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martedì 29 settembre 2020

La guerra politica, ma soprattutto spirituale

Il deep state pensa a un golpe militare: Trump allo scontro finale contro il Nuovo Ordine Mondiale



Il sorriso di Amy Coney Barrett brilla sul prato della Casa Bianca quando il presidente Trump lo scorso sabato l’ha nominata a giudice della Corte Suprema.

Il presidente ha mantenuto una promessa che aveva fatto già in precedenza ai suoi consiglieri, ai quali aveva confidato di tenere in serbo la sua nomina per l’organo giurisdizionale più importante degli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi, la reazione dei media mainstream e dell’apparato del partito democratico americano di fronte alla possibilità che Trump potesse esercitare le sue legittime prerogative presidenziali è stata letteralmente isterica e furiosa.

Per i democratici era intollerabile che Trump sostituisse la giudice Ginsburg, la togata di origini ebraiche e madrina di battaglie femministe e abortiste, prima del 3 novembre quando si terranno appunto le elezioni presidenziali.

In realtà, Trump non ha fatto altro che seguire il consiglio dello stesso Obama che nel 2016 disse chiaramente che non c’era nulla di ostativo alla nomina di un giudice della corte Suprema, anche nell’anno delle presidenziali.

In questo senso, emerge ancora una volta il doppio standard della sinistra mondialista.

Ciò che viene considerato legittimo e democratico se applicato dalla sinistra diventa dittatoriale e pericoloso se applicato dai conservatori.

Per confermare la nomina della Barrett ora manca solo il voto del Senato, ma su questo non sono previsti intralci particolari, dal momento che il leader della maggioranza repubblica, McConnell, ha dato rassicurazioni di voler confermare la scelta del presidente.

La nomina della Barrett potrebbe mettere fine all’aborto negli USA

Appare certo comunque un fatto. La nomina di Amy Coney Barrett sposta decisamente l’asse della Corte verso posizioni più conservatrici, soprattutto in materia di temi etici.

Se la Ginsburg poteva essere considerata la paladina del diritto all’aborto, la Barrett di converso può essere considerata la paladina del diritto alla vita.

Sono note infatti le sue posizioni contro l’aborto definito “sempre immorale.”

Allo stesso tempo, appare sempre più probabile che la Corte possa rovesciare una sua stessa sentenza del lontano 1973, il caso Roe contro Wade, tramite la quale si è difatti legalizzato lo stesso aborto.

La sentenza è piuttosto controversa perchè non sono pochi i giuristi che ne hanno messo in discussione la costituzionalità, dal momento che l’aborto non è previsto nella carta degli Stati Uniti.

Con l’ingresso della Barrett nella Corte si avvicina la possibilità che la Corte si pronunci di nuovo sulla questione, soprattutto perchè la giudice, allieva di un altro noto giudice del supremo organo giurisdizionale americano, Antonin Scalia, sposa il cosiddetto approccio originalista che vede il giudice come esecutore del diritto, e non come suo creatore.

Questa nomina dunque assume una importantissima valenza morale alla luce della battaglia cristiana per i valori e per la difesa della vita sin dal suo concepimento.

L’importanza politica sta invece nella possibilità che la Corte possa pronunciarsi su eventuali battaglie legali per le prossime elezioni presidenziali, senza andare incontro ad un ipotetico stallo decisionale, dal momento che se la Barrett sarà confermata dal Senato, i giudici saranno nove e non potrà esserci uno scenario di parità.

Come è noto, quest’anno ci sarà un maggiore ricorso al voto postale, definito da Trump come una potenziale frode, e non saranno poche le contestazioni che verranno mosse in questo senso.

Ad ogni modo, al netto del voto postale, Trump non dovrebbe avere particolari problemi ad aggiudicarsi un secondo mandato, se si considera anche un modello statistico che raramente ha fallito e che lo vede affermarsi come vincitore della contesa al 91%.

La Corte con sei giudici conservatori contro tre progressisti servirà dunque a respingere eventuali contestazioni dei democratici che probabilmente adiranno la strada del ricorso legale pur di non concedere la vittoria a Trump.

E’ per questo che l’ingresso della Barrett nella Corte rappresenta un colpo durissimo del presidente contro l’establishment che ora non potrà più fare affidamento sulla carta dell’impasse giuridico.

Esclusa dunque la possibilità di vincere una battaglia legale, al deep state non resterà altro che continuare ad alimentare le insurrezioni e le rivolte violente che stanno destabilizzando gli Stati Uniti.

Si tratta di una sorta di strategia della tensione permanente. A Washington, si è già insediato permanentemente fino al 3 novembre AdBusters, un gruppo finanziato da George Soros, che scatenerà il caos specialmente in caso di sconfitta di Biden.

Allo stesso modo, Black Lives Matter, anch’esso finanziato da Soros e da altri importanti gruppi finanziari e industriali americani, continua con le sue devastazioni.

L’ultima ha visto l’imbrattamento di una cattedrale a San Diego, profanata con murales di croci rovesciate, svastiche e scritte che inneggiavano a Biden.

La croce rovesciata negli ambienti satanisti è una chiara dissacrazione della croce di Cristo, una circostanza che aiuta a comprendere meglio quale sia la filosofia che ispira il movimento sovvenzionato da Soros.

Una delle fondatrici di questo gruppo, non a caso, si dichiara come devota all’occultismo.

Il deep state pensa al golpe militare per togliere di mezzo Trump

Tutto questo comunque potrebbe non essere sufficiente.

Per rovesciare l’esito del voto, il mondialismo ha bisogno di qualcosa di ancora più drastico e quel qualcosa potrebbe essere un colpo di Stato orchestrato dall’apparato militare.

Sono stati gli stessi ambienti dell’establishment a considerare apertamente questa soluzione.

Il gruppo bipartisan Transition Integrity Project (TIP), formato da politici e giornalisti del deep state di estrazione repubblicana e democratica, ha tracciato diversi scenari e in uno di questi prevede, tra gli altri, una vittoria delle elezioni da parte di Trump nel collegio elettorale mentre il voto popolare invece andrebbe a Biden.

Sarebbe esattamente la fotocopia di quanto accaduto nel 2016 con la Clinton, e questo significherebbe per Trump la conquista di un secondo mandato.

Se ciò dovesse accadere, il TIP non si tira affatto indietro e suggerisce apertamente di rovesciare il presidente degli Stati Uniti con un colpo di Stato militare.

Per capire quali personaggi appartengono a questo gruppo, basti citare due nomi di primo piano.

Il primo è John Podesta, già direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016 ed ex capo dello staff di Bill Clinton durante gli anni del suo mandato alla Casa Bianca.

Il nome di Podesta probabilmente è già noto a molti per essere stato coinvolto nell’affare Wikileaks che ha pubblicato molte delle sue email con la Clinton quando questa era segretario di Stato sotto la presidenza Obama.

Il suo nome è stato associato anche ad un’altra torbida vicenda nota come “Pizzagate” nel quale una pizzeria di Washington, la Comet Ping-Pong, di proprietà di James Elefantis, è stata accusata di essere al centro di un traffico di pedofilia internazionale.

Podesta, assieme a suo fratello Tony un potentissimo lobbista, è stato anche accostato al caso del rapimento della bambina Madeleine McCann avvenuto in Portogallo.

Secondo alcuni, gli identikit mostrati da Scotland Yard degli uomini visti allontanarsi con la piccola avrebbero una notevole somiglianza con quelli di John e Tony Podesta.

Sotto vengono mostrate le immagini in modo che ognuno possa farsi una sua idea riguardo alla somiglianza tra i rapitori e i fratelli Podesta.



Il secondo personaggio di peso del TIP è Bill Kristol, americano di origini ebraiche, già noto per essere stato uno dei falchi di punta del PNAC, il progetto per un nuovo secolo americano, che prevedeva una affermazione degli Stati Uniti sulla altre potenze nascenti, Russia e Cina, senza escludere uno scontro militare che avrebbe portato con ogni probabilità alla terza guerra mondiale.

Nel PNAC c’erano anche molti dei falchi neocon che hanno fatto parte dell’amministrazione presidenziale di Bush figlio, quali Wolfowitz, Rumsfeld e Dick Cheney e che hanno dato il via alle guerre in Afghanistan e Iraq.

Dentro il TIP dunque ci sono quindi esponenti di primo piano del deep state più profondo che è disposto a tutto pur di rovesciare Trump.

La lobby militare sembra in particolar modo essere quella più agguerrita.

Non è stato solo il gruppo in questione infatti a proporre un golpe militare. Prima ancora erano arrivati altri inquietanti segnali in questa direzione.

Lo scorso luglio John Nagl e Paul Yingling, colonnelli in pensione delle forze armate avevano indirizzato una lettera a Mark Milley, capo dello Stato maggiore americano, nella quale in pratica chiedevano l’intervento dei militari per rimuovere Trump dalla Casa Bianca che a detta dei due “sta attivamente sovvertendo il sistema elettorale” del Paese.

E non è stata questa l’unica allarmante uscita nella quale si chiedeva di allontanare Trump con la forza dall’ufficio ovale.

Il generale James Mattis, ex segretario alla Difesa dello stesso Trump e in netto contrasto con la decisione del suo comandante in capo di ritirare le truppe USA dalla Siria, ha apertamente invocato una “azione collettiva” contro il presidente degli Stati Uniti.

Prima ancora di queste preoccupanti esternazioni di noti esponenti delle forze armate americane, i vertici militari di Washington sembravano comunque già prepararsi ad entrare in azione in caso di una situazione di generale ingovernabilità.

Lo scorso marzo infatti la rivista Newsweek pubblicò un rapporto riservato preparato dagli Stati maggiori riuniti delle forze armate americane, nel quale si prevedeva appunto un intervento dei militari per prendere il potere qualora il Paese si fosse trovato in uno stato di caos generale a causa della crisi del coronavirus, e nel caso in cui la “autorizzazione del Presidente sia impossibile” da ricevere.

Non si comprende bene quale tipo di situazione, secondo questo rapporto, potrebbe portare a impedire al presidente in carica di agire secondo le prerogative che la Costituzione gli assegna, ma tutto lascia pensare che alcuni ambienti militari abbiano già deciso di superare il perimetro della legalità costituzionale e intervenire alla luce di una probabile vittoria di Trump.

In questo caso, a prendere le redini del potere, nel piano dello Stato maggiore USA, sarebbe il Comando del Nord, diretto dal generale VanHerck, e creato dal presidente Bush dopo l’11 settembre.

I nemici di Trump tra il deep state dunque sono molti specialmente al Pentagono.

E’ stato lo stesso Trump a spiegare come la sua politica di disimpegno dal Medio Oriente stia mettendo a rischio gli interessi delle grandi corporation che ricavano ingenti profitti dalle guerre.

Allo stesso tempo, il presidente americano sta mettendo in discussione uno dei dogmi dell’ordine mondialista che si è instaurato dopo il secondo dopoguerra, quello che ha affidato agli USA il ruolo di guardiano del Nuovo Ordine Mondiale.

Dal 1945 ad oggi, la potenza militare degli Stati Uniti è stata utilizzata come un’arma per disciplinare i Paesi e i leader politici che hanno osato ribellarsi ai piani della élite mondialista.

L’elezioni USA saranno decisive e l’autunno del 2020 cambierà la storia del mondo

Ecco perchè queste elezioni assumono una importanza capitale, probabilmente come non l’hanno mai avuta tutte le precedenti elezioni.

Monsignor Viganò, in questo momento guida spirituale contro la cabala mondialista, ha ribadito come queste elezioni negli USA siano fondamentali per decidere le sorti dell’umanità.

Si decide, in altre parole, se il mondo negli anni a venire sarà destinato ad entrare nell’ultima fase del Nuovo Ordine Mondiale, quella che vede l’instaurazione di un supergoverno globale nelle mani delle grandi famiglie del mondialismo, oppure se ci sarà ancora la possibilità di vivere in nazioni libere dal giogo del più minaccioso e pericoloso totalitarismo della storia.

L’elezione americana pertanto non solo segnerà la storia dell’America, ma quella del mondo intero.

Senza la superpotenza di Washington, è impensabile arrivare alla formazione di un governo unico mondiale che assumerebbe le forme di una moderna Torre di Babele.

E’ per questo che la nomina della giudice Barrett alla corte suprema ha messo praticamente al sicuro qualsiasi scenario che possa portare ad un’invalidazione giuridica di una vittoria sempre più probabile di Trump.

Ecco perchè le élite hanno bisogno dei militari per togliere di mezzo una minaccia senza precedenti per i loro piani.

Se alcuni vertici del Pentagono potrebbero schierarsi a favore di questo tentativo di colpo di Stato, la partecipazione delle truppe non è affatto scontata.

Lo stesso Trump ha ricordato che le truppe sono con lui, e pertanto difficilmente accetterebbero di violare la Costituzione e rovesciare un presidente regolarmente eletto.

Il sistema quindi è furioso e pronto a tutto, ma le sue chance di rimuovere il presidente non sembrano favorevoli come accaduto nel lontano 1963 con il presidente Kennedy.

Trump è probabilmente il presidente americano che si sta più avvicinando a sferrare un colpo letale al piano del Nuovo Ordine Mondiale.

Monsignor Viganò si è detto convinto che alla fine la Provvidenza interverrà per consegnare l’America a Trump.

Forse la nomina della giudice Barrett, che una volta esortò i suoi studenti a mettere al servizio la loro professione per arrivare al regno di Dio è stato un segnale decisivo in questo senso.

Qualsiasi sarà l’esito di questa guerra politica, ma soprattutto spirituale, un fatto appare certo.

L’autunno del 2020 è davvero storico. L’autunno del 2020 deciderà il destino dell’umanità per i prossimi decenni.

di Cesare Sacchetti


Il linciaggio anti-cristiano di Amy Coney Barrett

La nomina di Amy Coney Barrett, giurista e giudice cattolica e madre di sette figli, ha sollevato un vespaio di polemiche negli Usa. Non tanto e non solo sull'opportunità di una nomina alla fine del mandato di Trump e alla vigilia delle elezioni, ma proprio un attacco alla fede cattolica della giudice suprema nominata. E la Chiesa cattolica americana tace, solo i protestanti la difendono


I Dems americani gettano la maschera, attacchi a testa bassa contro la cattolica Amy Coney Barrett e parte un boicottaggio totale verso i cittadini e le stesse istituzioni che chiedono di governare. I leader religiosi cristiani a difesa, dalla Chiesa cattolica americana un silenzio che lascia interdetti. Cosa accadrà (se ci sarà) al primo confronto pubblico di domani tra Trump e Biden?  Con precisione e cura il nostro Ermes Dovico ha scritto della nomina di ACB dello scorso sabato; tale nomina era stata preceduta da un livore anti-cattolico senza precedenti nella storia americana.

Da venerdì scorso la bufera contro la candidata alla carica di Giudice della Corte Suprema USA, le cui audizioni inizieranno il prossimo 12 ottobre, si è scatenata con un fuoco di fila barbaro e incivile. La tattica dei Dems e della gran parte dei mass media statunitensi è stata molto semplice, alzare il fuoco contro ACB per nascondere il primo esito delle indagini sul coinvolgimento di Obama, Biden e del figlio di quest’ultimo in quello che si preannuncia come il più devastante scandalo di conflitto di interessi, guadagni illeciti da Russia e Ucraina e uso improprio dell’FBI per impedire la vittoria di Trump o minarne gli anni di Presidenza e proseguire la campagna di delegittimazione verso il nemico da abbattere evitando confronti e risposte sui propri intenti di governo, accusando Trump di mentire. Se ancora nella giornata di venerdì una Coalizione bi-partisan di Avvocati e Procuratori Generali statali si era opposta a qualsiasi e stravagante idea dei Dems di modificare radicalmente, una volta vinte le elezioni, la composizione ed il mandato della Corte Suprema, già poche ore dopo la nomina ACB la si accusava di aver illegalmente adottato (cioè comprato) i due figli haitiani e di appartenere ad una setta cattolica (People of Praise) che odia le donne. Da sabato scorso il poi un fiume di fango, insulti e malignità indegni di qualunque società civile e tanto più di un partito che chiede il voto per governare, ha travolto ACB.

Kamala Harris, candidata alla Vice Presidenza dei Democratici, ha evocato lo spirito della defunta Ginsburg e ribadito la sua opposizione totale, Biden non ha evitato la gaffe di ribadire il suo desiderio di nominare un giudice donna e nero (ma evidentemente non una mamma con due figli di colore), i Senatori Dems dichiarato la loro intenzione di non partecipare alle audizioni ed al voto di conferma di ACB, nel tentativo di delegittimarne la nomina. Irresponsabilità politica ai massimi livelli. Negli stessi giorni, i giganti multinazionali dell’aborto (omicidio del nascituro) che hanno dato manforte e forse ispirato o ricatttato, visti i cospicui finanziamenti, le posizioni Democratiche sono scesi in campo. NARAL, IPPF, Center for Repruductive Rights e Human Rights Campaign hanno chiesto opposizione dura e boicottaggio compatti. Non ci sono ormai dubbi sulle competenze e il supremo profilo della candidata cattolica, lo ha dovuto ammettere persino il Los Ageles Times nel suo editoriale di domenica, lo ha ribadito persino il Professore di Harvard Noah Feldman (uno dei più accaniti sostenitori dell’impeachment a Trump). Rimane però un problema insormontabile per i Dems e la gran parte dei massmedia americani: ACB è cattolica, è madre, è pro life e pro family. Ancora lunedì il NYT riportava una serie di editoriali perniciosi, il più ridicolo dei quali tentava di presentare la contrarietà del cattolicesimo verso le società ed i principi liberali, ovviamente dimenticandosi di San Giovanni Paolo II, della Centesimus Annus e del Magistero Sociale della Chiesa.

In tutto ciò, in questi di giorni di lapidazione pubblica, la Conferenza Episcopale Cattolica USA è stata scandalosamente silente. Certo hanno applaudito alla pubblicazione dell’Ordine Esecutivo di Trump, pubblicato lo stesso giorno della nomina di ACB, che prevede l’obbligo di cura a tutti i bimbi nati prematuramente o nati vivi dopo un aborto, ma non si è spesa una sola parola in difesa o in sostegno di ACB. Non così, grazie al Cielo, né i leader delle Chiese Pentacostali Nere degli USA che hanno protestato contro la furia anticattolica verso ACB e dichiarato di essere schierati al suo fianco, né Billy Graham e i più carismatici leaders evangelici che con lettera pubblica hanno promosso la scelta di Trump e dichiarato totale sostegno alla candidata cattolica. Trump è dovuto intervenire personalmente nella serata di domenica per stigmatizzare la violenza intollerabile ed “incredibile” verso ACB. Le parole dei politici nei momenti di tensione, noi italiani lo abbiamo capito sulla nostra pelle, sono come pietre. I semplici fatti quotidiani raccontano della moltiplicazione di atti vandalici e blasfemi, decapitazione di statue, incendi nelle chiese cattoliche americane, al punto che è stata chiesta una indagine ufficiale del Ministero di Giustizia contro i promotori di questa "cattolicofobia".

Dai Dems non una parola di scuse, piuttosto altri passi verso l’ignoto ed irresponsabile futuro: "boicotteremo le audizioni del Senato di ACB" per delegittimarla (e con ella l’intera Corte), invitiamo Biden a non partecipare ad alcun dibattito televisivo con Trump (boicottando la trasparente informazione dei cittadini elettori)’. Ovvero, elimina Cristo dalla vita pubblica e così apri la strada ad un nuovo totalitarismo.

Luca Volontè

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