ma l’“estetica dell’irrappresentabile” è altra cosa, essendo mediata, riflessiva, non vissuta).
Uno stock character diffuso in questo tipo di letteratura (non faccio nomi per “carità di patria”, sul serio), è quello della donna refugium peccatorum: sfido chiunque a trovare una femme fatalenella letteratura milanese degli ultimi trent’anni (il cinema, contando ancora su un  pubblico, deve essere per forza più sincero). La femmina irreale, complice nei gusti e nelle illuminazioni, attraversa tutto il “romanzo di una città” e la si trova ovunque: è colei che sublima in entusiasmanti epifanie metropolitane la mediocrità delle scritte sui muri o la vacuità delle rapsodie da domenica pomeriggio.

Bene, tale donna non esiste (almeno non a Milano) ed è solo con questa consapevolezza che si percepisce la profonda dissociazione dei milanesi: qui peraltro stiamo parlando di un livello alto, ma immaginate quel che accade nei bassifondi della coscienza, tra chi si spacca la schiena per “farcela” o chi crede di aver trovato Lamerica. Purtroppo persino la psicologia è passata di moda, altrimenti chissà quanti spunti d’analisi troverebbe anche nella più banale delle conversazioni da tram, quando l’unico punto di contatto tra un milanese e l’altro è solo il desiderio di andarsene via per sempre. Milano marcia, e marcia verso il nulla.

http://materialismosacro.blogspot.it/2017/05/milano-marcia.html

Caro Mentana, a nome della Val Strambonica, le chiedo scusa. Ma lei si è mai guardato in casa?


La marcia pro-migranti di Milano è stata un successo, inutile negarlo. Lo dicono i numeri: 100mila persone in un sabato di maggio che invogliava ad andare al mare o al lago, non è cosa da poco. Occorre prenderne atto ed evitare le valutazioni tipiche da geometra o da ufficio del catasto che seguono certi eventi, con i numeri di organizzatori, questura e avversari politici che non collimano mai.
Queste immagini



stanno facendo il giro dei social e della Rete da sabato pomeriggio e, vi confesso, mi farebbe comodo e mi risulterebbe molto facile fare dell’ironia, imbastire un pezzo tutto sarcastico su come, a volte, l’entusiasmo indotto sfoci in ridicolo. Non lo farò, la chiudo qui con le valutazioni riguardo le presunte “fughe della guerra e della carestia” e altri mantra riguardo la reale volontà e i reali interessi che ci sono dietro gli esodi di massa dall’Africa. Non essendo stato presente al corteo (per ovvie ragioni, visto che non una singola motivazione che ne hanno portato allo svolgimento mi trova d’accordo), non entro nemmeno nella disputa su quanti cittadini milanesi non “intruppati” in partiti o associazioni organizzate fossero davvero presenti: ognuno ha i suoi numeri e le sue percentuali, io continuo a ritenere un buon termometro al riguardo i discorsi che sento al bar, al supermercato o sui mezzi pubblici. Chiudo qui il capitolo manifestazione, la archivio come una mia sconfitta e una vittoria del fronte globalista: 1 a 0, palla centro.

Due cose sole, voglio fare notare a margine del corteo, il tutto per contestualizzare il nucleo dell’articolo di oggi. Primo, trovo decisamente interessanti le parole dette al riguardo dal professor Luca Ricolfi, sociologo certamente non tacciabile di simpatie destrorse e che, anzi, ha analizzato lucidamente e in tempi non sospetti quelli che Jean-Claude Michéa definisce “i misteri della sinistra”, ovvero il passaggio dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto, il tutto attraverso il tramite da egemonia culturale del politicamente corretto: “Spesso chi è per l’ accoglienza senza se e senza ma, più che non conoscere i problemi, semplicemente non ne ha. A esempio non vive in un quartiere degradato, o non abita in un alloggio popolare in cui il racket delle occupazioni, non di rado gestito da stranieri, la fa da padrone”.

Secondo, al netto della buona fede che occorre riconoscere a tutti, salvo prova contraria, la puzza di strumentalità politica di cui si è ammantato il corteo è nauseabonda. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha inviato più di un messaggio, diretto o indiretto, non solo a Matteo Renzi e a quel PD “legge e ordine” che lo ha ignorato in occasione della retata in Stazione Centrale ma, soprattutto, anche a Giuliano Pisapia, suo predecessore che da più parte viene sempre più virtualmente investito del ruolo di federatore “a sinistra” per la nascita di un soggetto che dialoghi (e, magari, si coalizzi) con il PD, partendo però da posizioni più radicali. Della serie, ci sono anch’io. E, soprattutto, il ruolo di primo cittadino mi va stretto, voglio un pezzo di ribalta. In contemporanea dallo stesso palco, anche Pietro Grasso ha preso una posizione chiara, perché parlando in veste di seconda carica dello Stato ha detto chiaro e tondo che “chi nasce qui e studia qui, è italiano”.

Come dire, se lo ius soli andrà in porto e la calendarizzazione magicamente metterà il turbo, il cappello sull’iniziativa ce lo metto io. Insomma, argomenti che stonano con i cuori che sanguinano per i morti e i dispersi in mare e che rimandano alle categorie politiche meno nobili dell’ipocrisia e della propaganda ma tant’è, nulla di nuova sotto il sole. Soprattutto quando l’ipotesi di voto anticipato comincia davvero a farsi concreta.
E veniamo all’argomento cardine. In contemporanea con il corteo e le polemiche che l’hanno seguito, alcuni numeri. Primo, stando a Frontex, se il numero dei migranti arrivati illegalmente in UE nei primi quattro mesi del 2017 è stato di 47mila, l’84% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016, l’Italia continua a vedere numeri in crescita. Ad aprile sono stati 12.900 i migranti sbarcati in Italia, con un aumento del 19% rispetto a marzo. In tutto, sono oltre 37.200 i migranti arrivati in Italia nei primi quattro mesi dell’anno, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Secondo, nei due giorni di questo fine settimana sono sbarcate in Italia altre 5mila persone, soccorse dalla Guardia costiera libica e italiana. E con esse, è sbarcata anche una variabile poco piacevole ma che non stupisce: l’emergenza sanitaria. Su 167 sbarcati venerdì scorso a Pozzallo, 97 hanno la scabbia. I pronto soccorso, già di suo intasati, sono oberati dopo il trasporto degli immigrati post sbarco.

Parlando con “Il Giornale” in forma anonima, ecco cosa ha dichiarato un operatore sanitario: “I pronto soccorso diventano una potenziale fucina di malattie. Anche se la scabbia non è una malattia grave, perché dovremmo rischiare il contagio? Siamo a rischio noi operatori e gli utenti”. Inoltre, si teme anche per alcune malattie che erano ormai debellate e che tornano a fare capolino come la tubercolosi, di cui si sono registrati diversi casi. “Degli immigrati sotto il profilo sanitario, non si conosce assolutamente nulla. Non è un fenomeno da sottovalutare ma da seguire con la massima attenzione, proprio per evitare l’eventuale diffondersi di malattie infettive”, conclude l’operatore. Aggiungo io che, giovedì scorso, intervistato a “Piazza Pulita”, Gino Strada ha confermato lo sviluppo di un nuovo focolaio di ebola in Congo. Gino Strada, non CasaPound. Forse controllare sarebbe meglio.
Bene, al netto di tutto questo, ecco il tweet di Enrico Mentana: “Sui social tanto tanto livore per chi manifesta a Milano oggi. Si può non essere d’accordo in nulla con le ragioni di chi marcia, ma perché tutto questo veleno? Perché un odio così forte verso l’idea di accoglienza? … Non avete mai mosso un dito contro mafiosi e camorristi, contro gli evasori e i corrotti, sbraitate solo quando acciuffano un politico ladro, purché della parte opposta alla vostra, avete fatto il tifo per la banda di Romanzo Criminale e i Savastano di Gomorra, parcheggiate in seconda fila e ve ne fregate della differenziata, e però per voi la vergogna sono quei manifestanti di Milano. Non concepite che uno possa aiutare chi ha bisogno, e infatti diffondete la calunnia che le Ong siano spinte dal lucro e dal malaffare.

Mi sono chiesto per tanto tempo come sia stato possibile che da noi, 80 anni fa, le leggi razziali siano state varate e attuate senza nessuna reazione popolare. Ma come, noi, gli italiani brava gente, restammo zitti, e anzi partecipammo con zelo alla loro applicazione, alcuni fino alle estreme conseguenze? Grazie a voi, al cinismo ferino delle vostre parole, ho potuto capire di chi siete ideali eredi. E siccome, è cosa nota, la storia si ripete in farsa, magari arriverà il giorno, come avvenne dopo la Liberazione, in cui cancellerete in fretta e furia i vostri tweet e correrete a giurare e spergiurare che quel 20 maggio a Milano, a manifestare per una buona causa c’eravate pure voi..”. Qualcosa non va, caro direttore.
Le dico anzitutto che seguo tutti i giorni il Tg che dirige, poiché lo ritengo il più equilibrato fra tutti gli altri. Anzi, lo ritenevo. Perché dall’attentato chimico a Idlib, ovviamente attribuito subito a Bashar al-Assad, con la complicità di russi e iraniani, qualcosa è cambiato. Anche voi, che durante le elezioni presidenziali statunitensi, eravate riusciti a non tramutarvi come gli altri totalmente in TeleHillary, avete cominciato una battaglia tutta ideologica. E tutta incentrata su un punto: il continuo e costante accostamento della situazione attuale con quella del nazi-fascismo. E’ un’ossessione, un parossismo che, non essendo sostanziato da alcun elemento reale, puzza di ideologia. E di furbizia. Lei accusa, genericamente, il suo interlocutore social di non aver mai attaccato la mafia, di non fare la differenziata, di non denunciare l’evasione fiscale: primo, ha contezza assoluta del fatto che tutti i suoi followers siano dei marpioni simili? Spiacevole, fossi in lei.

Secondo, al netto del populismo – proprio lei che a parole lo combatte – di accuse simili, cosa c’entrano le leggi razziali? Nulla. Però, da quell’attacco con armi chimiche in poi, è stata un’escalation di paragoni: Assad come Hitler che usava le armi chimiche. Grande rilievo, anche nel suo tg. Peccato che poi persino ambienti NATO abbiano smentito la paternità di quell’attentato, addirittura mettendone in discussione la dinamica reale: lei che fa le pulci e attacca tutti, ha guardato in casa sua? La notizia della smentita, ha avuto lo stesso clamore della prima, quella che certificava il parallelo Assad-Hitler? E poi, vogliamo parlare del forno crematorio, sempre di Assad, dove verrebbero bruciati i corpi dei prigionieri? Tutti i media, il suo compreso, hanno scomodato Auschwitz, i camini, quel “mai più” che l’Europa deve onorare, intervenendo in Siria. Anche in questo caso, bufala. D’annata, oltretutto, tato da essere sparita a tempo di record dalle prime pagine. Il suo tg ha dedicato al ridimensionamento di quel fatto, lo stesso tempo concesso all’accusa? No, posso garantirglielo.

Lei è troppo intelligente per pensare davvero che Matteo Salvini, Marine Le Pen o persino Viktor Orban possano essere i nuovi Hitler: vede SA in giro a ingraziarsi l’opinione pubblica esasperata a colpi di incendi di centri d’accoglienza? No, in compenso vedo parecchio degrado legato alla presenza di risorse: lei no? E poi, mi tolga una curiosità: per mesi e mesi, i media come il suo hanno di fatto minimizzato le ondate di migranti in arrivo, smentendo che si trattasse di un’emergenza e parlando di percezione dell’insicurezza, a causa della propaganda populista e razzista. Quindi, se non è in atto un’emergenza e non c’è, di fatto, una reazione agli sbarchi che sia emergenziale (rivolte, assalti a sfondo razziale, violenze quotidiane sugli stranieri), perché scomodare l’eccezionalità assoluta del nazismo e del fascismo? O c’è una situazione emergenziale che ne attiva un’altra, oppure perché scomodare Auschwitz per dei cittadini che non vogliono migranti a casa loro o per Assad che, bontà sua, non ha voglia di regalare a Isis e sauditi la Siria?
Ora non è più in onda sulla sua rete ma immagino che, in qualche modo, abbia seguito il nuovo programma di Maurizio Crozza e, soprattutto, i nuovi personaggi che imita. Oltre a uno strepitoso Maurizio Mannoni, c’è un altro Maurizio – Belpietro – e la parodia della trasmissione che questi conduce su Rete4, “Dalla vostra parte”. Crozza l’ha trasformata in “Dalle nostre parti” e vede il direttore de “La verità” lanciarsi in parossistiche tesi razziste e xenofobe, spesso e volentieri spalleggiato da un collegamento esterno con la Val Strambonica, ideale Eldorado della grettezza e dell’ignoranza della provincia profonda, proprio quella che dice no ai migranti, come a Cona (o tra i libri profondi e le sdraio progressiste di Capalbio, by the way). Ammetto che i primi due episodi qualche risata la strappavano, adesso ormai hanno la brillantezza e la sagacia ironica di una scoreggia del compianto Bombolo ma resta il fatto: chi dice no all’immigrazione senza controlli e programmazione che stiamo vivendo, è un ignorante.

Un montanaro, uno che non ha studiato e non può capire, uno che – come nel caso del Brexit – nemmeno dovrebbe poter votare, come qualche mente progressista ha fatto intendere tra le righe nei suoi illuminati editoriali. E’ gente degna della Val Strambonica, ombelico di un mondo che non capisce la bellezza e l’importanza dell’accoglienza, gente che come nello sketch comico di Crozza, crede che i migranti siano contagiosi a prescindere o che un morbo presente nelle ascelle degli albanesi possa procurare la paralisi degli arti, venendone a contatto. Ridete pure, sbeffeggiate e dileggiate con il disprezzo che si propaga dall’alto dei vostri studi e dei vostri ideali, chi ha paura, chi vuole difendersi, chi non crede né all’accoglienza, né all’integrazione forzata, né alla società multietnica: fatelo, tanto il pubblico che conta sta dalla vostra parte. Vi applaude, condivide i vostri tweet.
Questa foto

è tratta dall’edizione on-line del quotidiano “L’Adige” e ci mostra una scritta apparsa sulla strada che porta al piccolo centro trentino di Tres, dove l’arrivo di 10 migranti è stato accolto così da qualcuno. Sdegno, ovviamente, a partire dal sindaco del paesino, Paolo Forno e della testata giornalistica: è la riprova della vostra teoria, la mitologica Val Strambonica di Maurizio Crozza esiste davvero, avete ragione voi. Il problema è che Crozza si limita a fare dell’ironia, ancorché poco brillante, mentre lei e molti suoi colleghi state impostando una campagna che classifica quella scritta spray sulla strada come prova maestra dell’esistenza di un pericolo nazi-fascista risorgente e non mi stupirebbe che qualche mente superiore accostasse a breve quella scritta – che è solo frutto di paura ed esasperazione – alle scritte “Juden” apposte sui negozi degli ebrei. Voi potete credere a ciò che volete ma non potete ammantare di ideologia la realtà, perché non siete normali cittadini, bensì direttori di mezzi di comunicazione di massa: avete una responsabilità. Enorme. E non potete negare che, dall’attacco chimico a Idlib, vediate nazisti e fascisti ovunque, un po’ come il rabbino paranoico interpretato da Woody Allen nei suoi film, quello che sente dire dalla gente “inebreato” invece che “inebriato” e che lega quasi pavlovianamente l’ascolto di Wagner alla voglia di invadere la Polonia.
Per favore, se davvero vi sta a cuore la difesa dei vostri ideali, evitate di scomodare parole enormi dello scorso secolo per quello che è un normale sentimento di ribellione di fronte a una situazione fuori controllo, realtà testimoniata dal cambio di rotta avvenuto con l’arrivo al Quirinale del politicamente scafato Marco Minniti. Come vede non ho nemmeno toccato l’argomento ONG, perché vale lo stesso discorso del nazismo: chi le tocca, anche solo avanzando un dubbio, è il nuovo Goebbels. L’avessi sentita, negli anni, precisare tante volte la presunta innocenza di qualcuno che veniva accusato, allora potrei darle il beneficio del dubbio ma il suo atteggiamento verso quegli operatori è di totale coesione ideale e fattuale. La saluto, caro direttore, con un’ultima domanda. Stando a uno studio del Movimento Cristiano Lavoratori, dubito un’emanazione dei nazisti dell’Illinois di Belushi e Aykroyd, ogni anno migliaia migranti finiscono nelle grinfie schiavistiche del caporalato.

Visto che il suo tg è sempre stato in prima linea nella denuncia di questa pratica criminale, non le pare che sostenere “l’avanti tutti” sia un pochino ipocrita e incoerente, visto che – al netto di tutte le ONG del mondo e del fatto che bisogna rendere più aggressiva la lotta al nuovo schiavismo – questo Paese è nel caos e sicuramente chi arriva avrà ottime possibilità di finire a fare lo schiavo, al netto dei vari DDL e leggi ad hoc? Cordiali saluti dalla Val Strambonica.
Di Mauro Bottarelli , il 7 Comment 
Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli