ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 18 gennaio 2012

La Chiesa una e indivisa



Attorno alla metà di gennaio è d'uso promuovere incontri e dialoghi tra le varie Chiese cristiane. In questi raduni ricorre spesso un concetto: nel primo millennio la Chiesa era indivisa.

Questo concetto di "Chiesa indivisa" lo troviamo in bocca a cattolici ed ortodossi. Non mi sembra che interessi particolarmente al mondo protestante, il quale pare avere altre idee a tal proposito. Questo è un fatto.

Un altro fatto è la continua confessione, da parte delle Chiese storiche dell' "unicità della Chiesa", quindi del suo non spezzettamento. Sia nelle liturgie cattoliche, sia in quelle ortodosse, si recita il Credo niceno-costantinopolitano il quale, a tal proposito, dice: "Credo la Chiesa UNA....".

Che gli stessi gerarchi ortodossi e cattolici in sede ecumenica confessino la "Chiesa indivisa" morta nel primo millennio e poi, in sede liturgica confessino l'attualità della "Chiesa UNA", fa pensare ad alcune cose:

1) Forse quello che dicono e pensano in sede ecumenica non ha a che fare realmente con quanto credono?

2) Forse quello che dicono in sede ecumenica non è veramente creduto mentre aderiscono a quanto confessato nella liturgia?

3) Forse è vero il contrario del punto due o nessuna di entrambe le opzioni?

Non si sa che dire...

martedì 17 gennaio 2012

LE VISIONI DI DANIELE - CAPITOLO 9


Il nono capitolo di Daniele è una delle profezie relative a un periodo di tempo più sorprendentemente precise e letterali dell'intera Bibbia.
Il capitolo ha inizio con Daniele che disperatamente implora Dio a favore del suo popolo Israele, che in quel tempo era prigioniero dell'Impero Persiano (circa il 538 a.C.).

E mentre io parlavo ancora, pregando.. quell'uomo Gabriele.. mandato con rapido volo, s'avvicinò a me, verso l'ora dell'oblazione della sera.
E mi ammaestrò.. e disse, ''Daniele, io son venuto ora per darti intendimento.'' (Daniele 9:20-22)

Daniele aveva pregato Dio di salvare la Sua città (Gerusalemme) ed il Suo popolo (verso19).
L'angelo ora appare per dire a Daniele quando e come Dio li salverà'. ''fa dunque attenzione alla parola, e intendi la visione!''(verso 23)

la predizione vera e propria comincia col verso 27. Come in altre profezie di Daniele, daremo prima la predizione e quindi l'interpretazione.

VISIONE:
''Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l'iniquità, e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo.'' (Daniele9:24)

Se questo è un vescovo..


Chiesa cattolica: il Vescovo di Ragusa ama il laicismo di Stato

(di Federico Catani«Uno Stato laico come il nostro non può ignorare il fenomeno delle convivenze, deve muoversi e definire diritti e doveri per i partner. Poi la valutazione morale spetterà ad altri». In queste parole di mons. Paolo Urso, vescovo di Ragusa, è ben espresso l’erroneo pensiero dominante al giorno d’oggi in campo cattolico. Il problema è che a pronunciare simili affermazioni è un vescovo che dovrebbe confermare nella fede il popolo lui affidato.
In un’intervista rilasciata lo scorso 11 gennaio alla testata on-line “Quotidiano.Net”, che compare anche nel sito di informazione della curia ragusana “Insieme”, il vescovo siciliano ha rilasciato alcune dichiarazioni gravemente contrarie a quanto insegna il Magistero della Chiesa. Dopo aver ammesso con tutta sincerità e senza alcun ripensamento che rifarebbe la scelta operata nel 2005, ovvero votare al referendum sulla legge 40 nonostante l’invito all’astensione formulato dal cardinal Ruini, allora presidente della Cei, con il sostegno del Papa, mons. Urso ha difeso le unioni omosessuali.

Neocatecumenali. Le illusioni degli “indignados”

neocat
L’articolo di pochi giorni fa di www.chiesa sul Cammino neocatecumenale ha puntualmente registrato una pioggia di reazioni da tutto il mondo:
Cestinati gli immancabili improperi, da anni sempre gli stessi anche nel formulario, emergono comunque dalle e-mail degli indignati alcuni elementi meritevoli di attenzione.
1. Resta confermato il dato di partenza dell’articolo di www.chiesa. Tra i neocatecumenali c’è l’effettiva attesa, alimentata dai loro capi, di un’imminente presa di posizione delle autorità vaticane e dello stesso Benedetto XVI sulla loro prassi liturgica. L’idea fatta circolare tra le fila del Cammino è che si tratterà di un’approvazione.

lunedì 16 gennaio 2012

Un capo molto elusivo


14 gennaio 2012 -
Cosa vuole fare veramente Andrea Riccardi, fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio, movimento cattolico postconciliare, biografo di pregio del pontificato wojtyliano e dal 16 novembre scorso ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione internazionale e l’integrazione? Quale il suo futuro ora che il governo presieduto da Mario Monti l’ha arruolato anche in virtù del suo essere organico alla chiesa cattolica? La risposta non è facile anche perché è lui, anzitutto, a eludere in vario modo la domanda.

Lefebvriani: perché è “segreta” la proposta vaticana?


Un messale in latino
UN MESSALE IN LATINO

In Francia fa discutere la segretezza del “preambolo dottrinale” sottoposto dalla Chiesa ai tradizionalisti per porre fine allo scisma

GIACOMO GALEAZZICITTÀ DEL VATICANO
Può restare segreta la «proposta» vaticana ai lefebvriani? In Francia (patria dell’arcivescovo Marcel François Lefebvre scomunicato dalla Santa Sede) continua  a far discutere il carattere di segretezza del«preambolo dottrinale» che la Chiesa ha sottoposto ai tradizionalisti per porre fine allo scisma.


Dal quotidiano cattolico «La Croix» al sito d’informazione religiosa «Baptises» ci si interroga se «quello che riguarda tutti non debba poter essere discusso da tutti». La congregazione per la Dottrina della fede ha consegnato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X il testo come base per una rappacificazione senza renderlo pubblico. E le polemiche in Francia si focalizzano ora sulla decisione di mantenere segreto il documento. Il comunicato ufficiale del Vaticano si limita a dire che «tale Preambolo enuncia alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al magistero della Chiesa e il “sentire cum Ecclesia”, lasciando nel medesimo tempo alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del magistero successivo».

Enzo Bianchi: un eretico



(di Francesco Agnoli, Il Foglio) Sono reduce dalla lettura dell’ultimo libro di Enzo Bianchi, Per un’etica condivisa (Einaudi), e non posso non riflettere sulla  distanza che esiste tra il pensiero di questo famoso monaco mediatico e l’ortodossia cattolica. L’errore di fondo, che inficia tutto il ragionamento di Bianchi, è quell’ ottimismo mondano che si è insinuato profondamente nel pensiero ecclesiastico e cattolico nell’epoca del post Concilio. Mondano, intendo, perché ignora o sminuisce del tutto l’esistenza del peccato. “Quando la Chiesa, scriveva parecchi anni fa il Cardinal Journet al cardinal Siri, prenderà coscienza sino a che punto lo spirito del mondo è penetrato dentro essa, si spaventerà”.
Ma come è penetrato questa mentalità, di cui Bianchi è oggi uno dei massimi alfieri? A mio modo di vedere all’epoca del Concilio, allorchè in molti si diffuse l’idea che col mondo, inteso in senso evangelico, occorresse trovare un modus vivendi pacifico e conciliante, sempre e comunque. Bisognerebbe anzitutto ritornare a quegli anni, per evitare di costruire leggende e miti come quelli che piacciono ai vari Melloni, Mancuso e, appunto, a Enzo Bianchi: il concilio non fu una pacifica e simpatica riunione di vescovi e periti, tutti in perfetto accordo tra loro, ma fu una lotta dura, che vide la presenza di posizioni problematiche e critiche, rispetto alla volontà di “aggiornamento” e “innovazione”, di molti uomini di grande spessore, dal cardinal Siri, più volte papabile, ai cardinali Ottaviani, Ruffini, Bacci, sino al Coetus Internationalis patrum, formato da centinaia di padri conciliari, e raccolto intorno a mons. Marcel Lefebvre.

domenica 15 gennaio 2012

Attenti al rischio del concordismo


L'Osservatore Romano di oggi pubblica un bellissimo articolo di Inos Biffi, del quale ho riportato il titolo, sulleUrgenze da non sottovalutare per essere cristiani oggi.Esso esprime insegnamenti che sono carne e sangue della nostra Fede viva e che vanno sempre riproposti e meditati per non perderne la Verità e la Vita di cui sono pregni. Ed è per questo che desidero condividerli con voi e, soprattutto, fare da ripetitore in positivo. Involontariamente esso diventa oggetto di un piccolo mistero, perché -com'è correttezza- volevo fornirvi il link dell'originale. Ebbene, io l'ho preso qui, mentre sulla pagina on line di oggi non lo trovo e, purtroppo, non vien fuori neppure con le parole chiave giuste dal motore di ricerca neanche nei giorni precedenti (a meno che non appaia poi sul numero di domani). Comunque eccolo. Pregherei chi disponesse della copia cartacea di darmene cortese riscontro.


Attenti al rischio del concordismo
Nel clima di confronto di dialogo da parte dei cristiani -- e particolarmente dei cattolici -- con le altre religioni, appare necessario e urgente richiamare e rienunciare con chiarezza i contenuti propri del Credo. Non è, infatti, da trascurare il rischio di un concordismo, che smussa e attenua quanto è specifico della fede della Chiesa. In tal caso l'identità cattolica si annebbierebbe e si priverebbe della sua rigorosa e lucida coscienza e del suo vigore, con la conseguenza di trovarsi facilmente disponibile ed esposta all'assorbimento e all'appropriazione da parte di una professione religiosa più forte, più consapevole e più attiva.
Il richiamo e la rienunciazione dovrebbero partire dal dogma cristiano originario, ossia dalla Santissima Trinità.