ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 12 giugno 2018

Alter migrans

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A Dublino un microfono per padre James Martin

    Anche padre James Martin, il gesuita noto per le sue posizioni pro LGBT, sarà fra i relatori al prossimo Incontro mondiale delle famiglie, in programma il 25 e 26 agosto a Dublino con la partecipazione di papa Francesco.
Nel programma ufficiale della visita l’intervento del padre gesuita è segnalato tra i momenti salienti del meeting. Tema della sua conferenza sarà vedere “in che modo le parrocchie possono sostenere le famiglie con membri che si identificano come LGBTI” (la sigla, lo ricordiamo, sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuati o Intersessuali).

Dei circa duecento relatori annunciati, hanno spiegato gli organizzatori, novantuno saranno donne laiche, sessantacinque laici e quarantaquattro religiosi. Il gruppo più numeroso sarà costituito da coppie. I relatori arriveranno da ogni parte del mondo. Tema guida dell’intero meeting l’Amoris laetitia di Francesco e la sua applicazione nei diversi contesti. Tra gli interventi previsti anche quello del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, uno dei porporati più in linea con Francesco. Inoltre, è stato annunciato, «ci saranno divertenti dimostrazioni culinarie legate ai temi della fede e della famiglia».
«La mia speranza – ha detto l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin – è che l’Incontro mondiale delle famiglie aprirà alle famiglie una strada di rinnovata ispirazione, speranza e guarigione. L’Incontro arriva mentre la Chiesa in Irlanda lotta per trovare un nuovo posto nella società e nella cultura irlandesi, in una situazione molto diversa da quella del passato. Papa Francesco è soprattutto un uomo libero. Ci mostra che possiamo vivere in un mondo in cui la fede sembra marginale, riuscendo tuttavia a toccare i cuori sfidandoli a riflettere e a discernere sui valori fondamentali per la società».
Sempre molto attivo sui social, padre James Martin su Facebook si è detto felice per l’opportunità che gli è stata offerta.  Precisando che l’invito gli è arrivato dal dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, nonché dall’arcidiocesi di Dublino, scrive che si tratta di «un messaggio chiaro e potente da parte del Vaticano ai cattolici LGBT, ai loro genitori e alle loro famiglie: voi appartenete alla Chiesa e siete i benvenuti. Sono incredibilmente grato per questo invito, non tanto per quello che dice del mio ministero o di ciò che scrivo, ma per quello che dice ai cattolici LGBT, un gruppo di persone che da tanto tempo si sente escluso. Spero che vedano questo invito, approvato dal Vaticano, come segno inconfondibile di benvenuto da parte della Chiesa».
Non tutti però sono altrettanto felici. Padre Martin «provoca scandalo ovunque vada», dice per esempio a LifeSiteNews Austin Ruse, presidente del Centro per la famiglia e i diritti umani. «Egli dice di non sfidare l’insegnamento della Chiesa, tuttavia afferma che l’omosessualità non è disordinata ma semplicemente ordinata in modo diverso, e così facendo confonde i giovani. Ma non sorprende affatto che sia stato invitato a questo evento».
Sottolineando l’importanza della presenza di padre James Martin la rivista dei gesuiti degli Stati Uniti, America, che annovera Martin fra i suoi autori, scrive: «L’ultima volta che l’Incontro mondiale delle Famiglie si riunì, a Philadelphia nel 2015, le questioni LGBT furono in gran parte assenti dalla programmazione ufficiale. Ma gli organizzatori dell’evento di Dublino hanno detto per mesi che avevano in programma di coinvolgere famiglie con membri LGBT, anche se i loro sforzi non sono stati privi di polemiche».
L’estate scorsa gli organizzatori dell’evento pubblicarono un opuscolo di preparazione che includeva una sezione sulle persone LGBT, con immagini che mostravano coppie dello stesso sesso. «Papa Francesco – si leggeva – ci incoraggia a non escludere mai, ma ad accompagnare anche queste coppie, con amore, cura e sostegno». Poi, all’inizio del 2018, in seguito alle proteste di un gruppo pro-life, le immagini furono rimosse e il testo modificato.
Autore di Building a Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community can enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity (Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità LGBT possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità), padre Martin sostiene che, in base alla sua esperienza, «nessuno è così emarginato nella Chiesa cattolica come le persone LGBT. Nel corso degli anni mi hanno raccontato innumerevoli storie di commenti odiosi provenienti da sacerdoti, religiose e fratelli, diaconi e operatori pastorali. I cattolici LGBT spesso si sentono ignorati, ma si sentono anche insultati e esclusi dalle loro proprie chiese».
Di poche ore fa è la sua ultima presa di posizione gay friendly. Scrive infatti su Twitter, a proposito dei gay pride che si vanno susseguendo in varie parti del mondo: «I cattolici non hanno bisogno di essere diffidenti del mese dell’orgoglio di giugno. È un modo di essere per le persone LGBT, orgogliose poiché sono figli amati da Dio. Loro hanno famiglie che li amano come sono, e hanno il diritto di essere trattati con rispetto, compassione e sensibilità dopo anni di persecuzione».
E in un altro tweet: «Non tutti gli eventi #PrideMonth saranno per tutti i gusti, ma il punto di fondo è importante: le persone LGBT dovrebbero essere orgogliosi di quello che sono, dopo secoli di persecuzioni e violenze. Se hai amici #LGBT, di’ loro che li ami. Se non ne hai, chiediti perché no».
Infine: «Come possono unirsi i cattolici? Amando i loro fratelli LGBT, sorelle e fratelli. Ascoltando le loro lotte e sfide. Ricordando loro che sono amati figli di Dio. E celebrando la loro presenza nel nostro mondo. Sii orgoglioso di amarli! #PrideMonth #Pride2018».
In un  articolo per il Wall Strett Journal (https://www.wsj.com/articles/how-catholics-can-welcome-lgbt-believers-1504221027) il cardinale Robert Sarah ha risposto alle tesi del padre Martin osservando fra l’altro: «Nel suo insegnamento sull’omosessualità, la Chiesa guida i suoi seguaci distinguendo le loro identità dalle loro azioni e attrazioni. In primo luogo ci sono le persone in sé, sempre buone perché sono figlie di Dio. Poi c’è l’attrazione per le persone dello stesso sesso, che non è peccaminosa in sé se non è desiderata o messa in pratica, ma che è comunque in contrasto con la natura umana. Esistono infine i rapporti tra persone dello stesso sesso, che sono gravemente peccaminosi e pregiudizievoli per il benessere di chi li pratica. Le persone che si identificano come membri della comunità LGBT devono essere chiamate a questa verità con carità, soprattutto da parte del clero che parla a nome della Chiesa su questo argomento complesso e difficile. Prego perché il mondo ascolti finalmente la voce dei cristiani che sperimentano l’attrazione per le persone dello stesso sesso e hanno trovato pace e gioia vivendo la verità del Vangelo. Sono stato benedetto dai miei incontri con loro, e la loro testimonianza mi commuove profondamente».
Il cardinale Sarah ha scritto la prefazione al libro di Daniel Mattson Why I don’t call myself gay. How I reclaimed my sexual reality and found peace (Perché non mi definisco gay. Come ho recuperato la mia identità sessuale e trovato la pace), che si pone in netta alternativa alla visione di James Martin.
«La ragione più grande per cui rifiuto di definirmi gay – spiega Mattson – è semplice: penso che non sia oggettivamente vero. Focalizzarsi sui sentimenti porta le persone lontano dalla loro realtà di figli di Dio nati maschi e femmine. Dobbiamo imparare a distinguere la nostra identità dalla nostra attrazione sessuale, dal nostro comportamento. Non è quello che “sentiamo” che deve regolare la nostra vita, altrimenti passeremmo col semaforo rosso solo perché, appunto, ce lo “sentiamo”. Esiste una oggettiva verità che ci protegge, fatta per il nostro bene. Altrimenti sarebbe il caos: ci sono uomini che si sentono donne, donne che si sentono gatti, persone che sentono che non avrebbero dovuto nascere con le gambe e si sono fatte operare per amputarsele: è normale questo? L’esempio è estremo, ma è reale».
Nell’aprile 2017 Francesco ha nominato il padre James Martin consultore della Segreteria della comunicazione del Vaticano.

Aldo Maria Valli

Vaticano, il gesuita pro Lgbt all'incontro mondiale sulle famiglie

Il Vaticano prepara l'Incontro mondiale sulle famiglie. Tra i relatori anche James Martin, gesuita sostenitore dell'accoglienza delle persone Lgbt


In Vaticano ci si prepara all'Incontro mondiale per le famiglie, che si terrà il prossimo agosto a Dublino, in Irlanda.
L'evento, dopo la vittoria degli abortisti nel referendum di qualche settimana fa, assume una valenza ancor maggiore. La "cattolicissima Irlanda" si è infatti espressa in modo inaspettato. Il sessantotto per cento delle persone recatesi alle urne ha votato per la legalizzazione delle pratiche abortive. Ecco, dunque, che la presenza di Papa Francesco, confermata qualche giorno fa, servirà anche per ribadire la forte presenza della Chiesa cattolica nella repubblica irlandese.
L'elenco riguardante coloro che interverranno nel corso del meeting in questione, tuttavia, inizia a far discutere. Sì perché tra i relatori ci sarà anche quel padre James Martin, gesuita e consultore della Santa Sede in materia di comunicazione, che non ha mai fatto mistero di sostenere la causa Lgbt. Secondo alcune indiscrezioni, e secondo il padre stesso, sarebbe stata proprio la Santa Sede a inoltrare l'invito all'autore di "Un ponte da costruire", un libro che tratta della necessità di tenere un dialogo sempre aperto tra gli Lgbt e la confessione cattolica.
L'argomento centrale dell'annuale summit sulle famiglie sarà Amoris Laetitia, la discussa esortazione apostolica del pontefice argentino che ha suscitato le critiche dei cosiddetti cardinali conservatori. Quella per cui Burke, Brandmueller, Meisner e Caffarra hanno sollevato i dubia.
I lavori dell'Incontro del prossimo agosto, per farla breve, potrebbero essere conditi da più di qualche polemica. Ma di cosa parlerà Martin?
La risposta a questa domanda è stata data dallo stesso gesuita americano.




Dear friends: I"m delighted to accept the invitation, from the Vatican and the Archdiocese of Dublin, to speak at the World Meeting of Families in August, before the visit of @Pontifex, on how the church can welcome families with LGBT members. https://www.worldmeeting2018.ie/en/Media-Centre/Press-releases/Publication-of-the-Programme-for-the-Pastoral-Cong 


Come segnalato su questo blog, James Martin ha scritto su Twitter:"Su invito del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’Arcidiocesi di Dublino, parlerò all’Incontro Mondiale delle Famiglie #WMOF2018 di agosto, come parte della visita di Papa Francesco in Irlanda, su come la Chiesa possa accogliere le famiglie con membri LGBT".
La Santa Sede avrebbe dunque delegato al consulente della Segreteria per la Comunicazione il tema dell'accoglienza nella Chiesa cattolica delle famiglie che presentano al loro interno persone Lgbt. E il messaggio di fondo sarebbe esplicito: esisterebbe una possibilità concreta d'incontro tra realtà apparentemente contrastanti. Martin, a una rivista americana dei padri gesuiti, ha dichiarato di ritenere importante la sua presenza all'Incontro soprattutto al fine di dare un segnale al mondo Lgbt, ma cattolico, che si sente escluso dalla Chiesa. Si possono già udire, in sottofondo, le critiche di tradizionalisti e conservatori.
Giuseppe Aloisi 
P. Martin: “Ma Dio ama anche gay e lesbiche”

Incontro p. James Martin nel suo ufficio all’11° piano di un grattacielo nel cuore di Manhattan. È impressionante passare dalla frenesia dell’affollatissima Avenues of Americaalla calma e al silenzio che regnano nell’ufficio di questo gesuita famosissimo in America per i suoi libri di spiritualità, il suo sorriso, la sua cordialità, la sua spiccata sensibilità pastorale e la sincera amicizia con famosi anchormen come Stephen Colbert o stilisti come Anna Wintour.
P. Martin è altrettanto apprezzato in Vaticano, dove è consultore per il Segretariato per le comunicazioni, anche se di stesso modestamente afferma: «La mia missione è quella di ogni altro gesuita: predicare il Vangelo».
In Italia è stato appena pubblicato nella nostra lingua il suo ultimo libro, Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT, che ha avuto un immenso successo negli USA e ha provocato un confronto fecondo e talvolta animato sulla sfida pastorale che le comunità LGBT pongono alla Chiesa. Comincio facendo a Jim (così chiede di essere chiamato) questa domanda:
– Padre Jim, cosa l’ha condotta a scrivere questo libro?
Nel 2016 ci fu un terribile massacro in una discoteca a Orlando in Florida nel quale 49 persone, la maggior parte uomini gay, furono brutalmente uccise. All’epoca si trattava del più grande massacro nella storia americana.
Ogni volta che avvengono tragedie di questo tipo, i vescovi del nostro paese rilasciano dichiarazioni che condannano gli incidenti e porgono le loro condoglianze. Ma, per il massacro di Orlando, solo pochi vescovi intervennero.
Ne fui profondamente colpito e capii quanto, anche in circostanze di questo tipo, i nostri fratelli e sorelle LGBT siano invisibili per noi, siano “altri”. Ho scritto questo libro per colmare il divario tra la Chiesa istituzionale (quelli che prendono decisioni, vescovi, preti e laici in posizione di responsabilità) e i cattolici LGBT. Un ponte da costruire è basato sul Vangelo, in conformità totale con l’insegnamento cattolico e sulla richiesta del Catechismo della Chiesa cattolica di trattare le persone LGBT con “rispetto, compassione e delicatezza” (n. 2358). Ugualmente, i cattolici LGBT sono chiamati a mostrare lo stesso atteggiamento nei confronti dei leaders ecclesiastici.
– Molti cristiani provano disagio anche solo a parlare di “‘gay“, “lesbiche” e “comunità LGBT”. Come spiega questo disagio?
Le ragioni sono diverse. Talvolta non conoscono da vicino persone LGBT. Tutto cambia quando si tratta di un figlio, un nipote, un fratello, una sorella, oppure di amici. Una delle più grandi intuizioni di papa Francesco è la sua promozione della “cultura dell’incontro”. È facile coltivare pregiudizi e luoghi comuni su persone che non conosciamo. Ma quando ci incontriamo e impariamo a conoscerci, allora tutto cambia.
Un’altra ragione è la spiccata omofobia presente nelle nostre Chiese. Le persone LGBT sono viste prima di tutto attraverso il prisma del peccato, anche quando abbracciano la castità. E poi c’è semplicemente l’odio. È un odio fondato soprattutto sulla paura di gay e lesbiche perché sono diversi. Dice il Nuovo Testamento “L’amore perfetto scaccia il timore”. Ma io aggiungerei: “La paura scaccia l’amore”.
– Molte persone gay sono state ferite dal messaggio della Chiesa e lo associano con la colpevolizzazione e il giudizio. Cosa direbbe loro?
Sì, è vero. Mi sono state riportate storie incredibili sul dolore causato a persone gay da preti o da altre persone di Chiesa. Sento storie di questo tipo ogni giorno.
Ad un uomo autistico che aveva dichiarato la sua omosessualità alla sua famiglia ma senza avere nessuna relazione di tipo sessuale, un operatore pastorale dichiarò che gli era vietato ricevere la comunione. Questo è completamente contrario all’insegnamento della Chiesa. Una donna lesbica mi disse che il suo parroco le dichiarò che persone del “suo tipo” non erano benvenute.
Cosa dico loro? Prima di tutto, ascolto il loro dolore e lo riconosco. Poi ricordo loro che sono cattolici battezzati e che fanno parte della Chiesa tanto quanto il papa, i vescovi, i parroci o me.
Poi li aiuto a trovare una parrocchia accogliente. Quindi ricordo loro che ci sono persone crudeli e prive di tatto in qualsiasi organizzazione e che tali voci non rappresentano tutta la Chiesa.
Infine, chiedo loro perdono a nome di tutta la Chiesa. Se ritengono di essere stati feriti dalla Chiesa ufficiale, posso chiedere loro perdono in nome della Chiesa ufficiale.
– Da quando il suo libro è uscito ha ricevuto un’accoglienza assai positiva ma anche reazioni ostili. Come spiega questa ostilità?
La stragrande maggioranza dei cattolici continua a dirmi quanto il libro corrisponda a un bisogno e quanto sia utile.
Lo scorso fine settimana un parroco mi ha detto che il libro ha aiutato un giovane della sua parrocchia ad accettare la sua omosessualità. Il libro è stato approvato dai miei superiori gesuiti e appoggiato pubblicamente da tre cardinali e da diversi arcivescovi e vescovi. È stato usato anche in gruppi parrocchiali in tutto il paese e sono stato invitato a parlare in tantissime parrocchie.
Ho ricevuto critiche legittime e ponderate da diversi commentatori e, per rispondere loro, ho rivisto e ampliato il libro in inglese e ho avuto proficue conversazioni online.
Quanto alle molte reazioni ostili, bisogna riconoscere che sono causate da pura omofobia. Purtroppo c’è tanto odio nel mondo e molte delle risposte più ostili vengono da persone che non hanno nemmeno letto il libro.
– Cosa voleva dire papa Francesco con la sua famosa frase “Chi sono io per giudicare”?
È la risposta che diede ad un giornalista che gli faceva domande su preti gay. Il papa diede allora quella famosa risposta. Poco tempo dopo, qualcuno gli chiese di chiarificare questa dichiarazione e lui la estese a tutte le persone gay. E ha continuato a rilasciare affermazioni positive sulle persone LGBT nel corso del suo pontificato. La frase intera in realtà è: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”.
Cosa vuole dire? Non posso certo parlare a nome del papa, ma direi questo: Gesù ci dice di non giudicare gli altri. Poi direi che le persone LGBT fanno del loro meglio per vivere in accordo con il Vangelo. Infine, direi che né lui né nessuno può conoscere cosa avviene del cuore di una persona. Occorre comunque riconoscere che questa frase ha riconciliato innumerevoli persone LGBT che si erano sentite continuamente giudicate dalla Chiesa e ha ricondotto tantissimi alla Chiesa.
– Cosa direbbe alle persone LGBT che si sentono chiamate a diventare preti o suore?
Direi che devono seguire la chiamata di Dio che è sempre da onorare. Come indica la dichiarazione di papa Francesco, come possiamo allontanare persone che cercano di seguire la chiamata di Dio nella loro vita?
Per una ragione che mi sfugge, tanti dicono che queste persone non possono vivere la castità o il celibato, il che è ridicolo. Conosco decine di preti, religiosi e religiose gay che vivono pienamente il loro celibato in uno spirito di servizio e di dedizione. E, visto che il Catechismo invita le persone LGBT al celibato, questi preti o religiosi vivono in accordo con l’insegnamento della Chiesa. Davvero non capisco chi vorrebbe escluderli dal presbiterato e dalla vita religiosa.
– Cosa direbbe ai cristiani che vorrebbero essere più aperti nei confronti della comunità LGBT?
Direi, prima di tutto, di imparare a conoscere e ad ascoltare queste persone e di incontrarli come fratelli e sorelle, come amici. Poi dobbiamo ricordare che Gesù è andato prima di tutto incontro a coloro che si sentivano ai margini della società nella Galilea e nella Giudea del primo secolo: la samaritana, il pubblicano, il lebbroso… Non c’è nessuno più marginalizzato delle persone LGBT nella Chiesa di oggi.
– Cosa dovrebbe fare un prete se una coppia gay gli chiedesse un consiglio su come migliorare la loro relazione?
Il prete dovrebbe fare un discernimento molto accurato. L’arcivescovo di Vienna, card. Christof Schönborn, ha parlato di un suo conoscente gay che viveva una relazione. Nel periodo del Sinodo sulla famiglia del 2015 disse che questa coppia condivideva «la vita, le gioie, le sofferenze e che si aiutavano a vicenda». Occorre quindi riconoscere che questa persona aveva compiuto passi decisivi per il proprio bene e per il bene degli altri, anche se si tratta di una situazione che la Chiesa non considera “regolare”.
– Come dovrebbe reagire una persona gay quando sente dei cristiani fare affermazioni omofobe?
Dovrebbe reagire esattamente come farebbe udendo cristiani fare affermazioni razziste, sessiste o xenofobe. Dovrebbe correggere i suoi fratelli e le sue sorelle cristiani nella carità e ricordare loro che siamo chiamati a lottare per coloro che sono perseguitati. Come ha detto l’arcivevescovo irlandese Diarmuid Martin: «Chiunque non manifesta amore nei confronti di gay e lesbiche insulta Dio. Non sono solo “omofobi” ma “deofobi”, perché Dio ama tutti».
di: Luigi Gioia

Vaticano invita propagandista gay a parlare al "Meeting mondiale delle famiglie"



Il propagandista omosessuale don James Martin è stato invitato dal Vaticano e dall'arcidiocesi di Dublino come oratore chiave al Meeting mondiale delle famiglie di agosto.

Martin ha annunciato su Twitter (11 giugno) che parlerà prima della visita di papa Francesco su come accogliere le "persone LGBT" nella Chiesa.

Il giornalista liberale Christopher Lamb ha dichiarato una cosa ovvia su Twitter: la scelta di Martin è un "endorsment importante" della propaganda gay di Martin.

Foto: James Martin, © Shawn, Flickr, CC BY-NC-SA#newsVvvoplhrkn


Arcivescovo irlandese: coppie omosessuali benvenute al "Meeting mondiale delle famiglie"



La Chiesa irlandese cerca migliaia di volontari che aiutino l'organizzazione del Meeting mondiale delle famiglie a Dublino dal 21 a 26 Agosto.

In una conferenza stampa (11 giugno), all'arcivescovo di Dublino Eamon Martin è stato chiesto da TheJournal.ie, se le "coppie omosessuali" sarebbero state benvenute come volontarie.

Martin ha risposto: "Certamente" aggiungendo che "tutti" [inclusi razzisti, omosessualisti e criminali?] sono benvenuti al meeting.

Foto: © Ted Eytan, CC BY-SA#newsKyeaaanesg