ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 28 maggio 2017

Di ciurma in ciurma

Il potere del diavolo
Come gli Angeli buoni, anche i demoni, in senso contrario, conservano una loro gerarchia di autorità e di potere nell’infelice regno di cui Lucifero è il principe. Essi lavorano per la perdizione degli uomini e tuttavia, senza volerlo, rimangono pur sempre strumenti nelle mani di Dio.
Dante chiama Lucifero l’imperatore del doloroso regno. Egli, infatti, è a tutti gli effetti “principe” e grande è il suo regno. Un regno che si estende non solo sugli angeli ribelli, ma anche «su coloro che disprezzano i Comandamenti di Dio» (Sant’Agostino). Un regno però “doloroso”. Cos’è, infatti, tutto questo possesso in confronto al godimento di Dio perso per sempre e per propria colpa? A ragione Dante lo dipinge come l’infelicità impersonata: «Con sei occhi piangea e per tre monti gocciava il pianto e sanguinosa bava». Questo dolore satanico è da lui riversato su tutti i suoi inferiori, i quali gli sono simili in proporzione alla gerarchia di appartenenza e al proprio demerito. Ogni diavolo, infatti, conserva la propria natura e gerarchia in base all’appartenenza al proprio coro.
Così scrive Giovanni Cassiano: «Quelle potenze conservano ancora le prerogative dell’ordine anteriore, in cui ciascuna di esse era stata creata» e «si può arguire anche che ciascuna di esse conserva anche al presente le differenze già in atto nel grado in cui furono create e che per questo, pur essendo cadute dalle zone del cielo, hanno rivendicato, sia pure in senso contrario, a somiglianza delle sane virtù celesti rimaste fedeli, uguali gradi e dignità in rapporto però alla perversità, in cui ognuna di esse s’era distinta nel male».

Possiamo anche aggiungere che ogni angelo caduto partecipa della malvagità e dell’odio, del dolore e dell’infelicità degli altri in base alla propria essenza e alla propria colpa, come anche autorità e posizione. In questo modo il dolore di ognuno si riversa sugli altri, cosicché ognuno patisce, oltre al proprio inferno, anche quello degli altri. Più un angelo è elevato, tanto più partecipa del dolore e della sofferenza degli altri. Potremmo dire che essi formano una specie di “corpo mistico” al cui centro vi è Lucifero quale capo a cui tutti gli altri sono soggetti e prestano obbedienza. Un’obbedienza che si poggia sull’odio e sul terrore.
Secondo diversi autori, come Dio invia a ciascun uomo un angelo per proteggerlo e assisterlo, così satana, volendo emulare Dio, invia a ciascuno un diavolo per traviarlo e corromperlo. La Scrittura ammonisce: «Guai alla terra e al mare, perché il diavolo è sceso a voi con ira grande sapendo di aver poco tempo» (Ap 12,12). Difatti, è sentenza comune, che «una parte di questi angeli tenebrosi sono sulla terra, o nell’aria che la circonda, ciò che Iddio permette per istruzione o per esperimento de’ suoi eletti». D’altra parte, continua il Gaume, «è comune sentimento dei Dottori, scrive san Girolamo, che l’aria, la quale si trova fra il cielo e la terra, sia piena di angeli cattivi. Sant’Agostino non esita a dire, che questa dottrina appartiene alla Fede apostolica; e lo asserisce con fondatissima ragione, perocché essa risulta dalle epistole di san Pietro, di san Giuda, e dall’Apocalisse».
Tuttavia anche satana, con tutte le sue schiere, senza volerlo, è pur sempre uno strumento nelle mani di Dio. Nulla infatti di ciò che fa sfugge alla mano di Dio. Egli è come un cane legato che non può nuocere se non nella misura in cui Dio stesso glielo permette, affinché «tutto concorra al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28) e per edificare la gloria degli eletti (cf. 2Tm 2,10). Così, infatti, si esprime san Tommaso: «Gli angeli in ordine di natura stanno tra Dio e gli uomini. Ma la disposizione della Provvidenza divina vuole che il bene degli esseri inferiori venga procurato per mezzo degli esseri superiori. Ora, il bene dell’uomo viene procurato dalla divina Provvidenza in due maniere. Primo, direttamente, inducendo al bene e allontanando dal male: tutto ciò viene compiuto come si deve per mezzo degli angeli buoni. Secondo, indirettamente, in quanto cioè si permette che uno sia tentato, perché si eserciti nel bene per mezzo della lotta contro ciò che è contrario al bene. Ed era conveniente che questo bene fosse procurato agli uomini per mezzo degli angeli cattivi, affinché i demoni dopo il peccato non diventassero del tutto inutili all’ordine della natura». Lo afferma anche Giovanni Paolo II: «Creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli. Ma proprio perché la Provvidenza è eterna sapienza che ama, Dio avrebbe saputo trarre dalla storia di questo peccato, incomparabilmente più radicale in quanto peccato di uno spirito puro, il definitivo bene di tutto il cosmo creato». Anche sant’Agostino scrive: «Dio nel crearlo non ignorava certamente la sua futura malvagità e prevedeva il bene che egli avrebbe derivato dal suo male. Per questo un Salmo ha detto: “Il serpente che hai creato perché fosse deriso”. Si deve intendere, cioè, che nell’atto di idearlo, sebbene buono a norma della propria bontà, tuttavia mediante la sua prescienza aveva preordinato come usarlo, anche se malvagio».
Ma quali sono i vantaggi che il diavolo può procurare agli eletti?
Evidentemente molti vantaggi sfuggono alla nostra mente, mentre altri si possono facilmente intuire. Royo Marín scrive ad esempio che «sono innumerevoli i vantaggi della tentazione superata con l’aiuto di Dio. Umilia satana, fa risplendere la gloria di Dio, purifica l’anima, ci riempie di umiltà, pentimento e fiducia nell’aiuto divino; ci obbliga a star sempre vigili, a diffidare di noi stessi, sperando tutto da Dio, a mortificare i nostri gusti e capricci; stimola l’orazione; aumenta la nostra esperienza, e ci rende più circospetti e cauti nella lotta». D’altra parte il diavolo non può tentare l’uomo al di sopra delle sue forze, perché «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13). Scrive san Giovanni Damasceno: «Non hanno potere né forza su alcuno se non per quanto è permesso da Dio secondo la sua dispensazione, come avvenne per Giobbe e come è scritto per i maiali nel Vangelo». Infatti, gli stessi demoni messi in fuga da Gesù dal corpo dei due uomini di Gerasa poterono entrare nella mandria di porci solo dopo l’espresso permesso del Salvatore. In tal modo, spiega san Giovanni Crisostomo, si «rese manifesto che non hanno la facoltà neppure di toccare i porci, se non lo permette il Dio dell’universo».
La fine degli angeli ribelli costituisce inoltre per l’uomo un monito e uno stimolo a fuggire il male e cercare il bene. San Gregorio Magno, commentando il libro di Giobbe dove si parla del diavolo “Behemot” scrive: «Ecco, Behemot, che ho fatto al pari di te. Così l’uomo, considerando che si è perduto chi è stato fatto al pari di lui, si spaventi anche per la rovina del suo vicino, temendo la caduta per la propria superbia».
Tuttavia non possiamo negare che, sebbene «le forze demoniache sono state messe dalla Provvidenza stessa al servizio della creazione», non lo sono così «completamente da escludere ogni devastazione da parte della loro malvagità» (P. Hophan). «Noi infatti sappiamo – scrive san Paolo – che tutta quanta la natura insieme sospira e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22), e questo perché «tutto il mondo giace sotto il potere del maligno» (1Gv 5,19). È per questo che la Chiesa, attraverso le benedizioni fatte dai sacerdoti, intende strappare e riscattare la creazione pezzo per pezzo dall’usurpazione del diavolo.

dal Numero 21 del 28 maggio 2017
di Padre Angelomaria Lozzer, FI


Monsignor De Gregorio (Pontificio Istituto Musica Sacra): “I preti che cantano e ballano sono dei buzzurri”


Monsignor De Gregorio, è possibile affermare che la caduta del senso del sacro intacchi anche la qualità della musica sacra?
” Io penso che il  vero problema sia un altro e lo sintetizzo così: cultura e professionalità. Più che caduta del senso del sacro, che certamente esiste,  occorre riflettere: come mai in altre nazioni quali Polonia, Ungheria, Svizzera durante le messe si suona musica di qualità? E come mai in  altre nazioni nei libretti dei canti, assieme alle parole ci sono  gli spartiti musicali e da noi no? E allora, il caso italiano è culturale, basti considerare la più grande vergogna musicale nazionale che è il festival di Sanremo. Un tempo si sfornavano canzoni melodiche ed orecchiabili che hanno fatto la storia. Ora nessuno  fischietta i motivi. Il perché dipende dal fatto che si attribuisce maggior importanza alle parole rispetto alla musica. Del resto il cittadino italiano a scuola non apprende significative nozioni musicali e il problema riguarda, nello studio, anche i preti”.
Nella parrocchie  generalmente si sente suonare roba poco accettabile…
” Vero. E allora torniamo ai temi cultura e professionalità. I preti italiani, non tutti, non sono formati da questo punto di vista, e non hanno gusto. Nei seminari, come nelle scuole, non si studia musica adeguatamente. I vescovi, poi, dovrebbero controllare la qualità delle musiche e delle stesse liturgie”.
Che dire di quei preti che animano le messe con applausi e talvolta balli?
” I sacerdoti che fanno questo  sono e  si comportano da buzzurri, con tanta ignoranza. Non si rendono conto del luogo e della circostanze in cui si trovano. Il nodo è culturale e denota una ignoranza plateale e purtropo anche diffusa. Io penso agli applausi e stranezze varie durante i funerali. Bisogna ricordare che la liturgia è una cosa seria, va guidata con rigore e fermezza, buon gusto e soprattutto educazione. I preti, a volte, si pensano bravi presentatori e così si sconfina nella sciatteria, che poi riflette quella  personale “.
 Esiste un problema legato ai testi?
” Certo. Ricordo a me stesso che il vescovo deve autorizzarli.  Ed invece, specie nelle parrocchie, vi è una gara ad inventare roba che risulta tante volte inadeguata. Si è determinata una preoccupante confusione tra musica liturgica e paraliturgica. Trovo tutto questo un peccato. La Chiesa nella sta storia ha sempre promosso la cultura affidandosi alla professionalità, mai alla improvvisazione”.
Che fare?
” Invertire la rotta, anche nelle condotte, a cominciare dai sacerdoti.  Alcuni di loro, in tema musicale, hanno bassa preparazione, non avrebbero potuto fare neppure i portieri di edificio, ecco il tasto dolente”.
Bruno Volpe




http://www.lafedequotidiana.it/monsignor-de-gregorio-pontificio-istituto-musica-sacra-preti-cantano-ballano-dei-buzzurri/
La foto di gruppo delle “first lady”, il cavallo di Caligola e Destenay

Sta facendo il giro del mondo la foto di gruppo delle «first lady» al Vertice Nato di Bruxelles dove assieme a 9 donne spicca un uomo in giacca e cravatta, apparentemente un “intruso”, circondato dalle compagne e mogli di presidenti e premier internazionali. 
Chi è il guascone in posa tra Brigitte Trogneux, moglie di Emmanuel Macron, Melania TrumpEmine Gülbaran, moglie del presidente turco Erdogan, la regina Mathilde del BelgioIngrid Schulerus,compagna del segretario generale della Nato Stoltenberg,  Desislava Radeva, compagna del presidente bulgaro, Amelie Derbaudrenghien, compagna del premier belga, Mojca stropnik, partner del primo ministro sloveno e Thora Margret, first lady d’Islanda ?

QUADRETTO SOCIO-CULTURALE

La risposta è sconfortante e rappresenta, ancora una volta, emblematicamente il concreto e surreale mutamento socio-culturale in atto nella nostra società.
Il decimo componente, “beato tra le donne”, ha infatti, secondo il diktat etico globale, tutti i “titoli” per mettersi in posa assieme alle altre première dame poiché è Gauthier Destenay, marito di Xavier Bettel,premier del Lussemburgo e in quanto tale “first lady” alla pari di tutte le altre.
Il protocollo “politicamente corretto” prevede dunque di includere anche lui nelle foto di gruppo delle “first lady” nonostante l’evidente macroscopico controsenso derivante dall’appartenenza all’altro sesso. C’è da scommetterci che d’ora in avanti vedremo lentamente sparire dal linguaggio giornalistico il termine “first lady” in nome di un più inclusivo e rispettoso “first partner” .

IL CAVALLO DI CALIGOLA & DESTENAY

Tale patetica vicenda ricorda l’episodio di Caligola che fece senatore il proprio cavallo rispettando alla lettera tutte le disposizioni giuridiche necessarie alla sua, formalmente valida, elezione.
Una visione capovolta per la quale è il diritto positivo, inteso come legge posta dall’uomo, a costruire a proprio piacimento la realtà e, non viceversa, quest’ultima a ispirare e determinare le norme stabilite dal legislatore.
Così come il cavallo di Caligola, seppur fosse stato il miglior ronzino in circolazione non poteva in alcun modo ambire allo status di senatore in quanto, non essendo un essere umano, era privo ontologicamente dei requisiti necessari, allo stesso modo, Gauthier Destenay immortalato in posa tra le donne come “first lady” è, nella realtà, sprovvisto per natura delle prerogative essenziali per essere considerato una “prima donna”.
In questo senso la foto del Vertice Nato di Bruxelles è un pugno in un occhio alle realtà e al buon senso.