ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 12 febbraio 2018

Vigliacchetto, oltre che ingenuo

L'ERA DEL "CATTO-BERGOGLISMO"



Arde l’amore incestuoso fra neochiesa e marxismo. Ora finalmente l’ultimo velo è caduto e la neochiesa del falso papa Bergoglio si è pronunciata ai massimi livelli lo Stato perfetto è la Cina la società perfetta è quella cinese 
di Francesco Lamendola  


Ora, finalmente, l’ultimo velo è caduto e la neochiesa del falso papa Bergoglio si è pronunciata, ai massimi livelli: lo Stato perfetto è la Cina, la società perfetta è quella cinese, l’economia migliore al mondo è, ancora, quella cinese; di più: la Cina incarna pienamente la dottrina sociale della Chiesa, ergo, la Cina è, fra tutti gli Stati possibili, passati e presenti (e forse anche futuri), quello che più di ogni altro si avvicina all’ideale del Vangelo di Gesù Cristo.
A dire queste cose, ed altre ancora, se possibile ancor più mirabolanti, ancora più sperticatamente elogiative nei confronti del regime ateo e marxista di Pechino, quello con il record mondiale della repressione politica e con il record mondiale delle condanne a morte, il solo che può permettersi estese pulizie etniche e trasferimenti di popolazioni, come nel Tibet, senza che una sola voce al mondi si levi a protestare, o anche soltanto a far delle domande scomode, è un pezzo grosso della corte del falso papa, uno dei porporati di più sperimentata fede bergogliana: il vescovo argentino Marcelo Sánchez Sorondo, il quale ha sentito il bisogno prorompente e incontenibile di esternare questa dichiarazione d’amore per il totalitarismo cinese, all’indomani della decisione del suo capo di riconoscere ben sette vescovi graditi al regime di Pechino, mostrando apertamente di aver scaricato la vera Chiesa cattolica cinese, quella che Pechino non ha mai voluto riconoscere e che, soffrendo persecuzioni d’ogni tipo, è sempre rimasta fedele a Roma e al papa, evidentemente assai più di quanto il (falso) papa sia rimasto fedele a lei. 

Questo Sorondo, che fino a ieri in pochi conoscevano, nonostante la sua alta posizione nella gerarchia della neochiesa, e che ora è balzato agli onori delle cronache per il suo soprassalto di ammirazione per la Cina, rappresenta un ottimo esempio di quel clero sudamericano che, dopo aver coltivato e assimilato, per decenni, il morbo della teologia della liberazione, è diventato più marxista che cattolico, anzi, per dir meglio è diventato interamente marxista, conservando una ridicola foglia di fico cattolica per coprire le sconce pudenda comuniste, che in qualsiasi altro luogo e sotto qualsiasi altro cielo nessuno, neanche il più svergognato nostalgico del passato di quella trista illusione (per parafrasare la definizione di François Furet), oserebbe più mostrare, ma della quale anche i più scalmanati partigiani ora si vergognano e cercano in ogni modo di far dimenticare la loro giovanile infatuazione. Sorondo è cancelliere di ben due Accademie pontificie, quella delle Scienze e quella delle Scienze Sociali; e, dall’alto di cotanta scienza, fresco di ritorno da un viaggio in Cina, ha dichiarato alla sezione spagnola diVatican Insider (da Settimo Cielo, il blog de L’Espresso curato di Sandro Magister):

In questo momento, quelli che meglio mettono in pratica la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi. (…)
L’economia non domina la politica, come succede negli Stati Uniti. Il pensiero liberale ha liquidato il concetto del bene comune, afferma che è un’idea vuota. Al contrario i cinesi cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale. Me lo ha assicurato Stefano Zamagni, un economista tradizionale, molto considerato da tempo, da tutti i papi.
Ho incontrato una Cina straordinaria. Quello che la gente non sa è che il principio centrale cinese è: lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro, in fondo è come diceva san Paolo: chi non lavora non mangia.
Non ci sono “villas miserias”, non c’è droga, i giovani non prendono droga. C’è una coscienza nazionale positiva. I cinesi hanno una qualità morale che non si incontra da nessuna altra parte.

Questi sono solo alcuni passaggi dell’intervista, alcune perle di saggezza di codesto cancelliere di ben due accademie scientifiche pontificie; avremmo potuto cogliere altri fiori per farne delle graziosissime ghirlande, ma già in queste poche frasi c’è ampia materia di riflessione, non solo sul grado avvilente d’infatuazione e di piaggeria cui si è abbassata la neochiesa nei confronti di un truce regime comunista, mentre i cattolici cinesi sono da esso perseguitati, intimiditi e minacciati in ogni modo, ma anche, cosa forse ancor più interessante e significativa, pur se estremamente avvilente, l’infimo livello d’ignoranza, di grossolanità intellettuale e, in ultima analisi, di poca o nessuna intelligenza e capacità di pensiero critico, se si vuol chiamare le cose con il loro nome, senza tanti giri di parole, in cui sono sprofondate delle istituzioni fino a qualche anno fa rinomate ed apprezzate in tutto il mondo per il loro alto profilo culturale; e, più in generale, in cui sono sprofondati i cosiddetti intellettuali cattolici che hanno abbracciato la neochiesa (Sorondo, su Wikipedia, viene gabellato per “filosofo”), mettendosi al rimorchio del falso papa, vuoi per squallida ambizione personale, vuoi per una forma di superbia e accecamento intellettuale che è, di per se stessa, eloquente testimonianza del grado di allontanamento dal vero cattolicesimo e dall’autentico Vangelo di Gesù Cristo, oltre che da quasi duemila anni di Tradizione e di Magistero.
Quel che vogliamo dire è che nessun vescovo, fino a pochissimi anni fa, diciamo pure fino al pontificato di Benedetto XVI, si sarebbe mai permesso di rilasciare un giudizio così netto e privo di sfumature, così imprudente, così temerario, per non dire scandaloso, così in contrasto con i veri principi del cristianesimo e con tutto ciò che la Chiesa ha sempre insegnato circa la giustizia sociale, non solo nei confronti della Cina, ma di qualsiasi altro Stato e modello economico-sociale, fosse pure di destra, di sinistra o di centro: ben sapendo che il Regno di Dio non è di questo mondo e nessun sistema o regime politico potrà mai essere idealizzati fino a quel punto, se non altro perché tutte le cose umane sono imperfette e il cristiano sa bene che, se si comincia ad adorare i sistemi politici, si finisce per adorare lo Stato come un novello idolo o feticcio, contravvenendo al Primo Comandamento: Non avrai altro Dio all’infuori di me. Adesso monsignor Sorondo pare che sia impegnatissimo ad adorare due divinità, Gesù Cristo e il comunismo cinese. Bravo, complimenti: in fondo non ci meravigliamo neanche troppo, la svolta era nell’aria da tempo e almeno le cose, da oggi, si son fatte un po’ più chiare. Quanti ritenevano esagerato parlare di catto-comunsimo, da parte dei critici della neochiesa sinistreggiante, ora sono serviti: aspettiamo di sentire quel che hanno da dire, e se mai saranno capaci di ammettere, loro che non l’hanno mai fatto e paiono costituzionalmente incapaci di farlo, nella loro superbia sconfinata, di aver commesso uno sbaglio, di essere caduti in errore. Era proprio una deriva catto-comunista, e ora è conclamata: parola di Sorondo, che non si sarebbe mai permesso di dire tali cose, se non fosse più che certo di ricevere l’approvazione del leader maximo; così come Sosa Abascal non avrebbe mai osato dire che non si sa cosa disse realmente Gesù Cristo, e monsignor Galantino non avrebbe mai osato dire che Dio risparmiò Sodoma, e monsignor Paglia non avrebbe mai osato fare il sublime elogio postumo di Pannella, e così via, solamente cinque o sei anni fa. Tutti costoro sanno di poter dire e fare simili cose, perché il falso papa copre loro le spalle e, anzi, si compiace che a fare il lavoro più sporco siano loro, e non lui: cioè a spostare la vera Chiesa, un passo dopo l’altro, un’eresia dopo l’altra, una bestemmia dopo l’altro, completamente fuori dal solco tracciato da Gesù Cristo, in piena e conclamata apostasia dalla fede cattolica.

Il "Catto-bergoglismo"

È quasi imbarazzante far notare le ingenuità, le contraddizioni, le banalità sciorinate da monsignor Sorondo nella sua intervista filo-cinese. I cinesi sono quelli che mettono meglio in pratica la dottrina sociale della Chiesa? Ma la dottrina sociale della Chiesa non prescinde certo dal quadro generale, dal rispetto della persona umana, e non antepone affatto il lavoro all’uomo, così come non gli antepone il capitale. Neanche Pio XI, il papa dei Patti Lateranensi, si era lanciato in  un simile inno al regime fascista, e sì che le conquiste sociali del fascismo erano evidenti e sotto gli occhi di tutti: mentre il mondo annaspava sotto i colpi della Grande Depressione, l’Italia ne usciva sostanzialmente indenne, e i suoi lavoratori si vedevano riconosciuti, per la prima volta, una serie di diritti sacrosanti che nessun governo liberale aveva mai concesso loro. Eppure, neanche allora ci furono dei vescovi che si permettessero di fare il panegirico del Duce. I cinesi cercano il bene comune e non antepongono ad esso null’altro? Bisogna vedere cosa s’intende per “i cinesi”. I cinesi sono i cinesi, e il regime comunista di Pechino è un’altra cosa: sono due nozioni distinte, non lo sa padre Sorondo? Che poi quel regime sia tutto dedito al bene comune, ciò rinvia alla domanda su cosa sia il bene comune. Se il bene comune è fare in modo che la società proceda come un meccanismo ben oliato, senza mai incepparsi, magari gettando in galera chi appena osa sussurrare una critica, è questione di opinioni personali. E se per ottenere il bene comune sia lecito ricorrere a qualsiasi mezzo, anche questa è un’opinione personale: un’opinione che ha un autorevole precursore in messer Niccolò Machiavelli, ma che non ci risulta essere mai stata approvata dal Magistero ecclesiastico. Poi, lo scarico di responsabilità da parte di Sorondo: queste cose non le dico da me, le dice l’economista Stefano Zamagni, uno che la sa lunga e che è sempre stato approvato dai papi. 

 Arde l’amore incestuoso fra neochiesa e marxismo

di Francesco Lamendola
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Del 12 Febbraio 2018