ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 luglio 2021

“Non vuole che il suo ricovero in ospedale diventi uno spettacolo”..

Alcune riflessioni estemporanee alla luce del circo mediatico davanti al Gemelli



Nei siti italiani (e non solo) da giorni compaiono in evidenza gli aggiornamenti sullo stato di salute di Papa Francesco. Poi, non c’è un talk show o programma televisivo, che non se ne occupa, anche parlando del nulla. I media ci tengono a tenerci informati minuto per minuto sulla reazione all’operazione per stenosi diverticolare sintomatica del colon a cui il Santo Padre è stato sottoposto, sul fatto che sia vigile, sui suoi movimenti, sulla respirazione, la colazione e tutto il resto, grazie alla presenza fuori dal Policlinico Gemelli di inviati che controllano dei movimenti, tentando di individuarne quelli che reputano inconsueti, e su cui ricamare servizi da inviati di guerra. In sostanza, stanno a scrutare le finestre oscurati del decimo piano, a cui fotoreporter e troupe televisivi puntano gli obiettivi.


“Troupe di tutto il mondo davanti al policlinico Gemelli dove Papa Bergoglio è stato ricoverato per un intervento chirurgico” (La Stampa).

La domanda sorge spontanea: da dove viene tutta questa curiosità per le condizioni di salute del Papa, è legittima e perché la comunicazione al riguardo è importante?

In questi giorni mi sono limitato a riportare sul mio diario Facebook in tempo reale i comunicati del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, come fatti accertati e certi. E lo ringrazio per la puntuale ed esaustiva comunicazione. Con tutti i vaticanisti e testate accreditati e non, bivaccati (inutilmente dal punto di vista informativo) davanti al Policlinico Gemelli di Roma, è esilarante prendere conoscenza delle risposte di alcuni tra loro, mentre distaccano lo sguarda dalle finestre oscurate del decimo piano, interrogati da The New York Times in riferimento alle “scarne informazioni” comunicate dalla Sala Stampa della Santa Sede in riferimento al ricovero di Papa Francesco al Policlinico Gemelli. A parte del fatto che non si capisce bene cos’altro si dovrebbe comunicare sulle condizioni di salute del Papa, sempre rispettando la sua privacy. Poi non va dimenticato che è il Papa, specialmente l’attuale regnante, che decide cosa, come e quando comunicare. Non il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Una conferma viene dal Messaggero, che ha riferito che resta inalterato l’ordine del Papa di limitare al massimo le informazioni personali che lo riguardano. Una cosa quasi impossibile, perché si tratta pur sempre del Capo della Chiesa Universale e il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano. Una cosa è voler passare per una persona “normale” e portare ad uso delle telecamere la sua borsa mentre sale l’aereo papale, tutt’altra questione è la sua salute, che non può essere derubricato come un aspetto secondario. Sarebbe inconcepibile e inammissibile che un intervento chirurgico a cui viene sottoposto il Papa non venisse comunicato e spiegato.

“In Vaticano si scherza sul fatto che il papa sta sempre bene fino alla morte, e anche un po’ dopo”, ha detto Iacopo Scaramuzzi di Askanews, aggiungendo che la segretezza deriva da una paura di divisioni nella Chiesa causate da prematuri e sconvenienti macchinazioni di cardinali alla ricerca di un successore. Passa per la battuta ammuffita, l’ha detto per davvero. “Dobbiamo anche aggiungere che il Vaticano in generale non è l’istituzione più trasparente della Terra”. Aprite cielo, ci è arrivato anche lui.

“Non vuole che il suo ricovero in ospedale diventi uno spettacolo”, ha detto Paolo Rodari di La Repubblica. “Ha chiesto la massima privacy, ed è da lì che provengono i bollettini scarni. Questo è semplicemente il suo stile”. Accidenti, non ci avevamo pensato.

Salvatore Izzo, ex AGI, Direttore di Faro di Roma (per gli intenditori, “di Santa Marta e di Campidoglio) racconta di aver parlato dieci giorni fa con il Papa sulle proprie disgrazie in tema di salute, ma di non aver sentito nulla in cambio da Papa Francesco su eventuali potenziali suoi problemi di salute. Ma dai! Siamo al lavoro giornalistico del do ut des. “Dicono la verità, ma ne raccontano una parte”, ha decretato Izzo, entrando in merito della comunicazione della Sala Stampa della Santa Sede sulla salute del Papa. Ma “questa volta è davvero un blackout”, ha concluso. Sarà che gli sono sfuggiti le dichiarazioni del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.


“Elisabetta Piqué sempre sul pezzo al Gemelli” (Salvatore Cernuzio).

Tutto questo zelo, a favore della trasparenza e di una comunicazione istituzionale efficiente da parte della Santa Sede, non abbiamo notato su tanti altri argomenti, in particolare in riferimento al caso 60SA (lo scandalo finanziario della Segreteria di Stato). Ci ricordiamo un assordante silenzio e l’accettazione senza fiatare delle (scarne e scarse) veline distribuite da Vatican News e una quasi totale assenza di comunicati da parte della Sala Stampa della Santa Sede (certamente non per decisione del suo Direttore), senza protesta.

In ogni caso, nel comunicato odierno del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, con il più recente bollettino medico post-intervento di Papa Francesco ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli, si legge una frase significativa (e molto più importante di sapere se il Papa ha fatto colazione, che cammina, che riceve messaggi da tutto il mondo e che nei corridoio del Gemelli si prega per la sua salute, lodevolmente peraltro): «L’esame istologico definitivo ha confermato una stenosi diverticolare severa con segni di diverticolite sclerosante».

Al riguardo, un mio amico medico mi ha spiegato, che certamente è stato importante questo esame istologico definitivo, che esclude in modo categorico la presenza di una degenerazione neoplastica, che è una possibilità nei siti di infiammazione cronica di malattia diverticolare. Il mio amico medico osserva che hanno fatto una sveltezza, visto che i comuni mortali hanno una risposta dopo un mese. In genere nei primi giorni si ha la risposta dell’esame istologico estemporaneo, cioè quello fatto nella immediatezza al microtomo congelatore. Ma se è comunicato questo, si sono sbrigati.

A questo punto, l’unico elemento critico rimane la deiscenza della anastomosi (che probabilmente è stata fatta su terreno infetto, il paziente non ha una stomia temporanea, cioè, un’apertura nell’addome che consente alle feci di uscire dal corpo, invece di attraversare il sistema digestivo tramite le vie naturali) [QUI] e la situazione infettiva generale. La deiscenza della anastomosi colo-colica – la complicanza più temuta in chirurgia colo-rettale – si può verificare anche dopo una settimana. Il terreno è infetto, perché tutto il colon è contaminato da una flogosi infettiva cronica, anche se vengono dati prima dell’intervento antibiotici. Con flogosi (o infiammazione) si intende un meccanismo di difesa innato e aspecifico adottato dall’organismo umano in risposta ad un danno cellulare provocato da agenti di varia natura. Si diceva negli analisi mediatiche, che questi sono interventi che comunque si fanno in una situazione di acuzie, perché la flogosi è persistente. Certamente il paziente sarà stato adeguatamente preparato.

Seguono ampi stralci da un articolo dell’amico e collega Phil Pullella per Reuters, in una nostra traduzione italiana dall’inglese.

“Reuters office outside Gemelli hospital as we await Pope Francis exit in coming days” (Eleanor Biles).

Due papi, stesso ospedale, diversi stili di privacy medica
di Philip Pullella
Reuters, 7 luglio 2021


Quando Papa Giovanni Paolo II è stato ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma il 12 luglio 1992, lo ha detto al mondo stesso poche ore prima durante il suo consueto discorso domenicale in Piazza San Pietro. “Vorrei svelarvi un segreto”, ha detto prima di rivelare che sarebbe entrato in ospedale quella notte. La sua partenza dal Vaticano, la folla lungo il percorso del corteo e il suo arrivo all’ingresso dell’ospedale in una decappottabile Mercedes nera sono stati trasmessi in televisione.

Quando Papa Francesco è entrato nello stesso ospedale domenica scorsa, la Santa Sede lo ha annunciato in una dichiarazione di due paragrafi dopo che era arrivato in una piccola auto, si era infilato dentro e si stava già preparando per un intervento al colon.

I due episodi mostrano le differenze negli stili dei due papi nel trattare con la salute, la privacy e la comunicazione.

Da quando Francesco è entrato in ospedale domenica, la Santa Sede ha rilasciato cinque brevissime dichiarazioni con informazioni essenziali. (…)

Quando Giovanni Paolo era nello stesso ospedale – quasi 10 volte nei suoi 27 anni da pontefice – erano i medici che emettevano bollettini medici dettagliati, parlavano con i giornalisti nell’atrio e diventavano celebrità minori nei telegiornali della sera. Politici e altri si sono presentati all’ospedale anche se non potevano vedere Giovanni Paolo. Sono stati ricevuti dal suo segretario o da un altro funzionario della Santa Sede, hanno firmato un libro dei visitatori e sono stati ripresi dalle telecamere.

Si ritiene che l’indicazione per una degenza ospedaliera di basso profilo e una dichiarazione medica meno dettagliata provenga direttamente da Francesco, che protegge la sua privacy più da vicino di Giovanni Paolo II.

OGNI PAPA È DIVERSO

“Ogni personaggio famoso, compreso un Papa, è diverso”, ha detto una persona che si occupa di comunicazione presso un importante istituto medico in Italia. “Gli ospedali sono in difficoltà quando si tratta di personaggi famosi perché ci sono rigide leggi sulla privacy, ma il pubblico vuole informazioni. Di solito spetta al paziente decidere quanto rivelare”, ha detto la persona, che ha parlato a condizione di anonimato.

Nelle prime ore di mercoledì al Gemelli c’erano solo due troupe televisive e una manciata di fotografi. Sono stati relegati in un parcheggio e non ammessi nell’atrio.

Durante alcuni dei soggiorni di Giovanni Paolo II, l’atrio è diventata un vortice mediatico, con i giornalisti televisivi che cercavano di ottenere commenti da medici, pazienti e visitatori.

Mercoledì mattina al Gemelli, l’atrio era in fermento, ma non c’era nulla che indicasse che un VIP fosse al decimo piano dell’enorme ospedale cattolico. (…)

Egli [Giovanni Paolo II] soffrì a lungo e in pubblico e scrisse persino un documento su come la sofferenza possa portare un plusvalore spirituale.

Francesco una volta ha detto a un giornalista che in caso di un tentativo di omicidio, voleva una morte rapida perché ha paura del dolore.


TV media and journalists outside the Gemelli hospital where Pope Francis underwent a scheduled surgery for a symptomatic diverticular stenosis of the colon, Rome, Italy, 06 July 2021. ANSA/ANGELO CARCONI


7 Luglio 2021
   Blog dell'Editore

di Vik van Brantegem

http://www.korazym.org/63612/alcune-riflessioni-estemporanee-alla-luce-del-circo-mediatico-nel-piazzale-davanti-al-gemelli/


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