ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 3 ottobre 2016

Nei bifidi e trifidi mari della nuova e squillante teologia..

Teologia di strada: Un avvincente saggio di Enrico Maria Radaelli

Dicono che oggi alla civiltà serve <un'idea forte di umanità per ridare sacralità alla persona> (Marc Augé). Proprio così: idea forte di umanità,sacralità della persona:
Marc Augé ha dipinto il cristianesimo aureo.
 Enrico Maria Radaelli

 Felice interprete ed originale continuatore dell'opera di padre Antonio Livi e dei professori Romano Amerio e Paolo Pasqualucci, Enrico Maria Radaelli è instancabile indagatore e critico puntuale delle alte illusioni, a monte della slavina neoterica, vettrice dei fumosi deliri che scendono in folle e sfrenata corsa sulle piste della teologia modernizzante, prima di rovesciarsi nella liquide e quasi surreali esternazioni di Bergoglio.
 Radaelli ha pubblicato, in questi giorni, un magnifico saggio controcorrente, “Teologia di strada”, un testo la cui lettura è suggerita ai cattolici in cerca della bussola necessaria alla navigazione nei bifidi e trifidi mari della nuova e squillante teologia.

domenica 2 ottobre 2016

Nel tempo della croce e dei carnefici*

Aleppo vista da vicino
Aleppo che soffre. Di questa tragedia sono pieni i quotidiani e le radio. Monsignor Joseph Tobji, arcivescovo di Aleppo dei maroniti, è testimone diretto di tali sofferenze. E ce ne parla a Roma, dov’è riuscito ad approdare momentaneamente in questi giorni.

Sui giornali si legge di Aleppo assediata, la zona orientale, quella in mano ai ribelli, e si condannano i bombardamenti russi su quella zona della città.
Certo, le bombe di aereo uccidono. Ma uccidono anche i missili e i proiettili di artiglieria. Come anche le cosiddette armi leggere. E se Aleppo Est è sottoposta ai bombardamenti, anche nella parte occidentale, quella dove mi trovo io, si muore. Ogni giorno da quattro anni. Da quando i terroristi hanno preso una parte di Aleppo e hanno iniziato a tirare sui civili che vivono nelle zone libere i loro ordigni di morte. Ne hanno in abbondanza, Quelli fatti artigianalmente e quelli più che sofisticati forniti loro dall’Occidente e dall’Arabia Saudita.

Il suono delle campane di Roma

L’INTERVENTO SUL LIBRO DI RATZINGER

«Benedetto è semicieco dal ‘94 Il giorno dell’addio non pianse»

Il racconto di padre Georg Gänswein: «Ama fare le imitazioni delle voci. I suoi passi sono sempre più brevi»

Georg Gänswein 

Vorrei iniziare con una precisazione che forse potrà comunque essere molto utile. Queste «ultime conversazioni» non sono un «hard talk» bellicoso, alla maniera del famoso programma televisivo della BBC, e Peter Seewald non ha assolutamente cercato di mettere Benedetto XVI «sulla graticola». Il libro contiene piuttosto la registrazione di una serie di incontri «cuore a cuore» svoltisi prima e dopo le dimissioni del Papa, tra due anime molto diverse tra loro ma bavaresi fino al midollo (questo lo posso dire io che non sono bavarese e vengo dalla Foresta Nera) che interrogando intensamente la memoria entrano in confidenza. Le risposte del Papa emerito sorprendono qui per un’intimità del tutto particolare e nuova in cui il libro coinvolge il lettore, e per una lingua diretta. Apprendiamo, per esempio, dalla bocca del Papa dopo le dimissioni che il suo oppositore Hans Küng «parlava troppo».

Lunga vita ai ribelli..!?

Amoris laetitia: la "misericordiosa" repressione del dissenso

Offriamo la traduzione di un interessante articolo comparso su LifeSiteNews, che ci racconta della misericordiosa repressione dei 45 firmatari dell'Appello ai Cardinali e Patriarchi, circa i problemi posti da Amoris laetitia.


29 settembre 2016 (LifeSiteNews). Alcuni degli studiosi che hanno un appello ai 218 Cardinali e Patriarchi, sono sotto tiro per per avere richiesto misure correttive utili a chiarificare "un numero di asserzioni che possono essere capite in un senso che è contrario alla fede cattolica e principi morale" in Amoris laetitia.
Alcune settimane fa è comparsa una lettera di Papa Francesco, che ha espresso l'appoggio dello stesso Santo Padre ai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires in questi termini: "Nessuna altra interpretazione" di Amoris Laetitia è valida, permettendo di conseguenza la distribuzione, in certi casi, della S. Comunione ai divorziati risposati cattolici. Certamente uno dei temi caldi in questione.


Verso una nuova corazzata Potëmkin?

Con viva preoccupazione: Noi accusiamo Papa Francesco/3


Riprendiamo nella nostra traduzione il Libellus di accusa - Parte III formulato nei confronti del papa in una Dichiarazione congiunta di due testate cattoliche U.S.A. [qui]: The Remnant e Catholic Family NewsQui la Parte I e la Parte II.

“Non Si sente allarmato da tutte le divisioni che ha generato all’interno della Chiesa, nella quale alcuni vescovi si stanno allontanando dall’insegnamento dei Suoi predecessori sulle persone divorziate e ‘risposate’, basandosi solamente sulla Sua presunta autorità, mentre altri di loro cercano di difendere la dottrina e la pratica bimillenarie che Lei si è sforzato incessantemente di rovesciare?”
Dichiarazione congiunta di The Remnant e di Catholic Family News
Michael J. Matt, Christopher Ferrara e John Vennari

TERZA PARTE

Una “Prassi pastorale” in guerra contro la Dottrina

Lei ha approvato come unica corretta interpretazione dell’Amoris una speculazione morale che in pratica minerebbe non solo le norme di morale sessuale che Lei sta cercando palesemente di sovvertire, ma l’intero ordine morale. Infatti, l’invocazione – come una sorta di talismano – di “circostanze complesse” che un sacerdote o un vescovo deve “discernere” nell’ambito di una “prassi pastorale” – pur mantenendo piamente invariata e invariabile la norma in qualità di “regola generale” –, fa praticamente sì che l’applicazione di qualsiasi norma morale possa essere considerata “impraticabile”.

Gli oscuri criteri che definiscono i “limiti che diminuiscono la responsabilità e la colpa” potranno essere applicati a ogni sorta di peccato mortale abituale, ivi comprese la convivenza – che Lei ha già comparato al “vero matrimonio”; le “unioni omosessuali”, alla cui legalizzazione Lei si è rifiutato di opporsi; la contraccezione, che Lei – in modo sconvolgente – ha dichiarato essere moralmente permissibile nel caso in cui serva a prevenire la trasmissione di malattie, dichiarazione che il Vaticano ha successivamente confermato essere in realtà solo la Sua opinione personale.

Da vili

I farisei di Molfetta e lo tsunami catto-gayContrariamente a quanto dichiarato alla Nuova BQ, alla fine il vescovo di Molfetta ha "battezzato" il corso gender della propria diocesi. Un vero scandalo che però è soltanto la punta dell'iceberg in una Chiesa sempre più indirizzata dalla lobby gay. Ormai le condanne del gender non bastano più...
«Evitare il confronto è da vili», ha detto monsignor Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta, introducendo il 30 settembre il dibattito che ha dato inizio al corso di formazione per insegnanti ed educatori sulla “Educazione di genere”, organizzato dalla diocesi di Molfetta e dalla locale Azione Cattolica. Oddio, chiamarlo dibattito sembra azzardato, visto che i sei che sedevano dietro al tavolo degli oratori raccontavano in modi diversi la stessa storia: che l’omosessualità, cioè, è una variante della natura, che l’educazione di genere è compito fondamentale della scuola, che compito dell’educatore è accompagnare ogni persona nel crearsi una identità sessuale forte, qualsiasi essa sia. 

La “loro” Chiesa

VERSO UN NUOVO PAGANESIMO ?

    Senza la preghiera e la Grazia scivoliamo in un nuovo rovinoso paganesimo. L’essenza del paganesimo è il naturalismo, prospettiva corretta dal Cristianesimo che ci ricorda che non tutto nella natura è buono 
di Francesco Lamendola  



Scriveva la poetessa Saffo, in una delle sue composizioni più sofferte e più belle (24 D; traduzione di Salvatore Quasimodo):

Tramontata è la luna
E le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

Ecco: qui è veramente racchiusa l’anima dell’uomo antico, dell’uomo pagano (e della donna, ovviamente, come in questo caso). Sola di fronte al mistero di Eros, dell’amore-passione, del desiderio indomabile, che persiste e cresce nonostante l’avanzar degli anni, e irrompe come un vento impetuoso d’inverno, scuotendo il fogliame in un bosco di querce: l’anima è come sorpresa, sbigottita, trema e ha paura, non sa che dire, non sa che fare, rabbrividisce e resta come folgorata. L’amore passionale è una forza spaventosa, davanti alla quale l’uomo non possiede alcuna risorsa, alcuno strumento per resistere: è lì, inerme, avvinto, schiavo della bellezza, torturato dal desiderio anche quando sa di non esser più desiderabile; si agita e si contorce nel letto vuoto, agitato da fantasmi erotici, davanti ai quali è più inerme di un bambino. Brama e soffre, e non sa darsi pace, e rabbrividisce di vergogna e desiderio: ma non può fare a meno di bramare.

Per non soffrire e senza soffrire?


                         

                              INIZIATIVE TEMERARIE


.....

Le cronache in questi giorni si sono occupate del Belgio per essere stata l’unica Nazione al mondo ad autorizzare l’eutanasia ad un bambino. La legge, varata nel 2014 ed applicata senza limiti d’età, impone l’autorizzazione dei genitori, della Commissione di controllo ed una forma di consenso del minore.
         L’offensiva, scatenata anche contro l’infanzia handicappata, non solo contraddice la morale di base di uno Stato di diritto, ma è destinata ad aprire stagioni cariche di disordini e di orrori. Con la trasgressione del quinto Comandamento (non uccidere) il ricorso all’atto omicida potrà consolidarsi sopprimendo o privando di cure necessarie anche il neonato dopo la nascita, se affetto da infermità giudicata incurabile. Mettere fine, in certe condizioni, all’esistenza di un malato è cosa nota ormai da tempo. L’esperienza riconduce alla mentalità delle masse, alla banalità della vita, ma anche al ruolo degli ambienti ospedalieri decisamente inclini ad applicare la “cura” risolutrice all’insegna di “benefici” (per gli eredi e la società) con la rapida liquidazione del moribondo. Il quinto Comandamento, ergendosi come barriera invalicabile, ricorda che solo Dio è Padrone della vita mentre l’uomo è il custode, il depositario, l’amministratore della propria esistenza. Perdita della Fede, indifferenza del Giudizio di Dio, insofferenza per i moniti riguardanti la pena eterna hanno concorso all’ instaurazione di quella sorta di culto per la morte dolce.