GESU' MUORE DA FALLITO?
Perché Bergoglio ama parlare del fallimento di Gesù? Costui è un nemico "subdolo e vile" di Gesù: alla "Resurrezione" egli non crede e si nasconde dietro l’ambiguità delle sue parole per colpire al cuore "la fede dei cattolici"
di Francesco Lamendola

C’è un concetto che Bergoglio, nella sua catechesi e nella sua omiletica, ama ripetere, e c’è una espressione sulla quale gli piace soffermarsi: il fallimento di Gesù. È un concetto conturbante ed è un’espressione che crea un forte disagio, un forte imbarazzo, un forte disorientamento nell’uditorio: i fedeli non sono affatto abituati a udire queste parole e non sentono come familiare un simile concetto. Al contrario. La Chiesa ha sempre insegnato che Gesù non ha fallito per niente la sua missione; che il suo Sacrificio ha redento l’umanità; che quanti, prendendo Gesù a modello, affrontano il suo stesso destino, ad esempio i martiri, riportano una vittoria clamorosa sul male e sul peccato, non certo un fallimento; e, inoltre, che “successo” e “fallimento” sono espressioni ingannevoli, se usate nel senso che attribuisce loro il mondo. Il cristiano ha un criterio di valutazione delle cose umane completamente diverso: ciò che per il mondo è follia, fallimento, sconfitta, per il cristiano può essere saggezza, vittoria e trionfo.