ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 3 agosto 2016

Ad esempio..*

È lo Spirito Santo il responsabile dell’elezione del Papa?

Spirito Santo
Riportiamo qui un’interessante risposta che Joseph Ratzinger diede nel 1997 alla domanda sull’azione dello Spirito Santo in Conclave: “È lo Spirito Santo il responsabile dell’elezione del Papa?“, gli fu domandato.

Ratzinger, non rinunciando nel finale a una certa ironia, rispose così: “Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto.
Antonio Righi3 agosto 2016


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La guerra dei tradizionalisti a Papa Francesco. Intervista ad Andrea Grillo


grilloIn questi giorni Massimo Franco, notista politico ed esperto di cose vaticane per il Corriere della Sera, in un pezzo dal titolo “I tradizionalisti contro Francesco” riporta, nell’articolo, l’appello, ripreso dal blog ultraconservatore “Corrispondenza romana”, di 45 teologi e storici in cui si chiede al collegio cardinalizio di intervenire sul Papa affinché  si ripudino “gli errori presenti nel documento in modo definitivo e finale, e di dichiarare autorevolmente che non è necessario che i credenti credano a quanto affermato dall’Amoris laetitia». E’ l’ultimo di una serie di episodi della guerra dei tradizionalisti contro Francesco. Ne parliamo con Andrea Grillo, docente di Teologia Sacramentaria e Filosofia della religione al Pontificio Ateneo “Sant’Anselmo” di Roma.

Professore, l’impressione che si ha è che il dissenso si stia allargando. È così? Oppure è solo una enfatizzazione mediatica…?
Penso che sia buona norma, anche per i giornalisti famosi, di controllare le fonti su cui basano i loro articoli. Il documento di cui si parla nel pezzo citato è un testo scritto nel linguaggio di 150 anni fa, e firmato da pochi sconosciuti. Gli unici firmatari noti appartengono a settori isolati, marginali e autoreferenziali della Chiesa cattolica. Far passare questa per opposizione a Francesco è una operazione mediatica senza alcun fondamento. Fa sorridere. Al di là dei giornalisti, io direi a coloro che hanno problemi, di esibire qualche argomentazione fondata, qualche ragionamento convincente. Fino ad ora hanno esibito solo propaganda vecchia e presuntuosa disperazione.
Quanta presa hanno sul Popolo di Dio queste posizioni?
Queste posizioni trovano attenzione – e sono anche sollecitate – soltanto da alcuni ambienti curiali – romani o periferici – che nulla hanno a che fare con il popolo di Dio. Sono giochi di potere di chi vede messo in discussione il proprio ruolo clericale, che prima sfuggiva ad ogni controllo e che ora non gode più di libertà. Papa Francesco, come è inevitabile, viene attaccato da chi ha paura della Riforma della Chiesa e di perdere potere. Il popolo di Dio non c’entra nulla e giustamente non si interessa di questo.
Cosa fa paura ai tradizionalisti dell’approccio di Francesco? La  lettura complessa della modernità?
Papa Francesco esce in modo esplicito da quell’antimodernismo che ha caratterizzato moltissima cultura cattolica prima e anche dopo il Concilio Vaticano II. Noi confondevamo spesso il cattolicesimo con l’antimodernismo. Essere cattolici era essere “contro i treni”, “contro la luce elettrica”, “contro il cinema”, “contro il voto alle donne”, “contro gli anticoncezionali”…In modo molto semplice, ma con estrema coerenza, Francesco rifiuta una lettura unilaterale e ostile della modernità. Questo suo tratto è insopportabile per i tradizionalisti, ma è anche difficile da comprendere per coloro che, senza essere tradizionalisti, hanno accettato supinamente una lettura “di comodo” del rapporto tra Chiesa e mondo. In fondo inquieta coloro che si sono rifugiati in una consolante “autoreferenzialità”, contenti di restare senza vie di uscita e di non dover mai “uscire”.
Una delle critiche  che il fronte conservatore rivolge al Papa è quella di essere più attento alla “realtà” che alla “verità”. Francamente  questo lo trovo un insulto a Francesco. Ha fondamento quest’accusa?
Questo mi sembra uno dei punti che Francesco ha portato ad una svolta decisiva. Il primato del tempo sullo spazio e della realtà sulla idea – affermato con grande forza in tutti i grandi testi magisteriali di Francesco, EG, LS e AL – costituisce una “traduzione della tradizione” che rimette in relazione verità e realtà. L’accusa mossa a Francesco ha la presunzione che il rapporto con la verità possa prescindere dalla realtà. Con questa impostazione – che dipende dall’antimodernismo di fine ottocento e primi novecento – la Chiesa ha perso il rapporto con la realtà e si è chiusa in una autoreferenzialità pericolosa e sterile.
Un’altra “operazione” che fa il fronte tradizionalista è quella di contrapporre Wojtyla e Ratzinger a Bergoglio. Lei non vede una continuità?
Tutte queste posizioni risentite – che sono di tradizionalisti radicali, ma anche di qualche Vescovo e Cardinale – cercano di enfatizzare le “contraddizioni” tra Francesco e i suoi due predecessori. Ora qui bisogna intendersi bene. Non c’è nessuna rottura. Ma non c’è nemmeno una semplice continuità. La tradizione continua traducendosi in modo nuovo. Questo è anche il senso più autentico delle parole di Benedetto XVI, quando nel 2005 parlò della “ermeneutica della riforma” come rimedio alle due ermeneutiche sbagliate del Concilio, ossia quelle della pura continuità e della pura rottura. Francesco non rompe, ma riforma. Ma è consapevole della urgenza della riforma, mentre coloro che gli si oppongono, con il pretesto di una presunta rottura, hanno solo paura del nuovo, che nella Chiesa è sempre intervenuto come una benedizione nei passaggi di crisi.
Il comportamento del Papa emerito nei confronti del Papa regnante è esemplare. Anzi Ratzinger ha manifestato grande affetto nei confronti di Bergoglio.. Eppure continua questa strumentalizzazione contro Francesco. Perché?
Non vi è dubbio che il rapporto personale tra papa regnante e papa emerito sia buono e cordiale. Il punto però non è questo. Tra il magistero di Benedetto e quello di Francesco ci sono tuttavia alcune differenze significative, soprattutto in rapporto al Concilio Vaticano II. Francesco è pienamente convinto della riforma invocata dal Vaticano II, mentre Benedetto fu esitante, incerto, talora anche spaventato e puramente difensivo. In tre anni Francesco ha ritrovato la fiducia in un magistero che si assume nuove responsabilità, mentre il magistero di Benedetto – e quello dell’ultimo Giovanni Paolo II – era paralizzato dalla tradizione e puramente negativo. Nell’assumere questa grande iniziativa Francesco ha dovuto scontare, non senza difficoltà, le scelte diverse dei suoi predecessori.
 Un altro fronte di critica, da parte tradizionalista che trova sponda nell’area politica della destra, è quello del giudizio sull’islam. Insomma, per loro, Bergoglio è troppo buonista. Un’altra infamia nei confronti di Francesco. Qual è il  suo pensiero al riguardo ?
Anche qui bisogna considerare solo le cose serie. In questa materia le opinioni autorevoli non sono molte e le chiacchiere moltissime. La posizione verso l’Islam trova la sua origine in un approccio conciliare alle “altre religioni” che con Francesco ha trovato profondo rilancio. Nessuna concessione alle generalizzazioni propagandistiche e considerazione della complessità delle singole tradizioni. Nella intervista di ritorno dalla GMG, Francesco ha ricordato che il fenomeno del “fondamentalismo” non identifica nessuna tradizione religiosa. “Anche tra di noi”, ha ricordato, ne abbiamo molti. Va aggiunto che sul tema del rapporto con l’Islam dobbiamo anzitutto aver chiara la qualità e lo spessore della nostra tradizione. Affermare, come ha fatto un noto giornalista, che i musulmani non possono partecipare alla messa “perché non credono alla presenza reale” mi sembra la dimostrazione di una approssimazione teologica ed ecclesiale piuttosto preoccupante. E sulla base di questa ignoranza evidente costoro pensano pure di dover dare consigli al papa…
Anche nei confronti della pastorale della “misericordia” si muovono critiche. Si troviamo di fronte a due visioni opposte della Chiesa. Come fanno a coesistere?
Come ha scritto Stella Morra, in un bel libro che si intitola “Dio non si stanca”, il tema della “misericordia/perdono” è centrale nel magistero di Francesco non come un “contenuto”, ma come un modo di comprendere la Chiesa e il rapporto con Dio. E’ lo “stile della misericordia” a levare la Chiesa dalla sua autoreferenzialità, a costringerla ad “uscire per strada”, a non “stare alla finestra”, a costruire “ospedali da campo” e “campi profughi”. Questo linguaggio dà sui nervi a tutti i monsignorini con macchine lunghe, gemelli ai polsi, domestiche al servizio, case piene di stanze…E’ un modello di Chiesa e di Vangelo ad essere rimesso in campo e in gioco, dopo decenni di assuefazione all’esercizio del potere formale e del riconoscimento puramente autoritario.
Sul piano liturgico, anche qui i tradizionalisti sembrano soffrire Francesco. E’ così?
Da un lato non sembra che Francesco sia interessato alla liturgia quanto lo era Benedetto…ma d’altra parte le modifiche introdotte nella “lavanda dei piedi” e la recente richiesta di “evitare di usare la espressione ‘riforma della riforma’” indicano chiaramente un orientamento verso la piena valorizzazione della “partecipazione attiva” come logica “popolare” della liturgia e della preghiera cristiana. Anche qui chi vorrebbe tutelato il suo diritto a “restare indietro” si sente, come dire, a disagio. Quando i piedi delle donne e la riforma liturgica tornano al centro, molte preoccupazioni curiali e fissazioni sulle rubriche si ritrovano d’improvviso all’estrema periferia!
Ultima domanda: Quello che appare, in realtà, l’obiettivo finale dei conservatori è la messa in mora della creatività del Concilio Vaticano II. E’ questa la vera posta in gioco?
Effettivamente è molto utile non “personalizzare” troppo la questione. Con Francesco noi abbiamo trovato, 50 anni dopo il Concilio, il primo papa “figlio del Concilio” – ossia che è “nato alla vita ministeriale nella Chiesa non pre-, ma post-conciliare – che propone il Concilio non anzitutto teoricamente, ma con il suo modo di pensare la realtà, di comunicare, di intrecciare relazioni, di pregare o di scherzare. Tutto questo è “concilio reso vivo ed efficace”. Chi pensava che con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI avessimo “messo sotto tutela” lo slancio conciliare, ora è sorpreso, amareggiato, in qualche caso adirato. Ma Francesco procede sereno. Come ha detto più volte, dorme bene la notte. Sarebbe cosa buona che anche i suoi interlocutori più accesi si mettessero il cuore in pace e riuscissero a prendere sonno la sera.

Jesus akbar?

Gli islamici a Messa. Magari fosse solo follia… 

Non può esservi amore fedele per Cristo nella neochiesa adultera di Amoris laetitia… Cosa può fare una Chiesa come questa se non prostrarsi davanti all’invasore infedele, chiedere pietà e implorarlo che gli risparmi la vita terrena in cambio di quella eterna? Può solo rinnegare la storia dei martiri che l’hanno fecondata con il loro sangue.

di Alessandro Gnocchi
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z.trd1Magari fosse solo follia. Magari si potessero invocare le care, vecchie, tranquillizzanti “cose da pazzi” davanti all’orrendo spettacolo dei musulmani accolti nelle chiese durante la celebrazione della Messa, invitati a non cedere e a non credere a Cristo neppure davanti al Signore sceso sull’altare, inviati nel mondo ad annunciare la buona novella di una pace ostile all’unico, vero Dio, quel “Dio cattolico” che tanto inquieta il vescovo venuto dalla fine del mondo così come la Croce turbava il suo mentore Carlo Maria Martini.

Che cosa meritano costoro ?

BERGOGLIO & Co. MERCANTI NEL TEMPIO 


Tutto è già stato detto. Nei nostri ambienti pullulano le costatazioni, tempestive e sovente concordi, dei misfatti, dogmatici o meno, compiuti in crescendo dalla chiesa che usurpa il titolo di cattolica. Sembra giunta l'ora di passare dalle parole alle azioni fisiche conseguenti, per quelli che ne abbiano l'attitudine e il coraggio. La fede e le opere... Purtroppo non si vede l'ombra di soggetti che entrino nei Luoghi Santi a contestare le profanazioni, che rovescino i banchi dei venditori di falsità e corruttori di anime avviate all'inferno. Diffondendo illusioni, essi operano all'inverso del ministero per Cristo, con Cristo e in Cristo.

Tutte^ sta per niente?

LA MEMORIA CORTA DEL PAPA
Ovvero: calunniate, calunniate, qualcosa resterà. . .


La calunnia, canta don Basilio ne “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, è un venticello, un’auretta assai gentile, che “vires adquirit eundo” (En. 4, 174), acquista forza con l’andare, spandendosi e diffondendosi per diventare come un maestrale o, continua don Basilio, come un colpo di cannone.

Calunniate, calunniate, qualcosa resterà” recita un aforisma attribuito volta per volta a Plutarco, a Rousseau, a Voltaire, ripetuto da Schopenhauer e da Marx ma di accertato conio del filosofo inglese, il barone di Verulamio Francis Bacon (1561 – 1626) che lo redasse in latino nella seguente stesura: “Audacter calumniare, semper aliquidi haeret” – Calunniare con forza, qualcosa resterà attaccato (De dignitate et augmentis scientiarum).

Campato in aria…

Papa, Isis, suocere e complotti

 Le critiche a chi critica il Papa per la frase sull'islam e le suocere. Si parla di complotti. Ma forse questi esistono solo nei pensieri e nei disegni di chi vuole blindare il Pontefice, a priori, da ogni critica, in particolare da quelle interne alla Chiesa.  

E' giusto evitare di accreditare l'Isis come portabandiera dell'islam. E naturalmente il Papa fa bene a farlo. Fa una considerazione politica; e di conseguenza dice "Non è giusto identificare l'islam con la violenza. Non è giusto e non è vero".  

... ed elli avea del buttiglion fatto trombetta

"L'Osservatore" dice cosa dice "Amoris laetitia". Ma poi gli arriva la stroncatura


Botta e risposta tra Rocco Buttiglione, sul giornale del papa, e il professor Robert A. Gahl dell'università romana dell'Opus Dei. Il primo a favore della comunione ai divorziati risposati, il secondo contro

di Sandro Magister


ROMA, 2 agosto 2016 – Dopo aver dato prolungato spazio a cardinali e vescovi per una vacua gara di elogi dell'esortazione postsinodale "Amoris laetitia", "L'Osservatore Romano" ha dato la parola anche a due laici, i quali sono invece entrati nel vivo della discussione e hanno preso posizione entrambi a favore delle novità pastorali tanto care a papa Francesco.

Tutto è avvenuto nel giro di tre giorni, tra il 20 e il 23 luglio.

Il primo a intervenire è stato l'italiano Rocco Buttiglione, appartenente a Comunione e liberazione, docente di filosofia e rinomato espositore del pensiero di Karol Wojtyla di cui è stato confidente ed amico, ma anche persona impegnata sul terreno politico, come parlamentare e come ministro della cultura:

martedì 2 agosto 2016

Lo si era capito fin dal primo istante

OLTRE LA CHIESA CATTOLICA

Questo papa è già oltre la Chiesa cattolica. Da quel laicista "Buonasera" è stato un crescendo di sparate. Colpisce nello stile di Bergoglio: la chiacchiera irresponsabile, il vuoto e l’inconsistenza culturale e teologica di Francesco Lamendola  




Che non avesse alcuna intenzione, o alcuna voglia, di essere e di fare il papa, lo si era capito fin dal primo istante, cioè dal momento della sua elezione, quando si affacciò al balcone in Piazza San Pietro e si qualificò semplicemente come il vescovo di Roma; poi, quando iniziò il suo discorso improvvisato con quel “buonasera” , ostentatamente laicista, nemmeno laico, perché un papa ha non solo il diritto, ma, crediamo, il dovere di adoperare formule di saluto e di commiato che conservino comunque una connotazione religiosa, ammesso e non concesso che un esplicito riferimento alla identità cattolica possa turbare la sensibilità dei non credenti o, magari, quella di certi cattolici progressisti e modernisti i quali, se possibile, detestano il clericalismo ancor più di quanto non detestino il Catechismo.Da quel momento, è stato un crescendo di sparate contro i cattolici e contro la Chiesa, a getto continuo, incessante, ossessionante: papa Francesco si è comportato come un maestro che non si trattiene un solo giorno dal prendere a male parole la sua classe, dal rimproverare e mortificare i suoi alunni, dal farli sentire in colpa e inadeguati, e questo mentre non ha fatto altro che profondersi in elogi, complimenti e parole e gesti di stima per i non cattolici, anzi, per i nemici del cattolicesimo e della Chiesa.

Tutti pazzi per Pokemon Jor-Go?

Occhio a Pokemon Go. La terribile verità dietro la App del momento

13690717_310939502571661_8017262707245803177_nA fianco potete ammirare un amaro contrasto: ragazzi siriani che lottano per la difesa della propria terra e per impedire allo straniero il furto delle sue risorse e l’assorbimento all’interno della Federal Reserve Bank. E poi ci sono i nostri ragazzi, per ora alle prese con il download della nuova app Pokemon, in attesa che riprenda il campionato. Beh che dire? Siamo stati un Grande Paese (una volta…). Pensare che soltanto da noi oggi si possono trovare soggetti che chiedono la revoca del diritto di voto (vedi brexit) e dei canali youtube in cui si chiede l’arresto dei “complottisti”, colpevoli di osare mettere in discussione la versione ufficiale dei cosiddetti “attacchi di matrice islamika”. Questa è una diventata una particolarità del tutto italiota; in un paese che osa definirsi democratico nessuno avrebbe mai l’ardire di affermare sciocchezze simili come se ne sentono, e per giunta pubblicamente. E mentre la Sicilia è in ginocchio pel l’emergenza migranti e per la chiusura di diverse discariche che hanno causato l’ invasione di quasi tutti i comuni di sporcizia e spazzatura. Proprio durante la stagione turistica, unica fonte di sostentamento dell’economia siciliana. Ma via, queste cose tristi. Il problema rimane uno solo: scaricare la Pokemon app.
Nota della Redazione Antimassoneria.altervista.org