ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 23 giugno 2017

Cambio di marcia, retro?

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Emanuela Orlandi: dopo trentaquattro anni uno spiraglio verso le verità?

Trentaquattro anni fa spariva nel nulla Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia. Da allora di lei non si è saputo più niente, così come per un’altra giovane scomparsa in quel periodo, Mirella Gregori. Le indagini penali sul caso Orlandi si sono chiuse definitivamente nel maggio dello scorso anno, quando la Cassazione, recependo le conclusioni della Procura di Roma, ha archiviato il procedimento.
Ma ora Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, torna alla carica. Attraverso due avvocati, Annamaria Bernardini De Pace e Laura Sgrò, ha infatti presentato istanza di accesso agli atti conservati in Vaticano. Inoltre chiede un’audizione con il segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, per ricostruire in che modo il Vaticano ha seguito l’intera vicenda. Per la prima volta, dunque, una richiesta formale è stata inoltrata alle autorità vaticane, e nella richiesta si parla esplicitamente di un dossier sul caso di Emanuela custodito nei sacri palazzi.
L’esistenza del dossier sarebbe emersa nel corso del processo Vatileaks sulla fuga di documenti dal Vaticano. Pietro Orlandi, in proposito, non può dire di più, ma spiega che nel dossier potrebbero esserci elementi nuovi e decisivi per arrivare alla verità sulla scomparsa di Emanuela.
Di questo nuovo spiraglio parliamo proprio con Pietro, che anche quest’anno, in occasione dell’anniversario della scomparsa della sorella, ha organizzato una manifestazione nei pressi di via della Conciliazione.
Pietro, si parla di fatti nuovi. In che cosa consistono precisamente?
Direi che siamo a un cambio di marcia. Finora tutte le richieste al Vaticano sono state fatte da noi come famiglia Orlandi, e non c’è mai stata risposta. La Procura, come si sa, dal canto suo ha rinunciato a cercare la verità ed ha archiviato. Così ci siamo affidati a due avvocati che hanno svolto indagini e hanno presentato un’istanza al Vaticano. Abbiamo la certezza che esistano carte e documenti che la Procura non ha mai ricevuto. Gli avvocati chiedono dunque un incontro con il cardinale Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, per confrontare gli elementi noti e quelli ancora sconosciuti. Papa Francesco ha detto più volte che bisogna costruire ponti e non innalzare muri. Io vorrei che questo principio fosse applicato al caso di mia sorella Emanuela, per il bene di tutti: della nostra famiglia e anche del Vaticano.
Tuttavia monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato e dunque numero tre della gerarchia vaticana dopo il papa e il cardinale Parolin, ha fatto subito sapere che per loro il caso è chiuso…
Ecco, io non so proprio come possa dirlo. Se per loro il caso è chiuso vuol dire che sono giunti a una conclusione, ma se sono giunti a una conclusione vuol dire che sanno qualcosa che noi non sappiamo. Non sarebbe giusto mettere al corrente anche noi? Abbiamo la certezza, lo ripeto, che esistano documenti mai visti e mai presi in esame dagli inquirenti. L’azione legale nasce da qui. In Vaticano c’è un fascicolo, chiamato “Rapporto Emanuela Orlandi”, che nel 2012 stava sul tavolo della segreteria di Benedetto XVI.
Con il cardinale Parolin ci sono stati contatti?
Sì, l’ho visto diverse volte e ho trovato una persona sempre molto disponibile. Mi ha detto che la questione è molto complicata. Dunque il caso non è chiuso. Ho molta fiducia in lui e spero che incontrerà il nostro avvocato quanto prima.
La lettera scritta a papa Francesco tempo fa ha avuto un riscontro?
Purtroppo no. Sebbene sia stata firmata da circa quarantamila persone, non ha avuto risposta. Con papa Francesco ho parlato una volta sola, nel 2013, subito dopo la sua elezione, quando, durante un rapido incontro dopo la messa celebrata nella parrocchia di Sant’Anna, mi disse: “Emanuela è in cielo”. È un’affermazione pesante. Se il papa dice così significa che possiede elementi sicuri. E in quel periodo l’inchiesta era ancora aperta. Da allora ho chiesto tante volte di incontrarlo, ma senza risultato. Mi dispiace, perché speravo che con lui ci fosse una svolta dopo tanti anni di chiusure e silenzi.
A che cosa porterà, realisticamente, l’istanza presentata?
Mi auguro con tutto il cuore che ci possa essere l’incontro tra l’avvocato e il cardinale Parolin: sarebbe molto importante. Ci sono elementi che devono essere valutati insieme. Dopo trentaquattro anni è arrivato il momento di collaborare. In Vaticano ci sono carte che vanno valutate. Tanto per fare un esempio, per loro stessa ammissione dal luglio al settembre del 1983 ci furono telefonate in arrivo in Vaticano. Vogliamo sapere da parte di chi, con quali contenuti. C’è tanto ancora da scoprire e il Vaticano non può continuare ad alzare una cortina fumogena. Ne va della sua stessa credibilità. Come scrivo nella lettera a Francesco, abbiamo il diritto di conoscere la verità contenuta in quei documenti. Se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il segreto pontificio, chiediamo che siano sciolti i sigilli. Non possono esistere segreti del genere in uno Stato che si erge a centro della cristianità. Ostacolare la verità e la giustizia è contrario alle parole e agli insegnamenti di Gesù. Papa Francesco chiede spesso alle persone di non lasciarsi rubare la speranza. È proprio ciò che io farò sempre: non mi lascerò mai rubare la speranza di arrivare alla verità su Emanuela.
Aldo Maria Valli

FRANCESCA CHAOUQUI/ Benedetto XVI “Papa di fatto”, sul caso Orlandi “esiste un dossier in Vaticano”

Francesca Chaouqui e le nuove clamorose rivelazioni: l'attuale situazione in Vaticano, la figura di Benedetto XVI, la fine dell'era di Papa Francesco ed il caso Orlandi.
Francesca Immacolata Chaouqui (da Facebook)
FRANCESCA CHAOUQUI, COSA STA ACCADENDO IN VATICANO? - Francesca Immacolata Chaouqui, definita uno dei corvi della Santa Sede e soprannominata dalla stampa 'la papessa', è tornata a parlare e lo ha fatto in occasione di una recente intervista rilasciata alla trasmissione ECG su Radio Cusano Campus. Francesca Chaouqui ha esordito parlando di ciò che sta accadendo in Vaticano dopo le dimissioni a sorpresa del revisore generale, Libero Milone ed avvenute nei giorni scorsi. "Sta andando in scena l'ultimo atto di una guerra che era in corso ormai da due anni", ha commentato. Parlando di Milone, la Chaouqui lo ha definito come il punto di partenza delle indagini che poi portarono a Vatileaks, dopo la denuncia di una presunta manomissione del suo computer. Le indagini, tuttavia, confermarono che non ci fu alcuna manomissione in atto. Libero Milone, sempre a sua detta, ha rappresentato anche la pedina utilizzata per poter mandare via Monsignor Balda, colui che aveva dato i documenti in mano ai giornalisti. "In una prima fase ci è riuscito, poi è restato vittima dello stesso gioco che si era prestato a fare”, ha aggiunto. Quella raccontata da Francesca Chaouqui, è "una guerra tutti contro tutti".
FRANCESCA CHAOUQUI: DUE GOVERNI DELLA CHIESA IN CORSO: BENEDETTO XVI VERO ‘PAPA DI FATTO’ - La 'papessa' è stata un vero e proprio fiume in piena ed ha ben evidenziato la delicata situazione attuale che vede la presenza di due "Governi" nella Chiesa attuale. Ebbene, la figura di Papa Francesco, a sua detta, sarebbe in questa fase solo "marginale". "Quello che sta accadendo in questo momento è un rinvigorirsi della figura di Benedetto XVI che incontra, vede persone, tiene le fila di quei cardinali che non trovano risposta a Papa Francesco", ha commentato Francesca Chaouqui, considerando Ratzinger "il Papa di fatto". I due Governi ad oggi esistenti, lei li ha ben descritti definendo quello di Papa Francesco "il Governo della tv, della comunicazione, del popolo". Il secondo, invece, il Governo "affidato a una serie di Cardinali che stanno già decidendo il post Francesco". Non ci sarebbero, dunque, altri dubbi: "L'era di Francesco in Vaticano è terminata". La Chaouqui è tuttavia certa che Bergoglio non si dimetterà mai, dunque il suo pontificato terminerà per cause naturali.
FRANCESCA CHAOUQUI E IL CASO EMANUELA ORLANDI: ‘ESISTE UN DOSSIER IN VATICANO’ - Parlando di Papa Francesco, la Chaouqui ha comunque intravisto molti aspetti positivi del suo operato, soprattutto sul piano della comunicazione e della ricerca costante di trasparenza. A tal fine, ha concluso citando il caso di Emanuela Orlandi, di recente tornato al centro della cronaca nazionale, confermando la presenza di un dossier segreto in Vaticano sulla giovane misteriosamente scomparsa oltre 30 anni fa. Per il Vaticano si tratta di un caso chiuso, ma la famiglia continua a cercare la verità anche alla luce di quanto emerso da fonti definite affidabili. "Quella famiglia, quella madre, ha diritto di sapere dov’è sua figlia. Ha diritto di sapere se è viva. Ha diritto di sapere il contenuto di quel dossier, contenuto che chi conosce non può rivelare, perché vincolato dal segreto di Stato", ha commentato Francesca. Il suo augurio, a questo punto, è che quel dossier possa presto finire in mano alla famiglia Orlandi.
22 GIUGNO 2017 EMANUELA LONGO

DAGOSPIA RIPORTA UNA INTERVISTA DI FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI TUTTA DA LEGGERE….CHE LASCIA PERPLESSI…. soprattutto nella parte riguardante il Santo Padre Benedetto XVI

Parla Francesca Chaouqui su ciò che accade nello Stato Pontificio: “Ormai è una guerra tutti contro tutti. Vatileaks è un termine che viene usato spesso con una connotazione negativa, in realtà tutte e due le volte in cui c’è stata una fuga di documenti riservati è accaduto perché la strada per eliminare le ingiustizie che si verificano in Vaticano non era più quella canonica ma serviva l’ingresso dal di fuori di un elemento nuovo in grado di smuovere la situazione.
 SAN MICHELEFinché il Cardinal Pell rimarrà lì, non c’è nessuna possibilità di nessuna retta via, il dato vero è che in queste ore si è consumata l’ultima battaglia, in cui ognuno ha combattuto con la fazione con la quale era alleato fino a qualche tempo fa.
Sono contenta che Libero Milone abbia lasciato campo libero e sono molto contenta del fatto che formalmente le sue dimissioni siano state presentate, perché lo scontro formale è avvenuto sul fatto che Libero Milone chiedeva l’ingresso dei dati della segreteria di Stato all’interno del bilancio consolidato, i dati della segreteria di Stato ed i dati economici sono rimasti fuori, come era stato deciso dal Santo Padre, quindi ancora una volta il vero potere, la vera ricchezza, non è nella gestione del Cardinal Pell e questo è un dato molto positivo per le finanze del Papa.
La figura di Francesco in questa fase è marginale. Quello che sta accadendo in questo momento è un rinvigorirsi della figura di Benedetto XVI che incontra, vede persone, tiene le fila di quei cardinali che non trovano risposta a Papa Francesco.
Benedetto XVI è il Papa di fatto, potremmo dire così. Ci sono due Governi in questo momento nella Chiesa. Il Governo di Francesco è il Governo della tv, della comunicazione, del popolo, mentre c’è il Governo della Chiesa che è stato affidato a una serie di Cardinali che stanno già decidendo il post Francesco.
L’era di Francesco in Vaticano è terminata. E’ terminata con tante cose positive, soprattutto quella di essere riuscito a riportare la Chiesa al centro del dibattito internazionale con la sua grande capacità di comunicazione, ma nel Governo interno della Chiesa siamo già al post Francesco, e già molti Cardinali stanno ragionando su quello che sarà il post Francesco.
Sono dati di fatto, avendo io fatto parte di quello che era il momento di costruzione di un percorso ora ho abbastanza chiaro quello che accadrà. Papa Francesco, comunque, non si dimetterà mai. Questo pontificato finirà per cause naturali, mi auguro per il Santo Padre il più tardi possibile.
Sul caso Orlandi il Santo Padre deve dare delle risposte concrete a questa trasparenza che invoca. Esiste in Vaticano un dossier su Emanuela Orlandi. Quella famiglia, quella madre, ha diritto di sapere dov’è sua figlia. Ha diritto di sapere se è viva. Ha diritto di sapere il contenuto di quel dossier, contenuto che chi conosce non può rivelare, perché vincolato dal segreto di Stato. Mi auguro che sia la volta buona per non dire più di lasciare le cose come stanno, ma di prendere quel dossier e di consegnarlo alla famiglia.