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lunedì 17 luglio 2017

"Anche se a volte la barca è quasi sul punto di naufragare"


Quelli che zittiscono anche Ratzinger: il ricordo per l'amico Meisner diventa pretesto di dietrologia

Il Papa emerito ricorda l'amico scomparso, il cardinal Meisner. «Pastore appassionato, ha resistito alla dittatura dello spirito del tempo». Poche parole, ma sufficienti per scatenare la dietrologia che non siano state scritte da lui. Per gli esperti Melloni & co è inaccettabile che Benedetto XVI abbia legato affetto ad uno degli estensori dei dubia accennando alla crisi attuale. E' accaduto anche con Sarah. Di fronte a due uomini inquadrati come “divisori”, le parole di Ratzinger suonano un'altra musica.


«Quando ho appreso mercoledì scorso da una telefonata della morte del card. Meisner in un primo momento non ci credevo. Il giorno prima avevamo parlato al telefono. La sua voce era piena di gratitudine perché era ormai arrivato in vacanza..».
Si telefonavano come due vecchi amici Benedetto XVI e il cardinale emerito di Colonia, che la settimana scorsa, improvvisamente, è salito al Cielo nel sonno mentre trascorreva le sue vacanze in località Bad Fussing. E' morto serenamente, con il breviario in mano.

IL MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI
Sabato scorso al funerale del cardinale Meisner (1934-2017), celebrato nella cattedrale di Colonia, è stato monsignor Georg Gaenswein, prefetto dalla Casa Pontificia e segretario particolare del Papa emerito, a leggere un lungo messaggio che Benedetto XVI ha scritto per ricordare l'amico cardinale.
«Sappiamo che era un pastore appassionato», ha scritto Ratzinger, «e l’ufficio di pastore è difficile, proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e sappiano decisamente vivere con fede e ragione. Mi ha commosso anche il fatto che ha vissuto in questo ultimo periodo della sua vita sempre di più con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita fino quasi a capovolgersi».
L'esegesi di queste parole non è molto difficile, anche se tantissimi esperti si sono buttati a interpretare queste righe, qualcuno addirittura, come il solerte professor Alberto Melloni, perfino per mettere in dubia che le parole siano state scritte proprio Ratzinger.
TELEFONATE FRA AMICI
E' bello che due vecchi amici come Benedetto XVI e Meisner continuino a telefonarsi. Uno spaccato di vita reale, semplice. Guarda caso, lo stesso giorno in cui riceveva la telefonata di Ratzinger, Meisner ne riceveva una anche da un altro prelato tedesco, l'ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Gherard L. Muller. Di questa telefonata sappiamo qualcosa in più, per esplicite dichiarazioni di Muller al Passauer Neue Presse. I due hanno parlato della mancata riconferma del prefetto alla scadenza precisa dei cinque anni, il giorno 2 luglio. Meisner ne era rimasto «profondamente colpito e rattristato», chissà se lo avrà detto anche al suo caro amico.
L'ex arcivescovo emerito di Colonia è stato un grande elettore del cardinale Ratzinger al conclave del 2005, fu proprio Meisner, secondo diverse ricostruzioni, a convincere l'amico ad accettare l'elezione a Papa. Fu sempre Meisner a favorire il convogliare di voti intorno all'allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, insieme ad altri cardinali come Biffi, López Trujíllo, Ruini, Herranz, Rouco Varela e Medina. Il contendente di Ratzinger in quel conclave sarebbe stato proprio il cardinale Jorge Mario Bergoglio, come lo stesso Benedetto XVI ha in qualche modo indicato nel suo ultimo libro intervista scritto con il giornalista tedesco Peter Sewald, Ultime conversazioni.
Come molti sanno Meisner è anche uno dei quattro cardinali, gli altri sono Walter Brandmuller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, che hanno presentato i cinque dubia a Papa Francesco circa l'interpretazione di alcuni passaggi dell'esortazione Amoris laetitia. Come ha detto a Repubblica il segretario di Ratzinger, monsignor Georg Gaenswein, il papa emerito segue il dibattito e, quindi, conosce le vicende. Tra l'altro basta leggere il magistero di Benedetto XVI e del cardinale Ratzinger in qualità di prefetto dell'ex Sant'Ufficio per rendersi contodi  quale possa essere il suo orientamento in merito, indipendentemente dal fatto che ne abbia parlato con l'amico.
PENITENZA E EUCARISTIA
Altri due passaggi importanti nel messaggio che Ganswein ha letto nella cattedrale di Colonia, riguardano i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. «Due cose negli ultimi tempi» erano particolarmente gradite all'amico Meisner: «La profonda gioia di vivere il sacramento della penitenza», specialmente da parte dei giovani, e quindi «l'adorazione eucaristica». Per questo Benedetto XVI ha ricordato l'esperienza vissuta proprio alla GMG di Colonia nel 2005. «Alcuni esperti di pastorale e di liturgia», ha scritto in modo significativo Ratzinger, «credevano che il silenzio non potesse essere raggiunto agli occhi del Signore con un gran numero di persone. Alcuni di loro erano anche del parere che l'adorazione eucaristica fosse qualcosa di datato, perché il Signore dovrebbe essere ricevuto nel Pane eucaristico e non in altri modi. Ma non si può mangiare questo pane come qualsiasi altro cibo, il Signore nel sacramento eucaristico chiama tutte le dimensioni della nostra esistenza. Il fatto che la ricezione debba essere adorata è diventato molto chiaro. Ad esempio, l'adorazione eucaristica nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia è diventata un evento interiore che non è stato memorabile solo per il cardinale.»
QUANDO PARLA RATZINGER
Confessione, silenzio, adorazione, il sacramento eucaristico che chiama tutte le dimensioni dell'esistenza, sono temi cari a Benedetto XVI e che certamente incrociano il dibattito sui dubia, oltreché questioni liturgiche importanti. A questo proposito in questi giorni esce nelle librerie italiane il libro intervista del cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il Culto divino, La forza del silenzio (Cantagalli). Un libro che porta la prefazione di Benedetto XVI. Una prefazione per cui molti hanno perso la testa, arrivando ad irridere non solo Sarah, ma anche il papa emerito, in pratica chiedendo che i due tolgano il disturbo e si zittiscano.

L'elogio di Ratzinger al cardinale Sarah, e il messaggio inviato per salutare il suo caro amico Meisner, sono indicative. Di fronte a due uomini che molti esperti inquadrano come “divisori” della comunione ecclesiale e “freddi dottrinari”, le parole di Ratzinger suonano un'altra musica. E non hanno bisogno di molte ermeneutiche per essere comprese.

Benedetto XVI in morte del cardinale Meisner: "Con la certezza che il Signore non abbandona la sua Chiesa…"


Ecco il testo integrale del messaggio – originariamente in tedesco – inviato il 15 luglio dal "papa emerito" Benedetto XVI all'arcidiocesi di Colonia, in Germania, in occasione dei funerali del cardinale Joachim Meisner, uno dei firmatari dei "dubia" sottoposti lo scorso anno a papa Francesco e tuttora rimasti senza risposta.
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"… ANCHE SE A VOLTE LA BARCA È SUL PUNTO DI NAUFRAGARE"
In questa ora, in cui la Chiesa di Colonia e i suoi fedeli danno l’addio al Cardinale Joachim Meisner, sono con loro con il mio cuore e i miei pensieri e volentieri acconsento alla volontà del cardinale Woelki e indirizzo a loro una parola di riflessione.
Quando ho appreso mercoledì scorso per telefono della morte del cardinale Meisner, in un primo momento non ci ho creduto. Il giorno prima avevamo parlato al telefono. La sua voce era piena di gratitudine perché era giunto per lui il momento delle vacanze, dopo che era stato presente, la domenica precedente, a Vilnius, alla beatificazione del vescovo Teofilius Maturlionis. Il suo grande amore per le vicine Chiese dell’Est che avevano tanto sofferto la persecuzione sotto il comunismo, così come la sua gratitudine per la loro resistenza alla sofferenza in quel tempo avevano impresso in lui una durevole impronta. Quindi non è stato certamente un caso che l'ultima visita della sua vita sia stata fatta a un confessore della fede.
Quello che mi ha più colpito nell'ultima conversazione con il cardinale, ora tornato a casa, è stata la sua naturale serenità, la sua pace interiore e la fiducia che aveva trovato.
Sappiamo che è stato duro per lui, appassionato pastore e guida di anime, lasciare il suo ufficio, e proprio in un momento in cui la Chiesa aveva un urgente bisogno di pastori capaci di opporsi alla dittatura dello spirito del tempo e pienamente risoluti ad agire e pensare da un punto di vista di fede. Ma mi ha ancor più impressionato che nell'ultimo periodo della sua vita egli abbia imparato a lasciar procedere le cose, e a vivere sempre più con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca è quasi sul punto di naufragare.
Ci sono state due cose in quest'ultimo periodo che lo hanno reso sempre più felice e sicuro.
– La prima è quella che mi ha detto più volte: che ciò che lo riempiva di gioia profonda era la percezione, nel sacramento della penitenza, di quanto i giovani, soprattutto i giovani maschi, sperimentino la misericordia del perdono, il dono di aver veramente trovato la vita che solo Dio può dare loro.
– L’altra cosa che lo ha tante volte commosso e reso felice è stata la percepibile crescita dell’adorazione eucaristica. È stato questo per lui il tema centrale della Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia: che vi è stata un'adorazione, un silenzio, in cui solo il Signore parlava ai cuori. Alcuni esperti di pastorale e di liturgia erano dell'opinione che un simile silenzio nella contemplazione del Signore con un così gran numero di persone non poteva reggere. Alcuni di essi erano anche del parere che l’adorazione eucaristica fosse superata in quanto tale, poiché il Signore ha voluto essere ricevuto e non guardato nel Pane eucaristico. Ma il fatto che non si può mangiare questo Pane come qualsiasi altro nutrimento e che "ricevere" il Signore nel sacramento eucaristico include tutte le dimensioni della nostra esistenza fa sì che questo ricevere deve essere adorazione, e ciò è qualcosa che diventa di giorno in giorno sempre più chiaro. Così il tempo dell’adorazione eucaristica nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia è diventato un evento interiore che è rimasto indimenticabile, e non solo per il cardinale. Da allora, quel momento è stato sempre per lui costantemente presente nell'intimo ed è stata per lui una grande luce.
Quando l’ultima mattina il cardinale Meisner non si è presentato per la messa, è stato trovato morto nella sua stanza. Il breviario era sfuggito dalle sue mani: era morto mentre pregava, con lo sguardo al Signore, in conversazione con il Signore. Il tipo di morte che gli è stato dato ha dimostrato ancora una volta come egli ha vissuto: con il suo volto rivolto al Signore e in conversazione con Lui. Così possiamo fiduciosamente affidare la sua anima alla bontà di Dio.
Signore, grazie per la testimonianza del tuo servo Joachim! Fa che egli ora interceda per la chiesa di Colonia e per tutto il mondo.
Requiescat in pace!


Benedetto XVI, Papa emeritus

Settimo Cielo di Sandro Magister16 lug


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