ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 24 dicembre 2016

Chi é causa del suo mal..

TEOLOGI E SECOLARIZZAZIONE 

    È dai teologi “cattolici” che la secolarizzazione ha ricevuto l’ultimo suggello. Battista Mondin e "La secolarizzazione: morte di Dio?". La Chiesa non deve adattarsi al mondo, ma esortarlo a convertirsi al Vangelo di Gesù 
di Francesco Lamendola


La secolarizzazione è quel processo storico per cui la società europea ha sottratto spazi sempre più ampi alla sfera del sacro e li ha trasferiti a quella del profano; il secolarismo è l’esito estremo della secolarizzazione, per cui la società avoca a sé tutta la sfera del reale, e, così facendo, direttamente o indirettamente, volutamente oppure no, nega e sopprime ogni realtà sacra.
Di fatto, non è possibile stabilire un confine chiaro e riconoscibile fra la secolarizzazione e il secolarismo. Anche se ai cattolici progressisti piace credere che lo sia, perché questo permette loro di riconoscere i lati positivi della secolarizzazione, ad esempio – dicono – il pieno riconoscimento di una vera autonomia della sfera terrena rispetto alla vita soprannaturale; e non si rendono conto, così facendo, di dire un autentico sproposito, perché tale pretesa autonomia altro non è che la maschera di cui si serve la cultura laicista e materialista per scardinare in maniera dolce, e quasi rispettosa, la concezione e la pratica religiosa della vita, visto che in Dio, e solamente in Dio, le cose trovano il loro autentico compimento e che in Dio, e solamente in Dio, l’uomo si realizza come uomo.
Opinare diversamente significa essere già all’interno del modo di ragionare secolarizzato: significa, in altre parole, che il cattolico ha già smesso di essere intimamente tale, e ha fatto proprie le categorie della civiltà moderna: che è, nella sua essenza, e non per caso, ma intenzionalmente, radicalmente irreligiosa e anticristiana. Sia come sia, il secolarismo non è che la fase finale, e perfettamente logica e conseguente, della secolarizzazione, nella quale noi siamo immersi: il fatto che molti cattolici non se ne rendano conto, non lo percepiscano, e continuino a parlare con disinvoltura degli aspetti “postivi” della secolarizzazione, e dell’importanza di seguitare il “dialogo” col mondo, dà un’idea di quanto il processo si sia spinto innanzi e di come esso sia penetrato nel comune sentire di quasi tutte le persone, cattolici compresi.
Un solo esempio renderà chiaramente quel che vogliamo dire. I cattolici italiani, nel 1974 - o, almeno, moltissimi di loro -, scelsero di votare a favore del mantenimento della legge sul divorzio, e non ci videro nulla di strano, non percepirono alcuna sostanziale contraddizione fra il loro credo religioso e la scelta che avevano operato nelle urne, di fronte al referendum abrogativo. E la cosa si ripeté su un tema ancor più scottante e delicato, e ancora più drammatico sul piano della morale cattolica (a nostro parere, anche sul piano della morale naturale), nel 1978, allorché si trattò di esprimersi a proposito della legge sul diritto di abortire volontariamente. Di nuovo, essi fecero una scelta radicalmente difforme, per non dire opposta, al loro credo religioso; e, di nuovo, non ci trovarono nulla di strano, nulla che li mettesse moralmente o intellettualmente a disagio; al contrario, molti di essi si dichiararono fieri di essere dei cattolici, sì, ma dei cattolici laici, cioè, secondo loro, pienamente inseriti nella realtà di questo mondo, e senza alcun complesso di soggezione verso il magistero della Chiesa. Senza rendersi conto, evidentemente, che, così facendo e così pensando, si ponevano, da se stessi, al di fuori della religione cattolica, oltre che al di fuori della Chiesa. Né furono sfiorati dal dubbio d’aver commesso un peccato gravissimo; rivendicarono con una sorta di fierezza la loro scelta, una scelta di “libertà” per la donna (che cavalleresco sentimento”!; peccato che nessuno di loro si preoccupò del diritto del nascituro di venire al mondo), ma si sentirono orgogliosi di poter reggere il confronto con gli italiani laici e non religiosi: provarono perfino un senso di liberazione nei confronti dell’autorità (psicanalisti, sbizzarritevi), perché finalmente avevano reciso il cordone ombelicale che li legava al papa.
Quel cordone ombelicale era rappresentato dal Magistero ecclesiastico, e, nel caso specifico, dalla recente enciclica di Paolo VI Humanae vitae, del 1968: la quale, infatti, sin dal primo momento suscitò un aspro dibattito e venne criticata e osteggiata perfino da una parte del clero e dei vescovi, secondo i quali non teneva sufficientemente conto della necessità di dialogare con la società moderna e non valutava in maniera realistica i sentimenti diffusi tra un grandissimo numero di famiglie cattoliche. Strano modo di ragionare! In base ad esso, il Magistero non dovrebbe insegnare, o meglio, tramandare, la dottrina cattolica, così come ci è stata consegnata dalla Rivelazione, attraverso le due fonti della Scrittura e della Tradizione, bensì dovrebbe tener conto degli umori e delle abitudini della società nel suo complesso: quasi che i cattolici, invece di seguire il proprio modello, che è Cristo, debbano per forza allinearsi a ciò che sente e pensa il “mondo”, adeguandosi, in un certo senso, al volere della maggioranza.
Dunque, la secolarizzazione è avvenuta non contro i cattolici, ma con l’avallo e la partecipazione dei cattolici - clero compreso -, o, almeno, di una parte significativa di essi. Il Magistero, fino agli anni del Concilio Vaticano II, era rimasto fedele alla sua missione e al suo dovere: tramandare fedelmente l’insegnamento di Cristo, senza cedere alla facile tentazione di fare degli “sconti” ai gusti e alle sensibilità del mondo moderno, semplicemente perché il “deposito della fede” non è, in alcun modo, materia negoziabile. Poi, a partire dal Concilio, e soprattutto negli anni successivi, la diga si è sgretolata, è crollata, e sono stati gli stessi teologi cattolici, o sedicenti tali, a dare il suggello definitivo al processo di secolarizzazione, spingendolo ancora più in là di quanto non avessero già fatto, per loro conto, la cultura profana e la società del benessere: fino al limite estremo del rifiuto di Dio e della Rivelazione cristiana, e ciò proprio da parte dei “credenti” e proprio in nome – mirabile dictu! – di Dio: un Dio che non vuole più vederci credere in Lui ingenuamente, come bambini (ma Gesù non aveva detto che bisogna essere simili proprio a dei bambini, per entrare nel regno dei cieli?), bensì da persone adulte, che sanno fare a meno di Lui, perché si assumono in prima persona la responsabilità di se stesse, e, già che ci sono, anche quella del mondo intero, politica, economia ed equilibri ecologici compresi. Osservava Battista Mondin  nel saggio: La secolarizzazione: morte di Dio? (Torino, Borla, 1969, pp. 35-38):

Le tappe più significative della SECOLARIZZAZIONE PARZIALE sono le seguenti. Anzitutto, già nel secolo tredicesimo, la sostituzione della visione filosofica sacralizzante di Platone con quella secolarizzante di Aristotele. […]
Altre tappe importanti sono state la secolarizzazione del potere politico con il sorgere, già nel secolo quindicesimo, degli Stati nazionali; ulteriore secolarizzazione delle realtà terrestri col sorgere della scienza sperimentale; secolarizzazione delle classi sociali con la Rivoluzione francese; secolarizzazione di tutti i rami della cultura (storia, pedagogia, antropologia, lettere, arti) nel secolo diciannovesimo.
Può essere interessante osservare  che la secolarizzazione, nella sua avanzata, s’è sempre trovata la strada sbarrata e non è mai riuscita a trionfare  a nessun livello senza aspre lotte. […] La Chiesa si adattò faticosamente al nuovo stato di cose. Solo nel Concilio Vaticano II riconobbe ufficialmente la legittimità di una secolarizzazione parziale.
La SECOLARIZZAZIONE TOTALE si è sviluppata in due tempi: nel primo per opera dei filosofi, degli uomini politici e degli scienziati; nel secondo per opera dei teologi.
I primi assertori della secolarizzazione totale sono stati alcuni eminenti filosofi del secolo scorso: Feuerbach, Comte, Marx, Nietzsche, Freud. Essi non si accontentano più di affermare l’autonomia di questa o di quella sfera della realtà, di questa o quella attività dell’uomo, ma pretendono la completa eliminazione del sacro, che considerano come un’ipostatizzazione dei bisogni e delle perfezioni dell’uomo o della società, o come una sublimazione degli istinti sessuali,o come una sovrastruttura al servizio delle classi dominanti o del gregge dei vili.
La tesi dei filosofi incontrò immediatamente il favore degli uomini politici, i quali contribuirono alla secolarizzazione totale con la soppressione delle congregazioni religiose e delle scuole confessionali, con l’incameramento dei beni ecclesiastici e la persecuzione della Chiesa.
All’avvento della secolarizzazione totale collaborarono anche gli scienziati del secolo scorso negando la presenza di un’anima spirituale nell’uomo e l’esistenza di un Essere supremo nell’universo.
Al trionfo completo della secolarizzazione mancava solamente l’adesione dei teologi. Essi, però, nel secolo diciannovesimo, e nella prima metà del ventesimo, opposero strenua resistenza al movimento di secolarizzazione completa. Ma recentemente abbiamo visto un gruppo influente di teologi, chiamati “teologi della morte di Dio” o “teologi radicali”, o, anche, “atei cristiani”, dare la loro adesione alla forma più assoluta di secolarizzazione. Essi affermano che non basta riconoscere l’autonomia del profano, ma occorre ridurre tutto il sacro al profano; non basta dare a Cesare quello che è di Cesare, ma bisogna affidargli anche le cose di Dio e Dio stesso; “la casa di Dio non è la Chiesa, è il mondo”; “funzione della Chiesa è di servire il mondo e non Dio”; bisogna, perciò, smantellare non solo i bastioni che dividono il sacri dal profano, ma anche sottomettere tutto il territorio del sacro al profano; occorre far sparire tutte le strutture religiose, tutto l’apparato liturgico e teologico, per fare spazio esclusivamente alla realtà mondana. Il vangelo della secolarizzazione radicale ha trovato immediatamente numerosi apostoli ovunque, anche fra i teologi cattolici, specialmente fra i seguaci dell’evoluzionismo cristocentrico di Teilhard de Chardin e dell’antropocentrismo teologico di Karl Rahner. La secolarizzazione assoluta è ormai penetrata dappertutto: in teologia con le dottrine del cristianesimo anonimo e del fisicalismo teologico; in morale con la riduzione del’etica cristiana all’amore del prossimo; in liturgia con la riduzione della Messa ad una cera di lavoro pseudo-teologico; in ascetica con la soppressione della virtù della penitenza, della mortificazione, del sacrificio.
Ora si può dire che il fenomeno della secolarizzazione ha toccato il tetto; più in là di così non si può andare, perché il profano ha divorato tutto il sacro in tutte le cose e in tutte le dimensioni. La secolarizzazione ha toccato l’ultimo traguardo. D’ora in avanti non potrà che segnare il passo oppure dovrà fare marcia indietro.

Povero Battista Mondin: come si sbagliava! Più in là di così si poteva andare, eccome: sia sul piano della gerarchia, sia su quello della liturgia, della catechesi, della pastorale e della stessa dogmatica. Eppure, essendo morto nel 2015, anche lui ha fatto in tempo a vedere quanto tale profezia fosse sbagliata: oggi, infatti, non solo vediamo dei vescovi che ordinano sacerdoti omosessuali, altri che “aprono” su aborto ed eutanasia; un papa che sminuisce la gravità dell’aborto e del divorzio, che si reca dai protestanti a celebrare i 500 anni della loro riforma, che complimenta ed esalta i campioni radicali del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni civili, dei matrimoni omosessuali e della libera droga; e un esercito di sacerdoti che celebra delle messe da discoteca, con burattini, chitarre, aperitivi e pagliacciate varie, e che, nelle prediche, dal pulpito, parlano male della Chiesa, del papa (quando si chiama Benedetto XVI), disprezzano il culto dei santi, sminuiscono quello della Vergine, deridono le apparizioni mariane, i pellegrinaggi e ogni forma di pietà popolare, ignorano l’anima, il peccato, la grazia, la vita eterna, non parlano affatto dell’inferno, del male e del diavolo, anche perché non ci credono, e sanno solo riempirsi la bocca con la misericordia di Dio, come se essa potesse colmare l’indifferenza e la cattiveria dell’uomo, il suo rifiuto di convertirsi, la sua indisponibilità a chieder perdono dei suoi peccati. E ancora: ci tocca vedere frati e suore che ballano in strada al ritmo di danze moderne (oh, ma sempre in nome dello Spirito Santo, e per edificazione dei fedeli!); e assistere a delle messe concelebrate con gli islamici, che pregano il loro Dio nelle nostre chiese, e questo mentre è in corso una spietata guerra contro i cristiani, e i preti cattolici vengono sgozzati sull’altare; e sentire il papa che inveisce contro il clericalismo, come se proprio quello, oggi, nella società secolarizzata, fosse il problema, come se quello fosse il grave pericolo da cui è necessario guardarsi. E non basta: alla secolarizzazione non c’è fine; e se pare che sia giunta al limite, eccola fare un altro passo avanti (o in basso): con la benedizione dei teologi cattolici.
E dunque, non sarà tempo di rivedere radicalmente le premesse, e riconoscere la radice dell’errore proprio nella rivoluzione antropologica di Karl Rahner, tanto celebrata dai teologi progressisti? E ricordare che la Chiesa non deve adattarsi al mondo, ma esortarlo a convertirsi al Vangelo di Gesù?


È dai teologi “cattolici” che la secolarizzazione ha ricevuto l’ultimo suggello

di

Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10479:secolarizzazione&catid=96:filosofia&Itemid=124

Nessun commento:

Posta un commento