ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 7 maggio 2018

Il tradimento viene sempre dall’interno

Giocasta e il tradimento di certi chierici






Giocasta, personaggio della mitologia greca, era la sorella di Creonte, re di Tebe; sposò il sinistro Laio, predecessore di Creonte e fu la madre del tristemente celebre Edipo. Laio era stato avvisato da un oracolo della Pitia di Delfo che avrebbe avuto un figlio maschio che l’avrebbe ucciso e in seguito avrebbe sposato la madre.
Laio sposò Giocasta, ma, ricordando l’oracolo, si astenne dal consumare le sue nozze, fino al giorno in cui, ubriaco, accade quello che doveva accadere… Dall’unione nacque un bambino: Edipo. Dopo un bel po’ di tempo, Edipo compì per un equivoco il parricidio e sempre per un equivoco sposò la madre, da cui ebbe quattro figli. L’infelice donna, un giorno apprese la verità su suo figlio e sulla sua relazione incestuosa con lui, allora si impiccò per rimediare alla maledizione tellurica…

Questa storia complicata che nell’orrore del mito combina la debolezza con l’equivoco, l’equivoco col parricidio e il parricidio con l’incesto, doveva servire da lezione ad una società, quella greca, pervasa dal disordine dei costumi. Il teatro greco utilizzava il mito e lo metteva in scena allo scopo di descrivere la realtà e forse di correggerla, ma non per deriderla.
Di Giocaste ve ne sono state altre nella storia dell’umanità: donne tradite, donne ingannate, donne disonorate, donne umiliate; e ve ne saranno altre e altre ancora, poiché gli uomini siamo fatti in maniera tale che il nostro condizionamento di peccatori ci dispone più al disonore che all’onore. Dio sa che ogni giorno deve assistere all’imperversare dei peccati umani, per i quali si aspetta il pentimento.

Per estensione, Giocasta può diventare un’istanza, una società, una nazione o molto semplicemente una famiglia. E ciascuna di queste può vedersi tradita dai suoi, perché si è sempre traditi dai proprii.

Per estensione, Giocasta può diventare un’istanza, una società, una nazione o molto semplicemente una famiglia. E ciascuna di queste può vedersi tradita dai suoi, perché il tradimento viene sempre dall’interno.

La famiglia della Fraternità San Pio X non sfugge a questa triste realtà. La defezione dei suoi sacerdoti è una umiliazione e un disonore ricorrenti, che la colpisce per dei motivi raramente fondati. Già il fondatore stesso ebbe a che fare con l’abbandono di un certo numero di questi sacerdoti e in diversi periodi della vita della Fraternità: la linea di cresta definita allora per conservare l’equilibrio interno non era di per sé un elemento di rottura.

Oggi, quello che si osserva è che l’inclinazione verso i conciliari travaglia sempre più i sacerdoti più giovani, attratti dal gigantesco campo apostolico lasciato incolto dagli stessi conciliari. Se questo campo apostolico esiste veramente, esso è alla portata del sacerdote della Fraternità senza bisogno che egli diserti i ranghi della famiglia. Il campo in questione manca di buoni operai e il sacerdote della Fraternità ha solo da occuparlo, lui che è un buon operaio. L’attrazione per la vita diocesana, con lo stato calamitoso nel quale la pone l’episcopato contemporaneo e soprattutto l’attuale pontificato, è un’aberrazione per il sacerdote formato a Ecône, a meno che questi abbia vissuto la sua esperienza in seminario senza alcun senso di certezza e senza alcun rispetto per i suoi impegni futuri. In questo caso, come nel mito greco ricordato, questo sacerdote combina la debolezza con l’equivoco e l’equivoco col parricidio: tradire il giuramento antimodernista prestato, tradire i suoi,  ingannare se stesso durante i sei anni di seminario, corrisponde all’orrore di cui fu vittima la mitica Giocasta.

Ma non ci si può inquietare per il cedimento di questi giovani sacerdoti senza mettere in conto la responsabilità dei superiori che li hanno guidati e formati nel corso dei loro studii in seminario; e senza mettere in conto la responsabilità del Superiore Generale che li ha ordinati; poiché l’orientamento per il ricongiungimento con Roma, da alcuni anni seguito dai superiori e che esprime il più alto tradimento sotto l’attuale pontificato,  spiega la confusione intellettuale e disciplinare dei sottoposti tentati dalla diserzione; se il capo inclina tutto il corpo verso il conciliarismo, coloro che lo abbandonano diventano i battistrada di questo orientamento del capo.

Ora, la salvezza delle anime non passa per il disonore della mano che le benedice e presto o tardi il disonore travolge tutto. La salvezza rimane vincolata al giuramento per la battaglia per la Fede, anche al prezzo del sacrificio supremo, nonché alla rinuncia alla tentazione di riunirsi col campo avverso per ottenervi il beneplacito. Il maestro deve formare un buon discepolo e i discepolo deve formare un buon fedele: è questa la logica, del tutto semplice, che dovrebbe dominare l’insieme del corpo familiare.

Giocasta subì la debolezza del re di Tebe, subì il disorientamento e il disastro che ne derivavano. Edipo era perduto e a sua volta perdette e condannò sua madre. Come Giocasta, la Fraternità subisce lo stesso disorientamento dei suoi figli, aumentato dall’inganno di alcuni dei suoi chierici. Essa si espone così al rischio della perdita della coesione della famiglia; poiché il campo avverso è una formidabile macchina per frantumare gli spiriti, che non si lascia né intaccare né convertire; è il seduttore nell’amore, foss’anche illegittimo, il seduttore nella misericordia, foss’anche senza pentimento; esso è il promotore insaziabile della faciloneria, della relatività, della più stravagante inventiva dottrinale e della più profanatrice inventiva liturgica; in breve, esso è l’artefice del disordine ecclesiale integrale.

Ricordiamolo, nel mito Giocasta fa la fine di Giuda, si impicca!

di
 Gilles Colroy


Articolo pubblicato sul sito Medias Presse Info