ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 16 maggio 2019

Povero lui!

Appuntamento ad Assisi
per fare del Poverello un novello Marx





Il Pontefice convoca un convegno su San Francesco. Equivocando sull’economia.

Papa Francesco ha convocato ad Assisi, per marzo 2020, imprenditori ed economisti per un convegno orientato a cercare di costruire un modello economico nuovo, sostenibile e giusto, nel nome di San Francesco.
Intento nobile, attenzione però a non rischiare di proporre illusorie utopie, nell’ansia di richiamare ed evocare ancora una volta San Francesco, stavolta «economista» e destinato a suggerire soluzioni economiche.


E’ successo e succede, infatti, che a volte, quando in materia economica non si riescono a risolvere i problemi, qualcuno riesca ad ideare, suggerire o proporre, nuove utopie affascinanti. Lo fecero anche dei Santi (San Tommaso Moro), lo fecero economisti (Adam Smith, Tomas Robert Malthus), filosofi politici (Karl Marx) ed eretici (Martin Lutero).
Papa Francesco ci chiama oggi a umanizzare l’economia, affinché non esista più un’economia che uccida l’uomo, e neppure una «finanza che depreda e uccide».

L’intento, lo ripeto, è nobile, ma questa economia non è mai esistita. E’ invece esistito, ed esiste, solo l’uomo che usa male lo strumento economico e crea pertanto le condizioni per cui non si può realizzare il bene comune e in cui i più deboli possono soccombere.
Ma è il cuore di quest’uomo che va pertanto cambiato, non lo strumento economico-finanziario. E cambiare il cuore dell’uomo è il compito della Chiesa (come dice la Lumen Fidei).

E’ proprio l’uomo senza Dio che mal utilizza lo strumento economico-finanziario, dandogli infine un senso errato, grazie alla sua soggezione al peccato. E’ quindi il peccato (i vizi, quali avidità, egoismo e indifferenza) che concorre a creare la «inequità». Ma non è l’inequità in sé il peggiore dei mali, è il peccato il peggiore dei mali.

Papa Francesco invita a vedere nell’insegnamento di San Francesco le soluzioni ai problemi economici che non rispettano la dignità dell’uomo. Benissimo, come indicazione morale, ma, attenzione, per San Francesco la povertà non consisteva nell’aiutare i poveri, bensì nell’essere lui povero. San Francesco voleva essere povero e «sposò Madonna Povertà», anche se in realtà San Francesco non sposò né la povertà, né i poveri, sposò Cristo.

E’ invece vero che, con grande merito, furono i Francescani, più di 200 anni dopo la morte del Santo (nel 1458), a creare il Monti di pegno, nell’intento di cercare soluzioni solidaristiche miranti al bene comune.
Ma per parlare di economia, di finanza o di capitalismo, dobbiamo sempre ricordare che sono solo strumenti in mano all’uomo, tutti segno di contraddizione, perché possono creare benessere, ma anche confondere.

Per non confondere l’uomo, la Chiesa lo deve formare con un magistero adeguato, che insegni il senso della vita, delle azioni, e l’uso dei mezzi, affinché questi non prendano autonomia morale (Caritas in veritate). E questo accade quando l’uomo vive in una cultura morale impregnata di nichilismo.

I veri nemici del bene comune, oggi, non sono tanto il liberismo o il marxismo, bensì il relativismo e il nichilismo. La vocazione alla povertà evangelica rappresenta un mezzo, non un fine. San Francesco non fu un rivoluzionario (come spesso lo si rappresenta), fu un restauratore della Chiesa di Cristo. Non fu affatto pacifista, ma cercava la Pax Christi. Non fu egualitari sta, ma predicò l’eguaglianza degli uomini davanti a Dio. Non fu mai animalista, ma cantava le lodi al Creatore delle creature (non cantava alle creature). Soprattutto non fu pauperista, perché per aiutare i poveri bisogna attingere dai ricchi, a cui insegnare la solidarietà e a vivere distaccati dai beni, pur possedendoli.

Nel famoso Cantico, c’è una strofa che dovrebbe far riflettere: 

«Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morranno ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male».

Il vero povero per San Francesco era ricco di Dio e la sua fu scelta mistica, non sociale o politica. Come troppo spesso si cerca di insinuare. San Francesco predicava esclusivamente la venuta del Regno di Cristo. E questo dovrebbe continuare a fare la Chiesa.



di 
Ettore Gotti Tedeschi


Articolo pubblicato sul quotidiano La Verità del 15 maggio 2019

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