ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 29 novembre 2017

Essi stanno mentendo


LA NUOVA RELIGIONE DEL DIALOGO

È un non senso il “dialogo” fra Cristo e mondo. Oggi pare che dialogare sia il supremo dovere, anzi, la naturale ragion d’essere di quanti si dicono seguaci di Gesù Cristo: Lui però "il Maestro" non dialogava bensì insegnava 
di Francesco Lamendola  





Da molto, troppo tempo, i teologi neomodernisti ci rintronano gli orecchi con la parola “dialogo”, e il clero della neochiesa dietro ad essi, ripetendolo sempre più forte, come un mantra, martellandocela a un punto tale che molti fedeli, in buona fede, avendola sentita ripetere un milione di volte, fin da quand’erano bambini, hanno finito per crederci, anzi, per ritenerla una delle cose più normali, nonché più belle e buone, che un cattolico possa fare: “dialogare” col mondo. Pare infatti che il cattolicesimo, grazie a questo coro assordante, ma sempre più stonato, sia, per definizione, la “religione del dialogo”; e pare che “dialogare” sia il supremo dovere, anzi, la naturale ragion d’essere di quanti si dicono seguaci di Gesù Cristo. Strano, perché nei quattro Vangeli e in tutto il Nuovo Testamento la parola e il concetto del dialogare non ricorrono affatto. Gesù non era un Socrate della Palestina e non si dilettava per niente a dialogare con la gente. Nossignore: Gesù era un maestro spirituale, era – per chi crede in Lui – il Maestro; e quel che faceva con la gente, non era affatto dialogare, bensì insegnare, il che è una cosa molto, ma molto diversa.

Gesù, ripetiamo, non “dialogava” con le persone. Ohibò, scandalo: calma, cari cattolici progressisti, questo è solo l’inizio; reggetevi forte perché sta per arrivar di peggio (secondo il vostro punto di vista): Gesù non dialogava con le persone per la buona ragione che Gesù non si poneva su un piano paritario con i suoi interlocutori. Fin da bambino. Ricordate l’episodio di Gesù al Tempio, che, all’insaputa dei suoi genitori, si mette a interrogare i dottori della legge e parla con essi con assoluta padronanza? Infatti: è Lui che li interroga. Che cosa vuol dire questo? Logico: Gesù, il Figlio di Dio, si è fatto uomo per essere simile a noi, ma non era uno di noi; era di natura divina, pur avendo assunto anche la natura umana. Dunque, in Lui era la Verità, tutta la Verità e solamente la Verità, senza traccia di errore, d’incertezza o ambiguità. Pertanto, come avrebbe potuto parlare con le persone mettendosi su di un piano di parità? Non avrebbe potuto, nemmeno se l’avesse voluto; e non lo voleva. Non era venuto sulla terra per dialogare, ma per insegnare: per insegnare la Verità. E il suo scopo non era di persuadere, filosoficamente, gli ascoltatori, ma recar loro gli strumenti per la salvezza eterna. Ergo, tenetevi forte, Gesù non era democratico. Non era nemmeno un liberale. Non era un democratico, perché non riteneva valido il principio “un uomo, un voto”, quanto alle cose dello Spirito. In quell’ambito, esiste una sola Verità; mentre l’essenza dello spirito democratico è il relativismo: esistono tante verità, quanti sono gli esseri umani (e anche qualcuna di più, tenendo conto con quale frequenza gli esseri umani cambiamo idea, perché finiscono per non andare più d’accordo nemmeno con se stessi). Inoltre,horribile dictu, non era un democratico perché non aveva alcuna nozione della sovranità popolare: non perché non avesse letto ilContratto sociale di Jean-Jacques Rousseau, ma proprio perché l’idea stessa della sovranità popolare gli era del tutto estranea. Semmai, come rivelano molte sue parabole e similitudini, egli pensava la politica secondo la categoria della monarchia: beninteso, perché la monarchia era la forma di governo diffusa nel Vicino Oriente, al suo tempo. Il Regno di Dio non è un’espressione casuale, ma va presa alla lettera: solo che Egli stesso si è preoccupato di precisare che il mio Regno non è di questo mondo. È una metafora che riflette un’idea ben chiara: Dio non è un presidente di qualche repubblica, più o meno parlamentare e costituzionale: è un Re, perché Egli è il Signore dell’Universo. La solennità di Cristo Re, istituita da Pio XI con l’enciclica Quas Primas dell’11 dicembre del 1925, vuole ricordare che Gesù Cristo è, appunto, il Re dell’Universo, ma non nel senso in cui i re di questo modo esercitano il loro potere; ed essa venne decisa in un momento storico in cui i regimi totalitari, primo fra tutti quello di Stalin, pretendevano di affermare un primato assoluto del potere politico sulla società, e quasi di farsi adorare come se fossero stati di natura divina.
Gesù, poi, non era nemmeno un liberale, perché il liberalismo afferma il principio che ciascuno ha il pieno diritto di fare quel che gli pare e di credere in quello che vuole, purché non interferisca con le leggi e con la libertà altrui; mentre Gesù, Figlio di Dio e Dio Egli stesso, non ha a cuore che una cosa soltanto: la nostra salvezza eterna. Perciò, Lui non può stare a guardare mentre noi ci roviniamo con  le nostre stesse mani, correndo dietro a cose sbagliate, a beni illusori, a valori fasulli. Ma l’essenza del liberalismo è proprio questa: lasciate che ciascuno si faccia gli affari suoi; e voi non v’immischiate. È compatibile con il Vangelo, questa filosofia? Evidentemente, no. Dunque, Gesù non è un liberale: poco ma sicuro; così come non è un democratico. E siccome il radicalismo è la forma estrema del liberalismo, quando monsignor Paglia fa l’elogio postumo di Marco Pannella e dice che tutti dovremmo prendere a modello la sua vita, ispirata ad un’altissima spiritualità, ciò sarebbe una barzelletta, se non fosse una bestemmia vera e propria. Altissima spiritualità, condurre una vita di battaglie a favore del divorzio, dell’aborto, della droga, dell’eutanasia, delle unioni di fatto e della sodomia equiparata al matrimonio vero, cioè fra uomo e donna? Ma ha mai letto, monsignor Paglia, quel che dice Gesù a proposito del matrimonio? No: decisamente Gesù Cristo non aveva una mentalità liberale; e meno ancora una mentalità radicale. Monsignor Paglia, invece, sì. A questo punto, lasciamo a ogni persona onesta di giudicare chi sia di troppo, nella Chiesa cattolica: Gesù Cristo o monsignor Vincenzo Paglia. Chi dei due si trova palesemente  fuori posto; quale dei due farebbe bene ad andarsene per i fatti suoi?
Fatevene una ragione, cari cattolici liberali e democratici, progressisti e buonisti: non potete arruolare Gesù Cristo nelle vostre file, non potete farlo marciare al suono dei vostri pifferi e all’ombra delle vostre bandiere. Andate pure per la vostra strada, ma sia chiaro che non è la strada del Vangelo. Dunque, sia chiaro che voi non siete cattolici, perché voi avete scelto di non ascoltare Gesù Cristo, non avete saputo farvi piccoli e umili davanti all’annuncio della Verità che Lui ha portato sulla terra. Il vostro cuore è rimasto duro a causa della superbia; l’orgoglio vi ha fatto presumere di poter dettare delle condizioni: e così vi siete posti, da voi stessi, fuori della Parola di Gesù. Davanti a Gesù Cristo, c’è una sola cosa da fare: abbassare la testa, piegare le ginocchia, farsi piccoli. Lo hanno saputo fare delle menti grandissime, filosofi della statura di san’Agostino, di san Tommaso d’Aquino, di Pascal, di Romano Guardini: non potete farlo voi? Forse fareste meglio a farvi buddisti, come sembra propenso a fare padre Sosa Abascal: il cristianesimo è troppo piccolo per voi, che siete così grandi; il Vangelo è un libro per poverelli, per vecchine e per bambini, pieno di favole e di miti; no, voi siete troppo sofisticati e intelligenti, troppo mondani ed evoluti. Siete gente che conosce il mondo, che frequenta i migliori salotti: basta dare un’occhiata alle vostre biografie:, al vostro pedigree: è un’operazione assai istruttiva. Si scoprono cose interessanti. Invitiamo tutti, per esempio, a informarsi sulla biografia del nuovo superiore generale dei gesuiti, Sosa Abascal: ne emergerà il perfetto ritratto del figlio di papà, benestante, progressista, ovviamente sinistrorso, amico del pueblo ma con tanti bei soldini in tasca, il che non guasta mai. Non è gente che viene dal popolo; non è gente che ha lavorato duramente per vivere o per studiare; non è gente che esprime il sentire delle persone comuni. Sono intellettuali pretenziosi, senza un problema economico al mondo; gente che ha sempre avuto la strada spianata e i tappeti di velluto rosso avanti a sé. Se così non fosse, i vari Sosa starebbero un po’ più attenti a come parlano; avrebbero più rispetto per la sensibilità dei cattolici piccoli e semplici, quelli che amava Gesù Cristo; non li scandalizzerebbero con le loro incredibili affermazioni, per esempio che non si sa cosa realmente abbia detto Gesù, o che Egli non ha detto che il matrimonio è indissolubile, oppure, ancora, che il diavolo non esiste, è solo un simbolo, un’allegoria del male. Il che è la stessa a cosa che dire che Gesù, quando pratica gli esorcismi sugli indemoniati - e ne ha praticati parecchi, se i Vangeli vanno presi un minimo sul serio - stava solo recitando una commedia, una sceneggiata; stava facendo degli show, ad uso e consumo delle persone credulone e sempliciotte. Quando ha ordinato ai demoni che possedevano l’indemoniato di Gerasa, di entrare in una mandria di porci, per esempio, stava solo giocherellando; e anche quei porci, correndo a precipitarsi nelle acque del lago, ove affogarono, stavano solo giocando. E quando i discepoli di Gesù gli chiesero perché non fossero riusciti a liberare dal diavolo un ceto indemoniato, e Lui rispose che certi demoni, particolarmente ostinati, si vincono solo con la preghiera, anche quella volta stava solo scherzando; scherzava sia sul diavolo, sia sull’efficacia della preghiera. Si vede che era di buon umore: non è vero, padre Sosa?
Dunque: se udiamo questi signori della neochiesa ripetere, per l’ennesima volta, che il nostro dovere di cristiani (ormai si vergognano a dire “cattolici”, specie da quando il papa in persona ha detto chiaro e tondo che Dio non è cattolico) è quello di dialogare con tutti, i giudei, gli islamici, i buddisti, gli atei, i radicali, i massoni, ma proprio con tutti, tranne, si capisce, con quei pessimi soggetti che sono i cosiddetti “cattolici tradizionalisti”, gente testarda ed egoista, duri di cuore e invidiosi, come il fratello maggiore nella parabola del figlio prodigo (stante l’interpretazione progressista e politically correct, quella che piace ai Paglia e anche alle Boldrini), dobbiamo avere ben chiara una cosa: che essi stanno mentendo, che stanno farneticando, che ci stanno rifilando una “dottrina” che non è quella cattolica, apostolica e romana. Che dottrina sarà mai, questo lo sapranno loro, forse; noi, no, per il semplice fatto che non è la dottrina cattolica, non la possiamo a nessun patto riconoscere come tale, e, infatti, non le somiglia minimamente. In particolare, on è cattolica l’affermazione che il vero cristiano è uno che sa dialogare con il mondo.

È un non senso il “dialogo” fra Cristo e mondo

diFrancesco Lamendola
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