ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 5 maggio 2017

In nome della nostra vita

L’aborto è l’omicidio di una persona innocente

“L’aborto è l’omicidio di una persona innocente”. Stéphane  Mercier – Università di Lovanio.
Ho deciso di intitolare quest’articolo con le parole del prof. Mercier dell’Università di Lovanio in Belgio (o meglio Belgistan), che è stato punito 1 per avere semplicemente acclarato un fatto reale: l’aborto è l’omicidio di una persona innocente.
Dio è vita ed infatti ha voluto nascere nella mangiatoia della terra per ricordare che Lui è la vita e la vita è in Lui. “Il fatto che sia vissuto nella carne naturale ci permette di sperare che … la tirannia del mondo … potrà essere vinta e trasfigurata in carne spirituale. Tutta la carne del mondo è simbolo dello spirito2” ed ancor di più il bimbo che si agita nella pancia della futura mamma per venire alla luce e portare luce agli occhi della mamma. Cristo viene per dare luce alla carne nel mondo e per affermare la speranza di vita infinita nella sua luce di Figlio-Bambino che è Luce bambina della Sapienza e della Paternità del Padre Dio.
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Non possiamo parlare della morte come un fattore necessario, perché Dio è creatore di vita ed in nome della nostra vita ha sacrificato la sua vita per dare a noi una vita rinnovata nella sua Vita di Creatore di vita. La morte nasce dalla incapacità di comprendere che Dio è vita dell’Universo.
La vita dell’uomo prende il suo significato simbolico non come autosuggestione ma come riflesso del mondo spirituale che è la vita di Dio nel tempo, fatta la vita dell’uomo figlio della vita di Dio che si manifesta nell’istante del concepimento per dare vita alla sua vita in un uomo della terra che sarà simbolo di vita nella creatura piccola che vive nella pancia della Mamma che è la sede della vita del bimbo che dovrà nascere.
L’uomo diventa creatore di vita quando le sue sue parole sono volontà di amare la vita per fare conoscere il Padre della vita agli altri uomini.
Il silenzio della vita è la Parola di vita del Logos che dona vita alla parola-uomo che vuole nascere come segno della vita del primo bimbo nato come Vita di Dio in terra.
È per questo che dobbiamo onorare la vita sempre e comunque perché, specialmente nel sorriso di un bimbo, noi mettiamo in moto il ricordo delle cose belle che la vita ci ha dato e che con la vita tutto ci è stato donato.
Non può esserci vita se non si chiede a Dio la vita per ogni uomo che ama, nel silenzio delle sue parole, il Logos che è volontà di vita eterna nella Vita del Padre Celeste e nell’Amore della Sofia sapienziale che sin dall’inizio della Creazione è stata parte e parto dell’atto di vita creativa del Padre della vita.

Il colloquio con Dio è un colloquio tra la vita dell’uomo e la vita di Dio, il contatto fra due amici che vogliono farsi anche fratelli pur essendo Padre e Figlio. Il mistero della Paternità e Maternità di Dio rimane oscuro se non si ama la vita che è il Bimbo benedicente nella mangiatoia che viene onorato dai Re della Terra come principio della vita dell’uomo figlio del Dio Padre.
Negli occhi di vita del bimbo nato si riflette la vita esteriore ed interiore che determina l’amore dei cuori degli uomini che amano la vita nel Bambino che è nato per donare la vita alla vita della terra.
La luce della vita si riflette negli occhi del Bambino che è vita dell’Universo che è insaziabile vita dell’amore alla vita del Bambino nato per essere la nuova vita del mondo rinnovato nel Nuovo Adamo. La vita si fa conoscenza dell’Amore alla vita del Padre, della Madre e del Figlio uniti nell’amore al Paraclito che è la vita d’Amore del Padre della vita.
Gesù è asceso al cielo come nuova vita per portare agli uomini la speranza di vita eternata sia nella vita temporale che in quella infinita. Il sole di vita non smette mai di dirigere i suoi raggi di vita ovunque un bimbo venga maltrattato perché Dio ama la vita e l’aborto è volontà del nemico della vita. Nella luce del Bimbo nato nasce la comprensione della realtà simbolica di una tenerezza che poi si diffonde nel mondo intero come un annuncio di perdono per gli uomini che non vorranno seguire il loro cuore. Il Bimbo è la semplicità del Dio-Bambino che si oppone alle complicazioni del mondo attraverso il suo raccogliere in Sé stesso il simbolo.
Gli uomini hanno complicato la loro vita; il Bambino dipana le matasse delle difficoltà per essere la piena semplicità che mette in luce la dolcezza e la debolezza del Bimbo sacro contro la durezza dei cuori che vogliono farsi forti e senza pietà. La debolezza vince il mondo nella semplicità di un Bimbo che è la potenza reale della Volontà della Sapienza di donarsi agli uomini nella sua compartecipazione alla creazione e ricreazione del mondo. Il bimbo è il sole di vita che dona vita agli uomini vittime delle tenebre; Egli converte coloro che seguono religioni naturali nella perfetta buona fede e nel buon cuore.
Il buon cuore di questi uomini che non conoscono Cristo, si fa altare della vita del Bimbo che diventa la vera Luce del loro cuore affinché essi possano essere chiamati veramente figli del Bimbo.
2N. Berdjaev – Filosofia dello Spirito Libero – S. Paolo Ed.1997 p. 149

DIACONO MARTINO http://liberticida.altervista.org/ 

Di Nuke The Whales , il 

Ru486: “HO PERSO MIO FIGLIO NEL WATER DI CASA”






nel settembre 2009, Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta che ogni giorno  riceve donne colpite dalla sindrome post-aborto, nonché presidente del  Movimento per la Vita di Ravenna e operatrice al Centro di Aiuto alla  Vita nella stessa città, fu interpellata da Massimo Pandolfi,  caporedattore del quotidiano Il Resto del Carlino, in merito ai rischi  legati all’assunzione della  http://email.gen-vogliovivere.it/c/eJxtj8FuwyAQRL_G3ECLF2_jA4dKVo79B4yxvU0MFkE4ytfHUa-V5jaapzfeavPcDhSTdU5TEGxb0F_QAWqCC4KiC5DqEalVBolMN1BjYAlR1rTcOVWuIQfFRayWcDTezy314zjNM8AIfjIeeuqoh1mLzSK0uuuNuNu1lL3B76a9njmOQ_3DPJs9FH5xikH6FEtO0o0plyT9yhv79JnjNWVeOIYGh-FH-tutyuf6G-WjHrvI1mX_cPG05jhz5JI-tsX-3XwDeMhQpQ pillola abortiva RU486, la stessa che il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, vorrebbe adesso somministrare liberamente nei Consultori  Familiari.
La dottoressa Baccaglini raccontò: «Una volta una donna in preda a  incubi continui si è presentata a me e mi ha raccontato: ‘In ospedale  ho preso il primo farmaco, poi il secondo, ma mi hanno mandato a casa  e ho perso mio figlio nel water di casa. Ho visto tutto, altro che  mestruazioni abbondanti; per la paura ho tirato lo sciacquone. Poi mi  sono detta: i topi possono vivere nelle fogne, mio figlio no’».
E ancora: «La storia più raccapricciante me l’ha raccontata un’altra  donna, che è arrivata da me piena di sensi di colpa. Con la Ru486  aveva abortito in cucina, neanche in bagno. Ripulì tutto in fretta in  casa, poi sa cosa fece? Corse al cimitero e seppellì quel suo bambino  espulso così, nel pavimento di casa».
«La vera differenza fra aborto chirurgico e chimico — spiegò la  Dottoressa, contraria da sempre all’aborto, in qualunque forma esso  avvenga — è che nel primo caso la donna affronta, spesso in modo  drammatico, il prima e il dopo, ma il durante no, non esiste, perchè  dura poche decine di minuti e lei viene addormentata.
Con la Ru486, invece la donna vive drammaticamente pure il durante, è  addirittura peggio. La pillola se la ingoia da sola, così come la  dimensione del senso di colpa. Per tante ore, a volte per tanti  giorni, la donna sente che nel suo corpo sta succedendo qualcosa, ma  ormai, preso il primo farmaco, non può fare più nulla per fermare quel  diabolico iter. Con l’aborto chirurgico fino a un secondo prima  dell’intervento può scendere dal lettino e dire: ‘Fermi tutti, mi  tengo il mio bambino’. Con quello chimico no, ingerita la pillola non  si può più cambiare idea. Bisogna solo attendere la fine di tutto».
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Ad oggi, Generazione Voglio Vivere ha raccolto 3.706 firme contro la  decisione della Regione Lazio di permettere la somministrazione di  questa pillola assassina nei Consultori Familiari.
Quando in Italia venne varata la Legge 194, politici e mass media  compiacenti ci dissero che in questa maniera si sarebbe contrastato  efficacemente il fenomeno – all’epoca volutamente sovrastimato –  dell’aborto clandestino. Oggi, le stesse persone, stanno andando  esattamente contro questo argomento. La RU486, infatti, non farà altro  che aumentare gli aborti nascosti.
Eutanasia “cattolica”, il vescovo tifoso sotto accusa
I vescovi belgi prendano posizione sull’eutanasia “cattolica”. Lo chiede il Superiore Generale dei “Fratelli della carità”. E attacca il vescovo Bonny, che ha difeso il documento dei Fratelli della Carità che sdogana la dolce morte negli ospedali cattolici. “Perchè bisogna pur trovare un modus vivendi col mondo...”.
di Marco Tosatti05-05-2017
La triste saga dell’eutanasia cattolica in Belgio, che per i Frati della Carità non è più un tabù, si arricchisce in questi giorni dell’intervento di Fratello René Stockman, il Superiore Generale della Congregazione, un belga che per ragioni di ufficio risiede a Roma, nella Casa generalizia dell’ordine. Stockman ha concesso un’intervista al Katoholiek Nieuwsblad, e ha immediatamente dichiarato che si attende “una presa di posizione chiara da parte della Conferenza dei vescovi belgi”, sull’autorizzazione espressa per ora solo come principio, di praticare l’eutanasia negli istituti della branca belga dell’ordine. E ha espresso forti critiche anche nei confronti di un vescovo, il presule d’ Anversa Johan Bonny, già noto per le sue dichiarazioni in altri ambiti della morale e della sessualità. 
Stockman ha confidato al giornale di aver ricevuto, “tramite un canale informale, una promessa di sostegno” da parte dell’episcopato belga. Il Superiore Generale si era subito detto in disaccordo con la decisione dei confratelli belgi in tema di eutanasia. E ha aggiunto che “il cardinale De Kesel si è detto d’accordo sul fatto che le istituzioni hanno il diritto legale a rifiutare l’eutanasia”.
“Siamo in consultazione con la conferenza dei vescovi del Belgio. Hanno la responsabilità di prendere posizione e di esprimersi su questo tema”. Stockman è allo stesso modo in contatto con un responsabile di alto livello in seno al Vaticano. “Gli ho esposto chiaramente la situazione. La notizia aveva già raggiunto Roma”.
La rivista cattolica “Tertio la settimana scorsa aveva dato notizia di un documento della sezione belga dei Fratelli della Carità, in cui si diceva che l’eutanasia attiva non sarà più esclusa nei centri psichiatrici della Congregazione, e che anche casi di sconforto psicologico in situazioni non terminali potevano rientrare in questo ambito. Stockman disapprova completamente questa decisione. “E’ incompatibile con la visione della nostra Congregazione. Non è certamente la visione dei Fratelli della Carità. Il rispetto dell’inviolabilità della vita umana è di importanza capitale: consideriamo come assoluta l’inviolabilità della vita. L’organizzazione in Belgio si allontana da questa posizione di principi fondamentali”.
Il documento, secondo Stockman, è “il risultato della secolarizzazione profonda in Belgio e nelle Fiandre. Sono fiammingo, ma non ho lavorato in Belgio dal 2000. Ho constatato da allora molti cambiamenti. Ci si lascia trascinare nella tendenza alla secolarizzazione. Il testo non fa riferimenti a Dio, alla Bibbia, o alla visione cristiana dell’uomo. E’ una visione completamente secolarizzata”.
Il Superiore Generale esprime anche il suo sconcerto, e forse più, rispetto al vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, uno dei presuli più “progressisti” di un episcopato che con la partenza di mons. Léonard, rapidamente mandato in pensione dal Papa, ha visto aumentare esponenzialmente il suo tasso distacco dalla tradizione cattolica. Bonny è stato citato da deredactie.be; il vescovo avrebbe detto di non aver letto l’intero documento della sezione belga dei Fratelli della Carità, “ma mi sembra che costituisca un insieme equilibrato”. E ha aggiunto: “Posso immaginare che per una Congregazione come i Fratelli della Carità attiva in tutto il mondo sia difficile trovare una posizione identica sulle questioni morali. Più precisamente i Fratelli nella nostra società occidentale devono trovare un modus vivendi fra conoscenze, mediche, considerazioni morali, l’opinione pubblica e la cultura dominante”. Dopo questo manifesto di adeguamento allo spirito del mondo, il presule ha aggiunto, riferendosi al testo: “E’ possibile che la loro visione assomigli strettamente al modo in cui noi come vescovi consideriamo ciò. In materia di etica, è difficile allineare tutti sulla medesima posizione in tutto il mondo. Le culture e le mentalità nelle singole Congregazioni e anche nella Chiesa stessa sono così diverse”.
Secondo Stckman, Bonny ha espresso solamente un’opinione personale, e forse non avrebbe dovuto farlo, in questo momento. “Non è corretto che un vescovo, senza aver letto tutto il testo, indipendentemente dalle decisioni della Conferenza episcopale sul tema si esprima in questo modo. Questo mi distubra molto. In effetti, dice che l’eutanasia dovrebbe essere possibile. Deve rendersi conto che parla da vescovo”. Secondo Stockman che ha agito in maniera discreta per fare in modo che la sezione belga modifichi il suo approccio, il ruolo della psichiatria dovrebbe essere quello di aiutare le persone che soffrono psicologicamente, non di mettere fine alla loro esistenza.  “Quella è l’essenza della missione della nostra Congregazione. Il Consiglio generale ha esortato il consiglio belga a distanziarsi formalmente dal documento di prospettiva. Ora sta a loro rispondere”.
E forse anche a Roma, perché le dichiarazioni di Bonny vanno contro una linea chiara della Chiesa, e del Magistero costante, anche di questo Pontefice. Ma Roma, luogo delle chiavi per sciogliere e legare, come troppo spesso sembra accadere, è muta.