ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 1 novembre 2017

Il gallo canta al telefono..

LUTERO (1) — IL CANTO DEL GALLO DELLA MODERNITÀ. UN LIBRO DI DANILO CASTELLANO. C’È DA FESTEGGIARE? VEDIAMO…


 Oggi corrono cinquecento anni dall’inizio ufficiale di quella che verrà chiamata “Riforma” luterana, origine di alcune delle maggiori ferite nel corpo del cristianesimo. Stilum Curiae vuole ricordare questo momento in maniera duplice. Il primo contributo è la recensione a un libro che esamina l’universo politico, storico e religiosa di Martin Luder (Luther è uno pseudonimo, forma volgare di Eleuterio, “libero”). Appare piuttosto evidente a un lettore spassionato che in realtà, da cattolici e da cristiani, festeggiare non è proprio il caso…Il secondo è un’intervista a Die Zeit, che vedrete nel posto successivo.

Martin Lutero
Il canto del gallo della Modernità

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche le sue 95 tesi contro le indulgenze. Il suo gesto ha dato inizio ad un movimento mondiale che è passato alla storia con il nome di “Riforma”. Stilum Curiae vuole ricordare questa data parlando, brevemente, di un libro piccolo ma estremamente lucido e importante, scritto da Danilo Castellano. Danilo Castellano è preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, e membro corrispondente straniero della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche del Regno di Spagna, nonché membro onorario della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione dello stesso Paese.
“Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità” si intitola il suo saggio. E il suo lavoro ignora, deliberatamente le grandi questioni religiose poste dall’ex monaco agostiniano, anche se alcuni aspetti di carattere religioso sono comunque toccati in maniera più o meno profonda. Ma il focus dello studio è di carattere soprattutto filosofico e politico, perché non si può ignorare che la Riforma – che in realtà come ha ben chiarito il card. Mūller e come ribadisce lo stesso Castellano non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione – ha avuto sin dai suoi inizi un legame stretto con la politica. “Il luterano Kierkegaard, per esempio, le rimprovera un ‘impiccio’ forte con la mondanità che l’avrebbe portata a una ‘degenerazione’”.
Castellano ribadisce allora che la Riforma non fu una riforma, “ma una rivolta contro la Chiesa; è la creazione di una Chiesa ‘nuova’ sulla base di una ‘nuova’ dottrina aperta a prospettive ‘nuove’”. E questa ci sembra una sottolineatura importante, ora che una parte della Chiesa cattolica sta vivendo l’ubriacatura di un abbracciamoci emotivo, e assai poco lucido e raziocinante.
Una rivoluzione dunque, e una “rivoluzione gnostica virtualmente integrale”. Ma è a partire da questa rivoluzione, si chiede l’autore, che è possibile una “riabilitazione” di Lutero, che dovrebbe di conseguenza fare da ispiratore a (eventuali) grandi riforme spirituali e di governo della Chiesa cattolica? Qualche cardinale – Reinhard Marx, per dirne uno – lo ha detto; e come sappiamo anche nella Chiesa italiana c’è chi afferma che lo Spirito soffiava da quelle parti…La risposta alla domanda – e a istanze che sembrano propugnate più dal volenteroso e irriflessivo volemose bene che da una matura riflessione è no. La Chiesa nel corso della sua storia ha vissuto numerose riforme, dall’interno; e la stessa cosiddetta “Controriforma” “Non è una mera e sterile contrapposizione alla Riforma protestante: è piuttosto un programma e un’opera sia di intenso rinnovamento nella fedeltà dottrinale al Deposito ricevuto da Cristo e custodito e tramandato dalla Chiesa, sia sul piano educativo”.
Su questo punto l’autore è drastico: “Scambiare pertanto la Riforma luterana con la sempre necessaria riforma della Chiesa e nella Chiesa è un errore, frutto o dell’ignoranza o della malafede”. Proprio perché non si vuol vedere “il carattere gnostico della Riforma”.
Un altro punto importante è quello relativo alla libertà e alla legge. La legge sembra apparire un ostacolo alla libertà: “La libertà evangelica comporta la distruzione di tutte le leggi, innanzitutto quelle umane”. Ma questa lettura del pensiero luterano appare bilanciata d’altra parte dal fatto che la “questione della legge è centrale nella dottrina luterana…Lutero assegna alla legge un potere onnipotente, che secoli dopo sarà proclamato n maniera inequivocabile dall’Illuminismo”.
Secondo l’autore dunque Lutero, nella sua nuova dottrina rappresenta il canto del gallo della modernità perché nella sua elaborazione teorica offre i germi dello sviluppo civile e politico dei secoli seguenti, per arrivare fino a Marx e al nazismo. E fra questi elementi appare particolarmente interessante, secondo Castellano, il plurisignificato di “popolo”: “una visione di popolo profondamente rivoluzionaria perché gnostica nelle sue radici…quale popolo? Quello che troverà…formale elaborazione al tempo della Rivoluzione francese che è una, forse la principale, conseguenza della Riforma sul piano politico”. In campo religioso, il popolo dei credenti costituisce la Chiesa; che “per Lutero è un’associazione, non una fondazione. Come per ogni associazione la sua natura e il suo fine, persino la sua costituzione, dipendono dal volere degli associati”. Quanto questa concezione possa essere lontana dall’idea della Chiesa come corpo mistico di Cristo è evidente. Quindi la Chiesa universale “altro non sarebbe che un’associazione di associazioni, l’insieme delle comunità di base”.
Interessante nel libro la sottolineatura di come l’affermazione luterana secondo cui “ciò che è comune a tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente, fino a che non ne abbia incarico dalla comunità” sia gravida di conseguenze, soprattutto politiche. Da questo principo deriva l’affermazione hegeliana che “il reale è razionale”, “Come dire che il più forte ha sempre ragione”. Lutero stesso in suo scritto aveva affermato che la storia sarebbe tutta sacra, perché “Iddio impicca, mette alla ruota, decapita strozza e fa la guerra”. E, in effetti, in occasione della guerra dei contadini (ne furono massacrati centomila) Lutero fu dalla parte dei vincitori, “pur riconoscendo che le loro richieste erano giuste”. Quanto questo predominio della ragione della comunità abbia influito sulla storia successiva è evidente; ma “non deve sorprendere questa conclusione totalitaria di Lutero”.
Ecco, ci fermiamo qui, consigliando caldamente la lettura di questa opera agile (Edizioni Scientifiche Italiane, 140 pagine, € 17.00) per affrontare in maniera consapevole la valanga di retorica che ci verrà rovesciata addosso in occasione dei 500 anni dall’inizio della rivoluzione luterana.
MARCO TOSATTI


LUTERO (2) — QUANTO È PROTESTANTE IL PAPA? UN’INTERVISTA DEL TEOLOGO TEDESCO SUO AMICO A DIE ZEIT. 



Un gentile e generoso lettore di Stilum Curiae, F.M., ci ha inviato la traduzione di un’intervista apparsa il 27 ottobre scorso su Die Zeit online. Lo ringraziamo, e pensiamo che sia utile condividere questa testimonianza, che viene da un noto teologo tedesco, Thomas Schirrmacher segretario dell’Alleanza Evangelica Mondiale, e presidente della commissione teologica della stessa. Il titolo dell’articolo è: Quanto è protestante il Papa? Usiamo come immagine quella, scherzosa, che ci ha inviato un altro lettore, M.M. che ringraziamo. Fra l’altro anche l’articolo di Die Zeit ha un’immagine simile; ma quella di Stilum Curiae è certamente più bella…Buona lettura. 

“Quando il telefono del teologo evangelico Thomas Schirrmacher suona, in linea c’è Papa Francesco. Perché il Papa crede di essere il vero erede di Lutero.
Thomas Schirrmacher (57) viaggia ancora più frequentemente del Papa. Il teologo e sociologo delle religioni originario di Bonn insegna in Romania e in India. È vice segretario generale e presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale (Weltweiten Evangelischen Allianz, WEA), un organismo che rappresenta 600 milioni di persone ed ha la propria sede a New York. La WEA è una corrente evangelica interna al protestantesimo, alla quale, secondo dati forniti dalla medesima organizzazione, appartengono solo in Germania due milioni di persone. Nel suo ruolo di teologo al vertice di una rete mondiale, Schirrmacher frequenta da tempo il Vaticano dove, da molto tempo, Papa Francesco è il suo interlocutore più stretto.
Domanda: Come presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale, lei ha un filo diretto con il Vaticano. Quale rapporto ha con Papa Francesco?
Thomas Schirrmacher: Siamo amici. A dicembre, poco prima del suo 81 compleanno, sono tornato da lui per una visita privata. Noi ci diamo del tu. Questo può forse apparire strano, ma a essere sinceri non è una cosa tanto straordinaria.
Domanda: In che senso?
Schirrmacher: La gran parte dei leader delle chiese mondiali hanno da tempo instaurato rapporti di reciproca fiducia. Con il Papa questo non era mai stato possibile. Per parlare con il loro capo persino i Cardinali dovevano annunciarsi seguendo delle regole. Francesco ha, per così dire, instaurato una normalità. Oggi i più importanti leader religiosi hanno una linea diretta con il Papa.
Domanda: Nel concreto, come funziona?
Schirrmacher: Quando squilla il telefono alle otto del mattino e il numero del chiamante è privato, ci sono buone probabilità che sia il Papa. È lui a chiamare di sua iniziativa, dopo la Messa del mattino. Ma noi ci vediamo ancora più spesso di persona. Lui mi chiede “ci sono novità”?”
Domanda: Quindi di cosa parlate?
Schirrmacher: Sono stato da lui con un collega, la nostra borsa era piena di documenti preparati per l’occasione. Francesco ha detto: per favore date le carte al mio collaboratore e ditemi di cosa vorreste parlarmi. Francesco ama mettere da parte l’ordine del giorno e discutere di ciò che al momento appare più importante. Non è una chiacchierata, al contrario, è un confronto molto intenso.
Domanda: Francesco è un dono per i protestanti?
Schirrmacher: Io credo di si. Questa è una chance unica. Nel dialogo ecumenico non è più necessario operare rivolti dal basso verso l’alto, come se si fosse al cospetto di una corte principesca; al contrario, esiste un accesso diretto. Francesco al suo interno non fa altro che questo. Quando vuole capre qualcosa sul buddismo, chiama chi in Vaticano ha competenza in materia, mentre il Cardinale preposto a quell’area ne resta fuori. Questo modo di rapportarsi diretto è una chiave per il dialogo ecumenico e per il reciproco relazionarsi tra le religioni.
Domanda: Lo è perché è un dialogo faccia a faccia?
Schirrmacher: Esatto. Inoltre il Papa ha di fatto smorzato la componente legata al potere che era molto presente nel passato. Per esempio, Francesco si è inchinato davanti al Patriarca Ortodosso Bartolomeo I, creando con questo semplice gesto una situazione di equivalenza. Questo è da ammirare.
Domanda: Può un protestante ammirare il capo dei Cattolici?
Schirrmacher: Io ammiro Francesco, perché cerca di fare qualcosa che però non potrà realmente funzionare. Egli ha definito la curia (romana) come uno dei più corrotti e peccaminosi luoghi del mondo e per farlo ha quasi scelto di utilizzare le stesse parole usate da Martin Lutero 500 anni prima. Francesco ha lanciato alla Curia il guanto della sfida: è questo il coraggio che io ammiro. Ma sono anche capace di distinguere tra la sua personalità, il suo ruolo magisteriale in seno alla Chiesa Cattolica e le sue posizioni.
Domanda: Dov’è che si scontrano il punto di vista del Papa e le posizioni ufficiali della sua Chiesa?
Schirrmacher: Penso alla questione di come noi protestanti si venga giudicati da parte Cattolica: come vera chiesa o come semplice comunità ecclesiale. Nei documenti ufficiali (della Chiesa Cattolica, n.d.t.) siamo descritti come comunità ecclesiale. Francesco invece vede questo punto il modo molto disteso, e naturalmente ci tratta in tutto come Chiesa. Nella quotidianità queste sono questioni già risolte. Ma se dovessero essere riversate in un documento ufficiale della Chiesa, è probabile che apparirebbero ancora sotto un altro aspetto.
Domanda: Il Papa ha dei problemi con la sua stessa Chiesa ma va splendidamente d’accordo con i protestanti? Forse Francesco si trova nella chiesa sbagliata?
Schirrmacher: in Vaticano si è fatto nemici potenti e sta correndo un grosso rischio. Già si alzano nella sua Chiesa forti voci le quali negano che egli sia Papa. Anche in politica accade che si rimproveri qualcosa di simile: quando qualcuno introduce molti cambiamenti lo si accusa di trovarsi nel partito sbagliato. Io chiamo volentieri Francesco il Michail Gorbachov della Chiesa Cattolica. E ai miei amici cattolici non piace molto sentirlo dire …
Domanda: … perché alla fine ha dissolto l’Unione Sovietica. La Chiesa Cattolica sotto Francesco è minacciata dal medesimo destino?
Schirrmacher: So per voce dello stesso Papa che egli ha la stessa preoccupazione. Al sinodo sulla famiglia di due anni fa, al quale ero stato invitato come ospite, talvolta si è arrivati ai limiti di uno scisma. Tuttavia, egli ha operato in tutti i modi possibili con il suo intervento affinché questo non avvenisse.
Domanda: Si riferisce alla lettera dei dodici Cardinali conservatori al Sinodo?
Schirrmacher: Si, la lettera era diventata pubblica prima ancora che il Papa l’avesse letta. Così facendo, queste personalità di rilievo minacciavano Francesco (sostenendo) che la chiesa Cattolica non sarebbe stata più la Chiesa Cattolica se il Papa non avesse rallentato nella sua corsa al cambiamento. Lo scorso anno quattro Cardinali, tra i quali il defunto Joachim Meisner, hanno reso pubblici dei dubbi (Dubia) sul magistero di Francesco. Oggi si dibatte apertamente sulle quali possibilità vi siano per opporsi al Papa. Per un protestante tutto questo non sembra propriamente Cattolico. Il Vaticano si comporta ancora come se questa fosse una piccola minoranza che cerca lo scontro. Ma ormai questa non è più una minoranza.
Domanda: Francesco lascia l’impressione di essere fallibile. Le sue numerose interviste e i sui giudizi su questioni mondane rafforzano questa impressione. Questa inclinazione alla fallibilità può essere un motore per il dialogo ecumenico?
Schirrmacher: Naturalmente si. Ho parlato con Francesco delle differenti velocità che il processo di unità della Chiesa conosce. Lui è apertamente a favore dell’idea di fare un passo indietro nei confronti della Chiesa Ortodossa, e in unione con loro essere semplicemente il Vescovo di Roma, una sorta di mediatore tra pari. Questa è la linea che si è di fatto stabilita tra Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. La Chiesa russo-ortodossa, in concorrenza con Bartolomeo I, ha silurato questo possibile sviluppo, quindi nulla cambierà. In ogni caso è visibile come Francesco non abbia problemi a mettere da parte la pretesa dell’infallibilità.
Domanda: in questo modo vacillano i pilastri del Cattolicesimo …
Schirrmacher: Papa Francesco, durante una discussione, una volta ha detto: anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II non furono infallibili e per quanto sia noto non avrebbero mai esercitato la loro prerogativa (dell’infallibilità). Con il dogma dell’infallibilità Bergoglio non può dare inizio a nulla. Lui è realmente pronto a raggiungere i limiti dell’impossibile nella sua Chiesa. Al giubileo per i 500 anni della riforma a Lund, in Svezia, il Papa ha tenuto l’omelia, secondo un suo desiderio esplicito. Dal mio punto di vista, in quell’occasione Francesco ha interpretato il pensiero di Lutero meglio della maggior parte dei vescovi Luterani.
Domanda: Il Papa autentico interprete dell’eredità di Lutero?
Schirrmacher: Quando intraprese il suo mandato (fu eletto al soglio, n.d.t.), Francesco non aveva alcuna conoscenza della riforma (luterana). Già in Argentina aveva avuto molti contatti personali con protestanti, evangelici e rappresentanti di altre religioni. Ma Francesco è soprattutto un uomo della Bibbia. Lui la apre e legge l’Annuncio direttamente dal testo. La critica biblica, per come la conosciamo noi, non è qualcosa che gli appartiene. Lui ha un accesso (al testo biblico n.d.t.) davvero immediato. Questo fa di lui un vero erede di Lutero. È quindi naturale che entri in conflitto con le posizioni tradizionali. Un tanto lo si vede riguardo al tema del matrimonio, separazione e accesso ai Sacramenti, tema centrale del sinodo sulla famiglia e del suo scritto post sinodale Amoris Laetitia.
Domanda: I cambiamenti nella Chiesa Cattolica prenderanno corpo e scompariranno con Francesco o ci sarà continuità oltre il suo pontificato?
Schirrmacher: Il papa ha introdotto più cambiamenti sostanziali nel collegio cardinalizio di quanto abbia realizzato in Vaticano. Le persone da lui nominate e che nel prossimo conclave avranno diritto di voto sono tutti semplici Pastori, che hanno davvero a cuore le loro comunità e la dimensione ecumenica, oppure che sono molto attivi nel dialogo inter-religioso. Molti di loro da noi sono sconosciuti, perché provengono da paesi lontani. Io conosco quasi tutti i Cardinali di nuova nomina; e non perché io abbia chissà quali conoscenze nell’ambiente ecclesiastico, ma perché queste persone sono già in dialogo con noi. Si deve aggiungere che Benedetto XVI ha avvantaggiato indirettamente Francesco, nominando molti Cardinali anziani che nel frattempo hanno oltrepassato la soglia degli ottant’anni, limite massimo per avere diritto di partecipare al conclave.
Domanda: In questo modo Papa Francesco potrebbe nominare già il 40% dei Cardinali con diritto i voto.
Schirrmacher: All’ultimo concistoro di giugno i cardinali furono solo sei. Una serie di nomine così limitata è certamente inconsueta. Io pensai: oddio, domani si dimette! Francesco è consapevole che non ricoprirà la carica in eterno, quindi vive ben cosciente di aver ricevuto da Dio un tempo determinato, che lui dovrà utilizzare come meglio potrà. Lui costruisce in vista del giorno in cui questo tempo finirà. Per un uomo della sua età è un impegno quotidiano enorme. Qualche volta è stremato.
Domanda: Ha qualche ipotesi sul suo successore?
Schirrmacher: All’ultimo conclave, il numero di candidati che mi sarebbero piaciuti era sinceramente molto limitato. In cima alla lista dei desideri c’era l’Arcivescovo di Buenos Aires, che già al conclave del 2005 si era piazzato dietro Joseph Ratzinger e che alla fine, nel 2013, fu eletto. I rapporti eccellenti di Bergoglio con le altre chiese erano noti. Intanto mi sento di dire: un quarto degli aventi diritto di voto sono, secondo il nostro punto di vista, buone persone che hanno un reale interesse a collaborare. La mia speranza è che il corso all’insegna della franchezza ecumenica continui”.
MARCO TOSATTI

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.