Don Minutella: “Ecco perché combatto la Chiesa liquida”
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È il 13 novembre 2018 quando l’arcidiocesi di Palermo notifica a don Alessandro Maria Minutella un decreto di scomunica datato 15 agosto 2018: “L’arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice, dichiara le scomuniche latae sententiae, in cui lo stesso sacerdote è incorso per il delitto di eresia e per il delitto di scisma”.
Il provvedimento ha fatto seguito alla sospensione a divinis avvenuta nel 2017.
Anche se per la Chiesa è ormai ex parroco ed ex sacerdote, don Minutella non rinuncia a far sentire la sua voce. Definisce la Chiesa attuale “neoariana, neomodernista e neoluterana” e, respinta al mittente l’accusa di eresia, vi aggiunge quella di apostasia, mettendo duramente sotto accusa papa Francesco, da lui considerato pontefice non legittimo.
Come si può ben capire, siamo in presenza di un caso limite, pieno di risvolti che lo rendono quanto mai controverso. Inoltre don Minutella, per sua stessa ammissione, si esprime in modo alquanto dirompente. Ritengo tuttavia che alcune sue argomentazioni, al di là del modo in cui sono espresse, contengano elementi degni di essere presi in considerazione. Ecco dunque perché, anche in seguito alle richieste di non pochi lettori, ho deciso di porre a don Minutella alcune domande.
Circa l’opportunità di dagli voce, confesso che sono rimasto a lungo in dubbio. Il caso è di quelli che possono facilmente scandalizzare molti fedeli introducendo motivi di polemica e di divisione in una Chiesa oggi già molto divisa al suo interno. Alla fine però ho pensato che portare alla luce certe questioni, per quanto scabrose, sia doveroso, perché aiuta a prendere consapevolezza della situazione nella quale stiamo vivendo.
Inutile aggiungere che intervistare don Minutella non significa automaticamente, da parte mia, condividere le sue posizioni. Significa semplicemente vedere nella vicenda del prete palermitano un caso che merita attenzione per le questioni di fondo che mette al centro dell’attenzione.