ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 16 maggio 2019

Metodo Gospa?

Apparizioni delle Ghiaie di Bonate. Adesso siamo persino “autorizzati” a pregare


“Ghiaie di Bonate, il vescovo autorizza il culto a Maria Regina della Famiglia” titolava il giornale di Bergamo il 13 febbraio scorso- ovviamente specificando “a conclusione della procedura della Santa Sede”. Avevamo saputo, avevamo visto attoniti anche una diretta Rai piuttosto surreale, e per questo avevamo volutamente ignorato la vicenda. Quindi solamente il 13 maggio, anniversario delle apparizioni mariane, siamo andati alle Ghiaie per pregare, non per ringraziare.
Anche volendo ignorare la liberalizzazione del culto, è impossibile non fare alcune riflessioni, dato il fatto che in loco campeggia un cartello di cantiere a norma di legge sui lavori. Anche volendo far finta di non pensare, tocca prendere coscienza di certi pensieri, se non prima, almeno durante il tragitto di ritorno a piedi dalla cappellina delle apparizioni verso l’ampio – e non unico – parcheggio a disposizione.

La novità che scopriamo come l’acqua calda quando si apre il rubinetto dell’acqua calda è che il Comune di Bonate Sopra, d’accordo con la Curia di Bergamo, con tanto di progetto co-finanziato per un milione e 50 mila euro (sic!), intende riqualificare via Carsana, la strada che porta alla cappellina, ma anche realizzare una rotatoria (di ben 16 metri, nel nulla, dicono gli abitanti del posto) e un parcheggio vicino alla cappelletta dedicata alle apparizioni mariane che avvennero tra maggio e giugno del 1944. Il progetto è il frutto (o la causa?) dell’esproprio di tutta l’area alla Fondazione Sainte Croix di Sanremo,che l’aveva compratanel 2008. Il terreno, del quale nessuno si era interessato per 65 anni era divenuto una discarica in pessime condizioni (in pratica un ex sfasciacarrozze). A quanto riferito dai locali, pare che una grossa fetta della quota sarà messa dalla Diocesi, direttamente interessata ora a questa opera del parcheggio.
Siccome quando si parla di parcheggi non posso fare a meno di pensare a John Sharp, il boss cattivo di “Altrimenti ci arrabbiamo” (“Sono così cattivo che a volte mi faccio paura da solo”), mi insospettisco, di conseguenza diventa necessario riprendere in mano la fatidica Lettera del Vescovo, datata 1 gennaio 2019, propedeutica alla Dichiarazione.
Questa lettera si preoccupa prima di tutto di confermare le ponderate opinioni che si era fatto a suo tempo sua Eccellenza: «Il vescovo mons. Adriano Bernareggi, dopo attenta riflessione, ponderata ogni cosa, giunse a dichiarare che non vi erano elementi tali da potersi stabilire la soprannaturalità delle presunte apparizioni: non constat!». Messo in chiaro che non constatnemmeno adesso, parte l’azione ermeneutica:«La Chiesa, Madre e Maestra, è prudente tanto quanto è paziente. Ai pastori è richiesto di assumersi la responsabilità di indicare una strada certa piuttosto che un cammino tortuoso e incerto». Io sapevo «Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa, quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Matteo 7,13-14) Poi mi pare guardatevi dai falsi profeti travestiti da pecore et cetera, ma non importa. E prosegue (la lettera): «Fu un giudizio solido: nei decenni successivi, i vescovi di Bergamo, personalmente e con l’aiuto di esperti, sempre in dialogo con la Santa Sede, non cessarono di interrogare e di interrogarsi sui fatti di Ghiaie, ma mai hanno ritenuto di discostarsi da tale autorevole giudizio».Quindi ciò che conta è l’auctoritas, l’IPSE DIXIT, non i fatti. I fatti sono recepiti simul et pro omnibus così come interpretati dal filtro di don Cortesi, dell’occultista Cazzamalli e dall’entourage di Mons. Bernareggi ai tempi in cui il comando SS del nazionalsocialismo morente voleva sostituire la croce uncinata alla croce di Cristo.
Sembra dunque possibile l’interpretazione secondo la quale da questo momento la Chiesa di Bergamo non nutre più alcun interesse di riaprire un’indagine sugli interpreti del dramma Ghiaie e soprattutto sulle apparizioni, per capire se la Madonna, che quando appare è sempre mandata da Dio, si sia o meno scomodata dal Cielo, facendo una grande grazia perché aveva qualcosa da dire ai poveri figli cristiani di Bergamo e d’Italia. La Fatima d’Italia è un capitolo chiuso. Abbastanza chiuso da far investire un milione di euro in una strada che finisce nel nulla. Anzi, in un parcheggio.
Sembra anche che tutti abbiano dimenticato il fatto non secondario che la città fu salvata dai bombardamenti alleati per via degli avvenimenti di Ghiaie e della loro interpretazione da parte di uomo che ebbe il coraggio di andare oltre la linee, oltre la linea del nemico, oltre la linea delle proprie convinzioni di fede…
Mentre nel 1944 il mondo bruciava tra le fiamme dell’odio e delle bombe, e la seconda guerra mondiale sembrava non finire mai, la Madonna, Regina della Famiglia, scelse una fanciulla semianalfabeta di Torchio di Ghiaie di Bonate per annunciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve fra noccioli e sambuchi in fiore per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio, quando, attorno alla piccola, attendevano fedeli in preghiera 300.000 persone.
Il povero popolo del contado bergamasco che, nella propria ignoranza e semplicità, aveva una grande fede cattolica, credette. In pochi mesi erano confluiti alle Ghiaie qualcosa come 3 milioni e 500.000 anime. Aveva creduto alle parole di Adelaide perfino il capitano inglese Peter Cooper dell’Intelligence Service, paracadutato dietro le linee, il quale, travestito da prete, aveva incontrato la bambina. Così Bergamo fu immeritevolmente salvata dalla distruzione: Cooper aveva fatto annullare il bombardamento prestabilito.
L’agente segreto, dalle ripetute visite a Ghiaie e dai colloqui con Adelaide, tornava sempre più convinto, ripetendosi: «Quella bambina non può inventare, non può essere assolutamente una suggestionata; quella bambina ha visto come io vedo; mi sembra di veder riflesso nei suoi occhi quello che ha visto. E poi parla con tanta semplicità, senza isterismo». Più tardi, letto il libro del Cortesi, in cui era contenuta la ritrattazione di Adelaide, disse a don Vittorio Bonomelli: «Ho letto attentamente: una ragazza normale non può che smentire. Sarebbe stata una ragazza anormale se non avesse smentito. Noi che siamo addetti agli interrogatori, alle cose severe, ecc. possiamo far dire a una persona normale quel che pare e piace a noi. Per ottenere questo, non c’è niente come mettere così sotto interrogatorio la figliola, piuttosto tardiva; una ragazza che è però intelligentina, ma si svilupperà più tardi… Perciò io ritengo che questa smentita è una dimostrazione che lei è stata più che normale: questo per me è positivo, non è negativo. Queste le mie conclusioni». Dopo un po’ di tempo, il militare portò con sé il libro in Inghilterra, fattolo esaminare da altri, ebbe da tutti lo stesso giudizio. «La conclusione che hanno tirato a Bergamo è una conclusione esattamente illogica, perciò non logica» (Cfr. G. Cortinovis e Collaboratori, Le apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate nel 1944, pp. 39-45). Elementary.
Indovinare chi fu, invece, a non credere sembra un’operazione banale. Hitler? I partigiani comunisti del sottobosco intenti a liberare l’Italia per creare un mondo senza Dio? No. Il clero.
Così accadde che un giovane prete, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano, si prese arbitrariamente la briga di fare luce sui fatti, don Luigi Cortesi. La Curia preferì lasciarlo fare ufficiosamente. Ma una laurea in teologia o, appunto, in filosofia non attestano il teologo né il filosofo. Dice bene N. Gomez Davila: «Quanto maggiore è l’importanza di un’attività intellettuale, tanto più ridicola è la pretesa di certificare la competenza di chi la esercita. Un diploma di dentista è degno di rispetto, uno di filosofo è grottesco». Ma, come tutti sanno, certi luminari fanno carriera proprio grazie alle corbellerie che raccontano.
Per di più questo sacerdote credeva nella Fisiognomica, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. È per questo che, fin dalla sua prima visita a casa Roncalli, il sacerdote “filosofo” aveva scrutato il volto di Adelaide cercando i segni della degenerazione.
Dedicò un lungo capitolo di un suo libro, intitolandolo “Il biotipo di Adelaide”, nel quale espresse giudizi personali pesanti utilizzando anche termini offensivi e calunniosi verso la bambina e la sua famiglia. Scrisse con disprezzo che Adelaide era «un mostro», una «lussuriosa», una «ninfetta oreade»– una bimba di 7 anni !? -, e «un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi». Ma forse, in trans agonistico-filosofica, stava parlando di sé. Don Cortesi aveva infatti deciso, senza nemmeno troppo rimuginare scientifico, che quella bambina, la quale, forse, non aveva nemmeno le capacità intellettuali per architettare ragionamenti come quelli annunciati dalla Madre di Dio, era una bugiarda. Bugiarda, bugiarda.
Addirittura, l’allora vescovo Bernareggi arrivò al punto di ordinare alla Madonna di non apparire più – eh, cosa volete ce ne facciamo a Bergamo della Madonna? Abbiamo già i professori! Questa la testimonianza diretta di don Cortesi: «mi avvertì [il vescovo, scil.] per telefono che aveva potuto strappare alle autorità il permesso di trasportare la bambina alle Ghiaie per l’ultima visione, soltanto a patto che questa fosse davvero l’ultima, e quindi volle che la piccina pregasse la Madonna a non comparire mai più».
Dopodiché la piccola Adelaide, sottratta senza giustificazioni alla famiglia e segregata per tre anni dalle suore Orsoline e presso altri Ordini sparsi per la Diocesi, venne sottoposta ad ogni tipo di esame clinico, psicologico e fisico: per l’occasione venne scarcerato il prof. Ferdinando Cazzamalli, esperto occultista, non per nulla arrestato dalle SS – e perché mai chiamare un pediatra?! -, che conosceva bene don Luigi Cortesi. Il quale, poco dopo, fu introdotto nel convento di Gandino delle suore Orsoline, all’uopo trattato da casa di detenzione psichiatrica, dove eseguì senza permesso alcuno, in presenza di don Cortesi, il tristemente noto esame vaginale per verificare la verginità della bambina. Alta scuola teologica.
Così la bambina ritrattò sotto minaccia dell’Inferno e sotto dettatura di don Cortesi, il manipolatore della sua piccola mente, che ne aveva spezzato per sempre l’innocenza con ogni genere di menzogna, come quella che i poveri genitori fossero in prigione a causa sua e non li avrebbe mai più rivisti. D’altra parte, fu costretta a ritrattare anche una suora che aveva dato parere positivo, così come lo avevano espresso, inascoltati, il card. Schuster e padre Agostino Gemelli, per il quale la bambina era normale, con un’intelligenza normale, anche se molto ignorante a causa della scarsa istruzione.
Dall’intera vicenda la Chiesa avrebbe potuto trarre almeno l’insegnamento che i problemi della famiglia non si risolvono con la puerile soluzione del divorzio, ma con il sacrificio ed il perdono. Quel perdono di cui tutti parlano, ma poi corrono dal giudice per stabilire, con l’acribia del ragioniere, il minutaggio sulla proprietà dei figli. Chiesa, corsi e associazioni cattoliche compiacenti. Ghiaie di Bonate, invece, offre gratuitamente la ricetta mariana della felicità coniugale. Ma tant’è.
Sono passati 75 anni. Da quasi 5 anni è morta anche Adelaide. La lettera del vescovo, come il tempo, procede spedita, con una giustificazione conciliare del culto mariano (non si sa mai, meglio specificare) e  l’elogio a Bergoglio di prammatica, ma quello che notiamo subito è un passaggio foriero di speranze quanto carico di perplessità: «Ora è tempo che questa devozione, sempre accompagnata e mai soffocata dai pastori della Chiesa, libera dai lacci di faziosità e da quel bisogno di segni che nasconde l’incredulità, possa risplendere a illuminare e sostenere il cammino di tanti fedeli, soprattutto quelli che vivono situazioni di fatica e sofferenza». Ora, Eccellenza, ci perdoni, ma che la devozione alla Madonna delle Ghiaie di Bonate sia sempre stata accompagnata e mai soffocata dai pastori della Chiesa pare, francamente, mitopoiesi.
L’Atto di Bernareggi del 30 aprile 1948, che si è voluto ribadire a più riprese, confermandolo, parla chiaro: «In virtù del presente Atto, ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate, a norma delle leggi canoniche resta proibita». Proibire equivale a soffocare. A meno che non si volesse sottintendere che non è stato ancora fisicamente soffocato nessuno per aver pregato e creduto alla Santa Vergine delle Ghiaie. Ma non lo crediamo e dal testo non affiora niente di simile. I fatti, tuttavia, sono che il suddetto culto mariano, e specificatamente relativo alle apparizioni e ai messaggi dati dalla Madre di Dio alla bambina Adelaide Roncalli, non generaliterun culto, questo culto è sopravvissuto al divieto e alla proibizione del Vescovo, sviluppandosi a Ghiaie nonostante la Chiesa di Bergamo, non grazie ad essa. Perciò, «anche se qualcuno ha tentato di strumentalizzare la devozione del popolo di Dio»come dice la lettera senza far capire chi, il popolo ha creduto e crede.
E per questo si arriva alla Dichiarazione. Non so se nelle intenzioni avrebbe voluto essere la Dichiarazione che avrebbe messo fine a tutte le Dichiarazioni, perché de facto, non dichiara (quasi) niente di nuovo.
Ergo, premesso – dice il testo:
– che la Congregazione per la Dottrina della Fede, con Lettera prot. n. 240/1944-67408 del 20 novembre 2018, dispone: «[…] fermo restando quanto deciso a suo tempo, ovvero non ravvisandosi motivi ragionevoli per mettere in discussione il discernimento ecclesiale del Vescovo di Bergamo, che si concluse nel 1948 con il non constat delle apparizioni, questo dicastero autorizza vostra Eccellenza ad intraprendere i passi verso una regolarizzazione del culto mariano a Bonate»;
quindi decreta che: «Presso la cappella parrocchiale “Maria Regina della Famiglia” in Ghiaie di Bonate venga valorizzato e custodito il culto mariano escluso ogni riferimento a messaggi, apparizioni e altri fenomeni di presunta natura soprannaturale».
E anziché no
moderare il culto mariano escludendo riferimenti a fenomeni non approvati dalla Chiesa.
Il decreto è stupefacente. Ora si può pregare la Vergine Maria che non è apparsa a Ghiaie di Bonate alla bambina Adelaide Roncalli nel 1944. Lecito il culto alla Regina della Famiglia anche lì, dove non ha dato messaggi per mettere in guardia sulla distruzione della famiglia cattolica, tanto come a casa propria. Allora perché non pregare nella propria chiesa o nel segreto della propria stanza?
Con questo nuovo decreto viene sì abolita la proibizione del fu Bernareggi, ma con essa anche coerenza logica e intellettuale che, se non altro, esso garantiva, in favore di un devozionismo qualunquista purché non giunga ad intaccare mai l’autorità terrena.
Tutto ciò pone diversi interrogativi, che vorremmo sottoporre alla Curia e al Comune di Bonate, per rispettive competenze.
  1. I miracoli e le guarigioni inspiegabili nel tempo verificatesi sono da attribuire alla Madonna Regina della Famiglia di Ghiaie oppure a chi?
  2. Se la Madre di Dio non è apparsa ad Adelaide Roncalli, perché mai dovremmo recarci a Ghiaie? E perché autorizzare il culto di una non-apparizione?
  3. Ne consegue a corollario. Poter pregare in un dato luogo la Santa Vergine in qualità di non-apparsa come qualifica questa stessa permissione?
  4. Se non vi è stato nessun evento soprannaturale, perché sussistono ad oggi cartelli indicanti “Luogo delle apparizioni del 1944”? Dovrebbero essere al più presto rimossi, oppure sostituiti con “Luogo dove è lecito pregare la Regina della Famiglia non apparsa (o che si suppone apparsa) a Adelaide Roncalli 1944”.
E infine
  1. Perché sborsare un milione di euro per un ulteriore parcheggio nuovo (c’è già!) in luogo dove non constatalcun evento di carattere soprannaturale e di origine divina?
Sospettiamo che il motivo, il motore immobile della faccenda, sia economico. Ma, a questo punto, non sarebbe stato meglio, a dirla tutta, tirare le conseguenze di questa logica e costruire direttamente un santuario (o un non-santuario, come si preferisce) sul luogo delle non-apparizioni? Un milione è già preventivato, la somma restante potrebbe essere stimolata dal flusso delle offerte dei credenti alle supposte apparizioni, bontà loro.
Non sappiamo. Chi siamo noi per giudicare? Lo sapranno i protagonisti dell’opera parcheggio. In ogni caso siamo d’accordo con monsignor Dellavite che, come riportava il Corrieredel 5 luglio 2018, aveva detto: «Le apparizioni non servono a chi crede. È importante il messaggio di fede che è rimasto in quei luoghi».Ha ragioneil teorico dell’esseremonaci dentro e manager fuori, qualunque cosa voglia dire: i miracoli sono superflui per la fede di chi crede, e per chi non crede non sono mai sufficienti. Perché costoro, poveretti,«Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi»(Luca 16,31). Conta la fede e non le apparizioni. Ma, se conta la fede, cosa ce ne facciamo di un parcheggio nuovo?
Abbiamo bisogno di conversione più che di posti auto. Per parte nostra, a venerare la Regina della Famiglia alle Ghiaie di Bonate siamo sempre andati. Ma non sempre a ringraziare, non siamo buoni cattolici, anche se abbiamo sempre trovato parcheggio. Abbiamo bisogno di conversione, perciò continueremo ad andare in pellegrinaggio in quei luoghi accettando volentieri i ringraziamenti del vescovo Beschi «Grazie carissimo pellegrino e viandante per il tuo passaggio e la tua visita» come si legge al termine della lettera. E lo ringraziamo pubblicamente.
Ma non ce ne voglia, Eccellenza, se qualche volta pregheremo la Santa Vergine di Bonate, Regina della Famiglia, e pregando Le chiederemo di mantenere le sue promesse. Fra le altre una ci sta particolarmente a cuore, ovvero che: «Quelli che volontariamente ti faranno soffrire non verranno in paradiso se prima non avranno riparato e si saranno pentiti profondamente».



 – di Matteo Donadoni


https://www.riscossacristiana.it/apparizioni-delle-ghiaie-di-bonate-adesso-siamo-persino-autorizzati-a-pregare-di-matteo-donadoni/
La Madonna trionfa sui persecutori dei cristiani


(di Cristina Siccardi) Nello stesso giorno di Nostra Signora di Fatima, mentre in Burkina Faso veniva distrutta a Singa, nel comune di Zimtenga, la statua della Madonna, portata a braccia per una processione da fedeli che sono stati uccisi in odium fidei, perché credenti nella Santissima Trinità, a Torino, il Santuario mariano della Consolata, cuore della cattolicità subalpina, ospitava, per la rassegna «sui grandi temi di attualità», in collaborazione con il settimanale dell’arcivescovo Cesare Nosiglia La Voce e il Tempo, il secondo incontro dal tema Perché i musulmani onorano Maria madre di Gesù.


Gli islamici uccidono i cristiani e la Chiesa interreligiosa fa spiegare alla gente chi è la Madonna da un musulmano.
Dove siete andati predicatori del Vangelo e della Buona Novella? Questa Chiesa umana li ha aboliti, censurando tutto ciò che è secondo il Vangelo. Al loro posto ci sono sacerdoti privi di dottrina cattolica (non appresa nei seminari), attratti dalla dottrina islamica e ligi ad un Papa contrario a san Francesco d’Assisi, perché san Francesco era un monaco evangelizzatore e predicatore: migliaia di persone ha convertito nel nome di Cristo crocifisso e risorto. E andò fra i musulmani in cerca di conversioni e di martirio per sé.
Così, salgono sulla cattedra delle nostre chiese proprio i musulmani, come ha fatto alla Consolata Yusuf Abd al Hakim Carrara. Dirigente di un importante istituto di credito, egli fa parte di quell’originario nucleo che, coordinato dallo Shaykh Abd al Wahid Pallavicini, ha costituito la Co.re.is, ovvero la Comunità Religiosa Islamica Italiana. È membro del suo Comitato Halal e per l’Economia e la Finanza Islamica. La CO.RE.IS sorse nel 1993 su ispirazione dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini e di un gruppo di intellettuali musulmani. Oggi rappresenta l’Organizzazione con il maggior numero di cittadini italiani musulmani.
Non solo le chiese vengono vendute e profanate con il placet e il plauso della Santa Sede, ma ora divengono anche palcoscenico dei musulmani, mentre il sangue viene versato nel mondo costantemente, in nome di Allah, con stragi e stillicidi pianificati e determinati. Il Corano presenta la Vergine Santissima come la figlia di un certo ‘Imrân, mentre la madre, quando apprende la notizia della maternità, consacra la creatura ad Allah per servirlo fedelmente nel tempio. Grande il suo dolore al momento del parto, nell’apprendere che non è un maschio, bensì una femmina, perciò viene consolata da Allah, che prende sotto la sua protezione la bambina e la sua discendenza.
Durante l’infanzia a Maria vengono concessi favori celesti per poi ricevere dagli angeli dei messaggi, dai quali conosce la predilezione di Allah per lei, fino ad essere scelta come procreatrice del Messia, uomo santo, ma non divino, che avrà la missione di portare agli uomini un messaggio di Dio.
La maternità della Maria islamica è opera di Allah: il brano coranico che racconta il concepimento di Gesù (III, 45-47) riprende il Vangelo di san Luca (1,32-38) e in particolare i Vangeli apocrifi. Maria per i musulmani è vergine per la sua maternità, ma non Madre di Dio: tale affermazione è considerata una terribile bestemmia. Gli ebrei sono maledetti nel Corano perché hanno osato calunniare Maria e non hanno creduto al concepimento e alla nascita misteriosa di Gesù (IV, 156-57).
Il racconto coranico prosegue la sua narrazione antimariana e anticattolica: giunto il momento del parto, ella si isola sotto una palma da datteri e soffre terribilmente tanto da desiderare la morte. Una voce la consola esortandola a cibarsi di datteri freschi e a rinfrescarsi con l’acqua del vicino ruscello. A questo punto, il neonato Gesù, quando entrano in casa, difende la madre dalle accuse dei parenti di aver disonorato se stessa e la famiglia dando alla luce un figlio illegittimo.
Maria è fra le predilette di Allah insieme ad Asiya, moglie del faraone, che salvò Mosè dalle acque del Nilo, alla moglie di Zaccaria e a Fatima. Inoltre è l’unica donna inserita nella serie dei Profeti, come discendente di Adamo, Abramo, Noè, ‘Imrân. In tutto il Corano viene citata con rispetto, ma, nel contempo, sono accusati i cristiani di attribuirle doni soprannaturali. Inoltre nessuna devozione è dovuta a Maria (solo ad Allah) e non possiede alcun ruolo intercessorio: solo minoritari gruppi che fanno capo all’Islam sciita, la finta figura di Maria viene inserita in pratiche devozionali accanto a Fatima, la figlia prediletta di Muhammad, e ai due figli di questa.
Mentre in ambito sunnita i modelli femminili sono le due mogli di Maometto, ‘A’isha e Khadîja. Tuttavia Maria conosce la venerazione popolare anche in certe regioni, ad esempio nei santuari di Algeri e di Efeso i musulmani si recano a venerare l’immagine della Vergine accanto ai cristiani.
Così, invece di parlare della Madonna di Fatima, dei suoi avvertimenti, dei suoi richiami, delle sue raccomandazioni alla Chiesa e agli uomini, al fine di sorreggere e di far lievitare le anime ancora credenti (sempre meno a causa dei cattivi maestri), dai profanati Santuari della Regina del Cielo parlano della finta madre del finto Gesù.
La Chiesa sottomessa all’Islam? Il documento firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal grande Imam di Al Azhar Ahmad Al-Tayyebsulla Fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza comune ne dà tutti i segni.
Il Cuore Immacolato di Maria Santissima, come aveva predetto la Madre di Dio e della Sposa mistica del Salvatore a Fatima – nome di battesimo della musulmana Oureana, convertita al cristianesimo ai tempi di re Alfonso I (1109-1185), primo sovrano del Portogallo che non sottomise la sua nazione all’Islam, e la consorte, Mafalda di Savoia, fu la catechista e la madrina di Fatima – trionferà e con il Sacro Cuore materno e verginale anche la Via, la Verità, la Vita. (Cristina Siccardi)

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