ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 12 maggio 2017

Ma chi parla così, oggi?

       Il mistero di Fatima

Pensate un po’. Una mamma che prende tre suoi bambini, buoni e tranquilli, e mostra loro che cosa? L’inferno!
Con la mentalità di oggi, anno 2017, una mamma così sarebbe da denuncia per maltrattamenti. Cent’anni fa invece la Madonna si presentò a tre bambini, Lucia, Giacinta e Francesco, e non si fece tanti problemi: mostrò loro i dannati, le fiamme e tutto il resto.
Si dice spesso che in cent’anni il mondo è completamente cambiato, ma è completamente cambiata anche la Chiesa. Oggi parliamo di misericordia, apertura, tenerezza, bontà. Immaginiamo se a un parroco o a una suora venisse in mente di prendere tre bambini delle elementari e mostrare loro l’inferno, con tutti i dettagli spiattellati in primo piano. Le mamme dei pargoli insorgerebbero e sui giornali ci sarebbero polemiche a non finire.
E poi ci sono quelle parole della Madonna: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Molte anime vanno infatti all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro».

Diciamoci la verità: sono espressioni che sembrano non avere nulla a che fare con la Chiesa così come la conosciamo noi oggi. Peccatori? Sacrifici? Gente che va all’inferno? Ma chi parla così, oggi? Se un parroco lo facesse, sarebbe accusato di terrorismo psicologico, il vescovo lo richiamerebbe e magari il poveretto sarebbe pure sospeso o invitato a prendersi una pausa di riflessione. Arriviamo da anni in cui ci è stato detto che l’inferno forse non c’è o, se c’è, è probabilmente vuoto. Ci è stato detto che alla fine tutti si salvano, perché Dio semplicemente non può condannare. Del purgatorio non si parla più, e quindi c’è da credere che forse non esiste neanche quello e quindi non ci sono anime in sospeso, per le quali occorre pregare. Ci è stato spiegato che il perdono è superiore a tutto e che la giustizia divina non può contemplare la condanna. E sappiamo che chi osa parlare di castigo divino, come minimo, deve aspettarsi di essere guardato come un folle o come un malvagio.

Fatima è riconosciuta dalla Chiesa, sta nel calendario, come Lourdes, come Guadalupe. E i tre pastorelli tra poco saranno proclamati santi. Eppure tra quella Chiesa là, anno 1917, e questa qua, anno 2017, sembra esserci di mezzo un tempo e uno spazio ben superiore ai cent’anni.
L’inferno, il timor di Dio, il rosario, la preghiera di riparazione, le anime del purgatorio, i sacrifici: i più anziani tra noi sanno che la Chiesa una volta parlava così, sanno che queste cose una volta erano dette e qualcuno ci credeva. Ma per un ventenne o un trentenne, ammesso che si ponga il problema, si tratta veramente di qualcosa di incomprensibile. Possibile che il nostro buon Dio possa trattarci così?
Fatima è un groviglio di questioni e di misteri, ma il mistero più grande, a ben guardare, è come possa stare assieme la Chiesa targata 1917, con l’inferno, le fiamme, il purgatorio, i sacrifici, il castigo e via dicendo, e la Chiesa targata 2017, che è tutto un perdonare, un incontrare, un misericordiare, un accogliere.
Badate bene: non sto dicendo che quella Chiesa là era migliore di questa qua. Il problema è molto complicato e non sarebbe serio pensare di affrontarlo in poche battute. Sto dicendo che provoca una sensazione un po’ strana vedere una Chiesa che va a celebrare Fatima ma nello stesso tempo è diversissima da tutto ciò che Fatima rappresenta.
Qualcuno potrebbe dire: ma tu ignori l’inculturazione, cioè il fatto che la Chiesa parla ai suoi fedeli con linguaggi e metodi diversi a seconda delle epoche, dei tempi, delle circostanze. Lo capisco. Ma qui non è soltanto questione di parole, di linguaggio, di stile. Qui è questione di contenuti. Pensiamo al giudizio di Dio. L’impressione è che la Chiesa oggi sia per lo meno in imbarazzo quando deve occuparsi del Padre che giudica. Preferisce parlare genericamente di misericordia, di accompagnamento, di discernimento. Sembra quasi che Dio si obbligato al perdono.  Provate a dire che il castigo è la conseguenza logica del peccato, così come se uno ingerisce del veleno è logico che muoia. La giustizia divina punitrice; la colpa e la pena che segue al peccato: tutto inconcepibile per noi oggi.
La Madonna di Fatima dice una cosa precisa: Dio non è tenuto a perdonare il peccatore che non si pente. E il peccatore non  può pretendere di essere perdonato,  se non rifiuta il peccato. Dunque, se non c’è pentimento, Dio castiga. Tutto ciò non elimina la misericordia. Tutto ciò dice che la misericordia non elimina il giudizio.
C’è l’inferno, c’è il paradiso, c’è il purgatorio. Questo ci dice la Madonna di Fatima. Ma noi ci crediamo? Noi siamo in grado di crederci?
Ecco, a mio modesto avviso, il vero mistero di Fatima.
Aldo Maria Valli
http://www.aldomariavalli.it/2017/05/12/il-mistero-di-fatima/
RIFLESSIONI SUI NOVISSIMI E L’ETERNITÁ
[da: Il giardino spirituale; Napoli 1903 – imprim.]
I.—Sopra la morte.
.1. Il primo de’ Novissimi é la Morte, e felice quel cristiano che non la perde mai di vista, e che procura di esser tale, quale vorrebbe trovarsi in quel punto estremo, decisivo di una Eternità, o felice, o disperata per sempre. Anima mia, pensaci spesso, che questo è l’unico preservativo per vivere da buon Cristiano e salvarsi.
2. La morte è certa, ma il tempo, il luogo, la Maniera tutte le sue circostanze sono incerte. – Soltanto so che ho da morire, ma quando, o pur di qual male e di qual accidente, questo punto nol saprò: Iddio così ha ordinato affinché io stia vigilante, e sempre pronto a comparirgli davanti. Dunque devo vigilare di continuo sopra di me stesso, e pregar sempre la divina bontà acciò mi usi misericordia.
3. La morte è certa, ed è certo altresì che una sola volta debbo morire: e se questa volta io muoio male, cioè in peccato, allora è finita per me qualunque speranza di rimediare al mal fatto, resterò eternamente col peccato nell’anima, per conseguenza nemico di Dio, ed eternamente rinchiuso nell’orribile carcere dell’inferno; oh! quanto dunque è importante, anzi importantissimo il morir bene ! E perciò domanda spesso al Signore, e con molte lacrime, questa grazia, perché errato che si è una volta, si errato per sempre.
II.— Morte del Peccatore
.1. Ridotto che sarà il povero peccatore al punto terribile della morte, si vedrà circondato da innumerevoli demoni, i quali pieni d’ira pel poco tempo che loro resta, fanno tutti gli sforzi per assicurarsi di quell’anima; e per riuscirvi, e con forti tentazioni, e con incitamenti alla disperazione, combatteranno il povero moribondo per vincerlo e farne loro preda. Ora se in vita egli non ha resistito alle piccole tentazioni, come resisterà allora?
2. Il demonio rappresenterà al povero moribondo in un punto tutti i peccati commessi dacché ebbe l’uso di ragione; ed a questa vista, oh! Come tremerà egli! Non vorrebbe vederli, ma sarà dalla propria coscienza a rimirarli senza perderli mai di vista: egli allora vorrebbe tempo per piangerli, e poi farne vera penitenza, e questo tempo non avrà: allora il misero piangerà, ma inutilmente, tanto tempo perduto. Or chi mai potrà concepire la confusione, in cui si troverà?
3. Qual pena e qual timore semini il peccatore moribondo nel vedersi già prossimo a dover passare all’eternità, assediato da tanti demoni, colla storia luttuosa della sua vita innanzi agli occhi. Oh Dio! ed in qual costernazione si troverà egli! Temerà, e con ragione, di cadere tra pochi momenti nelle fiamme infernali, e dirà: Io ho errato. Ah! se vuoi evitare una tal morte, fa adesso ciò che allora non potrai.
III.— Stato del corpo morto.
.1. Immaginati di vedere un corpo morto. Oh Dio! che spettacolo funesto! ei più non vede, non parla, non ha moto, né sentimento alcuno, egli è così contraffatto, pallido, deforme, schifoso e puzzolente, per esser prossimo a corrompersi, che fa fuggire ognuno, e non ispira altro che orrore e spavento. Oh! che capitale dunque di umiliazioni ti porge una tale riflessione! E pure 1′ uomo superbo non sa umiliarsi!
2. Ei lascia per sempre i beni , le case, i mobili e quanto ha in questo mondo, ed altro non porta al sepolcro che una veste lacera! Resta solo in una stanza, abbandonato da tutti per l’orrore, ed appena si trova, e con ribrezzo, chi gli fa la carità di vestirlo; e tutte le possessioni in altro non consistono che d’esser posto in una fossa, dove sarà coperto di vermi. E questo spettacolo non è bastante a farti ravvedere?
3. Se vuoi quindi contemplare quel cadavere, apri quella fossa e miralo, che già è divenuto un marciume puzzolente, schifoso, putrefatto; in quella marcia si generano i vermi, i quali s’impadroniscono di tutto il corpo; sicché tra poco quel cadavere diverrà un arido scheletro, che poi si ridurrà in polvere. In questo ritratto vedi te stesso, e quello che sarai fra breve. Pensaci seriamente.
IV.— Giudizio particolare.
.1. Separata che sarà l’anima dal corpo, subito sarà presentata al divin tribunale di Cristo Giudice per ricevere la finale sentenza. Alla sinistra vede il demonio, che ride e sghignazza aprendole in faccia un gran volume, acciò legga tutti i suoi peccati: alla destra vede l’Angelo suo Custode mesto e turbato, che le manifesta come un piccolo libro quel poco di bene che fece. Oh! che comparsa orribile. Che pentimento, ma inutile pentimento avrà allora dei suoi peccati.
2. Il mio esame sarà minutissimo sopra tutti i peccati commessi con pensieri, parole ed azioni. I demoni che m’istigarono, mi accuseranno; i compagni che io sedussi, mi accuseranno; la mia stessa coscienza, che mi avvisò con tanti interni rimorsi, mi accuserà; e Cristo Giudice, che fu testimonio di tutte le mie iniquità, me ne domanderà strettissimo conto. Dove fuggirò allora?
3. La mia sentenza sarà irrevocabile; non vi sarà scusa, né supplica e né appellazione: appena profferita la sentenza, se sarà di gloria, subito l’anima sarà accompagnata dagli Angeli con festa in Paradiso: se poi sarà di pena, sarà all’ istante dai demoni trascinata all’Inferno. Oh! che orrenda pena sentirà il misero peccatore al primo tocco di quelle fiamme eterne! Da quale disperazione sarà preso! Deh meditatelo con attenzione!
V.— Segni del Giudizio universali.
.1. I segni che precederanno questo Giudizio saranno terribili: il sole si oscurerà, la luna si eclisserà, le stelle cadranno giù dal cielo; tutti i corpi celesti si sconvolgeranno, il mare in tempesta muggirà, la terra si aprirà in profonde voragini, guerre, pestilenze, etc. E quale spavento non sentiranno allora i poveri peccatori!
2. S. Girolamo ogni qualvolta pensava al Giudizio tremava dal capo ai piedi. Il Nazianzeno disse che il timore del futuro Giudizio non gli permetteva di respirare: e così ancora si legge di vari altri Santi. Il Vangelo poi dice che gli uomini diverranno quel gran giorno intisichiti per il timore di ciò che sopravverrà all’universo. E tu, anima mia, che dici? se non temi, guai a te! è segno questo, che o non ci credi, o hai perduto il cervello.
3. Pioverà fuoco dal cielo e si distenderà sulle quattro parti del mondo, e si dilaterà in un mare sterminato di fiamme, che infine consumeranno ed inceneriranno piante, animali, campagne, città, palazzi: quanto vi sarà nel mondo tutto diverrà un mucchio di cenere.
VI.— Giudizio universale.
.1. Peccatore, adesso fa quel che vuoi, ma verrà un giorno in cui Dio farà ciò che vorrà, e questo giorno sarà quello del Giudizio finale. Allora tutti al suono della tromba risorgeranno e ripiglieranno i loro corpi, e cosi in anima e corpo compariranno avanti al tribunale della divina Giustizia nella gran Valle di Giosafat, per essere giudicati. Allora tutti, pieni di costernazione e di timore, piangeranno, e sbalorditi tremeranno dal capo ai piedi per ciò che loro avverrà.
2. Peccatore, quale sarà la tua confusione in quel giorno, quando Dio ti metterà avanti gli occhi tutti i tuoi peccati, cioè le ubriachezze, le mormorazioni, le bestemmie, i furti, le disonestà, ecc.. in cui senza mai emendarti, t’immergi con grande offesa di Dio, e disgusto del tuo Angelo Custode. Ed allora di qual orrendo rossore arderà il tuo volto?
3. Profferita la finale sentenza, i giusti andranno in anima e corpo a godere Dio nel Cielo, e i peccatori ancor èssi in anima e corpo saranno gettati nel fuoco dell’Inferno e penarvi per sempre in compagnia dei demoni, nemici implacabili del genere umano: « Ibunt hi in supplicium æternum, iusti autem in vitam æternum. » Cosi finirà tutto. Gran punto è questo! Punto da farci incanutire per lo spavento, anche prima dell’età. Pensateci.
VII.— Sopra l’Inferno.
.1. L’Inferno è una radunanza d’infelici, di scellerati, di gente senza pietà, è una prigione piena di disperati e furibondi, di uomini vendicativi e sanguinari, sempre pieni di odio, di rabbia, etc. L’Inferno è un carcere orribile pieno di demoni, i quali ad altro non attendono che a straziare ed a tormentare sempre quei miseri dannati. Oh! Che luogo infame! che società orribile!
2. Le pene dell’Inferno sono senza numero, sono eccessive ed intollerabili. Atrocissima è quella del fuoco, in comparazione di cui il nostro è una ombra; e questo fuoco in un istante s’insinua per tutto il corpo del dannato; ed all’ardore di questo fuoco bollono gli umori, il sangue nelle vene, il cervello nel cranio, le viscere tutte, e sin le midolle nelle ossa. Or pensate se potete abitare « cum igne devorante, et cum ardoribus sempiternis. »
3. La pena della soffocazione sarà oltremodo orribile nell’Inferno, perché tutt’i dannati staranno ammucchiati, gli uni sopra degli altri, strettamente a guisa di uve premute sotto al torchio dell’ira di Dio; ed il dannato come cadrà nell’Inferno, così resterà immobile, e si sentirà soffocato per tutta la Eternità, senza poter mai muovere un piede, né una mano, senza potersi voltare dall’altro lato. Oh Dio’ e come farà un tale sventurato?
VIII.— Pena del senso che si soffre nell’Inferno.
.1. Così la fame come la sete sono un tormento il più insoffribile in questa vita, in modo che se uno starà per pochi giorni senza cibo, muore da disperato. Or quale sarà quella de’ dannati, i quali soffrono una fame canina, ma più di tutto, una sete ardentissima, senza poter avere in eterno un boccone di pane, né una stilla di acqua, e per la gran fame son costretti ad addentarsi le proprie carni. Oh! fame infernale, quanto sei insopportabile! Adesso nessuno pensa a te; ma bensì alle crapule ed alla golosità! Oh pazzia, dei mondani! –
2. Quale orrore mai io avrei se udir potessi le grida spaventevoli di milioni di condannati all’Inferno, ì quali, tra urli e gemiti da disperati, non fanno altro che bestemmiare e maledire Dio, l’umanità santissima di Gesù Cristo, Maria santissima, i Santi avvocati, etc. Malediranno ancora là in mezzo a quelle fiamme i loro genitori ed il giorno che nacquero. Qual vita da demonio sarà mai questa! Qual disperazione! Ah mio Dio, usatemi misericordia! –
3. La densità delle tenebre affliggerà, e la quantità del fumo chiuso là nell’Inferno, crucierà in modo i poveri dannati, che piangeranno dirottamente ed urleranno disperatamente. Oh! che spavento sarà ancora l’aver sempre ai lati demoni bruttissimi ed in vari modi orribili, che tormentano, percuotono, insultano, etc. Cercate dunque di chiudere i vostri occhi ad ogni oggetto pericoloso, per non piangere poi inutilmente per tutta l’Eternità nell’inferno.
IX.— Pena del danno.
.1. Anima mia, leggi e con riflessione, e di’ a te stessa: perdere Dio, e perderlo per sempre, senza speranza di mai più ricuperarlo: perdere Dio, e perderlo per colpa propria, e perderlo per non vederlo mai più. Oh! che pena è mai questa! Perdere Dio, sommo Bene, e perché? pel desiderio che io ebbi di godere, e per l’aborrimento che io ebbi al patire. Oh me sventurato! come farò se andrò dannato? starò senza Dio per una Eternità!
2. Fremono per lo sdegno, e si disperano quegli infelici nell’Inferno per aver avute tante belle occasioni di salvarsi, ed averle disprezzate; per aver avuto tanto tempo di salvarsi, ed averlo speso per dannarsi. Si ricorderanno dei piaceri passati, si conturberanno e diranno tra sé: E come! per poche soddisfazioni prese, per un piacere momentaneo, abbiamo perduto il Paradiso, l’anima e Dio per sempre! Oh per quanto poco potevamo salvarci ! e questo poco non l’abbiamo mai fatto, perché l’abbiamo sempre differito, abbiamo fatto i sordi alle divine voci. Guai a me, se a queste riflessioni io non mi ravvedo!
3. Se l’Inferno non fosse eterno, non sarebbe inferno, e questo è il tormento maggiore dei dannati, l’eternità delle pene, la quale è di fede. O Eternità, sei pure spaventevole, Eternità, che sempre duri! O Eternità chi mai ti può capire!
X.— Sopra il Paradiso.
1. Se la minaccia dell’Inferno non ti ha persuaso o anima mia, a mutar vita, forse ti arrenderai alla promessa ed al premio del Paradiso. Dove al primo entrare avrai tutt’i beni senza mescolanza di alcun male; là godrai tutt’i contenti, senza un minimo patimento, in compagnia di Gesù Cristo, di Maria Santissima, e di tutti gli Angeli e Santi del Paradiso. Oh! che bella è consolante conversazione sarà mai questa! E qual ineffabile godimento si avrà in quella celeste Sionne!
2. Il maggiore di tutti i contenti, e la più viva di tutte le delizie dei beati nel cielo, è vedere, amare e benedire Dio. Oh! come stupirai, anima mia, allorché vedrai la grandezza, la santità, la bontà infinita di questo Dio! ed a questo Dio l’anima beata starà sempre unita e trasformata in Lui, in modo che parrà sia divenuta un altro Dio. Deh ! rallegrati di tanta bontà del Signore, e nei patimenti e nelle pene di questa vita alza gli occhi al cielo, dicendo: Paradiso, quanto sei bello! tu sarai la patria mia, se mi uniformerò sempre, ed in tutto alla divina volontà.
3. Se vuoi salvarti, anima mia, due strade vi sono: l’innocenza e la penitenza. Per la strada dell’innocenza, non puoi, perché l’hai perduta pel peccato; per la strada della penitenza, non vuoi; come dunque devi salvarti? Mortificati e fa penitenza dei tuoi peccati, altrimenti non ci è perdono per te né speranza di Paradiso. L’intendi? E se l’intendi, perché non metti la mano all’opera? Pensa seriamente che si tratta d’un Paradiso eterno!
I NOVISSIMI
Mortal, ricordati
Che dèi morire,
E del gran Giudice
Tu devi udire
La tua sentenza
A pronunciar.
Se pura hai l’anima
Nel cielo andrai;
Ma se colpevole
Allor sarai,
Nel fuoco eterno
Dovrai piombar.
Mortal, deh pentiti
Che Dio t’invita.
Pensa che l’ultimo
Della tua vita
Questo momento
Forse sarà.
A queste immagini
Cosi tremende,
Chi può resistere,
Chi non s’arrende
Perduto ha il senno
Nell’empietà.
AVVERTIMENTO SULL’ETERNITÀ
Sappi, o divoto lettore, che chi entra una volta nell’ Inferno, non ne uscirà mai più, perchè questo luogo si chiama Casa di eternità: Domus æternitatis; e nel Vangelo di S. Giovanni si legge: “Ibunt hi in supplicium æternum”, E chi mai potrà col pensiero concepire che cosa sia Eternità? Ma ti Sei mai fissato di proposito a considerare ciò che dir voglia Eternità di pene? O Eternità! chi ti può capire? Dimmi un poco, se tu avrai la disgrazia di dannarti, come farai? Allora a chi ricorrerai? Ti figuri forse esser ciò impossibile a succederti ? E si ora tu fossi colpito dalla morte, che la Scrittura ci dice che viene come un ladro, “tamquam fur”, e ti trovassi in disgrazia di Dio, non saresti precipitato certamente nell’Inferno? Questa lusinga quanti ne ha precipitati negli abissi giacché per esser loro venuta buona, per tanto tempo, nel quale Dio gli aveva aspettati a penitenza con tanta pazienza, si son lusingati che gli avrebbe in avvenire anche sopportati, e frattanto si son veduti all’ improvviso assaliti dalla morte, ed ora si trovano ad urlare e gemere nelle fiamme dell’Inferno, senza speranza di più uscirne. Ad un tal riflesso trema dal capo ai piedi e procura che non succeda anche a te questa disgrazia, come di fatti è succeduta a tanti ingannati cristiani, i quali, perduti dietro le cose presenti, non hanno pensato seriamente all’Eternità delle pene. Procura tu, o caro mio lettore, di meditarla spesso, e prendila per regola della tua vita e della tua condotta. Ah! se avessi vivamente presente, che dopo questa vita vi è una Eternità inevitabile, che sarà per te o un colmo di felicità o un abisso di miserie, e dicessi fra te stesso, come s. Ambrogio: “in hanc, vel illam æternitatem vadam necesse est”, certamente non differiresti tanto a convertirti, e a darti di vero cuore a Dio. O Eternità! esclama S. Agostino, o Eternità! e si può pensare a te, senza pensare anche a far penitenza? Oh! questo non si può mai, almeno quando non si abbia perduto la fede, o non si abbia più cuore nel petto. “O æternitas, qui te cogitat, nec poenitet, aut certe fidem non habet aut si habet, cor non habet”. Se queste verità saranno impresse vivamente nel tuo cuore, penserai senza meno a servire Dio, starai sempre unito a Dio e nel tempo e nella beata Eternità.
Riflessioni sull’ Eternità.
Oh quanto lunga! quanto profonda! quanto immensa! quanto beata o misera è la signora di tutti i secoli, l’interminabile e sempre vivente eternità! O uomini mortali, che avete anima immortale, studiate, meditate, pensate attentamente questa gran parola: eternità! –
O Eternità! quanto sei lontana dal pensiero degli uomini: quanto di rado gli uomini pensano a te: Eternità
O Eternità! che potrò dire di te? In che modo ti esprimerò? E chi mai intenderà ciò che vuol dire eternità?
Io penso mille anni, e centomila, e cento milioni di volte mille anni, ed altrettanti milioni di mille anni, quante foglie e germogli di erba sono sulla terra, quanti grani di arena e gocce d’acqua sono nel mare, atomi nell’ aria e stelle nel firmamento: e non ho ancora incominciato a dire ciò che significa questa parola eternità.
Eternità! Oh Eternità di Paradiso! Chi non ti ha da volere?
Oh Eternità d’Inferno! Chi non ti ha da temere?
Che voglio io dire? Non lo posso, e non posso neppur pensarvi: lino a che Dio sarà Dio l’Inferno durerà. Ma quanto tempo, e fino a quando? Per sempre: per una eternità. Sempre! Mai! Eternità! . I piaceri passano; e le pene dei piaceri sono eterne. Le afflizioni passano; e le ricompense dureranno eternamente. Scegliete: o il piacere di un momento e la pena dell’Eternità, o la pena di un momento ed il piacere dell’Eternità. L’Eternità dipende dalla morte; la morte dipende dalla vita; la vita da un momento; da un momento dipende l’Eternità.
Conversione dell’anima a Dio.
Piangi, anima mia, detesta i tuoi peccati, lascia le tue iniquità, innalzati verso il tuo centro, e non differire più la tua conversione. Mira quel fuoco tormentosissimo acceso dal furore di un Dio Onnipotente, per vendicarsi di te per tutta l’Eternità, se ora disprezzando le sue chiamate paterne, non ti lascerai accendere dal dolcissimo fuoco del suo amore. Il passato più non è, l’avvenire non è in tuo potere, ed il presente non è che un momento a te accordato per servire a Dio, guadagnarti la beatissima Eternità, e scansare l’infelicissima Eternità. Comprendi bene e pesa la forza di queste parole:
UN DIO! UN MOMENTO! UNA ETERNITÀ!
Un Dio, che ti vede.
Un momento, che ti fugge.
Un’Eternità, che ti attende.
Un Dio, che è tutto.
Un momento, che non è niente.
Un’Eternità,che è la felicità,o l’infelicità per sempre.
Un Dio, che tu servi sì male!
Un momento, di cui ti approfitti si poco.
Un’Eternità, che tu rischi sì facilmente.

O DIO! O MOMENTO! O ETERNITÀ!
O mio Dio! io mi presento dinanzi a voi con un sincero pentimento dei miei falli. Io vi adoro con umile sommissione. Io credo in Voi e nell’ Eternità. Io spero in Voi e da Voi una felice Eternità. Io vi amo con tutto il mio cuore, e per tutta l’Eternità. Io mi sottometto a tutto ciò che vi piacerà qui ordinare di me. Bruciate, segate, tagliate, purché voi mi risparmiate nell’ETERNITÀ. Accordatemi, Dio Onnipotente ed infinitamente buono, le grazie necessarie per servirvi fedelmente in vita, e possedervi per tutta 1′ ETERNITÀ.
O Maria, Madre dell’eterna benedizione, fate che benediciamo il vostro divin Figliuolo, e nostro amabilissimo Gesù per tutta l’ETERNITÀ. Così sia.

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