ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 8 ottobre 2012

L'inno per l'anno della fede?

SAN PADRE PIO prega per loro (e per noi!)

kladivár3: exclude Christ, receives WAKA WAKA

domenica 7 ottobre 2012

Censurata!

Capitolo 2
Ha inizio una lunga opposizione
       Persino una lettura superficiale delle prime due parti del Grande Segreto del Messaggio di Fatima rivela che esso non è altro che una sfida lanciata dal Cielo alle potenze del mondo, la cui stretta, persino nei confronti del Cattolicissimo Portogallo, era andata sempre più crescendo sin dall'inizio del ventesimo secolo.
       Riprendendo il testo del Segreto che abbiamo riportato nel primo capitolo, è ovvio che ciò che il Cielo si era proposto fosse un vero e proprio anatema contro il regime Massonico portoghese, e soprattutto contro tutte quelle forze coalizzatesi per combattere la Chiesa le quali, all'inizio del ventesimo secolo, stavano complottando (per loro stessa ammissione, come vedremo) un assalto finale alla “fortezza” Cattolica.

Gogna?


Nella sua arringa di oggi, l'avvocato rotale Cristiana Arru ha denunciato che il suo assitito, il maggiordomo infedele del Papa, Paolo Gabriele, è stato sottoposto a una gogna mediatica che continuerà anche in futuro. «Il diritto fin dall'antichità - ha spiegato - prevede pene certe, e queste si caratterizzano per essere circoscritte ad un determinato tempo: anche quando si usava la gogna, con accanto il cartello di condanna, l'esposizione al dileggio era per un numero definito di giorni». Secondo il suo legale, «a Paolo Gabriele si è inflitta invece una pena permanente.

Sulla vicenda restano molti punti oscuri, ma per i giudici non ci sono complici

Il tecnico, gli assegni e lo Ior. I misteri ancora da chiarire

Il Papa in Vaticano
Il Papa in Vaticano

 L'ex maggiordomo di Benedetto XVI ha agito da solo. Non ha copiato e divulgato le carte segrete per avidità, ma perché voleva «aiutare il Papa» e questo suo convincimento, «sia pure erroneo», come si legge nel dispositivo della sentenza, è stato ritenuto credibile dai giudici. È la prima verità processuale sui Vatileaks, ma altri risvolti della vicenda restano ancora aperti.

IO TI “GRAZIO” E TU ‘’CANTI’’


- IL PROCESSO-FARSA CON CONDANNA-BURLA DI PAOLO GABRIELE PERMETTERA’ AL VATICANO DI SCOPRIRE COMPLICI E MANDANTI - I NOMI CHE SPUNTANO DALLE UDIENZE: DON GIOVANNI LUZI (CHE HA RICEVUTO LE COPIE DEI DOCUMENTI TRAFUGATI) E DON PAOLO MOROCUTTI - SI AGGIUNGONO AI CARDINALI PAOLO COMASTRI E PAOLO SARDI, AL VESCOVO FRANCESCO CAVINA, AL FUNZIONARIO MAURIELLO E A LUCA CATANO - MOGAVERO: “SENTENZA TROPPO MITE…”

1-PAOLETTO, DA CINECITTÀ AI LIBRI SULL'ESOTERISMO "ERA SUGGESTIONABILE"
Giacomo Galeazzi per La Stampa
La nuova vita di «Paoletto» è già delineata nei toni felpati che la Santa Sede gli riserva nel giorno in cui lo condanna. Vatileaks ha scatenato uno scandalo senza precedenti che ha pesantemente danneggiato il governo centrale della Chiesa però l'ex aiutante di camera di Benedetto XVI continuerà ad essere cittadino e dipendente della Santa Sede, ad abitare in Curia e proseguire nello stesso ovattato angolo di Curia la sua esistenza familiare prescandalo con la moglie Manuela Citti e i suoi tre figli.
PAPA E PAOLO GABRIELEPAPA E PAOLO GABRIELEPAOLO GABRIELE IN AULAPAOLO GABRIELE IN AULA
Dunque si sorvolerà sul giuramento di riservatezza tradito e pragmaticamente si cercherà di spegnere le luci della ribalta tenendo sottocchio un potenziale, esplosivo «testimonial» di inchieste mediatiche sui segreti d'Oltretevere. Il processo al maggiordomo infedele è durato appena una settimana, la condanna a 18 mesi è sorprendentemente mite ma lo scandalo-Vatileaks non termina con la sentenza del tribunale. Sono imminenti, infatti, la grazia papale, la pubblicazione della relazione cardinalizia e nuove indagini sui possibili complici del «corvo».

Ut amoveatur?


Perché il Papa ha rimosso il mons. anti preti pedofili?

Charles J. Scicluna era il funzionario della Santa Sede che perseguiva i preti pedofili. E lo ha fatto – a differenza di altri – con determinazione, denunciando anche la cultura del silenzio italiana. Ieri è stato rimosso, senza spiegazioni, e spedito a Malta come funzionario di basso rango. Una mossa che sconcerta.
Vaticano
Joseph Ratzinger. Salito sul trono petrino, Benedetto XVI riuscì finalmente ad aprire l’indagine canonica che era stata insabbiata negli anni precedenti. E la affidò a mons. Scicluna. Alla fine padre Maciel fu estromesso, i Legionari di Cristo commissariati. Questo e molto altro ha fatto il prelato maltese. Nel 2010 si trovò in prima linea di fronte allo scandalo degli abusi sessuali sui minori scoppiato, a macchia d’olio, nelle chiese dei Paesi più disparati, Irlanda, Germania, Belgio, Olanda, Austria, di nuovo Stati Uniti, dove il caso era già esploso nel 2002, Australia, America Latina… e Italia. Scicluna, di nuovo, non le mandò a dire. Spalleggiato da Ratzinger, chiese agli episcopati più renitenti di collaborare con la giustizia civile per denunciare i preti pedofili. Lo fece anche, con veemenza, in un incontro a porte chiuse del bel convegno alla Pontificia università Gregoriana di cui ho riferito nel mio blog. Fu sempre Scicluna a mettere la faccia, insieme al portavoce vaticano Federico Lombardi, in un’affollatissima conferenza stampa in Vaticano per presentare il giro di vite della normativa canonica voluto dal Papa per contrastare la piaga della pedofilia. Partita nella tensione, la conferenza stampa si sciolse grazie alle risposte puntuali di Lombardi e Scicluna.
Monsignor Charles J. Scicluna, 53 anni
In Vaticano – fu l’impressione pressoché unanime dei giornalisti accreditati – c’è chi ha finalmente preso sul serio il dramma. Il procuratore generale della Santa Sede non schivò le polemiche. In una arcinota intervista concessa nel 2010 al quotidiano della Cei Avvenire, senza mezzi termini, affermò: «Ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola». Apriti cielo. Il Vaticano attacca la Cei. Passa qualche mese, la Santa Sede chiede a tutti gli episcopati del mondo di compilare nuove linee-guida anti-pedofilia e consegnarle entro maggio scorso. La Cei nicchia, pubblica un documento minimale, e Scicluna, di nuovo lui, alza la voce. Lo fa in una coraggiosa intervista al mensile Jesus di cui ho riferito nel mio blog. Non se la prende solo con l’Italia. Dice che molte linee-guida ancora mancano all’appello. Spiega che alcuni dei documenti recapitati in Vaticano sono insufficienti. Ieri, sommersa dal rumore della conclusione del processo al maggiordomo del Papa, la notizia clamorosa (anticipata il giorno prima da Vatican Insider). Mons. Scicluna è stato nominato vescovo “ausiliare” di Malta. Non promosso in Curia, non vescovo titolare, neppure coadiutore con il diritto alla successione. Da responsabile del team anti-pedofili della Chiesa cattolica mondiale e funzionario di basso rango a La Valletta. Rimosso senza essere stato neppure promosso.
La Santa Sede non ha spiegato la decisione. Che è – beninteso – una decisione del Papa. Ovviamente non sappiamo se aveva buoni motivi per rimandare Scicluna a Malta. Ma la mossa sconcerta. Così come lascia interdetti l’epilogo di una vicenda completamente diversa. La trattativa con i Lefebvriani. Lungi da me rammaricarmi del fatto che, alla fine, gli ultratradizionalisti non rientreranno in seno alla chiesa cattolica. Non si può non rilevare, però, che a questo obiettivo Ratzinger, negli anni scorsi, ha lavorato strenuamente. Era – come il contrasto alla pedofilia – uno dei tratti caratterizzanti di questo pontificato. Strategia sovrana. Linea di governo. Parte di un disegno più complesso, a cui Benedetto XVI si è dedicato sin dall’inizio, teso a reinterpretare il Concilio vaticano II e la sua eredità. Anche qui, come nel caso della pedofilia – e per motivi affatto diversi – Ratzinger è stato contestato, da personalità di Curia e episcopati nazionali, funzionari vaticani e osservatori esterni. Alla fine, i Lefebvriani non entreranno. Il nuovo prefetto della Dottrina della fede, mons. Gerhard Ludwig Mueller, ha annunciato, alla vigilia del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio, che non ci saranno ulteriori trattative. Punto, finito, tempo scaduto. Mons. Guido Pozzo, triestino, uomo di fiducia di Ratzinger nel negoziato durato anni, è già destinato a lasciare il posto di segretario della pontificia commissione Ecclesia dei per divenire cerimoniere pontificio. Un altro capitolo del pontificato Ratzinger si chiude.
E si chiude mentre viene condannato, con pena “mite” di diciotto mesi di reclusione che verranno presto condonati dalla grazia papale, il maggiordomo Paolo Gabriele. Personalità complessa, mosso dall’intento delirante di aiutare il Papa tradendone la fiducia. Facendo filtrare ai giornalisti italiani – e in particolare a Gianluigi Nuzzi, che ne ha fatto il bestseller Sua Santità – documenti riservati della Santa Sede e dossier personali del Papa. Colpisce, di tutta la vicenda, il movente addotto dall’ex assistente di camera del Pontefice. «Vedendo male e corruzione dappertutto nella Chiesa, sono arrivato negli ultimi tempi, quelli della degenerazione, ad un punto di non ritorno. Ero sicuro che uno choc, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario», ha detto nell’istruttoria. Poi, nella deposizione durante il processo: «A volte, quando sedevamo a tavola, il Papa faceva domande su cose di cui doveva essere informato». Ancora: «Ho maturato la convinzione che è facile manipolare la persona che ha un potere decisionale così importante». E infine, nella testimonianza conclusiva che ha reso ieri prima della sentenza: «La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per esclusivo amore, viscerale direi, per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile. È questo che mi sento. E se lo devo ripetere, non mi sento un ladro». Propositi deliranti. Evocati, suggeriti, inculcati, molto probabilmente, dalle tante persone con cui Paolo Gabriele parlava ogni giorno. Uscieri, cittadini vaticani, monsignori, cardinali. Nessuno si è spinto tanto in là da trafugare documenti e rivelare segreti di Stato. Ma tutti convinti della stessa cosa. Che il Papa è rimasto solo.
*Originariamente pubblicato, oggi, sul suo blog su Linkiesta

QUANTO POTRA’ ANCORA RESISTERE FORMIGONI?


IL CELESTE CONTRATTACCA, DIFENDE DACCÒ E SIMONE (“UN ACCANIMENTO ABNORME NEI CONFRONTI DI DUE PERSONE ALLE QUALI È STATO INFLITTO UN PERIODO DI CARCERAZIONE PREVENTIVA CHE NON HA PRECEDENTI IN ITALIA, NEPPURE ALL'EPOCA DI MANI PULITE”), MA MERCOLEDI’ IL TRIBUNALE DECIDE - IL CERCHIO SI STRINGE: E’ SPARITO IL REATO DI RICICLAGGIO, SOSTITUITO DALL’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA CORRUZIONE…

Piero Colaprico per Repubblica

«Non mi faccio condizionare da nessuno. Com'è possibile dipingere un presidente Formigoni condizionato da qualcuno? », dice il governatore della Regione Lombardia. Lo dice dopo aver saputo che i magistrati vogliono tenere ancora in carcere i due faccendieri Piero Daccò e Antonio Simone, perché hanno potere di ricatto, e perché stanno arrivando altre carte giudiziarie.
formigoniFORMIGONIDACCO' - FORMIGONIDACCO' - FORMIGONI
Formigoni contrattacca, ma è come se non ricordasse di aver ricevuto a giugno l'invito a comparire per corruzione, e di non aver mai mostrato le ricevute dei cinque lussuosi capidanno, di yacht a disposizione, di eventi, cene e vari benefit mai pagati da lui. Come se Formigoni non conoscesse la pericolosità di un avverbio che lo riguarda ed è «naturalmente»: «Naturalmente anche Antonio Simone più volte ha sottolineato l'amicizia che legava sia lui che Pierangelo Daccò a Roberto Formigoni. I due riferivano del loro rapporto d'amicizia indicandolo come la ragione che consentiva loro di "aprire le porte" in Regione».
MERCOLEDÌ LA PAROLA AL GIP

De modernistis


martini


La doppia verità del cardinal Martini


Punto sul vivo dall’articolo della “Civiltà Cattolica” citato nel precedente post, Vito Mancuso ha pubblicato su “la Repubblica” del 6 ottobre un replica che così esordisce:
“Caro direttore, in un articolo dell’ultimo numero della ‘Civiltà Cattolica’ a firma Gianpaolo Salvini sul cardinal Martini si legge: ‘Con molta poca correttezza sono state usate come Prefazione [sue] lettere private, non destinate alla pubblicazione, con cenni di incoraggiamento, inviate a qualche autore che gli aveva fatto avere le bozze di un suo libro’.
E prosegue:
“Sandro Magister commenta così le parole della ‘Civiltà Cattolica’: ‘Chiara allusione a Vito Mancuso e al suo primo libro al quale la prefazione abusiva spianò il successo”.
“Penso che Magister in questo caso abbia ragione, la ‘Civiltà Cattolica’ intendeva alludere proprio a me e al mio libro ‘L’anima e il suo destino’ pubblicato nel 2007 presso Raffaello Cortina nella collana ‘Scienza e idee’ diretta dal filosofo della scienza Giulio Giorello. A parte il fatto che non si trattava del mio primo libro ma del sesto, posso attestare che conservo nel mio computer una mail del cardinal Martini in cui testualmente mi si dice: ‘Quanto al tuo libro, ho il rimorso di non aver fatto nulla. Forse mi puoi mandare la bozza del testo e posso scriverti una lettera, che se vuoi puoi pubblicare almeno in parte. Tuo Carlo Maria c. Martini, S. I.’.