ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 9 giugno 2018

Una veglia di preghiera per il Vaticano

Oh mio Dio! Hanno visto Gesù aggirarsi per Roma…
Adolf Hitler, Benito Mussolini, Gesù Cristo hanno qualcosa in comune. No, non è un accostamento blasfemo, ma un filone cinematografico che sta avendo notevole successo, coniugando un pizzico di distopia, molta ironia e i crismi della sociologia empirica.


Questi tre big della Storia sono stati riportati in vita, in tre film diversi, con stili diversi ma con unico filo rosso. In Oh mio Dio! diretto da Giorgio Amato, già promettente regista de Il Ministro, Gesù è interpretato magistralmente da Carlo Caprioli, figlio d’arte del grande Vittorio Caprioli.
Carlo Caprioli, Ph. ANSA
Il Messia compare improvvisamente nel giorno di Natale, durante la Santa Messa, con una semplice tunica rossa e l’accusa, rivolta all’umanità, di aver disatteso il suo comandamento più importante: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”.
Da quel momento si aggirerà per la Roma del 2016 cercando i suoi apostoli. Trama e ritmo godibili per tutta la durata del film, che non fa mancare situazioni grottesche. Oltre alla bravura di Caprioli spiccano la fotografia di Bruno Cascioe la qualità di tutto il cast,  in particolare quella di Anna Maria De Luca nel ruolo della madre di Gesù.









Un paio di giorni fa il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha partecipato alla Veglia di Preghiera per l’Italia organizzata dalla comunità di Sant’Egidio a Santa Maria in Trastevere, come potete vedere qua sotto:

Pezzo Grosso ha letto l’omelia  recitata dal porporato. E ci ha partecipato le sue riflessioni. Che condividiamo.
“Le bucce di banana di Bassetti. Caro Tosatti, mi convinco sempre più che alla Cei il Presidente e Segretario (Bassetti e Galantino) facciano a gara per compiacere il Papa nel rendere la chiesa povera, materialmente (8per mille) e spiritualmente (con dichiarazioni che confondono i fedeli). Altrimenti almeno Bassetti starebbe attento alle bucce di banana su cui continua a scivolare.

Bassetti 1. All’Assemblea dei Vescovi (il 7giugno), riferendosi al risultato elettorale, spiega che “saremo vigilanti e coscienza critica per quello che va contro la famiglia e i migranti”. Scusi eminenza, qui cade sulla prima buccia di banana. Siete voi che dovreste esser vigilati da una vera coscienza critica: che cosa avete fatto voi per la famiglia e i migranti? Nulla, se non peggio…(E’ proprio la LEGA che ha proposto una politica per la Famiglia, grazie al ministro Fontana). Su che cosa stiate facendo ai migranti, beh questo merita una riflessione a parte. La seconda buccia di banana su cui Lei scivola riguarda i “punti irrinunciabili” che lei cita. Il card. Ruini avrà avuto un malore leggendoli. Per lei sono: -la persona (ma quale persona? l’homo sapiens, la persona sociale o la persona umana?). -La scelta di democrazia e – l’Europa. Ma scusi, ma sa di che cosa parla? Sono cinque anni che sembrate, come vescovi e come Chiesa, ad aver rinunciato ad entrambe, praticando l’alleanza con l’Onu per compiacere i neomalthusiano ambientalisti; e l’apertura a Lutero per compiacere i tedeschi che vogliono una Europa protestante. La terza buccia di banana Bassetti la trova a sant’Egidio.
Bassetti 2: A Sant’Egidio (ma li pubblica o no, i bilanci?), la nuova temporanea “sede Unesco”, fa un discorso (vedi …) di preghiera per l’Italia, talmente surreale e populista, che sembra una fakenews. Si leggano le sottili e velate accuse alla gente di aver votato partiti sbagliati e le premesse secondo cui lui è impegnato nel “rammendo della società italiana perché il mondo ha bisogno di una Italia in pace, senza odi e razzismo”. E poi la pretesa in base alla quale “Non possiamo mancare alle nostre responsabilità che hanno reso il nostro paese conosciuto e simpatico al mondo intero”. Ma di che cosa sta parlando? Conosciuto e simpatico? Bassetti lamenta velatamente – ma neanche tanto –  la vittoria della Lega e del Movimento 5Stelle? Quando si direbbe che abbia fatto lui di tutto, con le sue esternazioni affinché vincessero le elezioni….
Anch’io ora proporrei una veglia di preghiera, ma non per l’Italia; bensì per il Vaticano e la Santa Sede. Inviterei a pregare per loro, ricordando e  partendo dalla missione della santa Chiesa, che è quella di evangelizzare e santificare; ricordando il valore del sacerdozio e invocando lo Spirito Santo affinché colmi i responsabili della Cei dei suoi doni, soprattutto Intelletto, Scienza, Sapienza, Consiglio e Timor di Dio…Pregare, pregare tanto affinché capiscano che le cause dei problemi di povertà, diseguaglianza, migrazioni, sono conseguenti al non insegnamento della dottrina cattolica ed alla perdita della fede. Perciò è colpa loro se son cresciuti vizi come avidità, egoismo e indifferenza. E’ necessario capire e aver capito le cause morali di questi problemi, prima di proporre soluzioni. Nessun medico si arrischierebbe in una prognosi senza aver compiuto prima  una diagnosi corretta”.
Ma Pezzo Grosso è tutt’altro che solo, nelle sue perplessità.
Sui social abbiamo scelto questo commento:
“Davvero incredibile che la CEI si preoccupi di un governo che nemmeno ha avuto tempo di fare danni e non abbia mai fatto preghiere pubbliche mentre il governo PD faceva leggi contro la famiglia e la vita come #UnioniCivili e #DAT. La Storia ne chiederà conto alla Chiesa italiana”.
E questo, che crediamo si rivolga soprattuto a Sant’Egidio, politicamente sensibile alla sinistra e all’affaire migranti:



Marco Tosatti 
9 giugno 2018 Pubblicato da  9 Commenti --
http://www.marcotosatti.com/2018/06/09/le-bucce-di-banana-di-bassetti-alle-veglia-per-litalia-organizzata-da-santegidio-ne-parla-pezzo-grosso/


Il 28 maggio scorso, a un mese dall’omicidio di Stato del piccolo Alfie Evans – omicidio perpetrato dallo Stato sanitario con la complicità della chiesa – si è tenuto un importante convegno nell’Aula Salviati dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.
Il fine dell’evento, strombazzato dai media di tutto il mondo, era presentare la «Carta dei Diritti del Bambino Inguaribile». Una sorta di decalogo, dettato però non da Dio Padre, ma dal Bambin Gesù, inteso come Ospedale della Santa Sede che si fregia del nome del Figlio di Dio infante.
Erano presenti delegazioni di medici, politici, ricercatori e bioeticisti.
Non poteva mancare, certo, il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Vincenzo Paglia, vescovo emerito di Terni-Narnia-Amelia, il quale, ricordiamolo, è anche Gran Cancelliere del Pontificio istituto teologico San Giovanni Paolo II per le Scienze sul matrimonio e sulla famiglia e Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia.
Per i cattolici, insomma, in teoria nessuno più di lui dovrebbe essere titolato a parlare dei temi della vita e della famiglia, intorno ai quali ruota la tragedia appena consumata della famiglia Evans.
Paglia si è distinto per molte iniziative, tra cui ricordiamo solo la promozione alla Giornata della Gioventù dei simpatici pornolibretti (dei cui intarsi satanisti si è accorta soltanto Riscossa Cristiana in tutto il giro della stampa nazionale e internazionale sedicente cattolica), oppure la commissione a un artista omosessualedi un imponente pornoaffresco nella cattedrale di Terni in cui campeggia un Gesù effemminato ritratto su modello di un noto parrucchiere locale.
Nessuna delle sue tante belle iniziative ha mai scottato Paglia, anzi. Il monsignore è stato protagonista di un’ascesa inarrestabile nei posti chiave della gerarchia ecclesiastica che hanno a che fare con la morale cattolica.
Ma torniamo all’ospedale vaticano.
Il grande evento di presentazione della Carta ha potuto contare anche sulla presenza della parlamentare europea Silvia Costa, del direttore del Centro Nazionale Trapianti (perché, i trapianti, come i vaccini, sono molto amati dalla neochiesa), di Alessandro Nanni Costa, direttore della Pediatria e della Rianimazione Neonatale dell’Ospedale A. Beclere di Parigi, di Daniele De Luca e Mons. Francesco Cavina (il vescovo di Carpi che portò Thomas Evans da Bergoglio per iniziare il percorso senza uscita della «diplomazia vaticana», sfociato, come noto, nell’assassinio del piccolo Alfie e nella proibizione ai preti di avvicinarsi alla sua famiglia).
Del team del Bambin Gesù erano presenti, oltre al presidente Mariella Enoc (quella che riguardo agli Evans cominciò a ventilare di «test genetici» – cioè eugenetici – per i figli successivi), il direttore scientifico Bruno Dallapiccola (appunto, un genetista), il direttore dei dipartimenti clinici Nicola Pirozzi e il responsabile dell’Etica Clinica, don Luigi Zucaro.
Tale dispiegamento di forze aveva come obiettivo la stesura di un documento in grado di «promuovere l’alleanza terapeutica e il sostegno ai bambini con malattie gravi e inguaribili», che prevede dieci diritti in dieci punti, che commentiamo tra parentesi. 
1) Il bambino e la sua famiglia hanno diritto al miglior rapporto possibile con medici e personale sanitario
(Una puntualizzazione che tutti sentiamo come necessaria, in molti infatti pensano di aver diritto ad un rapporto mediocre o scadente con chi li cura)
2) Il bambino e la sua famiglia hanno il diritto all’educazione alla salute
(Qui parte un po’ di paternalismo: le famiglie vanno educate. Anche se la parola che sentiamo più vicina è di sapore maoista: rieducate) 
3) Il bambino e la sua famiglia hanno il diritto di ottenere una seconda opinione medica
(Ci era sfuggito fosse proibito. Grazie Enoc!) 
4) Il bambino e la sua famiglia hanno il diritto di ricevere la diagnosi più competente
(Anche qui, pensavamo di avere diritto solo alla diagnosi incompetente; poi sarà comunque a carico dell’ospedale far arrivare premi Nobel a visitarci la prole) 
5) Il bambino ha il diritto di esser sottoposto al miglior trattamento sperimentale 
6) Il bambino ha diritto a trasferimenti sanitari transfrontalieri
(Certo, si è visto nel caso di Alfie; si è sentito soprattutto quando un impiegato vaticano ha risposto a una emissaria degli Evans che  in lacrime domandava la cittadinanza per Alfie qualcosa come «Signora, se lo facciamo per questo bambino dovremmo farlo per altri venti, duecento, duemila») 
7) Il bambino ha diritto alla continuità delle cure e alle cure palliative
(Pensavamo al bambino spettassero cure discontinue e nessuna cura palliativa. Fanno bene a puntualizzare) 
8) Il bambino ha il diritto di veder rispettata la sua persona anche nella fase finale della vita, senza ostinazione terapeutica
(Ecco: su questo diremo più sotto) 
9) Il bambino e la sua famiglia hanno il diritto all’accompagnamento psicologico e spirituale.
(Idem: diciamo più sotto, e qui centriamo il punto) 
10) Il bambino e la sua famiglia hanno il diritto di partecipare alle attività di cura, di ricerca e accoglienza.
(Qualsiasi cosa voglia dire questa infilata di parole vuote, ci va bene lo stesso: almeno lo strazio della lettura di questo «decalogo del niente» è finito) 
C’è da rilevare come alla base di tutto, al solito, ci sia quella cultura contrattualista per cui l’obiettivo supremo starebbe nell’alleanza terapeutica fra medici e genitori: una posizione fatta per far scivolare la discussione bioetica sul piano del volontarismo (si decide in base alla volontà) e dell’utilitarismo (si decide in base al massimo del piacere esperibile per la comunità di esseri senzienti, essendo il dolore cosa orrenda che va evitata).
Notiamo la folle volontà di stringere un’«alleanza» con i dottori e le strutture che ammazzano i bambini, e pure non se ne scusano: il caso del recente comunicato riguardo alla morte del piccolo Isaiah indica con quale bestia assetata di sangue abbiamo a che fare.
Sappiamo, del resto, che le belve piacciono ai nemici dei cristiani: un tempo, i seguaci di Cristo erano dati in pasto ai leoni, peraltro proprio nei luoghi dove oggi sorge San Pietro (di qui, forse, la simpatica trovata di proiettare immagini di fiere varie sulla facciata di San Pietro, un paio di anni fa).
Comunque sia, è il caso di lasciar la parola al loquace uomo Paglia:
«Io credo che iniziative come queste siano particolarmente utili, perché i due casi di cui si fa memoria – quello di Charlie e di Alfie – mostrano un punto molto critico della società contemporanea. Ecco perché è indispensabile ritrovarsi insieme per riscoprire quella alleanza terapeutica o alleanza d’amore tra medici, familiari, malati e chi è amico, per accompagnare, senza mai abbandonare, anche coloro che sono inguaribili. Io mi augurerei che casi come questo ci aiutino a riflettere sul fatto che mai nessuno deve essere scartato. Io credo che sia indispensabile una cultura che contesti e si sdegni contro uno scarto quotidiano per aiutare un mondo che invece capisca; come dice Papa Francesco: “Se lo vogliamo umano, dobbiamo ripartire dalle periferie o dagli scartati”».
Oltre a non ricordare, non si capisce il perché, il piccolo Isaiah – i cui funerali, in pochi lo sanno, sono stati celebrati lo scorso giovedì dopo ben tre mesi dalla morte atroce cagionatagli dallo Stato ospedaliero assassino – il Paglia, che quando Alfie era ancora vivo pontificava di «accanimento terapeutico», torna a fare i soliti discorsi incentrati sul buonismo, sulla volontà di trovare spunti di condivisione puntando, à la Roncalli, su ciò che unisce e non ciò che divide.
C’è un piccolo particolare, però: Alfie è morto. Tante parole, tanta condivisione.
L’assassinio è avvenuto lo stesso.
Alfie, per settimane, è stato lasciato nel braccio della morte in attesa della pena capitale.
La corsa ai ripari del nosocomio vaticano arriva leggermente troppo tardi, e forse con lo scopo di salvare la faccia dopo che, nel settembre del 2017, in seguito alla visita di Alfie all’Alder Hey di Liverpool, proprio gli specialisti del Bambino Gesù di Roma avevano decretato l’inguaribilità di Alfie.
Oggi, invece, arrivano a parlare di differenza fra «possibilità di guarigione» e «possibilità di cura».
Se il significato vi pare anche qui un po’ oscuro, esso vi diventerà più chiaro andandosi a rileggere il punto 8 e il punto 9:
«Il bambino ha il diritto di veder rispettata la sua persona anche nella fase finale della vita, senza ostinazione terapeutica».
Ecco. «Accanimento terapeutico», l’espressione gergale con cui la Necrocultura vuole iniettare definitivamente l’eutanasia nella morale cattolica.
«Al bambino in condizione di particolare fragilità, ivi comprese le malattie non guaribili e le situazioni ad evoluzione terminale devono essere garantiti trattamenti medici, infermieristici e di sostegno (psichico, sociale, spirituale) adeguati e proporzionati alla specifica condizione, con astensione da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione dei trattamenti».
Ecco. accanimento terapeutico bis, dunque, e sostegno «psichico, sociale e spirituale». La psicologia messa sul piano dello Spirito: ci sembra giusto, specie negli anni in cui l’Ordine degli Psicologi radia chi sostiene la matrice patologica dell’omosessualità.
Ma soprattutto: il sostegno spirituale che abbiamo in mente è quello dei preti a Liverpool, costretti ad abbandonare l’ospedale lasciando soli Tom e Kate, con annessa l’ingiunzione episcopale di non avvicinare la famiglia (inaudito!).
Tutto torna, è il pattern costante di ogni presa di posizione della neochiesa: si usa il sacro per coprire l’agenda della morte; si parla di accompagnamento spirituale per confermare l’«accompagnamento» alla morte, cioè l’omicidio, cioè la strage programmata via aborto, provetta, eutanasia dal Principe di questo mondo.
– di Roberto Dal Bosco e Cristiano Lugli