ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 4 settembre 2018

Mantenere la Fede!

Resistenti, non si può in alcun modo desistere.
Chi salva oggi la Chiesa? Coloro che resistono!


https://cooperatoresveritatis.files.wordpress.com/2018/06/051-unita-chiesa-1.jpg?w=705&h=435&crop=1 (immagine aggiunta)

Altro che non sia la “Resistenza”? - I


Se qualcuno si chiede ancora cosa il movimento cattolico della “Resistenza” intenda fare, i recenti avvenimenti negli Stati Uniti lo rendono più evidente che mai - deve mantenere la Fede!  Con la pubblicazione ufficiale il mese scorso da parte dello Stato della Pennsylvania, USA, di un documento di 800 pagine che dimostra senza ombra di dubbio la colpevolezza di ecclesiastici cattolici di alto rango per crimini abominevoli contro la legge del paese e la legge di Dio, milioni di cattolici saranno tentati, e non solo negli USA, di dubitare della Fede e di lasciare la Chiesa.

Un lettore di questi “Commenti” cita tre inquietanti collegamenti Internet, e scrive:


Ho il cuore a pezzi. Gesù non ha insegnato questo. Piango amaramente. Sono un uomo coriaceo e non piangevo spesso. Non posso accettare tutto questo. Mi dispiace, ma se continua così dovrò diventare ortodosso orientale o perderò assolutamente la testa. Non riesco più ad accettare tali partecipano a mostruosità. Sono dolorante anche fisicamente, ho come un’oppressione al petto. Perderò la testa. Tutte le preghiere e le Messe sono vane se sono ancora fatte da coloro che quelle preghiere e a quelle Messe. Nostro Signore è stato rovesciato da questi eretici! Non posso accettarlo!

Ora il peccato accade, e il peccato continuerà ad accadere fino alla fine del mondo, anche tra i preti e i vescovi, perché Dio non toglie loro la libera volontà, e nessun saggio legislatore nella Chiesa o nello Stato si affida alla mera legislazione per abolire il peccato. Solo la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo può purificare le anime dal peccato (Rm VII, 24, 25). Per questo motivo lo Stato è fondamentalmente impotente a guarire i profondi problemi umani dei preti, delle famiglie o delle nazioni. Esso è obbligato a fare del suo meglio per proteggere i suoi cittadini, ma tutti gli statisti intelligenti e onesti riconoscono che solo la Chiesa cattolica è pienamente in possesso dei mezzi per ottenere la guarigione nel profondo delle anime umane. Per questo essi favoriranno al meglio che possono la Chiesa per il bene dello stesso Stato, e proteggeranno al meglio che possono la reputazione di vescovi e preti, e lasceranno che sia la Chiesa a trattare con i suoi stessi criminali, se essi lo vorranno. Ma se la Chiesa si rifiuta di avere a che fare con i suoi criminali, allora deve intervenire lo Stato.

Ciò che è tanto scandaloso nell’attuale piaga dell’abuso da parte di ecclesiastici di adolescenti e ragazzi, è l’estensione dell’abuso, la copertura sistematica dell’abuso da parte di ecclesiastici di alto rango, e il rango di alcuni di loro attiene fino al vertice della Chiesa. In effetti, lo scandalo è noto negli USA da decine di anni, ed è del tutto impossibile che non fosse di dominio pubblico anche a Roma. Da decine di anni, però, una rete di omosessuali ha un potere immenso all’interno della struttura e della gerarchia della Chiesa, al punto da esercitare un controllo di vasta portata a Roma sulla nomina dei vescovi, e nelle diocesi sulla scelta dei seminaristi. E’ sempre più difficile diventare vescovo o prete senza appartenere personalmente a tale rete.

Ma cos’è che può spiegare un tale disastro tra tanti ecclesiastici? L’unica adeguata spiegazione è la perdita della fede, abbandonata dal Concilio Vaticano II (1962-1965), in seguito al quale il grande protettore della perseveranza del sacerdote, il suo Breviario, insieme allo scopo della sua esistenza, la Messa, sono stati mutilati e paralizzati (Sacrosanctum Concilium, Capitoli II e IV).  Togliete a qualsiasi uomo lo scopo della sua esistenza ed egli sarà portato a guardare altrove per essere soddisfatto. Almeno un commentatore americano richiama il satanismo come causa del disastro, un peccato che attacca direttamente Dio e, come tale, molto più grave dei peccati della carne. Ma gli uomini si rivolgono a Satana solo quando si sono allontanati o sono stati allontanati da Dio. Il Vaticano II ha aperto verosimilmente la porta all’allontanamento da Dio di tutta la Chiesa.

Kyrie eleison.

Eleison Comments DLXXXI
WHITHER, “RESISTANCE” ?  - I
Commenti settimanali di

di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X


  1 settembre 2018

Pubblichiamo il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo alla inderogabilie necessità di “resistere” nella fede contro l'attuale degrado nella Chiesa. - Parte prima.

Questi “Commenti” sono reperibili tramite il seguente accesso controllato:
http://stmarcelinitiative.com/eleison-comments/iscrizione-eleison-comments/?lang=it


LA CHIESA E I SUOI MALI
Ci si purifica se si vive l'annunzio

La situazione è oggettivamente di scandalo, ma una Chiesa che si esaurisce nell'analisi dei suoi mali è una Chiesa che tradisce il suo compito, che è quello di annunziare Cristo come significato della vita. Lo scandalo degli scandali è che la Chiesa non parla più di Gesù Cristo.

Non si può negare che ci sia una situazione di vero scandalo, nel senso che la manifestazione dell’immoralità è diventata così ovvia e naturale, che il popolo vive una situazione permanente di scandalo. Ed è come se la Chiesa fosse tutta concentrata a parlare di questi scandali, a cercare di chiarirli, di dettagliare. C’è un incredibile dettaglio del male che porta però a una reale alterazione della situazione della Chiesa. Gli scandali della pedofilia, della immoralità del clero, dell’evidentissima presenza nel tessuto della Chiesa di forme di pressione omosessuale sono davanti agli occhi di tutti; però lo scandalo degli scandali è che la Chiesa non parla più di Gesù Cristo.

La Chiesa finisce per ridursi a formulare una serie di interventi corretti politicamente, in cui è evidente che non si propone più l’immagine di Gesù Cristo, non si pone più quella presenza inquietante e insieme confortante che la Chiesa deve vivere e comunicare agli uomini di ogni generazione.

Il sospetto è che questa attenzione spropositata a situazioni certamente gravi dal punto di vista morale, finiscano per impedire alla Chiesa di tenere fermo il punto. Quale è il punto su cui la Chiesa deve tenere ferma la sua presenza? Che ci sono questi scandali terribili oppure che nonostante tutti questi limiti c’è la presenza di Cristo che salva l’uomo, che riempie la vita dell’uomo di un significato vero e profondo, che apre davanti ad ogni uomo quel sentiero buono della vita di cui parlava in modo indimenticabile papa Benedetto XVI?

Se la Chiesa si esaurisce nell’analisi dei suoi mali, o di certi suoi mali, di fronte al male resta sgomenta, perché il male sembra invincibile. Non è una Chiesa che rinnova ogni giorno ad ogni uomo l’esperienza dell’annunzio, che il Signore è risorto ed è con noi, che la vita umana non è perduta, non è neanche spezzata, non è neanche inutile: la vita umana acquista il suo senso profondo, il suo significato profondo per la presenza di Cristo e dalla presenza di Cristo.

Forse è anche inutile fare confronti fra le situazioni di crisi di oggi e di altri momenti della Chiesa. Non credo ci sia stato un momento della storia in cui la Chiesa non abbia sofferto anche gravemente per le incoerenze di chi doveva tenere alta la barra della fede e dell’amore a Cristo.

Oggi è evidente che quanto più il tempo passa e quanto più ci si impegna in questa dialettica senza fine sulla natura degli errori, sul peso degli errori, sulle radici degli errori morali, tanto meno si tiene ferma l’unica cosa che deve essere tenuta ferma, dentro la Chiesa e nel rapporto tra la Chiesa e il mondo: che Cristo è il redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia. E che quindi nessuna condizione, nessuna situazione che si provochi all’interno della Chiesa per l’immoralità dei suoi aderenti o che invece proceda dal mondo verso il cuore della Chiesa con la forza terribile del demonio, può scuotere la serena certezza che «se Cristo è con noi chi può essere contro di noi?».

Vorremmo che soprattutto le autorità della Chiesa si rendessero conto che il popolo si aspetta che si rinnovi l’annunzio di Cristo, che si rinnovi all’uomo la grande certezza che la vita è buona, perché nasce da Dio, nasce dal mistero di Cristo, ci viene donata in virtù della sua presenza e della sua grazia. Si sperimenta come vita nuova, come modo nuovo di essere, di agire, di vivere, di lottare, di soffrire, di morire. E questa vita nuova, che rende ogni giorno nuova l’esistenza, non deve essere trattenuta con qualche forma di neghittosità nello spazio della coscienza privata, dei singoli o delle comunità, ma deve essere annunciata con forza ad ogni uomo di questo mondo, perché soltanto nell’incontro con Cristo l’uomo di questo mondo può trovare il senso profondo della sua esistenza.

Tutto il tempo che si dedica all’analisi degli errori interni alla Chiesa è tempo tolto alla fede, è tempo tolto all’amore personale al Signore, è tempo tolto a quella esperienza di verità, di bellezza, di bene, che rende più faticosa e insieme più lieta l’esistenza. «Il mio cuore è lieto perché Dio vive»: solo la Chiesa può dare questa letizia. Se si sottrae a questo compito di proporre agli uomini quella letizia che il cuore dell’uomo desidera, la Chiesa non compie un peccato particolare, compie il peccato di Giuda, «meglio per te che non fossi neanche nato».

Non si tratta di far finta che nulla sia successo o minimizzare la portata di certe situazioni, ma tutto va vissuto alla luce del compito che ci è stato dato, tutto va vissuto in funzione di una ripresa. Tutto va tradotto in termini di coscienza nuova, altrimenti è un tempo perduto.

È un tempo perduto perché non ci è chiesta immediatamente la purificazione di noi stessi, che si operi magari come esito della nostra capacità morale. Ci è chiesto l’annunzio, ed è l’annunzio che ci purifica. Non c’è una purificazione morale previa dopo della quale comincia l’annunzio. Se si vive l’annunzio ci si purifica, come ci ha insegnato Paul Claudel in modo indimenticabile in alcuni grandi personaggi di quel documento della genialità cristiana che è “l’Annunzio a Maria”.

* Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio
http://lanuovabq.it/it/ci-si-purifica-se-si-vive-lannunzio#.W4vrn5wgt6c.facebook

L’opzione Benedetto di Joseph Ratzinger

Rod Dreher, autore de L’opzione Benedetto, sarà nei prossimi giorni in Italia per la presentazione del suo libro in lingua italiana. Molti ne hanno sentito parlare. Egli, mentre redigeva la relazione che terrà nelle conferenze italiane, ha scritto di getto questa riflessione sul male, sulla crisi nella Chiesa, sul ritiro di papa Benedetto XVI e sulla figura di San Benedetto da Norcia, il fondatore dell’ordine dei Benedettini. Ve la propongo perché la ritengo degna di attenzione.
Eccola nella mia traduzione.
Mi è successo qualcosa mentre stavo finendo di scrivere il discorso che terrò la prossima settimana nel mio tour (in Italia, ndr) di presentazione del libro (L’opzione Benedetto, ndr) in italiano. Ho intenzione di scriverlo per vedere cosa ne pensate tutti voi. Potrei essere molto lontano. Eppure, voglio condividerlo.
Benedetto da Norcia fu studente a Roma negli ultimi anni del V secolo. Papa San Gregorio Magno, che scrisse una biografia di Benedetto basata sull’intervista fatta a quattro uomini che lo avevano conosciuto, ci racconta:
Nacque nella provincia di Norcia, di onorata discendenza, fu istruito a Roma negli studi umanistici.  Per quanto ne vedesse molti a causa di tale apprendimento cadere nella vita dissoluta e volgare, tirò indietro il piede, che aveva come era esposto nel mondo, per timore di entrare troppo in conoscenza con esso, e cadere allo stesso modo in quel pericoloso baratro senza Dio.

Perciò, restituendo il suo libro, e abbandonando la casa e la ricchezza di suo padre, con una mente risoluta solo per servire Dio, cercò un posto dove poter raggiungere il desiderio del suo santo scopo. In questo modo partì, istruito con ignoranza colta, e fornito di saggezza non colta.
L’uomo che sarebbe diventato San Benedetto si ritirò dalla città di Roma perché era così corrotta, e perché temeva che se fosse rimasto avrebbe perso la sua anima. Si ritirò in una grotta di Subiaco e adottò una vita di preghiera, digiuno e studio della Scrittura. Dopo tre anni, ritornò nel mondo, e alla fine diventò un abate.  Egli fondò monasteri e scrisse la sua Regola. Benedetto morì nel 547, ma nei secoli successivi il movimento monastico che iniziò si diffuse a macchia d’olio in tutta l’Europa occidentale. I monaci prepararono l’Occidente alla rinascita della civiltà.

Nulla di tutto ciò sarebbe accaduto se Benedetto da Norcia non si fosse ritirato da Roma per andare in una grotta della foresta e pregare.

Stavo scrivendo l’ultimo paragrafo del mio intervento, e ho scritto una frase sulla “rinuncia” di san Benedetto al mondo e sul destino che la sua famiglia aveva pianificato per lui. Improvvisamente mi è venuto in mente che si può pensare all’abbandono del papato da parte di Benedetto XVI come a una rinuncia simile. Il Washington Post di oggi ha un articolo su come “Papa Benedetto XVI, in isolamento, si profila in opposizione a Papa Francesco”.  Estratto:

Per quanto possa rimanere fuori dalla mischia, Benedetto è stato usato come simbolo di resistenza per un segmento di tradizionalisti che si oppongono agli elementi del papato riformista di Francesco e vedono la visione del cattolicesimo di Benedetto come più allineata alla loro.

“Non fermerà la rivoluzione [di Francesco], ma la sua presenza ricorda a voi – a me, a tutti – che un’altra via è possibile”, ha detto Marcello Pera, amico di Benedetto ed ex presidente del Senato italiano.
Penso che questo sia profondamente vero. Benedetto XVI è rimasto fuori dalla mischia su Francesco. Questa è la cosa giusta da fare per lui. Ma, come sottolinea Pera, anche un Benedetto silenzioso e appartato manda un messaggio.  Amici italiani mi hanno detto che l’Opzione Benedetto è diventata per molti in Italia un rifugio dalle cose insegnate da Francesco. Lo trovo scoraggiante, ad essere onesto, perché non ho scritto il libro pensando a un’agenda anti-francesco e non voglio che sia considerato anti-francesco. Tuttavia, padre Antonio Spadaro, SJ, uno dei maggiori portavoce di Francesco, e il cardinale Blase Cupich di Chicago hanno entrambi pubblicamente denunciato il libro e l’idea come contrari alla visione di Papa Francesco, quindi cosa posso dire?  Il mio libro è certamente infuso con lo spirito di Ratzinger, che considero il secondo Benedetto dell’Opzione Benedetto.

Anni fa, quando ero all’università, ho letto la grande autobiografia di Thomas Merton The Seven Storey Mountain. In essa, Merton, che lo scrisse come nuovo monaco trappista, parlò degli anni della seconda guerra mondiale e disse che forse il mondo intero era stato tenuto insieme dalle preghiere dei monaci nascosti nei monasteri. Ricordo di essere stato colpito da quel concetto in quel momento – dall’idea che nell’economia misteriosa di Dio, le preghiere di uomini santi nascosti lontano dal campo di battaglia potrebbero essere state più significative di quanto possiamo sapere per promuovere la causa della giustizia.

Questo non è certo un consiglio di quietismo, ma è un invito per noi cristiani a ricordare che la battaglia non è solo sul piano materiale, ma si svolge anche sul piano spirituale.

Alcuni dei miei amici cattolici più conservatori sono arrabbiati per Benedetto XVI per aver rinunciato al papato. Essi credono che egli abbia aperto la porta al caos che è venuto con Papa Francesco. Posso capire il loro punto di vista. Ma stasera mi è venuto in mente che forse Dio era e sta facendo qualcosa con Benedetto che non riusciamo ancora a capire.

Sappiamo che il marciume nella Chiesa cattolica non ha avuto inizio con Francesco, o con Benedetto. Sappiamo che Benedetto sapeva che la “sporcizia” – è la sua testuale parola – infettava la Chiesa, e sappiamo anche che, come papa, era in gran parte inefficace nel combatterla. Dall’articolo del Washington post:
Non ha mai avuto la vocazione a governare, a comandare”, ha detto Vittorio Messori, amico che lo scorso anno ha incontrato Benedetto. “Non sa come si governa”.
Benedetto XVI ha anche pubblicamente detto, annunciando le sue dimissioni, di non avere più la forza di svolgere l’ufficio del suo ministero petrino. E’ stato ampiamente ipotizzato che Benedetto si sia reso conto di essere effettivamente solo un papa puramente rappresentativo, che la corruzione nella curia romana si era diffusa a tal punto da renderlo impotente a cambiare le forze profonde che portano la Chiesa cattolica verso la sua attuale crisi. Infatti, una fonte italiana che conosce personalmente Benedetto mi ha detto che è esattamente quello che è successo.

Pensate a quello che devono aver pensato gli amici cristiani di Benedetto da Norcia a Roma quando disse loro che stava lasciando la città per ritirarsi in campagna.  Avrebbero potuto dirgli che aveva torto ad abbandonare il suo incarico. La comunità cristiana a Roma in quel tempo caotico e decadente non aveva bisogno di forti credenti per sostenerla? Chi era Benedetto per scappare in una grotta a Subiaco, dove non avrebbe fatto altro che pregare? A cosa serviva la lotta per la santità?

Come ora sappiamo, il rifiuto da parte di Benedetto da Norcia del mondo per una vita di contemplazione radicale ha cambiato tutto. Nel tempo, i frutti di quel ritiro hanno rinnovato l’Europa occidentale attraverso il movimento monastico guidato dalla Regola di Benedetto.

San Benedetto era un giovane quando si ritirò, e solo un laico. Quando si ritirò, Benedetto XVI era un uomo anziano e un papa. Tuttavia, è possibile che nella sua rinuncia al papato e al mondo per intraprendere una vita di preghiera, Benedetto XVI stia ponendo le basi spirituali per la sopravvivenza del cristianesimo nel breve periodo, e la sua rinascita in lontananza?

Sì, è possibile. È possibile per la stessa ragione per cui Pietro (Gv 18,10) difese Gesù con un coltello quando i Romani vennero ad arrestarlo, ma Gesù rifiutò i combattimenti. Pietro non capiva perché Gesù non combattesse. Non aveva alcun senso dal punto di vista umano. Ma Gesù sapeva quello che stava facendo.  Sapeva che permettere alle forze del male di esprimersi alla fine le avrebbe sconfitte. Forse che Benedetto XVI sapeva che era impossibile sconfiggere le forze del male che cospiravano al vertice della Chiesa, e così scelse invece di ritirarsi, e lasciarle manifestare? E’ forse vero che la grande battaglia contro la Chiesa cattolica ora è, come credono alcuni miei amici cattolici, una fonte di speranza, perché alla fine la verità sarà scoperta, e la vera natura della lunga lotta è all’aperto, e che in un certo senso non lo sarebbe stata se un anziano e fragile Benedetto avesse innalzato la facciata con il suo papato?
Forse. Potrei sbagliarmi al riguardo. E ‘solo che sto pensando stasera al mistero della sua abdicazione in un modo diverso, questo è tutto.
Ken Myers mi ha suggerito l’altro giorno di leggere la Parte III, Capitolo II, dell’Introduzione al cristianesimo di papa Benedetto XVI, pubblicata per la prima volta nel 1968, quando era solo padre Ratzinger, sacerdote e teologo. Si tratta di un libro notevole – lucido e profondo.  In quella sezione, Ratzinger scrive su cosa significhi chiamare la Chiesa “santa”, dato che i peccati dei suoi membri sono scarlatti. Ratzinger non sminuisce la corruzione nella Chiesa, ma sottolinea che questo è un grande mistero nel cuore della fede cristiana. Dio stesso si è incarnato, mescolando la sua santità con la nostra sporcizia. Scrive Ratzinger:
Egli ha attirato il peccato su di sé, lo ha fatto suo, e così ha rivelato che cosa sia la vera “santità”: non la separazione, ma unione; non il giudizio, ma l’amore redentore. La Chiesa non è forse semplicemente la continuazione del deliberato tuffo di Dio nella miseria umana; non è forse semplicemente la continuazione dell’abitudine di Gesù di sedersi a tavola con i peccatori, del suo mescolarsi con la miseria del peccato fino al punto in cui sembra effettivamente sprofondare sotto il suo peso? Non si è rivelato nella empia santità della Chiesa, in contrasto con l’attesa di purezza dell’uomo, la vera santità di Dio, che è amore, amore che non si allontana in una sorta di purezza aristocratica e intoccabile, ma si mescola con lo sporco del mondo, per così superarlo? La santità della Chiesa può dunque essere nient’altro che il rapporto reciproco che viene, naturalmente, dal fatto che tutti noi siamo sorretti da Cristo?

Di più:

In fondo c’è sempre un orgoglio nascosto all’opera quando la critica alla Chiesa adotta quel tono di amarezza rancorosa che già oggi comincia a diventare un’abitudine alla moda. Purtroppo è accompagnata troppo spesso da un vuoto spirituale in cui la specificità della Chiesa nel suo insieme non è più vista, in cui essa è considerata solo come uno strumento politico la cui organizzazione è sentita come pietosa o brutale, come se la vera funzione della Chiesa non fosse al di fuori dell’organizzazione, nel conforto della Parola e dei sacramenti che essa fornisce sia nei giorni buoni che in quelli cattivi. Coloro che credono veramente di non attribuire troppa importanza alla lotta per la riforma delle strutture ecclesiastiche. Vivono di ciò che sempre è la Chiesa; e se si vuole sapere che cosa è veramente la Chiesa bisogna andare da loro. Infatti la Chiesa è molto presente, non dove si organizza, si riforma e si governa, ma in coloro che semplicemente credono e ricevono da lei il dono della fede che è la vita per loro. Solo chi ha sperimentato come, indipendentemente dai cambiamenti dei suoi ministri e delle sue forme, la Chiesa eleva gli uomini, dà loro una casa e una speranza, una casa che è speranza – la via della vita eterna – solo chi ha sperimentato questo sa che cosa è la Chiesa, sia nei tempi passati che in quelli attuali.
Se l’avessi mai letto, l’avrei dimenticato. Avrei voluto metterlo nell’Opzione Benedetto, perché esprime davvero lo spirito di ciò che sto cercando di fare con quel libro. Anche se non sono più cattolico (egli infatti è diventato di fede ortodossa per vari motivi, non ultimo quello degli scandali del 2003, ndr), mi schiero inequivocabilmente dalla parte dei cattolici ortodossi di piccole dimensioni e della loro causa. Ma quello che non faccio è unirmi alla campagna di “organizzazione, riforma e governo” di alcuni cattolici conservatori. La crisi del cristianesimo in Occidente è molto più grave di quanto possa affrontare un tentativo di organizzare, riformare e governare la Chiesa. Piuttosto, spero di ispirare i credenti comuni ad essere coloro che conoscono e vivono la Chiesa come portatrice del dono della fede che è la vita – e di stabilire (o ravvivare) forme di vivere insieme che possano sopravvivere in mezzo alla catastrofe.

Il monachesimo benedettino nacque in risposta ad una particolare crisi della vita della Chiesa. Secoli dopo, i francescani e i domenicani emersero in risposta a una crisi diversa ma altrettanto grave. La mia speranza è che l’Opzione Benedetto possa fornire il quadro per qualsiasi forma di spiritualità cristiana emerga in risposta all’attuale crisi. Se Dio usa il mio lavoro in questo modo, allora senza dubbio sarà stato il frutto della fede e dell’esempio di Joseph Ratzinger, le cui preghiere ora, negli ultimi giorni del suo soggiorno sulla terra, senza dubbio ci tengono in piedi in modi che non possiamo vedere.
Sabino Paciolla

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