ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 22 aprile 2018

L’eterodossia s’annida in una coscienza oscurata


Padre A. Apollonio, Francescano dell'Immacolata, tuona contro Tonino Bello: "ha profanato la Madonna"!

Nel recentissimo numero di Civiltà Cattolica, 3 ott. 2009, anno 160, n. 3823, pp. 91-92 si recensiscono ben 4 volumi che presentano la figura di mons. Tonino Bello (1935-1993), Vescovo di Molfetta: due di questi libri parlano di lui, e negli altri due è lui che parla, essendone l’autore. Nella benevola seppur rapida recensione, s’accenna alla sua Mariologia e al fatto che nel 2007 è stato avviato il suo processo di beatificazione. Ora, senza voler entrare in merito alla sua personale santità, vorrei mettere in luce il carattere fuorviante, certamente non esemplare, della sua Mariologia.

La cosa appare contraddittoria: è mai possibile che un Vescovo possa essere ad un tempo Santo e non perfettamente ortodosso? Rispondo: ciò sarebbe eccezionalmente possibile solo laddove l’eterodossia s’annidi in una coscienza oscurata da ignoranza soggettivamente invincibile. E questo non è contraddittorio, benché sembri impossibile.




A ben guardare, però, non è nemmeno assolutamente impossibile: nulla è impossibile a Dio, nel bene e, nel male morale, nulla è impossibile all’insipienza umana. E di questa insipienza, nel periodo post conciliare ce n’è stata talmente tanta, da rimanere facilmente coinvolti in una sorta di tragico errore comune, definito da Benedetto XVI “ermeneutica della discontinuità”.

Di questa ermeneutica sbagliata sarebbe rimasto vittima inconsapevole, lo supponiamo, mons. T. Bello, la cui Mariologia potrebbe tutta riassumersi in questo principio di rottura: prima del concilio la Madonna era vista vicina a Cristo, nella luce della santità divina, ora invece la guardiamo alla luce di questo mondo segnato dal peccato.

Diamo un’occhiata solo ad alcune sue idee mariologiche. Da Maria donna dei nostri giorni(supplemento di Jesus, ed. San Paolo, maggio 1993), leggiamo le seguenti affermazioni, che mons. T. Bello era solito ripetere ai giovani, con il suo pathos travolgente:

«Anche Maria ha sperimentato quella stagione splendida dell’esistenza, fatta di stupori e di lacrime, di trasalimenti e di dubbi, di tenerezza e di trepidazione, in cui, come in una coppa di cristallo, sembrano distillarsi tutti i profumi dell’universo. Ha sperimentato pure lei la gioia degli incontri, l’attesa delle feste, gli slanci dell’amicizia, l’ebbrezza della danza, le innocenti lusinghe per un complimento, la felicità per un abito nuovo» (p. 21).

«Una sera, un ragazzo di nome Giuseppe prese il coraggio a due mani e le dichiarò: “Maria, ti amo”. E lei rispose veloce come un brivido: “Anch’io”… Le compagne… non riuscivano a spiegarsi come facesse a comporre i suoi rapimenti in Dio e la sua passione per una creatura… Poi la sera rimanevano stupite quando, raccontandosi a vicenda le loro pene d’amore sotto il plenilunio, la sentivano parlare del suo fidanzato con le cadenze del Cantico dei Cantici…» (p. 22).

«Santa Maria, donna innamorata.., facci capire che l’amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall’unico incendio di Dio» (p. 23).

Commento. L’errore di fondo è quello della svolta antropologica in Mariologia, che per mons. T. Bello significa pensare all’adolescenza di Maria secondo il cliché dell’innamoramento giovanile, così come avviene di fatto nella maggior parte dei ragazzi, senza la minima considerazione del deleterio apporto derivante dalla concupiscenza, che tutto intorbidisce in noi, ma che era del tutto assente in Lei. Quali dubbi di fede poteva mai avere «Colei che non dubitò, ma credette» (SANT’AMBROGIO, Comm. a Lc, 1; cf. SAN Pio X, Ad diem illum)? Quali trasalimenti, quale ebbrezza della danza, quali lusinghe, quali passioni poteva avere la Tuttasanta (Padri), “l’umile serva del Signore” (cf. Lc 1), che «non conosceva uomo» (cf. Lc 1), perché non voleva conoscerlo, per il suo voto di perpetua verginità ispiratole da Dio sin dalla giovinezza (Duns Scoto, San Tommaso, Giovanni Paolo II)? Quale esperienza poteva avere l’Immacolata di tutte queste cose macchiate dalla concupiscenza, in noi, e che non potevano trovarsi in Lei, immune da ogni disordine derivante dal peccato originale? Sembra che mons.

T. Bello non distingua abbastanza – contro tutta la tradizione patristica e contro il costante magistero della Chiesa – l’amore verginale e santo dell’Immacolata verso san Giuseppe, dall’amore concupiscente delle creature macchiate dalle conseguenze del peccato originale. Dire, poi, soprattutto in questo contesto d’innamoramenti giovanili, che «l’amore è sempre santo», suona proprio un’eresia, perché anche l’impurità è un amore, «l’amor di sé fino al disprezzo di Dio» (sant’Agostino). Proporre ai giovani una spiritualità del genere, significa divinizzare i loro turbamenti giovanili e spianare la strada per lo sfrenamento della loro lussuria, che è anche un genere di amore. L’Autore usa costantemente un linguaggio ambiguo. Parla di esperienze affettive e sentimentali, che normalmente nei giovani sono – a dir poco – il preludio della passione, impura, attribuendole alla Madonna che è la purissima sempre vergine. E la mistica della sensualità giovanile, di cui la Madonna viene ad essere, più che il modello, la “modella”. Roba da telenovela, una profanazione!

Continua ancora su questa falsa riga il Vescovo di Molfetta:

«Maria, comunque, doveva essere bellissima. Non parlo solo della sua anima… Parlo, anche, del suo corpo di donna» (p. 108). «Vogliamo immaginarla adolescente, mentre nei meriggi d’estate risale dalla spiaggia, in bermuda, bruna di sole e di bellezza» (p. 116).

Proporre la Madonna in questi termini, sopratutto ai giovani, significa ignorare che sono già sazi e nauseati di estetica, di corpi, di bermuda, di spiagge, di abbronzature… Hanno sete di Dio, non di queste cose, che gli escono ormai dagli occhi e dagli orecchi. Il mondo li bombarda continuamente con questa “spazzatura” (san Paolo). Non occorre che ci si metta pure un Vescovo. Proporre la Madonna in questi termini sembra l’istigazione ad un’ immaginazione pervertita, che tutto comprende sub specie libidinis, anche ciò che di più puro e più santo vi è in assoluto. Chi mai si consacrerebbe a Dio, nella totale verginità di corpo e spirito, se anche Maria, il paradigma della santità, trascinasse verbo le vanità di questo mondo?

Bisognerebbe dire ancora molte cose, ma non è questo il luogo né il momento adatto. Bastino queste “chicche” per comprendere la gravità della situazione. Se la dottrina di un Vescovo dovrebbe esser per sé ineccepibile, essendo “maestro della fede”, la dottrina di un Vescovo canonizzato dovrebbe esserlo doppiamente, visto che la Chiesa lo addita universalmente come modello esemplare da seguire. Proprio quest’ortodossia esemplare manca, a nostro avviso, al Nostro. Da qui la domanda: ammesso che don Tonino (così si faceva chiamare anche da Vescovo) sia davvero già nella gloria dei Santi in Paradiso, a che giova inserirlo anche nella gloria del Bernini sulla terra?

Padre Alessandro Apollonio, FI




Testo tratto da: Immaculata Mediatrix, IX (3 – 2009), pp. 296-298.
https://gloria.tv/article/9T7AbX8pgLzz3LmK9pvMHKamk



La falsa chiesa-Bello ripudia la Vera Sposa del Cristo


“..papa Francesco sdogana e sigilla, con un imprimatur osceno, la “chiesa del Bello“, che è la CHIESA DI RAHNER..”
In un articolo di stamani, la Nuova Bussola Quotidiana, vedi qui, dedica l’amara riflessione alle parole di Mons. Staglianò, vescovo di Noto, che ha intitolato un suo libro con queste assurde parole: “Pop Teology per giovani. Autocritica del cattolicesimo convenzionale per un cristianesimo umano”.
Replica giustamente l’articolo di Aurelio Porfiri: “…questa opposizione fra il cristianesimo convenzionale (intende della Tradizione?) per raggiungere un “cristianesimo umano”, questa idea che a me ricorda molto quella della svolta antropologica di rahneriana memoria. E potrei dire che di questo “cristianesimo umano” non ce ne facciamo nulla, perché vorremmo sempre che ci venga mostrato il suo carattere divino, perché dell’umano abbiamo già abbastanza.”
Partiamo da questo spunto per confermare, per chi avesse ancora dubbi, che non siamo in pochi a pensare e a vedere cosa sta accadendo nella Chiesa, ciò che si pretende contro LA CHIESA, Sposa di Cristo, di questa manipolazione della Verità, di questa “nuova-chiesa” di stampo rahneriano – quante volte lo abbiamo denunciato? – che attraverso questo pontificato si sta imponendo senza più alcun senso di pudore. In questo link troverete molti articoli interessanti.
Il discorso su questa manipolazione, qui, si farebbe troppo lungo, perciò arricchiremo l’articolo di link, cercando di analizzare un piccolo riepilogo dei fatti.
Il primo a rendersi conto di questa situazione grave fu proprio il giovane teologo Joseph Ratzinger il quale, affascinato in un primo momento dalla teologia del gesuita de Lubac (cofondatore della Nouvelle Teologie)  si rese anche conto però di “alcune deviazioni” che de Lubac stesso intese correggere, dopo aver ricevuto una prima condanna dall’allora sant’Uffizio (oggi CdF, congregazione dottrina per la fede). Memorabile rimane il famoso Discorso al Meeting di Rimini del 1990, vedi qui, di Ratzinger e altrettanto imponente fu una Lectio, forse anche meno conosciuta, del 1986, dove afferma:
  • “Ma come potrebbe la Chiesa insegnare in maniera vincolante, se poi questo insegnamento dovesse essere non vincolante per i teologi? L’essenza del magistero sta proprio in questo, che l’annuncio della fede è il criterio valido anche per la teologia; anzi, l’oggetto della riflessione teologica non è altro che questo stesso annuncio. La fede dei semplici, perciò, non è una teologia ridotta ad uso della massa dei profani, non è una sorta di «platonismo per il popolo». Le cose stanno piuttosto all’inverso: l’annuncio è il metro della teologia, non la teologia il metro dell’annuncio.”(vedi qui testo integrale).
Con queste premesse ricordiamo, così, quanti articoli abbiamo dedicato al gravissimo “sdoganamento” di sacerdoti – dottrinalmente modernisti e progressisti – da parte di papa Francesco, si legga qui la raccolta in serie dei nostri editoriali. Dopo don Milani, Lutero, Camara ed altri… ecco giunto il turno di don Tonino Bello, il vescovo “arcobaleno”, del “grembiulino”… Il vescovo Odo Fusi Pecci ebbe a dichiarare:
  • «Ho conosciuto Tonino Bello e non ne conservo buona idea. Persona degna sul piano personale, ma io sono contrario alla sua beatificazione. Dottrinalmente e teologicamente era molto arruffone, confuso, specie in tema mariano; poi svolgeva il compito di pastore e di vescovo con approssimazione e confusione, con populismo e demagogia, sposando modi contrari alla Chiesa, modi che ingeneravano false idee nei fedeli. Quando parlava non si sapeva se parlava il vescovo o la persona e questo danneggiava la ChiesaFu un demagogo, amante troppo della pubblicità e della gloria personale»
Sgombrato l’aspetto delle osservazioni personali, restano in piedi e in vigore, purtroppo, i fatti descritti e che ognuno di voi, con un poco di pazienza, potrebbe facilmente verificare nel link segnalato. E dunque, cosa ha fatto oggi il papa le cui gesta “bellesche” contestiamo? La visita a don Tonino Bello, vedi qui fonte ufficiale, organizzata da tutto l’apparato “radical-progressista” del modernismo cattolico, ha permesso a Bergoglio di re-interpretare la teologia del Bello in chiave “cattolica”. Il motto gesuitico modernista funziona sempre: “cattolicizzare tutto ciò che non è cattolico“. Lo ha fatto attraverso una apparente limpidezza della teologia eucaristica del Bello, durante l’Omelia della Messa, vedi qui.
Come è solito procedere il Modernismo, si parte sempre da concetti cattolici, non si nega mai la dottrina, l’eresia sarebbe troppo evidente come denunciava il grande san Pio X nella Pascendi… piuttosto si procede a piccoli passi, a piccoli passaggi in modo tale che la gente non se ne accorga. Si prediligono persone “carismatiche” dal punto di vista UMANO, così da poter anche cambiare i connotati dei santi moderni, della santità moderna, come abbiamo spiegato qui.
Le intenzioni di don Tonino Bello erano senza dubbio fra le migliori, ma come dice Oscar Wilde: Le cose peggiori sono sempre state fatte con le migliori intenzioni. Anche Lutero si poneva le migliori domande, con le migliori intenzioni che un uomo possa rivolgere al proprio Dio, ma dove lo hanno condotto le sue superbe risposte? E potremmo fare molti altri esempi. Mons. Bello visse in un periodo in cui non fu l’unico ad avere le “migliori intenzioni”. Qualcuno dice che i “progressisti” sono migliori dei “tradizionali” perché hanno il cuore più grande e buono… non è forse quello che la gente dice oggi di Bergoglio, che è il “papa più buono di tutti”, il papa che piace? Si legga qui un bellissimo commento di mons. N. Bux.
_0025 Spirito Santo e Francesco 3Diceva Suor Lucia do Santos: “La Madonna a Fatima ci spiegò bene che una moltitudine di gente andava all’Inferno e rischiava di andarci non perché non vi fosse chi li sfamasse, ma perché non c’era chi pregasse per loro e per la loro conversione, non c’era chi si occupasse di queste Anime da redimere!” Senza nulla togliere alla bontà dei gesti che restano sempre auspicabili per noi cristiani, occorre diffidare dove non ci sono sostanziose conversioni che si riferiscano a RIGETTARE IL PECCATO in cui spesso viviamo e del quale non si parla più. Diversamente, la carità di Bello si sarebbe fermata – vuoi per dolo vuoi per casualità, non sta a noi giudicare – all’atto materiale…
Ecco l’esempio concreto, all’omelia il papa afferma: ” Il Pane di vita, il Pane spezzato è infatti anche Pane di pace. Don Tonino sosteneva che «la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo. […] La pace è qualche cosa di più: è convivialità»…”
La frase in sé è corretta, dove non si spiega però il vero CARATTERE della Verità è nell’uso del termine PACE! Gesù lo disse chiaramente: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.»(Gv.14,27)… è per questo che, la VITA SOCIALE che la Chiesa ha sempre predicato, le ha procurato L’ODIO DEL MONDO….
Papa Francesco sdogana e sigilla, con un imprimatur osceno, la “chiesa del Bello“, che è la CHIESA DI RAHNERclicca qui per saperne di più e capire che non ci inventiamo nulla. Ma una chiesa che “piace al mondo, che piace al popolo”, non sarà MAI la vera Chiesa di Cristo! Quando Bergoglio sempre nell’omelia, afferma:
È la stessa Parola di Dio a suggerirlo. Nella prima Lettura, Gesù risorto si rivolge a Saulo e non gli propone sottili ragionamenti, ma gli chiede di mettere in gioco la vita…
E’ una mezza verità, perché NON è vero che Gesù “non gli propone sottili ragionamenti“… dipende da cosa Bergoglio intenda, mentre è vero che è Gesù stesso ad ISTRUIRE Paolo affinché avesse una corretta conoscenza DEI RAGIONAMENTI che avrebbe dovuto sostenere a vantaggio della Verità. Purtroppo la tattica Modernista è molto – diabolicamente – astuta, ambigua e difficilmente individuabile… arricchita da gesti cristiani e caritatevoli, non fa emergere da subito l’errore e la maggior parte della gente ci casca.
Non si tratta di fare “le pulci” ad ogni singola frase papale, ma di comprendere IL SENSO nell’integrità del messaggio che si è voluto lanciare e, questo, è chiaramente lo sdoganamento di quella “chiesa-belliana” che però, lo stesso Giovanni Paolo II (anche se a livello locale lo lasciò fare, come era oramai la prassi imposta dal concilio, vedi qui), quanto Benedetto XVI, NON VOLLERO – però – MAI ASSECONDARE. Tollerarono, ma senza andare oltre. In 25 anni di Pontificato, Giovanni Paolo II, quanto negli 8 anni di Benedetto XVI, nessuno di loro aveva mai portato don Tonino Bello quale modello della Chiesa “col grembiulino ma senza la stola… modello di chiesa umana e non divina! Non saremo certo stravaganti noi a riguardo di ciò che scrisse la Massoneria e che fu riportato anche da san Giovanni Bosco, vedi qui.
Non possiamo giungere a delle conclusioni perché l’argomento è vastissimo e non si chiude solo ai pochi riferimenti che abbiamo fatto, i quali servono solo ad inoltrare il tema spinoso appena accennato. Ciò che possiamo dire è, che questa visita al Bello, conferma, purtroppo, l’imprimatur papale a certi cambiamenti DELLA SPOSA DI CRISTO che non sono affatto insegnamento dei Vangeli, e neppure della Patristica.
L’attuale ribaltamento dei principi cristiani sono alla radice del ribaltamento del gesuita Bergoglio sul senso del PECCATO e sulla verità dei Sacramenti, cosa pensavate fosse la “chiesa di Rahner”, o la stessa eresia che sta cambiando il volto alla Chiesa vera? Per questi Modernisti il peccato non è più quello predicato dai Vangeli, quelli contro la carne, come li definisce san Paolo, ma sono quelli dell’attivismo, quelli contro la carità il cui senso, però, viene ridotto esclusivamente alla SOLIDARIETA’ per i poveri, gli emarginati, indipendentemente dal proprio stato di peccato CONTRO DIO! Un vero ribaltamento al senso stesso delle parole pronunciate da Gesù: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». (Lc.10,38-42)
Già sant’Agostino diceva: «Questo è l’occulto e orrendo veleno del vostro errore, il volere che la grazia di Cristo consista nel suo esempio e non nel dono della sua persona»… leggere qui
Torneremo a parlarne, per oggi ci fermiamo qui, lasciandovi però una interessante intervista ad Aldo Maria Valli, nella quale sono spiegati i nostri stessi tremori e, purtroppo, anche certezze:
  • “Inizialmente ho guardato con simpatia a Francesco. Poco tempo dopo la sua elezione, in vista di uno Speciale Tg1 sulla sua vita a Santa Marta, sono stato a trovarlo e mi ha ricevuto con grande cordialità. Abbiamo parlato a lungo e mi è piaciuta la sua fede semplice, la sua devozione per san Giuseppe e santa Teresina di Lisieux, la sua disponibilità all’ascolto. Ho anche cercato di capire le ragioni del suo cambio di prospettiva, ovvero mettere in primo piano la paternità di Dio e non le prescrizioni, nel tentativo di riavvicinare le persone alla fede e alla Chiesa.
  • A poco a poco però non ho potuto fare a meno di notare, con crescente sconcerto e dolore, uno sbilanciamento nella predicazione di Bergoglio: mi riferisco all’idea di misericordia sganciata da quella di conversione e pentimento, quasi che si possa immaginare un diritto della creatura a essere perdonata e un dovere di Dio al perdono. Francesco non parla del giudizio divino e non perde occasione di svalutare la legge divina, come se fosse soltanto una preoccupazione dei farisei…”


ATTENZIONE: ci è stato fatto notare di un articolo precedente di cui avevamo parlato qui: Il curioso Articolo n. 36 del MP di Papa Francesco…
Art. 36: “Sono proibite nelle chiese le celebrazioni di qualunque genere o i panegirici sui Servi di Dio, la cui santità di vita è tuttora soggetta a legittimo esame. Ma anche fuori della chiesa bisogna astenersi da quegli atti che potrebbero indurre i fedeli a ritenere a torto che l’inchiesta, fatta dal vescovo sulla vita e sulle virtù, sul martirio o sull’offerta della vita del Servo di Dio, comporti la certezza della futura canonizzazione dello stesso Servo di Dio”.
“Tutto ciò che ho deliberato con questa Lettera Apostolica in forma di Motu proprio, ordino che sia osservato in tutte le sue parti, nonostante qualsiasi cosa contraria……”

Questo non vale per Don Tonino Bello?