ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 3 gennaio 2012

Botti slavi di fine anno


Il VESCOVO ŽANIĆ NEL "MISTERO DI MEDJUGORJE"
                                                                                                 La Curia episcopale Mostar, 2011-12-21

     Večernji list nel giugno 2011 ha edito un libro scritto da quattro giornalisti: Ž. Ivković, R. Bubalo, Z. Despot e S. Hančić, intitolato „Il mistero di Međugorje. 30 anni del fenomeno. Per la prima volta: I documenti della polizia segreta iugoslava“. Alla vigilia dell'uscita del libro, il 17 giugno, uno degli autori ne ha scritto una pubblicità nello stesso giornale. Il libro ha avuto eco anche nel sito internet del vaticanista italiano A. Tornielli, il 9 e il 20 settembre 2011.[1] Gli ha risposto, in internet, lo psicologo canadese L. Bélanger, il 19, 20 e 21 settembre di quest'anno.

     Tornielli scrive che dal documento dell'Udba (Ured državne bezbednosti - Ufficio della sicurezza statale) denominato „Crnica“, del 1987, risulta che lo strumento principale sembra sia stato „il vescovo Žanić, il quale all'inizio si è mostrato aperto alla possibilità che si trattasse di un evento soprannaturale, ma più tardi è diventato il nemico più deciso“, e che l'avversione del vescovo Žanić verso Medjugorje „è stata alimentata da una serie di documenti costruiti dalla polizia segreta“. Infine, dal rapporto dell'Udba, dice Tornielli, risulta che „il vescovo Žanić era pronto ad accogliere qualsiasi documento contro i francescani e contro le apparizioni, fosse anche di origine sospetta.“ Accuse molto gravi. L'autore conclude che la Commissione della Santa Sede su Medjugorje dovrà discutere anche questi documenti.
     L. Bélanger reagisce il 19 settembre in primo luogo perché Tornielli attacca l'„integrità intellettuale, spirituale e pastorale dell'ex-ordinario di Mostar, msgr. Pavao Žanić“. Il vaticanista italiano, dice Bélanger, „non 'documenta' nulla, non verifica nulla: copia/incolla una serie di accuse non accompagnate da prove senza offrire ai suoi lettori una retrospettiva storica basata su fatti“.
     Tornielli poi mitiga le sue affermazioni e, il 20 settembre, scrive a Bélanger che sta “il fatto che i comunisti hanno cercato di controllare ed influenzare il fenomeno di Medjugorje, e che cercavano di influenzare il vescovo Žanić”. (Is a fact that the communist were trying to control and influence Medjugorje phenomenon, and that they were trying to influence bishop Žanić).
     Bélanger replica, il 21 settembre, di essere d'accordo che i comunisti hanno cercato di manipolare sia Medjugorje che il vescovo Žanić: „La questione fondamentale per me è questa: Lei afferma che i Servizi segreti hanno influenzato la decisione di msgr. Žanić così pesantemente che lui ha cambiato del tutto la sua posizione dal gennaio 1982 – la scelta di questa data si basa su un documento storico particolare? – facendo di lui uno strumento del regime comunista, e quindi una loro marionetta riguardo a Medjugorje. Come se l'Ordinario non avesse un motivo legittimo, intimo, intellettuale, spirituale, pastorale per cambiare la sua iniziale spontanea e positiva posizione riguardo alla qualità soprannaturale dell'evento medjugorjano – del tutto indipendente dalla strategia politica del regime“.
     Tornielli non ha più risposto.
     Siccome nel libro „Il mistero di Medjugorje“ in più pagine si menziona, in modo non benevolo, il defunto vescovo Pavao Žanić, è nostro dovere, per amore della verità e per rispetto verso il vescovo Pavao, il quale è stato vescovo per 23 anni, di rispondere a tali affermazioni arbitrarie e a tali insinuazioni. Ma come introduzione un'altra cosa:
      La prima bugia: Il giornalista Ivković scrive: „Il giorno in cui i veggenti si sono incontrati la prima volta con la Gospa, il 25 giugno…“ (p. 120).
      Quali Sei? È comunemente noto che i „veggenti“ si sono incontrati la prima volta il 24 giugno 1981. Così risulta anche nei testi dello stesso giornalista a pagina: 9, 17, 29, 166 ecc. Questa è una grossa non verità che crea confusione se tutto questo è stato elaborato nella redazione del giornalista. Ma se l'autore pensa a quei Sei stabili, qui è opportuno menzionare che, per quanto riguarda i „veggenti“ e le „veggenti“, non è ancora risolto il „mistero di Medjugorje“: chi era presente il secondo giorno dell'„apparizione“? Infatti, il primo incontro è stato il 24 giugno, e vi sono stati questi Sei: Ivanka, Mirjana, Milka, Vicka, Ivan Dragićević e Ivan Ivanković. Il secondo giorno, 25 giugno, non era presente Milka né il secondo Ivan, e si sono inseriti Marija, sorella di Milka, e Jakov Čolo. E poi: Vicka afferma che Ivan Dragićević „stava con noi e ha visto tutto come noi“[2] quel secondo giorno, mentre lo stesso Ivan categoricamente nega a fra Zrinko Čuvalo, il 27 giugno, di essere stato presente all'„apparizione“ in quel secondo giorno, e lo nega tre volte.[3] A quale testimonianza dobbiamo dare credito?
      Perché l'anniversario il 25 e non il 24 giugno? Lo stesso autore riporta la notizia che la Gospa ha detto „questo ai vegenti un mese prima del primo anniversario delle apparizioni, e poi essi l'hanno trasmesso al parroco perché lo rendesse noto ai fedeli“ (p. 17). Questa notizia fu resa pubblica da Vicka nel 1985. Ella aggiunse che ciò era accaduto nel 1982, „circa un mese prima dell'anniversario, o forse più“.[4]
È strano che una tale notizia non sia stata registrata nella Cronaca delle apparizioni nella quale peraltro il suo estensore ed all'epoca guida illegale della parrocchia[5], fra Tomislav Vlašić, annotava solitamente anche varie banalità; eppure avrebbe omesso un messaggio così importante. Oppure si tratta di alcuni ricordi e memorie posticce. E' molto più probabile che questa scelta sia frutto di una tacita intesa, come si racconta già da allora: Podmilačje presso Jajce già da secoli celebra san Giovanni Battista il 24 giugno e non era opportuno che in tale data la giovane Medjugorje competesse con tali celebrazioni. Così tutto è attribuito alla Gospa la quale, si dice, in occasione del primo anniversario, nel 1982, ha stabilito che l'anniversario si celebrasse il 25 giugno, come è stato reso pubblico nel libro Mille incontri solo nel 1985. In ogni caso nel corso del tempo si è formato il gruppo dei Sei stabili.
     Sia detto per inciso: secondo la Cronaca delle apparizioni a Medjugorje e dintorni circa 120 persone hanno affermato che a loro appariva, tra il 1981 e il 1985, la Gospa, ad alcuni anche Gesù e gli angeli di Dio. Se è necessario, possiamo nominarli tutti „veggenti“ e „veggenti“. Sono stati scelti comunque quei Sei.
     Ž. Ivković nell'articolo „I dossier segreti. Come l'Udba soffocava Medjugorje“ (pp. 119-169) riporta molte cose non vere riguardo all'Udba e sembra che le accetti. La notizia principale risalirebbe addirittura al 17 novembre 1987, sei anni dopo l'inizio del fenomeno di Medjugorje. Gli informatori dell'Udba dalla provincia si sarebbero vantati a dismisura, davanti ai loro superiori della metropoli, per ciò in cui erano „riusciti“. Per il resto, numerose menzogne una dopo l'altra. E' impossibile smentire qui tutte queste non verità, ma non possiamo tralasciare l'occasione di farlo riguardo a quelle che ci sembrano proprio grottesche.
     Il vescovo Žanić – nemico. Nella conferenza comunale del Partito a Čitluk nell'agosto 1981 è stato „energicamente condannato anche il comportamento di una parte del clero“, e vengono fatti questi nomi: „il vescovo Pavao Žanić, fra Jozo Zovko e fra Ferdo Vlašić“ (p. 121). Il vescovo Žanić qui viene incluso tra i nemici dello stato insieme ai due francescani. Accettiamo anche questo? Sarà utile ricordarlo, poiché più tardi Ž. Ivković bollerà il vescovo Žanić come „collaboratore“ dell'Udba!

     La seconda menzogna: Nel menzionato documento dell'Udba, trasmesso dal giornalista come una scoperta, sta scritto: „Così Žanić solo nel corso del 1986 è andato 14 volte a Roma…“ (p. 127).
     - Questo non è vero. Secondo il Liber intentionum, quaderno delle Messe celebrate, condotto conscienziosamente e ordinatamente dal vescovo Žanić, egli è andato a Roma nel 1986 sette volte: il 24 gennaio, il 22 aprile, il 19 maggio, il 30 giugno, l'8 settembre e il 5 dicembre.[6]Anche questo può sembrare troppo a qualcuno, ma smentiamo le bugie e i raddoppiamenti riportati nel documento dell'Udba e divulgati nel „Mistero di Medjugorje“.

     La terza menzogna: nello stesso documento gli informatori dell'Udba scrivono ai loro superiori: „Che Žanić abbia perso autorevolezza anche nei confronti dei sacerdoti diocesani della sua diocesi, si vede anche dal fatto che nell'agosto di quest' anno [1987] ha decretato il cambio – trasferimento per dieci sacerdoti e nessuno di loro ha obbedito a questo decreto di Žanić“ (p. 127).
     - Questo non è vero. Nell'Archivio della Curia esistono le copie delle lettere di „intenzione“ o proposte di trasferimento in conformità al can. 1748: „Qualora il bene delle anime o la necessità o utilità della Chiesa esigano che il parroco sia trasferito dalla sua parrocchia, che regge con frutto, ad altra parrocchia o ad altro ufficio, il Vescovo proponga per iscritto al medesimo il trasferimento, e lo persuada che acconsenta per amore di Dio e delle anime“. Tali lettere di proposta ai parroci erano sette, e non dieci. Il Vescovo ha chiesto delle risposte scritte. E sono arrivate sette risposte. Quattro hanno lasciato al Vescovo la decisione. Tre hanno addotto le loro ragioni. Ad uno di loro il Vescovo scrive di aver preso in considerazione le sue ragioni e desiste dalla sua intenzione di trasferimento. E non si è manifestato nessun atto di disobbedienza, poiché non c'era alcuna „decisione“ o decreto.

      La quarta bugia. Nello stesso documento dell'Udba del 17 novembre 1987 sta scritto: „Con riferimento agli eventi di Medjugorje, Kuharić ha tenuto il 16 settembre 1987 una riunione straordinaria della CEJ, alla quale ha partecipato anche il vescovo Žanić. Kuharić nella sua esposizione ha attaccato Žanić riguardo alle sue posizioni sul caso delle „apparizioni“, il che ha offeso Žanić che ha abbandonato la riunione per protesta“ (p. 128).
      - Questo non è vero. Il Verbale di quella riunione è pervenuto anche alla nostra Curia di Mostar ed è stato regolarmente protocollato [nr. 1006/1987, del 16 ottobre 1982]. La riunione si è svolta nella serena esposizione da parte del Cardinale e del Vescovo; e, dei 18 vescovi presenti, 13, tra cui anche il vescovo Žanić, hanno partecipato alla discussione. Questa è la verità. C'erano anche altri argomenti all'ordine del giorno. Ma chi riuscirà a smentire tutte le insinuazioni dell'Udba che i tifosi di Medjugorje trasmettono come una grandissima scoperta!

      La quinta bugia. Secondo il suddetto documento – del 1987 – i figli dell'Udba si mettono d'accordo per cercare di compromettere quanto più possibile il vescovo Pavao Žanić. A tal fine hanno redatto una lettera che avrebbero inviato „al cardinale Franjo Kuharić a Zagabria, all'arcivescovo Frane Franić di Spalato e a Ratko Perić, rettore del Collegio 'San Girolamo' a Roma.“ Nel documento sta scritto che la lettera era stata inviata ai superiori dell'Udba per l'approvazione.
      - La risposta: Questa presunta lettera doveva essere, si dice, inviata al rettore Perić supponendo che egli l'avrebbe fatta pervenire alla Santa Sede, „il che in ogni modo diminuirà la rinomanza e l'autorità di Žanić e contribuirà alla creazione delle condizioni perché siano presi provvedimenti concreti contro di lui da parte della Santa Sede“ (p. 129). Non si sa se i superiori dell'Udba abbiano approvato tale lettera anonima e se sia stata inviata ai destinatari. Né lo riporta il giornalista Ivković il quale ha avuto accesso agli armadi segreti dell'Udba. Il giornalista tuttavia stranamente afferma che il servizio segreto ha „inviato“ la lettera al rettore Perić (p. 129). Come lo sa, se non per il fatto di esserselo inventato?! Perché non ha riportato la prova? La fotocopia della lettera? Il rettore d'allora Perić e attuale vescovo di Mostar responsabilmente afferma di non aver ricevuto alcuna lettera anonima, né allora né mai, contro il vescovo Žanić. E per quanto riguarda la rinomanza e l'autorevolezza del vescovo Žanić presso la Santa Sede, questa fu ben evidente già l'anno successivo, quando, su nomina del Papa, dal 3 novembre 1988 al 14 gennaio 1990 svolse le funzioni di amministratore apostolico anche della Diocesi di Dubrovnik, finché non fu nominato vescovo il dott. Želimir Puljić, sacerdote della Diocesi di Mostar-Duvno.

      Alcune conclusioni non vere. Il giornalista Ivković dopo la lettura del detto rapporto del 1987 scrive: „da questo documento risultano tre possibili conclusioni: 1. Il vescovo era spiato, 2. ha avuto una 'talpa' nelle sue immediate vicinanze, 3. era un collaboratore dello SDB [Služba državne bezbednosti – Servizio della sicurezza statale] (p. 130).
      - A queste tre possibili conclusioni del giornalista rispondiamo:
      Ad 1. Che il Vescovo fosse spiato, non è una conclusione „possibile“, ma un fatto universalmente noto. Non solo lui, ma tutti i vescovi. Era noto allora come ora! Almeno questo è noto a tutti. E affermando una cosa del genere, il giornalista scopre solo l'acqua calda! Come non spiare un tale „nemico dello Stato“!
      Ad 2. Che il vescovo abbia avuto una „talpa“ nelle sue vicinanze, non è affatto una conclusione necessaria. Il Vescovo ha spesso parlato e scritto pubblicamente, specialmente nel 1987, contro le fandonie medjugorjane, ha scritto nel suo mensile diocesano „Crkva na kamenu“, ha rilasciato interviste in altri fogli e riviste, ha pronunciato anche omelie a Medjugorje, per esempio in occasione della festa di S. Giacomo, patrono della parrocchia, il 25 luglio 1987[7]. Pertanto non era affatto necessario avere alcuna „talpa“ nel suo ambiente per sapere che cosa il Vescovo pensava e diceva di Medjugorje! Egli era ancor più deciso nelle sue comparse pubbliche che nelle riunioni private. Egli lavorava alla luce del giorno: „Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio“ (Gv 3,21). E non ha operato nella maniera subdola degli informatori dell'Udba. Del resto, secondo le note carte degli agenti dell'Udba, che sono circolate di mano in mano in questa democrazia postbellica, prima delle „rivelazioni“ di Ivković, vari informatori hanno spiato il vescovo Žanić considerandolo come il più grande nemico dello Stato! Tra i vari pseudonimi usati per indicarlo: Posejdon, Fides, Tomislav, Sijedi ed altri.
      Ad 3. Dal documento dell'Udba non risulta assolutamente che la conclusione sulla „collaborazione“ con l'Udba sia „possibile“, come afferma il giornalista, ma è esattamente il contrario! Questo dovrebbe essere evidente all'autore di questa „conclusione“ anche dalla sua precedente „conclusione“: se infatti il vescovo Žanić era un „collaboratore“, perché ci sono nelle sue vicinanze delle „talpe“? E, in particolare, tante „talpe“? Ed è altrettanto chiaro che il Vescovo non ha a che fare con l'Udba, poiché Ivković riporta il documento del 14 luglio 1981 alla cui fine sta scritto che il vescovo Žanić non ha voluto ricevere il presidente della Commissione per gli affari religiosi e i suoi collaboratori, dopo che essi erano stati presso il governo provinciale a Mostar. Ivković: „In fondo al documento c'è una interessante nota riguardante Medjugorje: 'sebbene volessero parlare della stessa cosa anche col vescovo Žanić di Mostar, l'incontro con lui non è avvenuto. Si ha l'impressione che il vescovo Žanić non abbia voluto un tale incontro e che l'abbia voluto evitare ad ogni costo in questo momento“ (p. 135). Il „collaboratore“ non evita l'incontro, ma corre incontro! Abbiamo già detto che nell'agosto del 1981 il Vescovo è stato annoverato tra i nemici dello Stato!
      Non si è mai sentito in questi venti anni, in cui sono filtrate le notizie dagli archivi dell'Udba, che il vescovo Žanić sia stato in qualsiasi forma un „collaboratore“, „agente di fiducia“, „informatore“ dei servizi segreti. Abbiamo sentito dai suoi collaboratori in Curia, don Luka Pavlović e don Ante Luburić, che nella Commissione per gli affari religiosi di Sarajevo solevano dire quando si trattava del vescovo Žanić: „Purché non venga il vescovo Žanić!“ Ancora questa: don Radoslav Zovko, attuale cappellano ospedaliero di Mostar, racconta che in qualche occasione in quegli anni – più precisamente nel periodo 1985-1986, quando egli chiedeva il passaporto per recarsi all'estero, l'Udba gli chiedeva di fornire „informazioni“ dalla redazione di „Crkva na kamenu“, dove era impiegato. Don Zovko ha risposto loro: „Me lo dica il vescovo Žanić. Io ho promesso, nell'atto di ordinazione, l'obbedienza a lui. E se lui me lo ordina, allora lavorerò secondo la sua direttiva“. Poi non gli hanno più fatto richieste del genere. Ed ecco potevano avere due „collaboratori“!
      Così potremmo elencare e smentire numerose altre menzogne e disinformazioni degli informatori dell'Udba che ci offre il „Mistero di Medjugorje“! E questo dovrebbe essere una prova per il „Mistero di Medjugorje“ che il vescovo Žanić è stato un collaboratore della famigerata Udba. E queste e tante altre bugie dovrebbero essere consegnate alla Commissione vaticana su Medjugorje (quest'ultima è per il vaticanista Tornielli).

     Conclusione. I documenti dell’Udba, riportati dal giornalista Ivković, non dimostrano la tesi del libro “Il mistero di Medjugorje”. Il giornalista vuole dimostrare che l’Udba iugoslava intraprendeva tutto per compromettere quanto più il vescovo Pavao Žanić, il quale aveva argomenti contro le “apparizioni”, studiate e non provate, di Medjugorje. Ivković riporta come fondamentale il documento del 1987, ma esso in realtà smentisce le tesi precostituite del giornalista e dell’editore. Perché?
     Il vescovo Žanić dall’inizio, nel 1981, era, a quanto pare, aperto al fenomeno, poiché, come Vescovo cattolico, credeva nella possibilità delle apparizioni della Madonna nel mondo. In tale contesto va intesa la sua lotta contro i comunisti atei e non credenti e la sua protezione nei confronti dei francescani e dei “veggenti” di Medjugorje. Ma egli è sempre stato molto cauto riguardo al fenomeno in atto in quella parrocchia. Un esempio è costituito dal momento in cui colse in contraddizione la “veggente” Mirjana, che mentì sotto giuramento, il 21 luglio 1981: “Siamo andate a cercare le pecore...” no, no: “Scusi, siamo andate a fumare...”. Oppure si pensi a quando, il 19 agosto 1981, egli scrisse al Nunzio apostolico: “Nella mia anima non si è cristalizzato il giudizio su tutto questo. Allucinazioni? Soprannaturale?” O a quando scrisse a papa Giovanni Paolo II il 6 settembre 1981: “Ho parlato con i giovani veggenti. Essi vedono ‘qualcosa’, ma a me non è chiaro se si tratti di un fenomeno soprannaturale o meno”, come abbiamo riportato nello Specchio della Giustizia, 2001. Ha distinto quindi sempre i fantasmi e le visioni soggettive dei ragazzi dalla realtà oggettiva delle apparizioni e dei messaggi della Madonna che dovevano essere provati.
     Il vero cambiamento nel Vescovo è avvenuto dopo il 14 gennaio 1982 quando sono andati da lui i tre “veggenti” Vicka, Marija e Jakov, per trasmettere “il messaggio della Gospa” secondo cui il Vescovo era stato “precipitoso” nel caso erzegovinese. In quel colloquio, il Vescovo chiese più volte ai ragazzi se ci fossero dei “messaggi” relativi ai “cappellani”, di cui egli era stato informato. I veggenti lo negarono categoricamente.
Ma il 3 aprile 1982 Vicka e Jakov vanno dal Vescovo, di nuovo su mandato della Gospa, per dirgli che i cappellani di Mostar disobbedienti “non sono affatto colpevoli”! A questo punto, quando si è visto che il “fenomeno di Medjugorje” si inseriva nel “caso erzegovinese”, è avvenuta una vera svolta e rottura. E non c’è più stata possibilità di tornare indietro. Una lunga serie di argomenti ha sempre più persuaso il Vescovo che si trattava solo di frodi e menzogne al servizio del doloroso “caso erzegovinese”. Il vescovo Žanić ha del tutto “cristallizzato” il suo atteggiamento: con il Messaggio ai parroci del dicembre 1982, con la Posizione dell’ottobre del 1984, specialmente con le due Commissioni diocesane (1982-1986). E così a Medjugorje, dall’altare, durante la santa Messa, nella predica del 25 luglio 1987, in occasione della festa di san Giacomo, patrono della parrocchia, ha solennemente affermato con tutta chiarezza e risolutezza che a Medjugorje non ci sono affatto apparizioni autentiche!
      L’atteggiamento dell’Udba e degli organi di governo nei confronti di Medjugorje fu completamente opposto. I comunisti all’inizio contrastarono con forza il fenomeno: si sforzarono di indagare i “veggenti”, portarono alcuni frati in tribunale e in carcere, ecc. Ma poi, con l’andar del tempo, trovandosi in una situazione economica catastrofica, hanno capito che sarebbe stato meglio favorire l’arrivo a Medjugorje di turisti che portavano valuta estera. I comunisti nel 1987, perlopiù, speravano nel “riconoscimento” di Medjugorje a causa degli effetti benefici sull’economia indotti dal turismo, dalle valute estere, dalle agenzie viaggi.[8]  Pertanto quale scopo potevano avere gli agenti dell’Udba con il documento del 17 novembre 1987? Compromettere il vescovo Žanić, il quale era contro Medjugorje? Abbiamo visto che egli, all’epoca, e già da molto tempo, si era dimostrato radicalmente contrario alle storie di Medjugorje, mentre i comunisti, all’epoca, puntavano a migliorare la triste situazione economica anche con l’aiuto di Medjugorje. A che cosa serviva allora un tale documento? Certamente, non al fine assegnatogli dal deludente libro “Il Mistero di Medjugorje”.

La Curia episcopale Mostar

Službeni vjesnik Biskupija Mostarsko-duvanjske i Trebinjsko-mrkanske, 3/2011, pp. 340-344.

[1] Un articolo era stato precedentemente pubblicato su La Stampa, 8 settembre 2011.
[2] J. Bubalo, Mille incontri con la Madonna, Padova 1986, p. 24.
[3] I. Sivrić, La face cachée, str. 214, 217, 220; J. Bouflet, Ces dix jours qui ont fait Medj', Tours, 2007, pp. 51-53; M. Corvaglia, Medjugorje e' tutto falso, Torino, 2007, pp. 28-30.
[4] J. Bubalo, Mille incontri con la Madonna, Padova 1986, p. 179.
[5] T. Vlašić nella lettera a M. K., 15 dicembre 1981, da Medjugorja scrive: „Come vedi, dopo l'arresto di fra Jozo Zovko, io sono parroco a Medugorje“. Non era vero. Solo su proposta del governo provinciale del 19 luglio 1982 il vescovo Žanić il 27 luglio ha nominato fra Tomislav Pervan „vicario parrocchiale“ a Medjugorje, cioe parroco, poiché fino al nuovo Codice parroco era il convento, la guida della parrocchia si chiamava „vicario parrocchiale“, e cappellani erano „assistenti spirituali“. Dopo la pubblicazione del nuovo Codice 1983, una persona giuridica, quale è un convento, non può fungere da parroco, can. 520,1.
[6] Liber intentionum, dal 1 gennaio 1982 al 7 aprile 1991.
[7] Crkva na kamenu, 8-9/1987, p. 2.
[8] L'autore Marco Corvaglia nel suo articolo del 2009 presenta, tra l'altro, anche i rapporti tra il vescovo Žanić e i comunisti riguardo a Medjugorje: http://www.marcocorvaglia.com/medjugorje/medjugorje-i-comunisti-e-il-vescovo.html.


Biskupije Mostar-Duvno Trebinje-Mrkan, Sva prava pridržana

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