ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 27 aprile 2018

Quali sono i messaggi

EUGENETICA SPACCIATA PER «BEST INTEREST»


PERCHE’ ALFIE DEVE MORIRE
di Marcello Pamio
Siamo arrivati nel giro di pochi mesi al terzo caso di bambino assassinato dal Sistema.
Dopo gli emblematici casi di Charlie Gard di 11 mesi (con malattia genetica degenerativa) e Isaiah Haastrup di un anno (con gravi lesioni cerebrali), ora tocca ad Alfie  di soli 23 mesi (malato di una patologia sconosciuta). Attualmente il piccolo è ricoverato nell’ospedale di Liverpool.
I giornalisti dei media mainstream, peggio degli avvoltoi e degli sciacalli che si nutrono di carogne, ci sguazzano alla grande, senza dire una sola parola in merito a quello che sta realmente accadendo.

Assassinio di Stato
Alle 22:15 del 23 aprile i giudici hanno sentenziato, dopo il parere dei camici bianchi, la morte del piccolo Alfie facendo togliere il supporto del ventilatore, nella speranza che spirasse in poco tempo.
Prima se ne va e meglio è per tutto il reame.
Oggi 26 aprile, quindi dopo quasi tre giorni, Alfie è purtroppo per loro ancora vivo e sta urlando al mondo e ai suoi carnefici che la Vita è sacra e va rispettata. Fino alla fine.
«Nonostante il miracolo oggettivo, nonostante tutto il mondo abbia visto l’incompetenza di questi medici, le loro negligenze, l’assenza di diagnosi, le certezze propinateci sgretolate dalla realtà (sarebbe morto in pochi minuti). Nonostante tutto, una possibilità, l’unica, gli sarà negata» (1)
Il giudice interpellato, uno dei classici attivisti delle «cause dei gay», ha dimenticato una cosa importantissima: il diritto alla cura per tutti, anche per un bambino che (secondo le loro diagnosi fallaci) sta morendo.
Purtroppo non si tratta di perdita di memoria perché è tutto pianificato alla perfezione: Alfie, esattamente come i precedenti, deve morire. Lo richiede l’Impero del caos.
Quando sarà spirato anche il povero Alfie, ci sarà Angelika e poi Celeste e via così in una lunga lista di agnelli sacrificati sull’altare che fungono da monito. I messaggi sono chiarissimi e riportano in auge l’eugenetica.
Eugenetica del Terzo Millennio
Prima di cercare di capire cosa c’è sotto va specificato che l’origine delle società di eugenetica è anglosassone. Agli inizi del Novecento il terreno di coltura di questa follia umana, sfociato successivamente nel nazismo, parlava inglese. Anno 1906, negli States l’American Breeders Association, (l’associazione dei razzatori americani) diede il via alla prima commissione sull’eugenetica (2) per bloccare l’immigrazione di popoli di razza inferiore (slavi, ebrei, neri e mediterranei tra cui gli italiani), mentre alla prestigiosissima università di Harvard si insegnava che la «soluzione al problema del crimine è l’estirpazione dell’incapace, morale e mentale».
Nel regno di Sua Maestà all’inizio secolo basandosi sulle teorie dell’ereditarietà dei geni del monaco biologo e matematico Gregor Mendel, scienziato come Francis Galton (cugino del più famoso Charles Darwin) il coniatore del termine “eugenetica”, ed Ernst Haeckel (biologo, zoologo e filosofo) guidarono la selezione naturale volta al miglioramento della razza umana. Tale “miglioramento” però comprendeva anche l’eliminazione del meno adatto, del diverso e del debole.


Alfie Evans case

Quindi molti anni prima della «Soluzione finale» di Hitler (il quale per la cronaca venne finanziato da banche americane, inglesi, tedesche e pure ebraiche), nei paesi che consideriamo democratici ed evoluti venivano sterilizzate centinaia di migliaia di persone perché “inadatte” oppure uccise perché indegne di vivere.
Dato che la storia è scritta dai soliti noti, la gente studia solo i crimini commessi dal Terzo Reich, non quelli degli inglesi e degli americani.
Oggi però la storia sta facendo vedere la vera natura del Sistema.
Quali sono i messaggi
I recentissimi casi di bambini uccisi pongono alcune domande.
Come mai si verificano e soprattutto come mai vengono mediaticamente amplificati questi disperati casi umani? Solo perché riguardano dei neonati? O perché pensiamo erroneamente che i sensibili giornalisti lavorino per informare?
Perché i giudici britannici non ascoltano le volontà dei genitori, in teoria unici responsabili della salute del proprio figlio? E perché il governo inglese non accetta la proposta italiana di trasportare Alfie per essere curato qui da noi? Hanno paura che muoia in volo? Simili preoccupazioni, dall’aguzzino che ti sta assassinando togliendoti aria, acqua e cibo fanno ribrezzo.
Perché nonostante le critiche arrivate da mezzo mondo continuano su questa folle linea?
Semplice e logico: il caso Alfie, come i precedenti, deve far passare alcuni messaggi non solo per l’inconscio collettivo ma anche per la parte conscia di tutto il mondo. Ne vediamo alcuni.
1) I bambini NON sono dei genitori, ma entità private dello Stato!
Se un giudice può decidere di togliere la vita ad una creatura andando totalmente contro le volontà di due genitori (in grado di intendere e di volere) il segnale è chiarissimo. Questo lo si vede anche nelle assurde restrizioni delle libertà in merito alle vaccinazioni. Poi toccherà al microchip…
2) Solo le persone adatte possono continuare a vivere!
Tutte le persone (neonati compresi) che loro considerano inadatte, deboli o difettate devono essere uccise per il massimo bene comune, ecco il «best interest».
L’esagerato ed eccessivo utilizzo degli screening neonatali non ha forse questo interesse? Si deve far nascere solo bambini sani e perfetti!
3) Eutanasia di Stato
Ultimamente nella cronaca sono aumentati i casi di persone che hanno deciso volontariamente di andare a morire. Le leggi in molti stati, tra cui l’Italia, lo vietano, per cui è necessario intervenire per sbloccare questa impasse. Va liberalizzata quanto prima l’eutanasia non solo per aiutare le persone ad uccidersi, ma anche per sfumare il contorno di quello che invece è e rimarrà sempre «assassinio di Stato».
4) I miracoli non esistono
Non possono permettersi di dare spazio al miracolo della Vita.
La storia lo insegna: la guarigione è sempre possibile e per chiunque. Ma questo potrebbe stimolare la cultura di una visione spirituale dell’essere umano che può essere deleteria per l’attuale Regno del materialismo.
5) Demoralizzazione delle masse
Infine non ci devono essere precedenti perché il gregge deve capire che le persone NON contano nulla.
La famiglia non può vincere la guerra per la custodia contro lo Stato e cercare di salvare il proprio figlioletto. Ogni nostro sforzo non vale nulla perché alla fine il Sistema vincerà sempre, esattamente come il banco al casinò che esce sempre vincitore.
Chiaro? Non illudetevi!
Conclusione
Questi sono i messaggi celati dietro queste tragedie, ma alla fine però la Vita vincerà sempre!
Il Sistema, in tutti i suoi aspetti, è allo stadio terminale e l’aumento delle coscienze che si stanno destando sta facendo vacillare il terreno sotto i loro piedi. Lo sanno benissimo, e proprio per questo continuano a lottare come l’animale ferito a morte che si dibatte fino all’ultimo respiro.
Esattamente come il respiratore che hanno tolto per legge ad Alfie, loro stanno cercando disperatamente il tubo che gli porti l’ossigeno, ma non potranno trovarlo perché è stato fatto sparire dalle anime come Charlie, Isaiah, Alfie e anche da tutte quelle che verranno sacrificate per questo.
Note
1) “Perché Alfie deve morire”, https://ontologismi.wordpress.com/…/perche-alfie-deve-mori…/
2) “DNA ed eugenetica: chi vuole il potere sulla Vita?”, Paolo Girotto
DOTTRINA SOCIALE
La società che ha condannato a morte Alfie ha vita breve

Nel caso del piccolo Alfie, Il giudizio morale da darsi e il corretto comportamento da assumere erano chiari e privi di incertezze. Perciò è allarmante che non siano stati seguiti. La società che ha condannato a morte Alfie ha vita breve, bisogna continuare a preparare il futuro.

                                 Il giudice Hayden
Nelle vicende accadute al piccolo Alfie Evans, che tutti seguono con grande apprensione e partecipazione, colpisce e preoccupa il fatto che i comportamenti corretti da assumere fossero molto chiari e che, nonostante ciò, ci si sia accaniti a non metterli in atto. In questo caso il giudizio morale si imponeva senza molti margini di discrezionalità: la vita del bambino doveva essere salvata e tutti gli interessati, familiari e personale sanitario, avrebbero dovuto aiutarlo a vivere, pur nella estrema precarietà della sua situazione clinica.

Certo, la situazione era ed è complessa, per il convergere di tante situazioni di tensione emotiva, di pena e di umana compassione. Mal dal punto di vista del giudizio morale non era e non è complessa, in quanto si dà il dovere di aiutare a vivere. Né gli interventi medici nei suoi confronti erano qualificabili come accanimento terapeutico.

A maggior ragione, quindi, stupisce e preoccupa l’atteggiamento di non tenere conto di queste elementari considerazioni di buon senso etico e di costruire degli artificiosi e contradditori paradigmi morali secondo i quali il “bene” del bambino avrebbe dovuto consistere nella sospensione della ventilazione, ossia nella sua morte. Come provocare la morte possa essere fatto in vista del “bene” di un bimbo innocente rimane una contraddizione logica ed etica difficile da spiegare.

C’è poi un altro elemento in questa triste vicenda che risulta molto chiaro al buon senso naturale, vale a dire che lo Stato, nemmeno tramite le sue magistrature come sono i giudici nei tribunali, può sostituirsi al diritto naturale. La sentenza che ha ordinato la morte di Alfie tramite un atto eutanasico non ha rispettato il diritto naturale almeno in due punti: ha decretato la morte di un innocente, cosa che la coscienza di tutti i popoli ha sempre condannato come immorale, e ha sottratto il bambino alla potestà dei genitori, affidandolo allo Stato che, in qualche modo, è diventato “padrone” del piccolo. Si tratta di due aspetti molto preoccupanti, che gettano una luce torva sul futuro di noi tutti.

Lo Stato, attraverso i suoi magistrati, e nonostante la legge britannica non preveda l’eutanasia per i minori, si è sostituto alla volontà dei genitori, ha come segretato il bambino, ha impedito il suo trasferimento e infine ha messo in atto la sospensione della ventilazione. E’ chiaro che un simile potere non può appartenere a nessun Stato e se così fosse tutti sarebbero in pericolo.

Il giudizio morale da darsi e il corretto comportamento da assumere erano e sono quindi chiari e privi di incertezze. Proprio questo però rende molto allarmante il fatto di non averli seguiti. Ciò sta a significare che in questo caso si è perso il contatto con la realtà e la coscienza, con le verità del senso comune, dimenticando cosa sia il bene in senso oggettivo. Più le verità sono ovvie e più preoccupa se non vengono rispettate e seguite perché significa che le nostre categorie mentali e morali stanno cambiando in peggio.

Davanti a simili fatti, chi si occupa di Dottrina sociale della Chiesa, di giustizia e pace nella società umana, sperimenta come un fallimento. Nel lettino del piccolo Alfie tutti i princìpi della Dottrina sociale della Chiesa sembrano naufragati. Il bene comune svanisce se si uccide un innocente, non come fatto accidentale ma come obiettivo voluto e ufficialmente decretato dall’autorità. Non c’è sussidiarietà se lo Stato si impossessa di una bimbo sottraendolo ai genitori. Non c’è solidarietà se il bene di Alfie è stabilito da un giudice secondo le proprie categorie di qualità della vita. Non c’è scelta preferenziale per i poveri se è proprio un povero bambino ad essere assassinato. Non c’è dignità della persona umana se la vita viene così calpestata. La sentenza su Alfie ha eliminato il diritto naturale, ha fatto piazza pulita del diritto a fare obiezione di coscienza, ha raso al suolo il concetto di oggettività del bene. Rimane solo l’oggettività del potere del nuovo Leviatano. Anche a tutto ciò si sono opposti coloro che, in varie forme, hanno manifestato la loro solidarietà al piccolo Alfie e alla sua famiglia, tra cui anche il Santo Padre Papa Francesco.

Ma non sarà la sentenza di un giudice, né l’azione di un governo, né la decisione di un ospedale a cambiare la verità e il bene. La sentenza inglese e quanto ne è seguito e ne segue non tengono conto né della verità né del bene, ma così ne testimoniano ugualmente in forma negativa la necessità e l’urgenza. La società che ha condannato a morte Alfie ha vita breve, bisogna continuare a preparare il futuro.

Giampaolo Crepaldi
* Arcivescovo di Trieste
  Presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân
http://www.lanuovabq.it/it/la-societa-che-ha-condannato-a-morte-alfie-ha-vita-breve