ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 15 gennaio 2017

Prima dovrà avvenire l’apostasia

IL NUOVO CORSO BERGOGLIANO

«Egli andrà fin dentro il tempio di Dio, si metterà in trono con la pretesa di essere Dio». Nuova idolatria? eccessiva spettacolarizzazione della figura del papa: dal "Pastore tedesco" al nuovo corso "obbligatorio" bergogliano
di Francesco Lamendola 
Molte coscienze sono addormentate, anche fra i credenti; moltissime anime sono in pericolo: perché  il nemico sta arrivando, ma le sentinelle dormono, le porte sono spalancate, la città è sguarnita e giace immersa in un sonno beato.
Questa è la situazione attuale: nella società, fra i cattolici, nella Chiesa come istituzione. Molti, troppi, non si rendono conto di quel che sta accadendo; altri vedono e capiscono, ma tacciono: per disinteresse, per conformismo, per viltà; altri ancora vedono, capiscono e approvano, anzi, danno il loro contributo affinché la svolta diventi definitiva e irreparabile, affinché tutti i ponti vengano bruciati dietro le spalle, affinché si realizzi un vero e proprio colpo di mano ai danni della società e della Chiesa, senza che la gente se ne renda conto. La loro abilità consiste nell’insinuarsi subdolamente, piano, piano, simulando di essere quel che non sono e abusando della buona fede, della fiducia o dell’ingenuità dei molti.
Entro poco tempo, qualche anno, forse meno ancora, il giro di vite potrebbe essere tale da non consentire più rimedio. O ci si rende conto adesso di quel che sta accadendo, o sarà troppo tardi.
Nel giro di poco tempo ci sarà la stretta definitiva: i medici e gli infermieri che non si presteranno alle pratiche abortive verranno multati, diffidati, licenziati, processati; le maestre e i professori che non accetteranno di inchinarsi ai nuovi programmi scolastici dell’U.N.E.S.C.O. e all’osceno indottrinamento degli emissari delle lobby gay, subiranno lo stesso trattamento; i giornalisti, gli scrittori e i docenti universitari che non si renderanno disponibili a diffondere il nuovo verbo mondialista, globalista, umanitarista e massonico, perderanno il posto e finiranno la loro carriera, o verranno ridotti al silenzio; i preti e le suore che non chineranno la testa davanti alla deriva relativista, sincretista, gnostica e modernista della contro-chiesa che ha usurpato la vera Chiesa di Cristo, subiranno la persecuzione da parte dei loro vescovi e arcivescovi, saranno additati al pubblico disprezzo, saranno indicati come i portatori del morbo oscurantista e fondamentalista, come dei manipolatori delle masse, come dei fomentatori di disordini e come dei pericolosi nemici del dialogo con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni. E ciò avverrà da parte degli stessi vescovi, arcivescovi e cardinali che non parlano più di Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, morto e risorto per la redenzione dell’umanità; che non parlano più della grazia e del peccato, del bene e del male, della libertà e della tentazione; che non parlano più della salvezza delle anime e di ciò che la minaccia, ma danno a intendere, mentendo, che la salvezza è pronta per tutti, anche per i peccatori impenitenti, non c’è problema, la misericordia di Dio è infinita, e della sua giustizia non bisogna preoccuparsi, perché Egli è talmente buono che può anche passarci sopra.
E invece no. Qui c’è un pensiero non cattolico, ma gnostico-massonico, che sta penetrando dentro la Chiesa, che la sta spodestando, che se ne sta impadronendo e la sta trasformando in un’altra cosa: in una contro-chiesa al servizio di poteri oscuri, il cui obiettivo finale è la distruzione della Chiesa cattolica, non mediante una repressione esterna, bensì attraverso un processo di mutazione genetica, un processo interno, avallato e benedetto dalle massime autorità, spacciato come legittimo e perfino doveroso, come “autenticamente evangelico” e come “più vicino alla misericordia di Dio”, ma in realtà, scaturente da una logica e da una strategia diametralmente opposte al Vangelo; una logica e una strategia che paiono ispirate da colui il quale, da sempre, si oppone all’amore di Dio e cerca in ogni maniera di spezzare la relazione filiale e fiduciosa dell’uomo verso di Lui.
Lo strumento del quale si serve il nemico per scardinare la relazione amorevole fra l’uomo e Dio è l’orgoglio, un orgoglio smisurato egli che non si stanca di ispirare nell’anima degli esseri umani, e che trova facile presa là dove, della fede cristiana, è rimasta, dopo anni e anni di sottile penetrazione del veleno modernista, soltanto una leggera verniciatura, dietro la quale c’è il vuoto spirituale, origine di altri malanni dell’anima: l’ambizione, la smania del potere, del successo, della visibilità; del denaro, dei piaceri disordinati della carne. Purtroppo, i tempi erano maturi perché una pletora di cardinali, di arcivescovi e di vescovi infedeli, senza più autentica fede, avidi solo di gloria mondana, di lusso, di celebrità terrena, vanitosi dome pavoni, sempre compiaciuti di pubblicare libri e di rilasciare interviste alla televisione, o, peggio ancora, sprofondati in vizi vergognosi, la sodomia, la pedofilia, e stretti fra loro da un patto scellerato, aderenti alla massoneria, amici di banchieri senza scrupoli e di politici corrotti: i tempi erano maturi, dicevamo, perché questo esercito di pastori mercenari, di lupi travestiti da agnelli, si prestasse all’opera di distruzione interna della Chiesa, spargendo ovunque i semi pestilenziali di dottrine eretiche, ma senza averne l’aria, senza mai assumersene apertamente la responsabilità, senza mai sfidare l’ortodossia in modo troppo sfacciato e palese.
A loro volta, questi pessimi pastori, fiancheggiati da una quantità di sedicenti teologi insuperbiti dalla loro intelligenza, e dimentichi dell’umiltà e della mitezza evangeliche, hanno esercitato un influsso deleterio sul clero, sui sacerdoti, sui religiosi e sulle religiose: li hanno confusi con le loro dottrine erronee, con i loro comportamenti disinvolti in fatto di pastorale, di catechesi, di morale; li hanno ripresi se troppo “zelanti”, li hanno elogiati e incoraggiati se animati da temerario spirito di ribellione nei confronti della sacra Tradizione. Hanno assistito impassibili, nascondendo la mano dopo aver tirato il sasso, alle ironie, ai motteggi, alle frasi sprezzanti, alle allusioni malevole di codesti sacerdoti nei confronti degli aspetti più dolci, più delicati e più sentiti della devozione popolare. Hanno fatto in modo che la pratica di recitare il Rosario, di ricevere quotidianamente la santa Comunione, di fare digiuni, pellegrinaggi e altre forme di devozione, divenissero cose sempre più “anomale”, sempre più circondate da una sottile atmosfera di gelo, quasi di disapprovazione. Hanno fatto in modo che dei sacerdoti presuntuosi e temerari costringessero i fedeli a ricevere l’Ostia consacrata sulla mano, abusando del loro abito sacerdotale, e fomentando l’idea che l’uomo è quasi pari a Dio; che può porsi di fronte a Lui pressoché su un piano di uguaglianza; che non vi è ragione di nutrire alcun timore e tremore; che le mani del laico sono “consacrate” come quelle del sacerdote, e ciò al fine di abolire, di fatto, l’uso di ricevere la Comunione in bocca e di facilitare i trafugamenti sacrileghi delle Ostie, per gl’infami cerimoniali della messa nera. Perché bisogna pur dire che una parte, forse piccola, ma pericolosissima, di codesti monsignori e di codeste eminenze di tendenza modernista, non sono “solamente” aderenti alla massoneria, sono anche membri di circoli satanisti, i cui rituali infernali hanno lo scopo di affrettare la fine della Chiesa e l’avvento del grande nemico. Leggiamo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2, 3-4):
Non lasciatevi imbrogliare da nessuno, in alcun modo! Prima infatti [che avvenga il ritorno del Signore] dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. 
Sono parole drammatiche, oscure, che lasciano profondamente turbati: alla fine dei tempi, prima che Gesù Cristo ritorni sulla terra per giudicare i vivi e i morti, vi sarà, dunque, una grande apostasia. San Paolo non dice: vi sarà un grande assalto contro la Chiesa; non lo dice, ma neppure dice il contrario, e quindi è possibile che vi sarà, questo non lo sappiamo: ciò che l’Apostolo delle genti dice con estrema chiarezza, senza alcuna ambiguità, è che vi sarà una apostasia generalizzata, ossia una degenerazione interna della Chiesa di Cristo e uno sbandamento del clero e dei fedeli, uno scivolamento generale di entrambi al di fuori della Verità del Vangelo, in una falsa dottrina, che si chiamerà ancora cattolica, ma che di cattolico non avrà più nulla. Sono parole che fanno riflettere, perché trovano un’eco alquanto nitida, purtroppo, in ciò che sta accadendo, sotto i nostri occhi, nella Chiesa, sempre più secolarizzata, sempre meno spirituale e sempre più irretita in dottrine moderniste. Non stiamo già assistendo a una eccessiva spettacolarizzazione della figura del papa, ad una sua sovraesposizione narcisista, rispetto allo stile consueto dei pontefici? Non è bene che i fedeli, e anche i non cattolici, prestino più attenzione al papa, che a Dio; che ascoltino di più la voce del papa, che la Parola del Vangelo; che esaltino la figura del papa, più di quella di Gesù Cristo, il Salvatore e il Redentore degli uomini mediante il suo sacrificio sulla croce. Questa è già una forma sottile (o forse neanche tanto sottile) d’idolatria, che si accompagna al fatto, ormai evidente, che una parte del clero ha smesso di parlare di Gesù Cristo come di Dio e del Figlio di Dio, come della seconda Persona della santissima Trinità; che ne parla come di un grand’uomo, di un saggio, di un profeta, insomma come ne parlano i non cristiani: ma a Lui si rivolgono sempre meno come al nostro unico Signore, come alla nostra sola speranza di salvezza: Perché se Gesù Cristo non è risorto da morti, vana è la nostra predicazione, e vana è anche la vostra speranza, dice sempre san Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi. Perciò, che costoro presentino in maniera così ambigua la Verità di Cristo, è un chiaro indizio che, o hanno perso la fede e non si rendono conto del danno immenso che le loro parole e i loro modi di fare stanno causando, oppure lo sanno benissimo, e, in tal caso, ciò fa parte di una precisa strategia, di una deliberata volontà di distruzione della vera Chiesa di Gesù, per sostituirla con una contro-chiesa mondanizzata.
Infatti, costoro hanno sempre “il mondo” sulla bocca: parlano sempre del dialogo con il mondo, della necessità di conciliare il Vangelo con il mondo, del dovere di accogliere fraternamente e amorevolmente ciò che viene dal mondo. Invero, è un linguaggio inaudito, assolutamente incompatibile con una conoscenza anche superficiale del Vangelo: Gesù non è venuto affatto sulla terra per “dialogare” con il mondo, con i farisei, con il Sinedrio, con i nemici subdoli o palesi del Vangelo, con gl’indemoniati, ma per convertire il mondo. I segnali della grande apostasia, nella neochiesta modernista degli ultimi tempi, c’erano, ed erano già evidenti negli anni e nei decenni trascorsi, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II; però non abbiamo saputo coglierli, o, se pure li abbiamo colti, non abbiamo attribuito loro la debita importanza. Avremmo dovuto ascoltare meglio, capire di più. Era il veleno del modernismo che stava fluendo in tutte le vene e le arterie della Chiesa, lo stava infettando con i germi del relativismo, dello storicismo, dell’immanentismo, dello gnosticismo. Troppo forte era in tutti noi, però, il senso innato di rispetto, di obbedienza, di fedeltà alla Chiesa di Cristo; ingenuamente, abbiamo pensato che la promessa di Cristo, non praevalebunt, avrebbe protetto la sua Chiesa senza bisogno che noi ci impegnassimo a vigilare, come le vergini savie, affinché lo Sposo, venendo all’improvviso, forse nel cuore della notte, non ci trovasse addormentati, e vedesse la sua casa invasa da una folla d’impostori, che, spacciandosi per suoi servitori, la stanno dilaniando e dissolvendo, ma il tutto con molta abilità e con silenziosa pazienza. Troppo forte era il rispetto nei confronti del pontefice, il capo della Chiesa, il vicario di Cristo; pensavamo che, pur non riusciamo a capire certi discorsi, certi atteggiamenti, non avevamo il diritto di criticarlo apertamente. Ahimè, ci siamo scordati che ciascun essere umano è pur sempre null’altro che un essere umano; e che, se non si rende doverosamente umile davanti al Mistero di Cristo, la superbia e la vanità possono giocargli dei bruttissimi scherzi, fino ad accecarlo,
Anche di questo verrà domandato conto ai pastori infedeli e traditori: di aver dato scandalo alle anime, di averle sedotte e traviate con false dottrine, di aver messo in pericolo mortale la loro salvezza eterna. Hanno ignorato la cosa più importante del loro sacro ministero: Salus animarum suprema lex, la salvezza delle anime è la legge suprema che deve vigere entro la Chiesa. Non c’è nulla, non c’è alcun bene, per quanto prezioso, che stia al di sopra di questo imperativo: provvedere alla salvezza delle anime. Davvero i Küng, i Rahner, i Kasper, gli Häring, i Schillebeeckx, i Congar, i Bianchi, davvero costoro si preoccupano, in primissimo luogo, della salvezza delle anime? Anche il vescovo di Anversa, che si dice favorevole ai matrimoni omosessuali in chiesa, ha ben chiara la priorità della salvezza delle anime? E il vescovo di Santiago, che ordina sacerdoti due omosessuali dichiarati e conviventi, si è preoccupato della salvezza delle anime? Sarebbe quasi comico, se non fosse triste, vedere come tutti quei teologi, quei monsignori, quei preti “di strada”, progressisti e modernisti, che hanno levato gli scudi contro Benedetto XVI, il detestato “pastore tedesco”, ora, dopo l’elezione di Francesco, improvvisamente si ricordano dell’autorità del papa, e, dal pulpito, invitano tutti i cattolici ad assecondare di buon grado il cosiddetto nuovo corso bergogliano…
«Egli andrà fin dentro il tempio di Dio,  si metterà in trono con la pretesa di essere Dio»
di Francesco Lamendola