ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 24 maggio 2017

Sta arrivando la Madonna


Se la Madonna di Fatima arriva nel quartiere (con un ricordo di Fratel Ettore)

Dalle mie parti sta arrivando la Madonna di Fatima, e ovviamente Santa Subito è al lavoro. Ieri sera, tornato a casa, ho trovato sul ballatoio un pezzo di striscione, con parole scritte in azzurro su sfondo bianco. Un altro pezzo era nell’ingresso. Poi sul tavolo c’erano palloncini da gonfiare, e forbici, colla, nastro adesivo. Quando Santa Subito ci si mette non la ferma nessuno.
Da quanto sono venuto a sapere, la frase che apparirà sullo striscione è quella rivolta da Elisabetta a Maria: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Le lettere sono state tracciate in azzurro a colpi di pennello, un’opera notevole. Credo ci sia stato anche lo zampino di qualcuna delle nostre figlie, appositamente arruolate da Santa Subito.
Tornare a casa e vedere la casa trasformata in un laboratorio artigiano può comportare qualche momento di perplessità, ma quando uno ha deciso di unire le proprie sorti a quelle di Santa Subito deve aspettarsi un po’ di tutto.
Pare che lo striscione sarà appeso alla rete che delimita la nostra via da un prato nel quale normalmente stazionano alcuni docili cavalli. Non so se i suddetti cavalli sono stati interpellati, ma credo che non se la prenderanno, perché mi sono sempre sembrati tipi tranquilli, impegnati più che altro a consumare erba e a scacciare le mosche a colpi di coda.
Notizie di corridoio mi dicono che Santa Subito e le sue amiche (una squadra di signore catechiste rispetto alle quali le teste di cuoio russe sono un gruppo di mammolette) non si limiteranno a posizionare lo striscione. Ci saranno svariati effetti speciali. Per esempio, il tratto in salita della strada sarà decorato con decine di fiori realizzati con i palloncini. Scioccamente ho commentato: «Però, ne avete di fiato per gonfiarli tutti!». Ma Santa Subito, guardandomi con malcelata sufficienza (come a dire: «Ne hai di cose da imparare»), ha precisato: «Mi sono procurata una piccola bombola».
Ovviamente ai residenti sarà chiesto di non parcheggiare, ma so che le teste di cuoio parrocchiali hanno già provveduto ad avvertire e a quanto pare sono risultate convincenti.
Ieri ho visto la Madonnina di Fatima mentre si aggirava in un altro quartiere vicino al nostro. Stava sulla macchina del signor parroco, il quale signor parroco, con la veste bianca, era alla guida. Il portellone dell’auto era aperto, in modo che la Madonnina si vedesse bene. Le quattro frecce erano accese, ma  ogni tanto il parroco suonava pure il clacson. Un’auto dei vigili urbani apriva il corteo e un’altra lo chiudeva. Così scortata, la Madonna se ne andava lungo la strada trafficata e la scena ricordava certi film del neorealismo.
Pellegrina per definizione, la Madonna di Fatima si lascia trasportare volentieri e va dappertutto. Da noi arriverà dunque domani, ed essendo il sottoscritto impegnato a coprire per il telegiornale la visita di Donald Trump in Vaticano e poi l’udienza generale di Francesco e poi l’assemblea della Conferenza episcopale italiana, non so se riuscirò a prendere parte al vero avvenimento della giornata, che avrà luogo nella nostra strada di periferia. Sarò comunque presente in spirito.
È bellissimo vedere come un quartiere intero si mobilita per l’arrivo della Madonnina. Saremo anche una società secolarizzata e paganeggiante, ma per Maria c’è sempre posto.
Di solito in una sera di maggio, davanti a casa nostra, si recita il rosario. In quel caso Santa Subito porta fuori la Madonnina che sta in camera nostra, sotto una teca di vetro. È una Madonnina ottocentesca che nella famiglia di Serena viene tramandata per via rigorosamente matriarcale.
Quando la Madonnina viene portata fuori per il rosario, Santa Subito e la sua amica Laura, un vero genio della scenografia, preparano un piccolo altare e lo decorano con vasi di fiori e lumini. Ma questa volta l’operazione sarà molto più complessa. Sono comunque sicuro che la nostra Madonnina domestica resterà volentieri in camera per lasciare spazio alla Madonna di Fatima.
Ieri vedendo la Madonna sull’auto del parroco m’è venuto in mente Fratel Ettore, il camilliano che a Milano e dintorni portava in giro la statua della Vergine sul tetto della sua auto, una vecchia 128 Fiat.  Fratel Ettore Boschini, morto nel 2004 (è in corso la causa di beatificazione) non possedeva altro. Con la sua veste logora, perlustrava le strade per assistere i senza tetto e li accompagnava nel rifugio allestito nella Stazione Centrale, dove andarono a trovarlo anche il cardinale Martini, Madre Teresa di Calcutta, don Luigi Giussani e l’Abbé Pierre. Per tutti Fratel Ettore aveva una parola buona, un gesto di attenzione. Ai poveri che raccoglieva per strada assicurava un pasto caldo e un letto pulito. Ogni tanto veniva a trovarmi nella redazione della Rai, in corso Sempione, e anche in quel caso aveva con sé la Madonnina. Con la sua voce roca, i capelli bianchi arruffati, diceva: «Ricordatevi di me e dei miei amici». Se noi giornalisti non andavamo da lui, era lui a venire da noi, perché non dimenticassimo le sofferenze della gente. Quando, negli anni Ottanta del secolo scorso, capì che per le sue opere di assistenza aveva bisogno di uno spazio più grande, decise di acquistare una proprietà a Seveso. Non aveva un soldo e quindi fece la cosa per lui più naturale: andò a Fatima e mise la missione nelle mani della Madonna. Al ritorno, si recò dal sindaco di Seveso, gli consegnò un bel po’ di cambiali e disse: «Tranquillo, la Madonna ci aiuterà».  In effetti, grazie a donatori anonimi, i soldi arrivarono puntuali, Ettore pagò tutti i debiti e poi tornò a Fatima, per ringraziare. Ma, già che c’era, armato di metro da muratore, prese le misure della cappella e la fece riprodurre nella sua casa.
Ecco. Io sono sicuro che quando domani la Madonna di Fatima arriverà nella nostra via, scortata dal parroco, dai vigili, dai bambini, da Santa Subito e dalle altre catechiste, Fratel Ettore assisterà alla scena con un sorriso soddisfatto.
Aldo Maria Valli
http://www.aldomariavalli.it/2017/05/23/se-la-madonna-di-fatima-arriva-nel-quartiere-con-un-ricordo-di-fratel-ettore/

MARIA AUSILIATRICE E DON BOSCO: UN DUO INSCINDIBILE


Disponiamo i nostri cuori a fare o a rinnovare il nostro AFFIDAMENTO a Maria Ausiliatrice.


il santo e tribolato papa Pio VII stette al timone della Chiesa in un momento storico tra i più difficili della sua storia, dal 1800 al 1823 e fu liberato, per intervento di Maria, dalla prigionia napoleonica, rientrando a Roma il 24 maggio 1814 tra l'esultanza di tutta la cristianità, per riprendere il libero esercizio del suo ministero pastorale. Come segno di riconoscenza verso la Madre di Dio, Pio VII nel 1815 istituiva la festa in onore di Maria Ausiliatrice da celebrarsi in Roma e negli Stati Pontifici. Era ferma convinzione del Papa che i tempi della persecuzione della Chiesa e del suo capo erano terminati grazie ad un intervento prodigioso della Madre di Dio, come dichiarò lo stesso pontefice ai cardinali il 26 settembre 1814: "A Te, ora, Vergine Madre di Dio, al cui efficacissimo patrocinio attribuiamo la Nostra salvezza... rivolgiamo la nostra preghiera". Quel pontificato, che era iniziato in preghiera davanti alla statua dedicata all'Ausiliatrice nella chiesa abbaziale di San Giorgio Maggiore a Venezia, riconosce nell'aiuto prodigioso dell'Ausiliatrice la propria difesa e il sicuro patrocinio. 

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"Affidarsi" 
porta con sè
il significato di 
mettere totalmente 
la nostra fiducia 
in qualcuno.
Nella variegata agiografia della Chiesa Cattolica non c’è un santo (o santa) che sia diventato tale senza un riferimento esplicito a Maria Santissima
E non può essere altrimenti. 
Se la nostra salvezza ci è stata sì data attraverso la santissima umanità del Cristo, come diceva Santa Teresa d’Avila, la sua incarnazione cioè il suo concreto prendere una carne passibile e mortale come la nostra è stato possibile solo attraverso Maria, la Madre di Gesù. 
Ricordiamo il famoso “nato da donna” (ai Galati ) di San Paolo. 
In alcuni di questi santi, per molteplici fattori, la presenza di Maria è stata molto più accentuata che in altri.
Ricordiamo tra i tanti San Luigi Grignon de Monfort, San Massimiliano Kolbe, e San Giovanni Bosco.

Nella vita di Don Bosco questa presenza è stata continua. 
Sua madre stessa, Mamma Margherita, nel 1835, entrando in seminario, gli disse solennemente: “Quando sei venuto al mondo ti ho consacrato alla Beata Vergine. Quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la devozione a questa nostra Madre. 
Ora ti raccomando di esserle tutto suo. Ama i compagni devoti di Maria. E se diventi sacerdote, raccomanda e propaga sempre la devozione di Maria”. 
Come si vede un vero programma di vita spirituale tenendo presente la Madonna.
Maria intervenne nella vita di Don Bosco non solo attraverso Margherita, ma direttamente lei stessa. E non solo una volta. Ricordiamo il programmatico sogno dei 9 anni. 
Maria si presenta non solo come la sua maestra, la sua guida ma anche come “datrice di lavoro” in favore dei giovani... che Lei chiamerà nel sogno “i miei figli”.
Altra svolta decisiva. 
Altro sogno nel 1844. 
Maria gli fa “vedere” una grande chiesa sempre a Valdocco. 
Sogno profetico... perché Don Bosco non aveva niente, era ancora alla ricerca di una sede stabile per i suoi ragazzi (arriverà nel 1846 con la Casa Pinardi).
Fu nel 1864 che iniziò la costruzione della “grande chiesa” (ampliata poi nel 1934) intitolata naturalmente a Maria Ausiliatrice... per espresso desiderio della Madonna stessa che voleva essere invocata con quel titolo. 
Lei stessa disse a Don Bosco nel “sogno-visione”: “Questa è la mia casa, di qui la mia gloria”.
Finita nel 1864 Don Bosco all’inaugurazione affermò che era stata la Madonna stessa a costruirsi la “sua chiesa” con tante grazie, quanti erano i suoi mattoni. 
Dopo il monumento a Maria in mattoni del 1864, nel 1872 ci sarà la fondazione (insieme a S. Maria Domenica Mazzarello) delle Figlie di Maria Ausiliatrice, monumento vivente.

Quando Don Bosco fu proclamato santo, 1º aprile 1934, don Alberto Caviglia, insigne storico salesiano, scrisse sulla Rivista Maria Ausiliatrice: “Don Bosco è santo. 
L’opera di Maria, l’Ausiliatrice, è compiuta ed è completa. 

Al piccolo contadinello di nove anni di Murialdo, essa aveva rivelato la via, e per venti anni la Maestra datagli dal Figlio Divino l’aveva sostenuto per l’aspro cammino della vita...”.

Questo per sottolineare la straordinaria presenza non solo operativa ma anche santificatrice di Maria. 
E scriveva ancora: “E dove c’è l’uno dei nomi, naturalmente, spontaneamente, si nomina l’altro. E si dice: Madonna di Don Bosco”. 
Insomma, un duo inscindibile, per la gloria di Dio.

Mario Scudu sdb