ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 25 aprile 2018

Well being?

LA PROVA
ESCLUSIVO Il video che inchioda l'AH: "Stanno coprendo qualcosa di grosso"

La Nuova Bussola Quotidiana è venuta in possesso di un video che intercetta la conversazione tra quattro membri non identificati dello staff dell'Alder Hey Hospital. Un video clamoroso da cui si comprende che l'ospedale dove è ricoverato Alfie Evans sta coprendo qualcosa di veramente grosso.


La Nuova Bussola Quotidiana è venuta in possesso di un video che intercetta la conversazione tra quattro membri non identificati dello staff dell'Alder Hey Hospital. Un video clamoroso da cui si comprende che l'ospedale dove è ricoverato Alfie Evans sta coprendo qualcosa di veramente grosso.
Sono almeno in 3-4 membri non identificati dello staff dell'Alder Hey Hospital (in alcuni pezzi di conversazione parlano tutti insieme e non si capisce perciò li abbiamo estromessi, di seguito c’è invece la traduzione solo dei passaggi di conversazione che si capiscono chiaramente):
..Parlando di benessere (well being),
-Sta ancora respirando, giusto?
-Sta respirando, sì
- Il suo benessere è in Italia, Avrebbe dovuto essere in Italia già l’altra settimana. Ma lo stanno bloccando
- Se è brain-dead perché non cessano di funzionare tutti gli organi? Perché non è su .... Test ?
- Perché è in grado di fare pipì
- Non posso dire nulla perché mi metterebbe nei guai, vista la mia posizione. Personalmente credo che questo ospedale stia coprendo qualcosa, qualcosa di veramente grosso
- Sicuramente…
- Tutti lo pensano
- Certamente stanno nascondendo qualcosa
-Shh
- Ci deve essere qualcosa che possiamo fare, abbiamo i numeri…
- Ma poi se la prendono con Thomas e Kate
- Comunque non può andare peggio.
- Se la cosa viene fuori non gli fanno più vedere il figlio. E questo non è giusto.
- Io so esattamente come si sente (Thomas), capisci?
- Non poter vedere il proprio figlio..
- Hai mai visto niente di simile prima finire bene?
- No. Anche quello di Charlie Gard… (xxx)
- Questa è la tua opinione personale
- Io sono chi sono, non posso parlarne ovviamente. Ho figli a casa a cui dar da mangiare (è lo stesso che ha detto che stanno coprendo qualcosa e che parla di Charlie Gard)
- Sappiamo chi sei
- Noi capiamo perché la polizia sta facendo quello che fa, tutti abbiamo un lavoro da fare
- Ci sono 90 poliziotti
- 90 poliziotti?
- Sai la vecchia Huyton Police station? Non ti ho detto questo. Ci sono sessanta solo da lì
- Però noi abbiamo i numeri…
- Penso che la presenza della polizia peggiora molto la situazione. E’ intimidatorio. Devi vedere dentro, sono dappertutto
- Questa è l’ultima cosa che Tom vuole, essere arrestato




Altri orrori all’Alder Hey
    È il 9 gennaio 2014 quando un’inchiesta di Channel 4, emittente televisiva pubblica britannica, annuncia che ci sono seri guai in vista per un noto ospedale pediatrico inglese: l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool. Sì, proprio quello in cui Alfie e i suoi genitori stanno combattendo strenuamente in queste ore la loro battaglia per la vita.
Victoria Macdonald, corrispondente specializzata in problemi della salute e assistenza sociale, spiega nel servizio
di aver visto copia di un rapporto del National Health Service Foundation Trust  (organismo di controllo sul servizio sanitario nazionale) nel quale si afferma in termini assai crudi che nell’ospedale di Liverpool “il livello di rischio è tale che è necessario implementare azioni urgenti per evitare conseguenze negative o un incidente grave” .
Il controllo è stato ordinato in seguito a preoccupazioni riguardanti in particolare le sale operatorie, cuore dell’unità di chirurgia pediatrica e responsabili per alcuni dei bambini più malati che richiedono alcuni dei trattamenti più complessi.
La revisione interna del dipartimento, preparata dal direttore dell’assistenza infermieristica Gill Core e presentata al consiglio fiduciario, delinea un quadro a tinte fosche.
Sotto la voce “preoccupazioni per la sicurezza”, si afferma che alcune “scorciatoie” prese in materia  “hanno determinato attività ad alto rischio”, con conseguenti incidenti ed errori.
“Alcuni – prosegue il rapporto – hanno riferito che l’ambiente di lavoro è ostile” e “ci sono numerosi esempi di dipendenti che si sentono pressati a intraprendere attività che ritengono essere non sicure”.
Sono emerse inoltre lamentele circa il fatto che l’ambiente di lavoro “non è accogliente o adatto ai bambini”. Il che, in un ospedale pediatrico, è tutto dire. Prova ne sia che “c’è una totale assenza di giocattoli”.
Come se non bastasse, i camici usati nelle sale operatorie sono descritti come “squallidi e non corrispondenti” alle necessità e agli standard di igiene e sicurezza.
In generale, “il livello di rischio è tale che è necessario attuare azioni urgenti per evitare conseguenze sfavorevoli o incidenti gravi”.
Il servizio di Channel 4 rivela poi, sempre in base al rapporto del quale l’emittente è entrata in possesso, che tra il personale dell’ospedale la “percezione di sfiducia nei confronti del management e del consiglio direttivo è tale che c’è un diffuso senso di sconforto e manca la speranza che un cambiamento sarà mai raggiunto”.
I rilievi a carico dell’ospedale, spiega il servizio, sono emersi per la prima volta nel 2009, mentre un anno dopo un’indagine interna ha evidenziato elevati livelli di stress tra il personale, fino a ipotesi di autolesionismo e suicidio. I manager sono stati descritti come “prepotenti, intimidatori, coercitivi, aggressivi, ostili e vendicativi”.
Sono emersi numerosi episodi riguardanti dipendenti talmente stressati da non riuscire a svolgere i propri compiti, fino allo svenimento.
Nel 2011 un rapporto stabilisce che il dipartimento di chirurgia pediatrica non rispetta gli standard  internazionali.
Nel suo servizio la corrispondente spiega di aver chiesto un incontro con i vertici dell’ospedale, ma i responsabili si sono sempre rifiutati.
Se queste notizie vengono unite a quelle emerso dal racconto di una madre
che nel 1992 ha visto il suo bambino fatto letteralmente a pezzi all’Alder Hey Children’s Hospital,  e al dialogo, catturato in queste ore, nel quale alcuni dipendenti
affermano che i responsabili dell’Alder Hey “stanno coprendo qualcosa di grosso”, ne emerge un quadro che ha dell’incredibile.
Dal servizio di Channel 4 sono passati quattro anni e tutti ci auguriamo che nel frattempo le cose siano migliorate, ma certamente l’ospedale di Liverpool non si segnala come il luogo più sicuro per un bambino nelle condizioni di Alfie. E quanti altri casi simili ci saranno stati?
Aldo Maria Valli

Alfie, Thomas e Kate: tre crociati del giorno d’oggi

di Giorgio Enrico Cavallo

Lo volevano morto, ad ogni costo. Morto, perché in questa società che ha dichiarato guerra alla vita abbracciando la cultura della morte, la sua vita, la vita di un bambino gravemente malato, è considerata “futile”. Come un vaso rotto, che si prende e si butta via. Futile. Una parola che fa rabbrividire, pensando che “futile” potrebbe essere chiunque: basta estendere un po’ il concetto di futilità, allargare il cerchio e futili saremo anche noi. È solo questione di tempo, perché il piano è ormai mostruosamente inclinato e nel clima orwelliano della società “democratica” del XXI secolo, è solo questione di tempo perché diventino “futili” gli anziani, “futili” i malati, “futili” coloro che non la pensano come ordina il Grande Fratello.

Bene: lo volevano morto, Alfie Evans. Hanno trovato a difendere la sua vita innocente e inerme due paladini, due moderni crociati: i genitori Kate e Thomas. Non ci sono parole che possano definire le pressioni, i tormenti, le angustie, i dolori e la sofferenza che hanno dovuto patire questi due ventenni: un esempio per tutti noi, addormentati placidamente nella nostra modernità fatta di comodità e, questa volta sì, di futilità. Mamma e papà; giovani; cristiani. Forse, è per questo che Alfie doveva morire: perché quei due giovani genitori erano cristiani e determinati a difendere loro figlio ad ogni costo. Ammazzare Alfie avrebbe avuto il gusto particolare dell’odio alla fede. Non c’è bisogno di troppa fantasia per dirlo: la guerra dei giudici e dell’ospedale-prigione non era contro Alfie, ma contro i genitori, colpevoli di essere cristiani, e di essere cristiani testardi, per giunta. E poi, c’erano loro: i “guerrieri” di Alfie, chiamati a raccolta davanti all’ospedale: cristiani anche loro, testardi anche loro.

A tutti, l’ospedale ripeteva: stiamo agendo nel “miglior interesse” di Alfie. Che equivaleva a morire. Ottimi medici, non c’è che dire: non potendo curare Alfie, hanno fatto come la volpe della fiaba famosa, rinunciando e dicendo che, in fondo, ogni tentativo sarebbe stato vano. Portarlo al Bambin Gesù? Ma no, dai, il viaggio poteva essere rischioso. Meglio sopprimerlo. È il suo “miglior interesse”: tanto, è un individuo “futile”. Il “miglior interesse” di Alfie invece era la vita; che è il miglior interesse di tutti noi. Lo ha ricordato, senza parlare, questo piccolo eroe dei nostri giorni. Lo hanno ricordato, combattendo come leoni, due crociati come Katie e Thomas. Lo hanno ricordato i soldati dell’esercito di Alfie, in preghiera. 
Contro di loro, un ospedale e un giudice evidentemente non imparziale (eufemismo). Ogni ricorso è stato respinto, perfino quello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Una legge dura, quella del “miglior interesse”, ma che ci volete fare; ai genitori, è stato concesso il macabro contentino di tenere in grembo Alfie al momento del distacco dei macchinari.

Poi, i miracoli. Uno dietro l’altro. Il padre, definito con arroganza “giovane fanatico e deludente”, è riuscito a smuovere perfino il vescovo di Roma. È stato ricevuto da Bergoglio, gli ha chiesto aiuto. Infine, la giornata incredibile del 23 aprile, ricorrenza di san Giorgio, patrono dell’Inghilterra: un primo rinvio di un paio d’ore dell’esecuzione, bastevole perché dall’Italia arrivasse la sospirata notizia della concessione della cittadinanza per Alfie. Azione, questa, che deve aver irritato non poco i signori della morte, che hanno proceduto comunque con il distacco dei macchinari. Ed ecco: Alfie, contro ogni parere medico, ha iniziato a respirare da solo, seppur a fatica.

La vicenda ha del miracoloso, non c’è che dire. Perché per Alfie si è mobilitato il popolo di Dio, rosario alla mano, pregando perché accadesse qualcosa, perché la Madonna concedesse una grazia a quel bambino che stava per essere soppresso per il sadico capriccio di un giudice. Giudice che, l’indomani, non ha concesso l’estradizione del piccolo: potrà tornare a casa, ma tra qualche giorno. Un altro calvario. È evidente che gli aguzzini sperano che Alfie, nel mentre, muoia. Ed è altrettanto evidente che medici e giudici avevano torto, fin dalla premessa di tutta questa storia paradossale: perché Alfie è così “futile” da aver mobilitato migliaia di persone, facendo riscoprire il valore e la sacralità della vita umana. Che è dono di Dio.

Era dunque “futile”, questo bambino? Erano dunque “fanatici” i genitori? Da soli, senza mezzi economici, hanno dichiarato scacco alla perfida Albione e agli interpreti della sua legge. La sola arma di questi crociati moderni: la fede. Una fede che ha per ora ribaltato una partita che sembrava persa su tutti i fronti. Una fede capace di rivelarci che la vita è sacra, che i miracoli esistono e che Dio non è un’astrazione ma è amorosamente concreto. Una fede che squarcia le tenebre che ammorbano questa società giunta al suo capolinea. Grazie, Alfie. Grazie, Kate e Thomas.


ALFIE




Mentre scrivo il battito cardiaco del piccolo Alfie potrebbe cessare da un momento all'altro e la sua fragilissima vita appesa ad un filo, spezzarsi. Il suo nome è Alfie Evans di 23 mesi, affetto da una patologia neurologica che nessuno sa spiegare, ma che per la sanità e la legge inglese, gli vale una condanna a morte. Curiosamente anagrammando il nome Alfie salta fuoriLIFE.  Storia del tutto analoga a quella del piccolo Charlie Gard a cui abbiamo dedicato questo post corale, con un di più: questa volta la diplomazia vaticana si è mosssa per tempo e tutto era pronto per l'accoglienza all'ospedale vaticano Bambino Gesù, ma in queste ultime ore i giudici inglesi hanno posto il loro veto. Hanno  forse paura che durante il viaggio  il bimbo si strapazzi e muoia?
Così Alfie potrà tornare a casa, ma sempre solo e quando lo decidono loro. Soprattutto non potrà recarsi a Roma. Un piccolo miracolo però la personcina di Alfie lo ha fatto: destra e sinistra italiana che in queste ore litigano su tutto,  si sono mossi  di comune accordo per cercare di salvarlo e perfino Tajani e il cardinal Bassetti nella cornice europea, una volta tanto non hanno parlato il linguaggio della burocrazia, ma dell'umanità. La sua odissea di tubi staccati, riattaccati, di cibo negato, di genitori disperati che hanno rimproverato i medici i quali gli hanno negato la nutrizione; di medici che all'ultimo momento si sono fatti commuovere e hanno ripristinato la nutrizione, di cittadini infuriati che hanno sfidato la polizia,  è stata riassunta in molte cronache. Ma non ha fatto in tempo a riaccendersi la speranza per quei due poveri giovani genitori che l'alta Corte britannica ha posto il suo incomprensibile veto. Non ci sarà nessuna Italia, nessun ospedale del Bambin Gesù, ma il piccolo potrà solo tornare a casa sua.
Sarò sincera: per quanto non abbia mai fatto sconti a Bergoglio,  questa volta ho constatato che ha ricevuto con benevolenza  i due giovani genitori, li ha benedetti e la diplomazia vaticana ha potuto lavorare con giudizio. Ma se anche ci fosse stato un papa ancora più solerte, più convincente  e più  attivo di lui, temo che il cuore delle autorità inglesi sia rimasto quello crudele, gelido e spietato dei tempi di Elisabetta I contro Maria Stuarda (Mary Stuart) la sua cugina cattolica, già regina di Scozia da lei fatta uccidere. Quello di Enrico II contro l'arcivescovo Tommaso Becket trafitto a fil di spada dai cavalieri del monarca nella cattedrale di Canterbury mentre era in procinto di pregare, reo di non essersi piegato all'autorità regale avendogli preferito quella religiosa del Papa. Quello di Enrico VIII contro il grande pensatore Tommaso Moro.  Non a caso i due Tommasi (Becket e Moro) sono stati canonizzati dalla Chiesa cattolica ed eretti a simbolo della libertà di pensiero e del loro grande spirito di sacrificio, fino al martirio.  A Becket è stato dedicato un famoso dramma "Assassinio nella Cattedrale" dal poeta drammaturgo T.S. Eliot. Le armi da taglio con cui venne trucidato, sono esposte e appese ai muri della Cattedrale di Canterbury (foto sotto) e spesso, dato che ormai siamo tutti scristianizzati, dimentichiamo che da quel sangue innocenteversato, nacque la loro "riforma" anglicana.

 Nel 2000 papa Giovanni Paolo II (Wojtyla)  proclamò il filosofo umanista Tommaso Moro,  il santo patrono dei governanti e dei politici cattolici.  Ovviamente non avrà pensato a quelli attuali, ma a politici dotati di una spiritualità che ancora non si vedono all'orizzonte.

Ma torno ad Alfie e alla sua dolorosa vicenda umana. Forse non ci sarà nessun aereo del Ministero della Difesa in volo per Ciampino che porterà il bimbo all'ospedale Bambin Gesù di Roma. E' assai probabile che la generosità del governo italiano che ha offerto la cittadinanza quale salvacondotto per il piccolo, non serva più  niente. La cosa atroce di tutto questo travagliato dramma sono i due genitori che affidano a un ospedale inglese il proprio bambino, ma i sanitari per tutta risposta lo tengono sotto sequestro, negando loro la patria potestà, decidendo come divinità infernali se deve vivere o morire. Opteranno per la seconda terribile scelta.



RIDATECI INDIETRO NOSTRO FIGLIO, nel cartello esibito dai due genitori,  suona ben più di una rivendicazione o di una supplica. E' il grido di chi vuole vivere,  sopravvivere, di chi vuole salvare la specie prendendosene personalmente cura.
Dove si vuole arrivare? A una legislazione mondiale dell'eliminazione degli "scarti umani"? O di quel che si ritiene tali?  Scommetto che se fosse stato un bambino pakistano o nigeriano, lo avrebbero tenuto in vita per i prossimi 50 anni...Se si fosse chiamato Abdul o Mohammed avrebbe ottenuto analogo trattamento? Ormai il razzismo è solo antibianco e anticristiano.


Ecco cosa scrive in proposito Massimo Micaletti su Radio Spada. :

"Quindi Alfie morirà e morirà per il suo bene, ucciso come un cavallo azzoppato o un cucciolo difettato.
Ordunque, se Alfie muore per il suo bene, io chiedo che i caritatevoli soppressori che hanno così al cuore la dignità di questo bambino mi spieghino come posso fare anch’io a far tanto del bene.

Insomma, io voglio un protocollo Alfie.

Non voglio sapere, cari giudici inglesi ed europei, cari medici inglesi, perché fate morire Alfie, questo lo so: muore perché vi fa schifo, perché non ce la fate a sopportare la sua esistenza in vita, vi turba, non ve la spiegate, non ci trovate nulla che abbia un valore, è un barattolo che per un po’ avete preso a calci di qua e di là della Manica finchè le vostre parrucche settecentesche hanno iniziato a sudare ed è quindi ora di gettarlo, ecologicamente coscienziosi, nella differenziata. Lo gettate, sì, ma tutto a norma perché siete persone civili". (continua qui).
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