ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 11 maggio 2017

"Oggettivamente disordinata"

Le veglie anti-omofobia in chiesa

“La Repubblica” ha dato la notizia con toni euforici: finalmente la Chiesa si è schierata apertamente contro l'omofobia. Così titola questa novità il giornale di Scalfari: “Porte aperte ai gay, la svolta della Chiesa. In parrocchia le veglie antiomofobia”. Il “non giudicare” di Papa Francesco, secondo gli articolisti, ha dato i suoi frutti. Basta discriminare, adesso tocca accogliere e, perché no, dare spazio al matrimonio omosessuale. Per i giornali più avveduti è un atto di sottomissione, di conformismo al mondo, un chiaro gesto di resa agli assalti del mondo. Forse, per piacere di più, il cattolicesimo vuole darsi una veste “giovanile” e “fresca”, spazzando fuori ciò che risulta sgradito ai più. Il 17 maggio ricorrerà la “Giornata mondiale contro l'omofobia” e diverse parrocchie italiane hanno annunciato di partecipare all'evento. I protestanti già da tempo hanno aperto le loro porte al mondo LGBT e adesso i cattolici si sono schierati al loro fianco.A Milano, a Palermo, a Firenze e in tante altre città italiane nelle chiese si terranno eventi all'insegna dell'amore e contro ogni forma di discriminazione. Nel capoluogo lombardo la parrocchia di Santa Maria della Passione, in collaborazione con i valdesi, ospiterà una veglia contro l'omofobia. In Sicilia, a Palermo, i cattolici e i luterani faranno la stessa cosa: saranno i gesuiti a porsi in prima fila contro le discriminazioni sessuali! Anche la diocesi di Genova, guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha sempre negato ricorrenze del genere, ha finito per cedere alle lusinghe LGBT. Di fronte a queste notizie non possiamo non rimanere basiti. Così giustamente commenta Il Giornale: “I tempi della De pastorali personarum homosexualium curata dell'allora cardinale Joseph Ratzinger non sono mai stati così lontani: era il 1986 e l'allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede definiva l'inclinazione omosessuale come "oggettivamente disordinata" dal punto di vista morale. Un'altra epoca storica.” I commenti entusiasti provengono soprattutto dal mondo cattolico. "Mi sembra il segno più evidente di come la Chiesa stia cominciando a interrogarsi seriamente su quanto affermava il Sinodo dei vescovi, circa la necessità di costruire una pastorale di accoglienza per le persone Lgbt e i loro familiari", afferma Innocenzo Pontillo, portavoce del progetto “Gionata” su fede e omosessualità.

Le parole di giubilio più intense sono proferite dagli ambienti più progressisti della Chiesa Cattolica. Don Franco Barbero ha dichiarato la positività di questa iniziativa e la necessità di una maggiore apertura per uscire dal “medievalismo” che alberga ancora nel cattolicesimo. Così ha affermato: “Queste veglie sono il segno di una Chiesa che vuole cambiare pelle anche se, a onor del vero, esiste ancora una parte che resiste e all'interno della quale è diffusa l'indifferenza. C'è ancora chi non solo non partecipa alle sofferenze degli omosessuali ma un po' le irride e ne prende le distanze. Il motivo per me è semplice: chi prende le distanze lo fa perché ha paura di sé. Se la Chiesa guarda al proprio interno, infatti, scopre di avere degli omosessuali nella scala gerarchica e di questa evidenza ha paura. In sostanza teme di riconoscere negli altri ciò che è anche in sé. Sono le nostre paure a renderci diffidenti verso gli altri. Mentre l'accoglienza deve essere sempre senza se e senza ma, in caso contrario non è accoglienza." 

I segnali di un'apertura al mondo LGBT erano già evidenti da tempo in molti settori.Recentemente ha fatto scalpore il caso di Padre James Martin, consulente della “Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede”. Il 5 maggio ha pubblicato su Facebook un post eclatante che ha suscitato numerose voci di critica: “Una certa parte dell'umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt.” 
Il mondo cattolico sta dando pericolosi segni di decadenza e, come spesso è accaduto, tocca ai laici subire ciò che il clero non è capace di affrontare. 
di Alfredo Incollingo
http://www.campariedemaistre.com/2017/05/dietro-le-veglie-contro-lomofobia-ce-il.html

La mossa delle parrocchie: veglie anti-omofobia in chiesa

Decine di parrocchie in Italia prendono parte alle iniziative organizzate per la Giornata mondiale per la lotta contro l'omo-transfobia


La Chiesa cattolica in prima linea nella lotta contro l'omofobia. In previsione della Giornata mondiale per la lotta contro l'omo-transfobia, il prossimo 17 maggio, decine di parrocchie in tutta Italia si preparano ad ospitare veglie e iniziative di vario genere per combattere le discriminazioni.
Una linea sicuramente ispirata dalle numerose prese di posizione di Papa Francesco in merito. Il Pontefice più volte ha richiamato la necessità di "non giudicare" i gay e di "accompagnare" le persone che intraprendono il delicato itinerario di cambiamento di sesso. E la Chiesa italiana si adegua.
Milano la parrocchia di Santa Maria della Passione organizza veglia contemporaneamente al tempio valdese, mentre a Palermo i padri gesuiti e i padri comboniani si sono schierati al fianco della Chiesa evangelica luterana. A Pinerolo la comunità cristiana di base di don Franco Barbero organizzerà una manifestazione in piazza per un "salutare rinnovamento teologico nella Chiesa". Altre iniziative sono in programma a Firenze, Reggio Emilia, Catania, Trieste e Bologna.
La svolta rispetto agli anni passati è evidente: a Genova, dove fino a pochi anni fa la diocesi guidata dal cardinal Angelo Bagnasco vietava l'utilizzo della chiesa della Sacra Famiglia per le iniziative, quest'anno la veglia sarà ospitata in una parrocchia ed è attesa la presenza del Vicario generale Nicolò Anselmi.
I tempi della De pastorali personarum homosexualium cura dell'allora cardinale Joseph Ratzinger non sono mai stati così lontani: era il 1986 e l'allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede definiva l'inclinazione omosessuale come "oggettivamente disordinata" dal punto di vista morale. Un'altra epoca storica.
Veglie per inesistenti vittime dell'omofobia: omoeretici in campo per una "Chiesa gay"
Omoeresia in azione in alcune parrocchie italiane dove si svolgeranno veglie e fiaccolate “per le vittime dell’omofobia". Che però non esistono in Italia, almeno stando agli studi degli stessi militanti Lgbt. Dunque? Semplicemente il solito cavallo di Troia: con la scusa di accogliere le persone omosessuali si accoglie l’omosessualità, non distinguendo più tra peccato e peccatore. Dottrina, accoglienza, condotte e peccato: quanta confusione, anche di preti, sotto il cielo.
“Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” ci ammoniva Gesù. Ma cosa fare se la tentazione sta proprio nel vegliare? Viene da chiederselo dopo aver appreso che molte parrocchie cattoliche e altrettante realtà non cattoliche hanno promosso veglie di preghiere e fiaccolate “per le vittime dell’omofobia, transfobia e dell’intolleranza”. Tutte queste iniziative sono raccolte sotto il titolo “Benedite e non maledite” e hanno trovato eco soprattutto sul portale Progetto Gionata, piattaforma molto attiva per omosessualizzare la Chiesa.
Le veglie di preghiere arcobaleno si svolgeranno durante tutto il mese di maggio in molte città italiane ed estere: Milano, Trieste, Firenze, Reggio Emilia, Sanremo, Palermo, Torino, Varese, Bologna, Parma, Cagliari, Padova, Genova, Grosseto, Barcellona, Siviglia, Amsterdam, solo per citarne alcune. Coinvolte le seguenti confessioni religiose oltre a quella cattolica: valdesi, luterani, metodisti e battisti. Spesso le veglie e fiaccolate saranno frutto della collaborazione ecumenica di più fedi cristiane e vedranno la partecipazione anche dell’associazionismo cristiano, di quello LGBT e di quello che apparentemente nulla c’entra con queste iniziative come Palermo contro le mafie (perché forse chi è contro l’omosessualità è mafioso?).
Notevole l’estensione geografica di queste veglie, quasi planetaria, e quindi lo sforzo organizzativo profuso per coordinarsi. Notevole poi che queste veglie siano iniziate 11 anni fa, segno che il processo di omosessualizzazione della Chiesa per essere efficace non poteva che essere lento e graduale.
Il senso di questa iniziativa è bene espressa da don Paolo Cugini, parroco di quatto chiese nella diocesi di Reggio Emilia Guastalla, che così commenta: “C’è troppa violenza nel mondo, violenza che si manifesta non solo con le guerre o con la forza fisica, ma anche con le idee e la ragione. Quando non accettiamo che gli altri siano diversi da noi e vogliamo a tutti i costi curarli, farli a nostra immagine e somiglianza, facciamo violenza. Quando non ascoltiamo la realtà, che è plurale e molteplice, ma vogliamo imporre alla realtà le nostre idee e le nostre teologie, allora la violenza è dietro l’angolo”.
Tradotto: sei violento non solo quando aggredisci fisicamente o verbalmente una persona omosessuale, ma anche quando dai retta al Catechismo di quella Chiesa cattolica a cui appartiene anche don Paolo allorchè afferma che l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata. Lo sei quando inviti le persone omosessuali a cambiare orientamento perché, come ricorda San Paolo, “né effeminati, né sodomiti […] erediteranno il Regno di Dio”. Purtroppo o per fortuna questa è non la nostra teologia, come asserisce don Paolo, ma quella della Chiesa cattolica.
Queste veglie di preghiere sono una delle espressioni del fenomeno dell’omoeresia. Con il pretesto di pregare per le vittime di discriminazione si diffonde tra i credenti non il credo cattolico sull’omosessualità, ma quello gay. Un vero cavallo di Troia: con la scusa di accogliere le persone omosessuali si accoglie l’omosessualità, non distinguendo più tra peccato e peccatore.
Un appunto: secondo le associazioni omosessuali che hanno stilato il famigerato documento dell’Unar “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)” e la Rete Lenford a tutela delle rivendicazioni gay non vi sono atti significativi di discriminazione in Italia. Dati confortati di recente anche dall’associazione omosessuale Parks relativamente al mondo del lavoro. Veglie di preghiere e fiaccolate dovrebbero essere sempre più promosse non per fantomatiche persecuzioni, ma per i cristiani che in tutto il mondo a migliaia ogni anno perdono la propria vita a motivo della fede. 
Appare quindi evidente che la supposta ma inesistente discriminazione è solo un pretesto. L’omoeresia strumentalizza il concetto di discriminazione nel seguente modo. Primo punto: Gesù ama tutti nella condizione in cui si trovano. Vero, ama tutti, ma non ama tutte le condizioni in cui si trovano. Ama tutti i peccatori, ma nessun peccato. Ama la persona omosessuale non affinchè continui ad avere rapporti omosessuali, ma perché si astenga da essi. Di contro dovremmo ammettere che Gesù, amando anche i ladri, non li sproni a cambiar vita e a deporre il piede di porco a favore del crocefisso, bensì li incoraggi a continuare sulla via del furto.
Secondo punto legato al precedente: l’omosessualità è una ricchezza perché naturale variante non solo della sessualità umana, ma della medesima personalità. L’omosessualità e la transessualità escono dalla camera da letto e diventano categoria sociologica e antropologica come il padre, la madre, il lavoratore, il sacerdote. Ergo dobbiamo promuovere anche all’interno del mondo cattolico l’omo e la transessualità.
Terzo punto: il giudizio morale negativo sulla condotta è di per se stesso giudizio negativo sulla persona. Falso. La dottrina cattolica, anche e soprattutto in merito alle persone omosessuali, tiene ben distinto il giudizio severo sull’omosessualità e sulle condotte omosessuali e il giudizio misericordioso sulla responsabilità soggettiva, giudizio che in ultima istanza spetta solo a Dio, così come per tutti i peccati.
Quarto punto: la dottrina ha carattere generale e non può ricomprendere tutte le situazioni particolari. In questo senso i principi morali sono freddi e ostili perché non compatibili con l’irripetibilità della specifica persona e della contingenza in cui questa vive. A questo proposito riprendiamo un passaggio del post del già citato don Paolo: “Quando non ascoltiamo la realtà, che è plurale e molteplice, ma vogliamo imporre alla realtà le nostre idee e le nostre teologie, allora la violenza è dietro l’angolo”.
Invece la dottrina è tale perché individua leggi universali (valide per tutti) e generali (valide in ogni caso), vietando condotte che certamente non fanno il bene oggettivo della persona (mala in se o assoluti morali). E’ ciò che accade – a specchio – per le leggi fisiche: è certo che se una persona mangia sassi starà male. 
Le veglie e le fiaccolate allora sono manifestazione plastica dell’omoeresia in azione. Atteggiamento eretico, che rimanda ad uno erotico, perché non si vuole promuovere dall’esterno - come farebbe un qualsiasi circolo Arcigay - l’omosessualità e la transessualità come condizioni buone, bensì dall’interno della Chiesa cattolica spacciandole come particolari strade per la santità personale.
di Tommaso Scandroglio11-05-2017
Caso Ricci, il doppio gioco di Avvenire
di Riccardo Cascioli 11-05-2017

Applausi. Applausi a scena aperta. Quando è giusto è giusto: bisogna riconoscere la bravura. Difendere uno psicologo nel mirino del suo ordine professionale per aver sostenuto che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà, e allo stesso tempo cogliere l’occasione per promuovere l’omosessualità e l’ideologia del gender (quella buona ovviamente). Bisogna avere classe non c’è dubbio. E il quotidiano Avvenire, “voce” della Conferenza episcopale italiana, in questo non è secondo a nessuno.
La vicenda è nota: lo psicologo milanese Giancarlo Ricci dovrà subire un procedimento disciplinare dal proprio ordine professionale per le affermazioni in tv su omosessualità e gender. È una vicenda che si inserisce nel quadro di una vera e propria opera di intimidazione e discriminazione nei confronti di psicologi e psichiatri che non si piegano all’ideologia Lgbt (vedi qui). Su tale vicenda Avvenire intervista (edizione del 9 maggio) lo psichiatra Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psichiatri e psicologi cattolici (Aippc), e – aggiungiamo noi – punto di riferimento privilegiato per la Cei (qui il testo dell'intervista).
Nell’intervista Cantelmi è molto chiaro nella difesa del proprio collega, ma soltanto in quanto è in pericolo la libertà di pensiero e di ricerca scientifica. Ma poi quando si entra nel merito, il professor Cantelmi – se il suo pensiero è stato riportato fedelmente – fa delle affermazioni che non solo negano il pensiero di Ricci, ma anche ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. E oltretutto non spiega questa differenza, così che il lettore potrebbe pensare che con Ricci ci sia identità di vedute.
Ma ecco i passaggi fondamentali del Cantelmi-Avvenire pensiero:
Punto uno: «l’omosessualità di per sé non è una patologia. Dobbiamo accogliere il frutto della ricerca scientifica con serietà. Al momento attuale l’omosessualità è considerata una variante della sessualità senza una connotazione patologica a priori». Cosa capisce il lettore? L’omosessualità non è più un disordine oggettivo – come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica -, ma una delle possibili varianti della sessualità: omo, etero, fluido, cosa importa? Tutto è sullo stesso piano, l’importante è «la felicità e il benessere».
Punto due: Secco no alle terapie riparative, così come a quelle affermative, anche qui tutto sullo stesso piano. Ovvio, se l’omosessualità è soltanto uno dei possibili orientamenti sessuali, soltanto l’offrire la possibilità di un percorso che porti all’eterosessualità diventa una violenza. Questo ci fa capire perché associazioni come il Gruppo Lot di Luca Di Tolve siano ostracizzate dai vescovi italiani mentre fioriscono gruppi cristiani di Lgbt. E chi vive con disagio la propria omosessualità, chiede il giornalista? C’è la psicoterapia, risponde Cantelmi, perché ogni disagio va ascoltato. In altre parole accompagnare, discernere, ecc. Il disagio dunque, nel caso non fosse chiaro, non ha radice nell’omosessualità.
Punto tre: non c’è solo il gender cattivo, c’è anche quello buono: i gender studies, che ci hanno insegnato a combattere contro gli stereotipi di genere, ci dice Cantelmi. E qui torna la favoletta su cui Avvenire insiste ormai da tempo, una strategia per far passare l’ideologia gender dando l’impressione di combatterla. Su La Nuova BQ, a suo tempo lo ha spiegato chiaramente lo psicologo Roberto Marchesini (qui e qui), ma anche Giancarlo Ricci ha spiegato chiaramente come i gender studies derivino dal costruttivismo: «L’identità sessuale, e in generale la sessualità umana, viene cioè concepita essenzialmente come l’effetto di una costruzione culturale e sociale. La natura è esclusa, anzi superata. Ciò che è naturale è ampiamente disponibile, modificabile, superabile in vista di una mutazione antropologica in cui il genere potrà essere liberamente scelto». I gender studies insomma non hanno portato alcun beneficio, sono invece un attacco alla metafisica, alle basi della nostra civiltà, sono la negazione di una natura con una sua finalità.
Sì, è vero: l’ordine degli psicologi che vuole processare Ricci è vergognoso. Ma Avvenire è forse anche peggio: neutralizza il suo pensiero facendo finta di difenderlo.

Gay-Pride nella Diocesi di Reggio-Emilia. Con la benedizione e le preghiere del parroco dell’Unità Pastorale 5 

Ma per la diocesi sembra che non ci siano problemi… Protestiamo contro questo ennesimo scandalo, scrivendo al vescovo, Massimo Camisasca
di Cristiano Lugli
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Siamo di nuovo a Reggio-Emilia, dove accadono tante, tantissime belle cose.
Sabato 3 Giugno si terrà nella città reggiana il REmilia Pride, il corteo omosessualista del nord-Italia che per quest’anno ha scelto la città emiliana per dare sfoggio di tutta la propria miseria.
L’iniziativa sarà presentata in città anche dalla signora Monica Cirinnà, tenuta in grande considerazione nel Comune Reggiano che, primo fra tutti in Italia, vanta di aver “celebrato” le prime unioni (in)civili della Nazione.
A preparare questo scandaloso evento, però, pare che non siano solo i soliti coordinatori di Arcigay  e centri sociali di sinistra, ma anche le parrocchie della città.
Accade nella Parrocchia di Regina Pacis, sotto la direzione di don Paolo Cugini, responsabile dell’Unità Pastorale 5, Santa Maria degli Angeli, la quale comprende altre tre parrocchie oltre a quella già menzionata. Don Paolo è conosciuto per essere un prete di “periferia”, missionario per  qualche tempo in Brasile terra da cui, evidentemente, si è fatto “evangelizzare” ad una “chiesa povera per i poveri”, e magari anche un po’ comunista, visto che il nostro arrivò a celebrare la Messa indossando la maglietta di “Che” Guevara. Ne parla lui stesso nel suo blog:  https://regiron.blogspot.it/2015/03/che-guevara-e-la-stola.html
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Don Cugini è pure lo stesso che circa tre anni fa fece saltare un incontro programmato nelle sale parrocchiali, dove avrebbero dovuto parlare le Sentinelle in piedi. Ricevendo alcune telefonate intimidatorie da qualche assessorino di sinistra, decise di annullare tutto perché, “non essendo previsto un contraddittorio, non si sarebbe offerto un buon servizio alla verità”.
Ebbene, conosciuto il personaggio conosciamo anche i veri propositi di questo, grande stimatore dei cosiddetti “cristiani LGBT”, con cui collabora attivamente attraverso il suo blog (https://regiron.blogspot.it ) e attraverso vari altri siti che tra le altre cose si distinguono anche per oscene blasfemie. Qui qualche spunto: http://www.gionata.org.
Don Paolo Cugini ha deciso di dare un volto nuovo alla città, e anzi potremmo dire alla Diocesi di Reggio, organizzando per domenica 14 Maggio, alle ore 21.00, una “veglia di preghiera in chiesa per combattere l’omofobia”, dal titolo “Benedite e non maledite”, strumentalizzando la Lettera ai Romani di San Paolo, che come sappiamo non usava mezze misure nel definire la sodomia come grave peccato contro natura. Le dichiarazioni rilasciate ai giornali locali da don Cugini sono agghiaccianti; ne riportiamo alcune per rendere meglio l’idea di ciò che sta accadendo con il complice silenzio di tutti:
“Sarà il primo evento del genere in città nato sulla scia delle parole di Papa Francesco”.
“Vogliamo interrompere la catena dell’odio contro i cristiani gay”…

Il parroco di Regina Pacis ci spiega come l’idea sia nata “dalla richiesta di genitori di ragazzi omosessuali dai 20 ai 30 anni che abitano nel quartiere (…) Già da tempo facciamo incontri con loro, una volta al mese, dove mangiamo la pizza insieme, dialoghiamo e infine leggiamo il Vangelo. ‘Benedite e non maledite’ è la frase spunto che abbiamo preso dalla parola di San Paolo. Quello che vogliamo fare in modo molto semplice è lottare contro l’omofobia che è ancora molto presente nella nostra società, attraverso la preghiera e l’amore. Vogliamo interrompere la catena dell’odio contro i cristiani omosessuali. Ma anche denunciare e sensibilizzare sul tema del bullismo che sono costretti a subire gli adolescenti omosessuali”.
Già in passato, come ammette lo stesso don Cugini, nella parrocchia di Regina Pacis erano stati pubblicati articoli a favore dei cristiani LGBT sul bollettino parrocchiale (alcuni a firma di un certo Giovanni Dazzi [1], ex prof di religione che esalta le unioni omosessuali) e organizzati eventi di preghiera molto sui generis. La Diocesi era stata avvisata di quanto accadeva nell’Unità Pastorale sotto la guida del parroco pro-gay, così come era stata messa a conoscenza della collaborazione che questo teneva con siti blasfemi e sacrileghi come Progetto Gionata. Le misure che la Segreteria del Vescovo prese furono limitate ad un contatto diretto con don Paolo, il quale si difese dicendo: “Personalmente non riesco a vederci niente di male nel percorso che abbiamo iniziato, che mi sembra anche molto profondo. Gli articoli che sono finiti sul giornalino (quello parrocchiale – NdA) li ho chiesti io, come faccio con tutte le iniziative dell’Unità Pastorale. Per avere una memoria storica del nostro cammino, chiedo a qualcuno di scrivere qualcosa su ciò che è avvenuto. L’ho chiesto anche alla fine di ogni incontro di preghiera”.
Insomma, tutto nella norma: che differenza c’è, in fondo, tra un incontro di preghiera contro l’ “omofobia” e un incontro di preghiera alla Madonna nel mese di Maggio (giusto per fare un esempio)?
Tant’è che la Diocesi rispose alle nostre critiche su questi incontri proprio riportandoci il messaggio del parroco don Paolo Cugini. Questo, secondo loro, bastava e avanzava. Della serie ‘Don Cugini ha risposto che va tutto bene, e gli incontri proseguiranno su questa scia. Noi riferiamo, poiché, come suol dirsi, ambasciator non porta pena’.
Questa, in sintesi, la risposta della Diocesi di Reggio-Emilia.
Il parroco però fece una grande promessa, tale da render lecite tutte le conseguenti iniziative che avesse voluto organizzare: “Non userò più il temine LGBT, ma parlerò di omosessuali”. Capito? Tutto molto bello e comico. Per non usare epiteti…
È evidente come il parroco, in forza del lasciapassare che gli fu concesso dalla Curia nonostante le “intimidazioni” di quattro cattolici “ipertradizionalisti”, ora si sia lanciato in un progetto che va oltre le stesse aspettative iniziali, fino a coinvolgere anche “cristiani LGBT” di altre diocesi. Per la grande occasione si potrà oltretutto godere della presenza di Maria Soave Buscemi, “teologa” e scrittrice del centro studi biblici dell’America latina, rigorosamente a favore del diaconato femminile nella Chiesa.
La “teologa” non è la prima e non sarà l’ultima, a quanto pare, e ce lo dice lo stesso don Paolo: “Durante gli incontri mensili coi gruppi LGBT (ma come, non doveva chiamarli omosessuali?! – NdA) abbiamo spesso ospitato gesuiti o coordinatori di questi gruppi che combattono da tempo l’omofobia. Ed è un cammino davvero interessante. Questo sarà il primo evento del genere nella nostra città e sarà una veglia semplice. Spero che Reggio reagisca bene e che magari l’anno prossimo si potrà allargare questa manifestazione con qualcosa di più, come una fiaccolata o altri eventi collaterali. A darci la forza sono le parole di Papa Francesco pronunciate un po’ di tempo fa sul tema. Queste persone vanno accolte, non allontanate. Stiamo andando in questa direzione grazie a lui”.
Sul fatto che la direzione seguita fosse quella indicata da Bergoglio non avevamo dubbi, ma proprio in virtù di questo possiamo star certi che si debba andare dalla parte opposta.
Chiunque non abbia rinunciato a ragionare sa che le parole “omofobia”, “bullismo”, “integrazione”, ecc. sono neologismi voluti da ciò che potremmo definire la “rivoluzione del linguaggio”, studiata apposta per fare entrare la sodomia, il gender e qualsiasi altra sciagura diabolica dalle finestre della Chiesa, come già ampiamente è successo. Non occorre ribadire che l’unico modo per vivere un’eventuale omosessualità di nascita (nei rari casi in cui esista) è la castità assoluta.
Tutto il resto, come nel caso di don Cugini e associati, sono chiacchiere blasfeme ed eretiche. Vogliono corrompere tutto attraverso un falso vittimismo, che vorrebbe far convivere il peccato mortale, contro natura, e che grida vendetta al cospetto di Dio, con ciò che è l’insegnamento del Vangelo e dei duemila anni di Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica, ormai devastata da questi fautori di Modernismo e Progressismo imperante. Della salvezza delle anime non importa a nessuno, men che meno a personaggi come don Cugini.
Qualcuno potrebbe dire che vanno lasciati fare perché tanto non cambia nulla. Tuttavia nel caso di Reggio Emilia – come ovviamente in tutti gli altri casi simili – la cosa va fermata, vista la gravità  su cui si poggia e vista la strumentalizzazione che si vuole farne. Sono i Sacri Cuori di Gesù e di Maria Santissima ad essere offesi da manifestazioni come queste.
Chiediamo dunque a tutti di aiutarci a bloccare questo evento, protestando per il grave scandalo (poiché di scandalo si tratta) che viene dato ai cattolici di buona volontà e fedeli alla Chiesa di sempre.
Lo si può fare inviando una mail asegreteria@massimocamisasca.it

Mentre don Cugini ci ricorda che la “diversità dell’Arcobaleno” è segno dell’Alleanza con Dio ( https://regiron.blogspot.it ), noi preferiamo ricordare quanto diceva una Santa:
«E il serpente disse: ‘Manderò il mio soffio affinché la successione dei figli degli uomini si spenga, e allora gli uomini bruceranno di passione per gli altri uomini, commettendo atti vergognosi’. E il serpente, provandoci godimento, gridò: ‘Questa è la suprema offesa contro Colui che ha dato all’uomo il corpo. Che la sua forma scompaia perché ha evitato il rapporto naturale con le donne’. (…) È quindi il diavolo che li convince a diventare infedeli e seduttori, che li induce a odiare e a uccidere, diventando banditi e ladri, perché il peccato di omosessualità porta alle più vergognose violenze e a tutti i vizi. Quando tutti questi peccati si saranno manifestati, allora la vigenza della legge di Dio sarà spezzata e la Chiesa sarà perseguitata come una vedova».
                                                         (da “Liber Divinorum Operum” di Santa Ildegarda di Bingen)
.[1] http://www.gionata.org/in-parrocchia-a-reggio-vogliamo-pregare-insieme-nella-diversita/

3 commenti:

  1. Ieri ho postato questo commento sull'articolo di Francesco Lamendola (non essendo da voi ancora stata data questa notizia , già pubblicata invece da altri blog cattolici), ma è più gusto che appaia qui in calce:

    Quando inizieremo, noi laici, a fare le veglie antiparrocchiali, antivescovili, antpapali ? sarà sempre troppo tardi per venire in aiuto di una Chiesa che sta morendo, tradita dai suoi stessi pastori e consegnata ai suoi nemici storici di sempre. Sarebbe ora, per noi laici amanti della Chiesa preconciliare, di rispondere all'appello, alla chiamata fatta dalla Madonna a La Salette nel Suo messaggio finale:
    -- "Io chiamo gli apostoli degli ultimi tempi, i discepoli di Gesù Cristo ... che sono vissuti nella preghiera e nella mortificazione, nella castità e nell'unione con Dio... è tempo che vengano ad illuminare la terra. Andate e mostratevi come i Miei cari figli; Io sono con voi e in voi, purché la vostra fede sia la luce che vi illumina in questi giorni di disgrazia. Che il vostro zelo vi renda come gli affamati per la gloria e l'onore di Gesù Cristo. Combattete, figli della luce, voi, piccolo numero che ci vedete, perché ecco il tempo dei tempi, la fine delle fini"... e se non è questo il tempo di cui ci parla la nostra Madre Celeste, quale altro dovrebbe essere? cos'altro possiamo aspettarci di peggio, dopo Bergoglio e il suo clero apostata, che sta dilagando a macchia d'olio su tutto l'orbe ex cattolico ? Sursum corda, quindi, e ... avanti con Maria !

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  3. Non sono d'accordo con le veglie, a far "massa" siamo tutti uguali.
    Viene facile essere qualcosa quando si è in gruppo.
    Invece, essere cristiani cattolici veri, lì dove siamo, è la cosa più difficile.
    Difficile morire soli, essere derisi, quando si è soli.
    Cosa identifica il cristiano? Morte-Resurrezione.
    Cediamo alla Resurrezione? Bene, ci si passa attraverso la Morte.
    E la sintesi, il simbolo, ciò che tiene unite le antitesi è il Segno della Croce.
    Che, inoltre, fa presente il Cristo.
    Bene, rimaniamo lì dove siamo. E incominciamo:
    Segno della croce prima di mangiare, davanti alla “folla”: al bar, al ristorante, in gelateria, all’aperitivo
    Segno della croce prima di ogni gesto, davanti alla “folla”: all’inizio della giornata lavorativa ed al termine, leggendo un manifesto blasfemo, uno slogan assurdo, ascoltando una bestemmia od un discorso dissacrante. Segno della croce: rigorosamente tra la folla.
    E via così. Sarà stillicidio, vergogna, scherno. Pronti a portare Cristo al mondo? Ecco la penitenza, ecco gli apostoli degli ultimi tempi.
    Ah, tanto per essere onesta: io non riesco e mi faccio schifo.
    Bla bla bla.

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