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sabato 19 ottobre 2019

Una vittoria di Pirro

SUPER EX: ECCO RATZINGER CHE OSSERVA LA PROPRIA SCONFITTA.

Cari Stilumcuriali, Super Ex (Ex di Avvenire, Ex di Movimento per la Vita, Ex di altre cianfrusaglie cattoliche ma ancora non Ex cattolico) ci ha inviato un’analisi-commento sulla situazione attuale della Chiesa, e soprattutto sulla battaglia che Joseph Ratzinger combattere per difendere la Chiesa dai nemici che oggi sembrano avere il sopravvento. Buona lettura.

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Che Benedetto XVI sia ancora vivo, e assista a quanto accade oggi nella Chiesa è forse un mistero della fede. Da cardinale prima e da papa poi, Ratzinger è stato l’uomo di Chiesa che più ha lottato contro l’ “autodistruzione della Chiesa attraverso i suoi ministri”.
Oggi egli assiste alla momentanea sconfitta di tutto ciò che ha fatto e detto per decenni.
A trionfare, su tutta la linea, oggi come oggi, sono i suoi stessi avversari di ieri.
Per capirlo, bisogna prendere tra le mani un vecchio libro, “Senza misericordia”, pubblicato da Kaos edizioni nel luglio 2005, subito dopo l’elezione di Ratzinger al soglio pontificio.
Gli autori si firmavano “Discepoli di verità”: nemici del papa, uomini di Chiesa nascosti sotto pseudonimo, lanciarono così il loro atto d’accusa contro l’avversario di sempre.
Ebbene in questo libro si ricostruiscono, in modo fazioso e settario, ma interessante, le battaglie dell’ex prefetto della Congregazione della Fede, definito con disprezzo “panzerkardinal”.
Prendiamo tra le mani questo libro e ripercorriamo le battaglie di Ratzinger, e, indirettamente, di Giovanni Paolo II.
Contro la teologia della Liberazione
Il I paragrafo della seconda parte si apre subito con un titolo significativo: “Contro la teologia della Liberazione”. La prima accusa al futuro papa è proprio questa: l’aver lottato una vita, a partire da un documento del 1984, contro la confusione tra Vangelo di Cristo e “vangelo” di Marx.
I teologi della Liberazione, nota Ratzinger, errano, perchè separano o addirittura contrappongono il pane e la Parola. Il paragrafo indica due nomi, tra coloro che Ratzinger identifica come pericolosi seminatori dell’errore, richiamandoli e convocandoli a Roma: il peruviano Gustavo Gutierrez e il francescano brasiliano Leonardo Boff. Quest’ultimo, siamo nel 1985, afferma che “la maggior parte del clero brasiliano ha già adottato la Teologia della liberazione”.
Poche pagine più avanti, i “Discepoli di verità” ricordano un altro scontro: quello tra Ratzinger e monsignor Pedro Casaldìga, vescovo dell’Amazzonia brasiliana impegnato nel sociale, secondo lo spirito dell’utopia socialista. Dopo l’ammonizione romana a Casaldàliga, il 27 settembre 1988 ben venti vescovi brasiliani indirizzano a Ratzinger una dichiarazione di solidarietà al vescovo richiamato. Saltiamo alcune pagine e troviamo un altro scontro, quello tra Ratzinger e la teologa, anche lei brasiliana, Ivone Gerbara, femminista, favorevole, “in determinati casi e circostanze”, all’aborto. Siamo nel 1995.
Fermiamoci un attimo, per un primo bilancio: Ratzinger e Giovanni Paolo II identificano nel cattolicesimo marxisteggiante dell’America latina uno dei cancri della Cattolicità. E richiamano alla vera fede Gutierrez, Boff, Casaldiga e Gerbara.
Abbiamo visto la provenienza di questi eretici: l’America latina e, per lo più, il Brasile.
Si tratta di una constatazione interessante alla luce di alcuni fatti: Bergoglio ha avuto, tra i grandi elettori, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, pubblicamente vicino, in gioventù, alla teologia della Liberazione; Bergoglio oggi convoca un Sinodo sull’Amazzonia, che è in buona parte in Brasile, e ha scelto come relatore generale il già citato Hummes.
La teologia della Liberazione latino americana, o ancor meglio, brasiliana, sta per avere la sua rivincita?
Sembra evidente che sia così: non solo perchè Bergoglio manifesta da sempre una predilezione per i governi di sinistra, compresi quelli comunisti (da Evo Morales al partito comunista cinese, passando per la stretta relazione con la sinistra americana di Sanders, la sinistra argentina e il Pd italino), ma anche perchè negli anni scorsi ha platealmente riabilitato proprio i teologi condannati da Ratzinger.
Nel giugno 2018, per esempio, Bergoglio ha ricevuto, ringraziato ed elogiato pubblicamente Gustavo Gutierrez, mentre successivamente ha avuto modo di sdoganare anche il ribelle socialista Leonardo Boff, che ne aveva salutato con entusiasmo l’elezione , inviandogli una lettera in occasione della pubblicazione di un suo libro.
E Pedro Casaldáliga? Bergoglio lo ritiene un buon maestro. Prova ne sia, almeno, il servizio elogiativo uscito sull’ Osservatore romano del 18 febbraio 2018, in cui il vescovo a suo tempo richiamato da Ratzinger e Giovanni Paolo II diventa, sul quotidiano del Vaticano, nientemento che un “profeta”, il “referente della Chiesa dei poveri — in Brasile e al di là delle sue frontiere — impegnata nella difesa dei diritti dei contadini, degli indigeni e dei quilombolas [discendenti degli schiavi africani], con la partecipazione attiva delle comunità ecclesiali di base e, al loro interno, dei laici come protagonisti principali” (http://www.osservatoreromano.va/it/news/piu-che-la-mia-vita).
Casaldáliga è anche autore di un “suo” credo che contiene affermazioni come questa: “Credo in un’umanità diversa, più fraterna. Il mondo ha bisogno di respirare armoniosamente in maniera umana. Gli uomini tutti devono arrivare a riconoscersi gli uni gli altri come uomini, come fratelli, nell’utopia della fede…c redo nell’uomo nuovo..”- Un vero manifesto dell’umanesimo senza Cristo, quello di Conte e di Bergoglio.
Anche in questo caso il contrario dell’umanesimo cristiano, così definito, da Benedetto XVI: “Noi invece abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E’ Lui la misura del vero umanesimo”.
Per concudere questa prima parte, due osservazioni: la Teologia della Liberazione ha vinto nella Chiesa, grazie a Bergoglio; ma ha perso in Brasile, almeno per due motivi: il primo è la recente vittoria elettorale di Bolsonaro, contro cui Bergoglio scaglierà i suoi fulmini al Sinodo, dopo tanti anni di sinistra; il secondo è che “il numero dei brasiliani che si dichiarano cattolici continua a scendere” a ritmi drastici ( ), segno che l’albero cattivo non dà frutti.
E quindi? E quindi siamo davanti ad una vittoria di Pirro, al canto del cigno. Bergoglio è la Teologia della Liberazione che ha raggiunto il potere, nel momento in cui, però, non ha più dietro un popolo.

Marco Tosatti
19 Ottobre 2019 Pubblicato da  5 Commenti --

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