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giovedì 1 giugno 2017

Il prezzo che stiamo pagando per aver cancellato le nosre radici


San Nicola ci salverà dai McDonald

Dopo più di 900 anni San Nicola lascia Bari ed arriva in Russia accolta da milioni di persone. L'Italia obbligata a riflettere sul prezzo che sta pagando per aver cancellato le sue radici.

A più di 900 anni dalla traslazione a Bari, una reliquia di San Nicola ha lasciato la Basilica omonima per essere trasferita in Russia. Si tratta di un frammento della costola sinistra del Patrono del capoluogo pugliese. La reliquia, esposta in questi giorni a Mosca, resterà poi a San Pietroburgo fino al ritorno in Italia previsto per il 28 Luglio. Lo straordinario evento è il risultato dello storico incontro tra il Papa ed il Patriarca di Mosca avvenuto il 12 Febbraio 2016 a Cuba. La specifica richiesta del capo della Chiesa ortodossa russa Kirill sulla reliquia è stata accontentata dal pontefice romano che, nella lettera inviata all’arcivescovo di Bari per autorizzare il temporaneo spostamento, ci ha tenuto a sottolineare come

“La comune venerazione dei santi […] permette di guardare al dialogo ecumenico con una luce di speranza”.


                                                 
                                                Putin bacia la reliquia

Mentre in Italia la notizia di questo storico trasferimento è stata quasi del tutto ignorata dai media nazionali, in Russia è riuscita a monopolizzare l’attenzione dell’intero paese. Commozione e partecipazione hanno caratterizzato l’accoglienza riservata dal popolo russo alla reliquia del santo venerato sia dai fedeli cattolici che dai fedeli ortodossi. Da ormai una settimana fuori la Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore si contano quotidianamente code di persone lunghe 3 chilometri che possono arrivare a durare anche 4 ore. Dal 21 al 26 Maggio – secondo i dati pubblicati dal sito ufficiale dedicato all’evento – sono stati ben 120 milioni i russi accorsi a venerare la reliquia. Di fronte a queste strabilianti cifre neppure i disattenti media italiani sono riusciti a fare finta di niente. Le immagini provenienti da Mosca sono così state catapultate sui telegiornali, siti web e quotidiani del Belpaese provocando, probabilmente, incredulità se non addirittura ilarità nella maggior parte dei nostri connazionali. Lo straordinario risveglio religioso del popolo russo non può che risultare incomprensibile per un paese secolarizzato come l’Italia. Se le file chilometriche per baciare un reliquiario rappresentano l’immagine più fedele  di quanto sta avvenendo in Russia dalla fine della lunga stagione comunista e del breve abbaglio liberista, quelle altrettanto chilometriche che siamo abituati a vedere fuori i nostri centri commerciali in occasione del primo giorno di saldi o dell’uscita dei nuovi modelli di Iphone costituiscono un ritratto non meno efficace nel descrivere l’odierna società italiana, arrivata allo stadio finale di quella “mutazione genetica” profetizzata da Pierpaolo Pasolini.

L’inarrestabile avanzata secolarizzante sospinta dall’improvvisa prosperità economica degli anni Sessanta ha attentato al cuore religioso della nazione disintegrando così quel patrimonio di valori etici che da esso aveva ereditato e che era stato condiviso da tutti i cittadini, credenti e non. Ma, contrariamente a quanto si tende a pensare, il trono da cui la secolarizzazione sfrattò la moralità cristiana che fino ad allora era stata pervasiva nella vita pubblica e privata degli italiani, non è rimasto vuoto troppo a lungo. L’asportazione di quel “patrimonio etico […] raggiunto per effetto dello sviluppo millenario dall’Antichità attraverso il cristianesimo” unita al successivo ingresso nel mondo globalizzato, hanno reso l’Italia una ghiotta preda per il nuovo colonialismo globale, l’omologazione consumista.  Le file di persone davanti agli store della Apple o il traffico paralizzato per l’inaugurazione di un nuovo centro commerciale raccontano di come gli italiani, alla stregua degli altri occidentali, abbiano fatto del consumismo la loro pseudo-religione con tanto di riti, simboli e pellegrinaggi facendo discendere da essa quell’insieme di valori condivisi che dovrebbero regolare i rapporti all’interno di una società. Tuttavia, non si tratta di un insieme omogeneo come, d’altronde, è inevitabile trattandosi di una pseudo-religione incentrata sull’individualismo e che, perciò, consente a ciascun singolo di produrre valori “su misura”. Difatti, il fallimento di questo modello è reso evidente dalla realtà quotidiana.

Così, Russia e Italia non sono mai sembrate così diverse, nemmeno quando appartenevano a due modelli sistemici contrapposti. Se a Mosca si parla da decenni di “rinascita”, a Roma invece è “declino” la parola più ricorrente. La Russia di Putin è tornata ad essere una grande potenza – status che le spetta per dimensioni, abitanti e risorse naturali – grazie innanzitutto ad un’opera di rafforzamento dell’identità nazionale in cui la religione ha giocato un ruolo decisivo. Come ha esaurientemente spiegato Pietrangelo Buttafuoco in un’intervista al portale Sputnik: “A differenza dei canoni occidentali, dove la religione è vissuta come un esotismo o al più come una vicenda privata, […], la religione nel tratto più specificamente russo è legata ad un’identità”. In Italia il processo di secolarizzazione della società e lo sfaldamento dell’appartenenza nazionale sono andate di pari passo,  entrambe agevolate dall’adesione incondizionata alla globalizzazione. Alla luce dell’attuale differenza di peso politico internazionale che esiste fra i due Stati, vale la pena chiedersi se non fosse più conveniente seguire la strada imboccata dalla Russia piuttosto che ostinarsi a depurare lo spirito nazionale dall’elemento religioso per lasciarlo in preda alle contaminazioni pseudo-religiose del consumismo.

                                                          
                                                              Renzi scout



Il contrasto tra la situazione russa e quella italiana si fa ancora più netto se si osservano i differenti comportamenti pubblici delle autorità più in vista dei due paesi. Da un lato, il Presidente della Federazione Russa che nei giorni scorsi si è recato nella Cattedrale di Cristo Salvatore ed ha baciato la reliquia di San Nicola dimostrando per l’ennesima volta di non voler nascondere in pubblico la sua fede, dall’altra un presidente del consiglio italiano – con un passato nell’associazionismo cattolico – che vieta ad un vescovo di benedire l’autostrada appena inaugurata a Foligno. A differenza dei governanti italiani, Putin ha capito che – come disse Norberto Bobbio: “l’uomo rimane un essere religioso, nonostante tutti i processi di demitizzazione, di secolarizzazione, tutte le affermazioni della morte di Dio, che caratterizzano l’età moderna e ancor di più quella contemporanea”.

di Nico Spuntoni - 31 maggio 2017     

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